Recupero

Guarire dalla malattia mentale si può? Come si può 'guarire' da se stessi?

Ma la malattia mentale esiste? Si può definire malattia un carattere, una diversa attitudine, un'emozione intensa? Purtroppo secondo la psichiatria organicista, la malattia mentale esiste ed è inguaribile, tuttavia curabile necessariamente con i farmaci, anche se non è mai stato dimostrato alcuno squilibrio chimico alla fonte né che gli psicofarmaci curino qualcosa. Numerose esperienze di 'sopravvissuti' e indagini indipendenti dimostrano invece l'esistenza di una 'trappola farmacologica' molto subdola che, lungi dal 'guarire', favorisce il mantenimento o la cronicizzazione della supposta malattia.
Questo spazio vuole dare la possibilità ai cosiddetti malati mentali di conoscere le reali implicazioni dei farmaci , di cui spesso ne abusano, di riflettere sulla propria condizione, di acquisire nuove conoscenze diventando capaci di riprendersi il controllo della propria vita e delle proprie emozioni.
Si potrà 'guarire' soltanto quando ci allontaneremo dal nostro punto di vista limitato per abbracciare il problema nella sua globalità, con un approccio di tipo olistico.

Attenzione: È potenzialmente pericoloso dismettere psicofarmaci senza un'attenta pianificazione. È importante essere bene istruiti prima di intraprendere qualsiasi tipo di interruzione di farmaci. Se il vostro psichiatra accetta di aiutarvi a farlo, non date per scontato che sappia come farlo al meglio, anche se dice di avere esperienza. Gli psichiatri non sono generalmente addestrati sulla sospensione e non possono sapere come riconoscere i problemi di astinenza. Numerosi problemi di astinenza sono mal diagnosticati come problemi psichiatrici. Questo è il motivo per cui è bene educare se stessi e trovare un medico che sia disposto ad imparare con voi. In realtà tutti i medici dovrebbero essere sempre disposti a fare questo ai loro pazienti che lo desiderano.

lunedì 3 luglio 2017

La fallacia aneddotica di chi difende gli psicofarmaci

Definizione di  Fallacia Aneddotica:

Significa usare un’esperienza personale o degli esempi isolati invece di argomenti robusti o evidenze schiaccianti.
E’ spesso molto più facile per la gente credere alle testimonianze di qualcuno piuttosto che comprendere dati complessi e/o cambiamenti su variabili continue. Le misure scientifiche quantitative sono nella quasi totalità dei casi più accurate delle percezioni personali e delle esperienze, ma noi tendiamo a credere a ciò che è tangibile come la parola di qualcuno, piuttosto che una realtà statistica più “astratta”.
Ad Esempio: Mio zio fumava oltre 30 sigarette al giorno ed è campato bene fino a 97 anni, per cui non c’è da credere a tutto quello che si legge sulle meta-analisi di studi metodologicamente corretti che dimostrano schiaccianti relazioni causali tra fumo e cancro ai polmoni.


Prova aneddotica contro statistica per gli amanti degli psicofarmaci. 

Riflessioni su un articolo di Corinna West pubblicato su madinamerica.com il 20 Giugno 2017. 

Come ho avuto modo di scrivere altre volte, io non sono a priori contro tutti i farmaci per partito preso e in modo indiscriminato. Certo che per il mio 'benessere' cerco di starne alla larga il più possibile, e pure non li consiglio ad altri, tuttavia non ho nulla in contrario per chi decide di farne uso in modo consapevole e viene correttamente informato. Sono come si suol dire 'pro scelta informata'. 
Mi è capitato spesso in passato,  frequentando forum di gruppi di 'psichiatrizzati' solitamente accomunati da una specifica diagnosi psichiatrica,  venire attaccato per le mie critiche agli psicofarmaci, all'uso indiscriminato che se ne fa e sopratutto alla loro somministrazione forzata, non consensuale. 
Una risposta standard a queste mie critiche è quella di venire tacciato di irresponsabilità, considerando che avrei potuto convincere le persone a lasciare i loro farmaci per cadere subito in una crisi pericolosa con rischio di suicidio. 

Esistono un sacco di persone che non vogliono sentire critiche sui loro 'amati' psicofarmaci, perché essenzialmente sentono che in qualche modo sono utili, anche se in realtà a guardare meglio spesso stanno messi peggio di prima con la loro salute.   
Ebbene, queste persone non capiscono la differenza tra dati statistici e aneddotici, ovvero tra risultati statistico-matematici ed esperienze personali o di altri. 

Corinna fa alcuni esempi: 

1 . Mi piacciono le mie medicine

Un sacco di gente dice: "Beh, i miei farmaci funzionano per me, ed è un vero miracolo". 

A prima vista, questa sembra una storia di successo. In realtà rappresenta l'idea  che il farmaco aiuta alcune persone ma non tutti. 
Questo perché statisticamente per la stragrande maggioranza delle persone che prendono farmaci , questi non sono più efficaci del placebo nel lungo periodo. 
Pertanto i presunti benefici rappresentano solo una piccola parte di un risultato che interessa nella realtà un ristretto numero di persone rispetto alla maggioranza. 

La stragrande maggioranza dei dati dimostra che le persone che in realtà beneficiano dei farmaci rappresentano  valori statistici 'erratici' cioè fuori norma (come sono fuori norma anche quelli che ne sono stati danneggiati). Siete stati fortunati e sono contento che avete avuto fortuna con i farmaci ma la vostra storia, non è *tutta* la storia. 
E per quanto riguarda gli altri, quelli che sono stati danneggiati dai farmaci o che non hanno avuto alcun miglioramento, vale la pena rischiare la loro pelle in nome dei pochi che ne traggono beneficio (ricordiamolo comunque limitato nel tempo)? Le decisioni di pubblica sanità non dovrebbero essere basate soltanto su quei pochi 'fortunati'. E gli utenti che sono casi particolari statisticamente 'fuori range' non dovrebbero permettersi di promuovere il trattamento farmacologico come una soluzione valida per tutti. 

2. “I farmaci non mi fanno male ...”

Poi c'è chi dice: "anche se non ho risolto i miei problemi continuo a prendere farmaci perché sento che non mi fanno male".
E' una posizione comoda di chi è ancora sotto l'effetto 'affascinante' degli psicofarmaci. Di questo effetto ho già parlato in un articolo precedente  intitolato Anosognosia.  
E' abbastanza ovvio, lo capirebbe anche un bambino delle elementari, che assumendo costantemente una sostanza con caratteristiche tossiche, il danno sarà più probabile in relazione al tempo di assunzione. Pertanto anche se alcuni effetti più 'deboli' non vengono percepiti nell'immediato, a lungo andare ci si dovrà aspettare senza ombra di dubbio di avere dei problemi anche gravi. 
Ma è solo quando uno smette di assumere psicofarmaci e se ne libera che si accorge di quanto gli impedissero di vivere con la giusta intensità emotiva e nota una grande differenza.  
La gente può non accorgersi del danno che gli viene fatto; ho conosciuto alcune persone che hanno avuto problemi gravi che tuttavia mai si sognerebbero di metterli in relazione ai veleni che hanno assunto e stanno ancora assumendo, anche se vi è un'evidenza lampante.    

Corinna scrive: 

"È possibile invitare le persone a lavorare sulla riduzione dei farmaci i cui effetti collaterali causano la maggior parte dei problemi, con un ritmo estremamente lento secondo delle buone pratiche (come quelle descritte in un mio articolo dedicato ndt). La maggior parte delle persone riesce a trovare una “dose minima efficace.” Una volta che conoscono la differenza tra la sindrome da astinenza da farmaci e il ritorno della “malattia”, molti trovano che l'effetto maggiore del farmaco assunto è semplicemente il sollievo dai sintomi di astinenza".

Tornando alla fallacia: si può essere nei punti più bassi del grafico statistico, quelli più sfigati e non nei punti fortunati senza nemmeno saperlo. E poi, sempre statisticamente  c'è la questione delle persone che sotto cure psichiatriche muoiono 25 anni prima della media...


3. Il suicidio

Alcune persone dicono: "I farmaci mi hanno salvato la vita, senza di loro sarei morto/a da tempo ecc." 

La risposta è che complessivamente, i farmaci non impediscono il suicidio a lungo termine, anzi osservando i dati statistici si può dimostrare che in effetti alcuni  psicofarmaci aumentano i rischi di suicidio. 
Anche in questo caso, solo per alcuni 'fortunati' si può ritenere che il suicidio è stato evitato, ma per tutti gli altri il rischio è aumentato!

In America si usa mettere avvisi sulle scatole di medicinali come qui da noi sui pacchetti di sigarette. In alcuni psicofarmaci sono stati costretti a mettere un avvertimento del genere per  rischio suicidio nei giovani. Questo perché i dati complessivi statistici indicavano un aumento di tale rischio. 

Quindi la prossima volta che mi metteranno in guardia dal dare certi consigli 'pericolosi' riguardo ai farmaci psichiatrici risponderò col mettere in guardia a mia volta chi mi risponde che con il suo consigliare farmaci induce le persone ad un rischio aumentato di suicidio, statisticamente provato!


4. Le diagnosi aiutano le persone

Spesso sento le persone, specialmente quelle diagnosticate da poco, dire che si sentono sollevate, finalmente sanno che cosa hanno: una malattia perciò non sono 'pazze'. Ignorando che tale sentenza sarà fonte di infiniti guai. 

Corinna dice che se una diagnosi fosse effettivamente un'entità medica valida, potrebbe allora essere utile. Ma in realtà a fronte  un limitato sollievo a breve termine, la diagnosi psichiatrica comporta stigma,  impotenza e disabilitazione per tutta la vita. Solo adesso si sta cominciando a fare più ricerca sul danno delle diagnosi psichiatriche (per approfondimenti si veda il mio articolo in merito). 

5. Dovresti sostenere le mie scelte

Quindi se sono pro-scelta dovrei sostenere la tua scelta di assumere veleni anziché criticarti , giusto? 

Corinna risponde in questi casi: 

E' difficile sostenere una  scelta disinformata, basata su presupposti falsi. 
Vediamo i dati oggettivi: 

I farmaci non funzionano meglio del placebo.
I farmaci danneggiano molte più persone di quelle che aiutano (Soprattutto quando si considera la visione a lungo termine nell'equazione) 
I farmaci espongono le persone a gravi rischi di suicidio per Acatisia (grave agitazione e irrequietezza ndt) , atti di violenza  indotta e orribili sintomi di astinenza.
Le etichette psichiatriche (diagnosi) connesse ai farmaci aumentano lo stigma e rendono le persone senza speranza.

E' giusto sostenere le persone nelle loro scelte ma prima sarebbe meglio aiutarle a capire che potrebbero essere stati male informati per arrivare a tali scelte.   

Questo secondo Corinna è il punto cruciale della questione. Le persone non vogliono sentire cose in contrasto con quello che hanno appreso dai loro medici o meglio, gli è stato da loro inculcato. Non ascolteranno e le contrasteranno sempre almeno finché non arriverà il giorno della 'resa dei conti' quando riusciranno per forza di cose a riconoscere il danno loro inflitto. Allora purtroppo sarà forse troppo tardi per cambiare paradigma. 

lunedì 12 giugno 2017

Psicofarmaci e violenza

Nonostante le prove evidenti, la psichiatria continua a negare il nesso tra l'uso di psicofarmaci e gli atti di violenza. Tanto tutto può essere ricondotto ai sintomi di una ipotetica 'malattia' mentale,  ottimo capro espiatorio, naturalmente credendo al concetto che i 'malati mentali' sono individui più inclini di altri a commettere atti violenti. 
La psichiatra Kelly però presenta varie prove che dipingerebbero uno scenario diverso: gli psicofarmaci inducono alla violenza anche le persone sane di mente. Gli effetti indesiderati di queste molecole (oggi sempre dispensate a piene mani) arrivano a coinvolgere e alterare fortemente le basi del giudizio critico, del self-control, e dunque delle remore etiche e morali per il compimento di atti violenti contro la stessa natura umana. 
Le persone così coinvolte infatti, spesso affermano di avere agito come automi privi di coscienza, come se quello che stava accadendo non li coinvolgesse, come spettatori di sé stessi.
Ora io mi chiedo, come se lo chiede Kelly,  che senso ha continuare a prescrivere queste sostanze tossiche, dato che possono avere tali effetti nefasti? 
Il rischio vale la candela? 
Anche se una minima parte di pazienti così 'curati' ha una predisposizione (genetica o altro) per tali effetti occorre considerare che di questi farmaci ne vengono prescritti a milioni e milioni ogni giorno. 
Se veramente fossero farmaci efficaci 'salvavita' come dicono tanti sostenitori, si potrebbe anche tollerare qualche omicidio di massa, o tragedia familiare ogni tanto, giusto? Ma proprio perché non migliorano affatto, anzi la salute mentale è in costante peggioramento, si arriva all'ovvia conclusione di Kelly, la stessa di altri ricercatori: queste sostanze fanno più male che bene e sarebbe molto meglio che non esistessero affatto.   



Gli effetti dei farmaci psichiatrici che inducono alla violenza 
di Kelly Brogan, MD, ABIHM 
21 maggio 2017


Il 17 maggio, 2017, abbiamo appreso del suicidio di Chris Cornell dei Soundgarden per impiccagione. I suoi rapporti familiari facevano emergere un diverso Chris rispetto a uno che avrebbe preso questa decisione fatale, e si sospetta che la causa possa essere la sua ricetta anti-ansia che lo ho portato in uno stato alterato come è stato testimoniato nella notte in cui morì. Forse si è trattato di un “tossicodipendente trasformato in paziente psichiatrico”,  come tanti, Chris Cornell sembrava aver lasciato la padella di abuso di sostanze per la brace dei rischi dei farmaci psichiatrici.

Per ragioni che rimangono misteriose, quelli sotto l'influenza di farmaci psichiatrici spesso specificamente scelgono di impiccarsi nel loro momento di picco dell'impulsività. Alcuni, come il marito di Kim Woody che non era mai stato depresso un solo giorno nella sua vita, gli venne prescritto Zoloft dal suo internista, descrisse poi  un'esperienza sentita nella sua testa che indicava il suo distaccamento dal corpo alcuni  giorni prima di essere trovato impiccato nel suo garage.

Poi c'è  Naika di 14 anni, una bimba adottiva della Florida che si è impiccata in diretta livestream su Facebook dopo essere stata trattata con 50 mg di Vyvanse, un farmaco per l'ADHD che conduce ad un effetto domino di diagnosi e psicofarmaci, tra cui un aumento di 13 volte la probabilità di vedersi  prescrivere un farmaco antipsicotico e un incremento di 4 volte dei farmaci antidepressivi.

Sono abbastanza rari questi aneddoti? Questo è solo il costo da pagare per un trattamento che è utile per la maggior parte? Stiamo incolpando farmaco per quello che invece avrebbe potuto essere un effetto della malattia mentale grave che non è stata adeguatamente trattata e / o  diagnosticata?

Il consenso informato: la premessa di una medicina etica.

Credo che prima di tutto serva il consenso informato. Se siete stati informati dei rischi, i benefici e le alternative a un determinato trattamento, si ha il potere di prendere la decisione migliore in base alla vostra vita personale, familiare, filosofica e religiosa. Ma la verità è che i medici non sono in grado di condividere i rischi noti dei farmaci perché imparano solo i loro presunti benefici con un breve slogan dei rari rischi da dismissione che si pensa essere sempre compensati dalla preoccupazione per la malattia.

Ma per quanto riguarda i rischi gravi - tra cui il suicidio impulsivo e l'omicidio - sicuramente stiamo informando i pazienti di questa possibilità, giusto?

Sbagliato.

Infatti, la FDA e l'industria farmaceutica hanno fatto di tutto per nascondere il più possibile le segnalazioni dei danni in modo tale che  non possiamo certo aspettarci che il medico medio abbia fatto il lavoro investigativo necessario per arrivare alla verità.

Infatti, dal 1999 al 2013, le prescrizioni di farmaci psichiatrici sono aumentate di un enorme 117% in concomitanza con un aumento del 240% del tasso di mortalità da questi farmaci. Quindi cerchiamo di rivedere alcune delle prove che suggeriscono che non può essere nel vostro interesse o l'interesse di chi ci circonda intraprendere il percorso della psichiatria farmacologica. Perché, dopo tutto, se non esistono screening per i fattori di rischio - se non sappiamo chi sarà la prossima vittima di violenza farmaco-indotta  - allora come possiamo giustificare ogni singola prescrizione? Siamo ad un punto nella storia della medicina, dove atti casuali di violenza personale e pubblica sono diventati rischi dovuti al trattamento per lo stress, l'ansia, la depressione, la disattenzione, il disagio psicosociale, la sindrome del colon irritabile, la stanchezza cronica, e perfino lo stress da incontinenza.

Lasciamo  parlare la scienza

Suicidio

Prescritti specificamente per “prevenire” i suicidi, gli antidepressivi ora sono dotati dal 2010 di una black box warning label (etichetta di avvertimento come nelle sigarette ndt) del rischio di suicidio. 

Multi-miliardi di dollari in azioni legali, come l'insediamento dello Studio 329 sono stati necessari per sbloccare i cassetti dell'armadio di un settore che si preoccupa più del profitto che delle vite umane. Una rianalisi dello studio 329  che inizialmente è servito nel 2001 come studio fondamentale a sostegno della prescrizione di antidepressivi per i bambini, ha ora dimostrato che questi farmaci sono inefficaci in questa popolazione e inoltre svolgono un ruolo causale nel comportamento suicidario. L' occultamento e la  manipolazione dei  dati che mostrano queste segnalazioni di danno, compreso un raddoppio del rischio di suicidio con trattamento antidepressivo,  hanno generato apparente confusione per risolvere questo profilo di rischio incomprensibile e inaccettabile. In realtà, una rianalisi di un influente studio del 2007 della National Institute of Mental Health, ha rivelato un aumento di quattro volte nel suicidio, nonostante il fatto che la pubblicazione iniziale non abbia rivendicato alcun aumento del rischio rispetto al placebo.

Secondo i dati disponibili - su 3 grandi meta-analisi - un trattamento psichiatrico in più significa un fattore in più di rischio suicidio. Beh,  potrebbe sembrare un controsenso, giusto? Incolpare questi farmaci per il suicidio sarebbe come dire che gli ombrelli provocano la pioggia.

Ecco perché gli studi condotti su soggetti non-suicidi  e anche su volontari sani che hanno continuato a sperimentare suicidalità dopo l'assunzione di antidepressivi sono così convincenti.

Le benzodiazepine (come quelle che la Cornell stava prendendo) e gli ipnotici (farmaci per sonno e ansia) hanno pure loro un potenziale documentato per aumentare il rischio di suicidio sia tentato che completato e sono stati implicati nell'autolesionismo  impulsivo  tra cui le coltellate auto-inflitte durante i cambi di dosaggio. Troviamo anche la possibilità documentata che la suicidalità potrebbe emergere nei pazienti  trattati con questa classe di farmaci, anche quando non manifestavano tale tendenza, come  recenti ricerche affermano: “le benzodiazepine e gli ipnotici possono causare 'parasomnias' (disturbi del sonno ndt) , che in rari casi possono portare alla ideazione suicidaria o a comportamenti suicidi in persone che non erano noti per essere suicidali”. E, naturalmente, con questi farmaci si forniscono i mezzi e il metodo con un noto profilo di avvelenamento letale.
[in altri termini, ti mettono in mano le armi per ucciderti ndt]


Omicidio

Chiaramente gli assassini sono malati di mente, giusto? Che cosa succederebbe se ti dicessi che la scienza sostiene la preoccupazione che stiamo medicando civili innocenti trasformandoli in individui con stati di impulsività omicida?

Quando Andrew Thibault fece ricerche sulla sicurezza di un farmaco stimolante raccomandato al figlio, entrò in un buco di coniglio dal quale  deve ancora riemergere. Da autodidatta si è imparato il codice per decifrare i dati sul sito web dell' Adverse Event FDA (segnalazioni di eventi avversi dei farmaci all'ente di controllo americano FDA ndt), ed è stato in grado di scovare 2000 decessi pediatrici da farmaci psicotropi, e 700 omicidi. Dopo una causa e un Freedom of Information Act, continua a lottare contro la depennazione delle informazioni e la loro soppressione  scoprendo altri 24 omicidi collegati direttamente l'uso di farmaci psicotropi, tra cui l'omicidio di un neonato da parte di un bimbo di 10 anni trattato con Vyvanse. Un altro caso, l'ultimo che ha analizzato,  ha recuperato le dichiarazioni di un paziente di 35 anni, che ha ucciso sua figlia:  “Quando ho preso la nortriptilina, ho subito voluto uccidermi. Non avevo mai avuto pensieri del genere prima d'ora.”

Per iniziare ad esplorare scientificamente il rischio di violenza indotta da farmaci psicotropi, ci deve essere un campione di studio rappresentativo, deve essere presa in considerazione la ragione dell'assunzione del farmaco, e deve essere controllato l'effetto come si fa per tutte le altre sostanze intossicanti. Il gruppo di ricerca del professor Jari Tiihonen ha analizzato l'uso di farmaci da prescrizione di 959 persone condannate per un omicidio in Finlandia e ha scoperto che la prescrizione di benzodiazepine e oppiacei ha provocato il più alto rischio (aumento 223%) di commettere un omicidio.

Undici antidepressivi, sei sedativi / ipnotici e tre tipi di farmaci per il disturbo da deficit di attenzione rappresentano il grosso dei 31 farmaci associati con la violenza segnalati alla FDA. Ora,  uno studio di registro svedese ha identificato un aumento statisticamente significativo della violenza nei maschi e femmine sotto i 25 anni a cui sono stati prescritti antidepressivi.

Con i farmaci implicati nelle sparatorie nelle scuole, accoltellamenti, e anche il crollo del volo Germanwings , la prescrizione di psicofarmaci prima di questi episodi è stata catalogata su https://ssristories.org/ portandomi a sospettare che la prescrizione psichiatrica fosse la causa più probabile in tutti i rapporti di comportamento insolitamente violento nella sfera pubblica.

È davvero un nesso causale?

Al di là dei casi in cui la violenza a se stessi o agli altri è stata indotta in maniera non violenta, non da individui depressi o  psicotici, quali altre prove ci sono che indicano come questo potrebbe accadere?

Il documento più rilevante in questo senso, a mio parere, è stato pubblicato nel 2011 da Lucire e Crotty. Dieci casi di estrema violenza sono stati commessi da parte di pazienti a cui  sono stati prescritti antidepressivi - non per grave malattia mentale o per la depressione - ma per disagio psicosociale (ad esempio  stress da lavoro, morte del cane, divorzio). Ciò che questi autori hanno identificato era che questi dieci soggetti avevano varianti di enzimi epatici responsabili del metabolismo dei farmaci aggravata dalla co-somministrazione di altri farmaci e sostanze. Tutti sono tornati alla loro personalità di base, quando l'antidepressivo è stato interrotto.

Ora possiamo definire l'impulsività come acatisia indotta, i fattori di rischio genetici per questa roulette russa della violenza non sono sottoposti a screening nella prima prescrizione di psicotropi. L' acatisia è uno stato di irrequietezza grave associata a pensieri di suicidio e omicidio. Molti pazienti lo descrivono come uno sentimento di apatia con quello che  descriverei come un distacco dalla propria anima, la propria esperienza di connessione umana, e ogni misura di auto-riflessione.

Le basi genetiche di questo tipo di vulnerabilità farmaco-indotta stanno appena iniziando a essere esplorate con l'identificazione dei sintomi precursori alla violenza, tra cui grave agitazione. In uno studio randomizzato, controllato con placebo, su volontari sani si è evidenziato un aumento del rischio di quasi 2 volte dei sintomi che possono portare alla violenza. Un aumento del rischio di 4-5 volte è stato osservato in pazienti a cui è stato prescritto  una versione generica dell'antidepressivo Cymbalta, off-label, per l'incontinenza urinaria da sforzo (una condizione non psichiatrica).

C'è un altro modo

Forse è come se offrissimo il filo della lama di un coltello a quelli che rientrano dalla scogliera di lotta e sofferenza. L'idea di gestire uno squilibrio chimico con sostanze chimiche sembra avere senso. Ma a quale costo? La lunga lista di effetti collaterali acuti e cronici è in crescita, e il rischio di violenza imprevedibile farmaco-indotta dovrebbe portare ad una cessazione urgente di tutti i farmaci  psicotropi. Abbiamo bisogno di condividere informazioni a livello di base. Abbiamo bisogno di informarci prima di acconsentire a coinvolgere le persone in un sistema che le considera come una statistica impersonale .

Viviamo in un contesto culturale che non ha spazio per la rilevanza, il significato, e lo scopo dei sintomi - i sintomi sono semplicemente il male, sono spaventosi e devono essere gestiti. Non abbiamo spazio per chiedere ai nostri pazienti il motivo per cui essi non stanno bene.

Se si sapesse che i sintomi sono reversibili, sanabili, trasformabili, si potrebbe considerare di intraprendere  un diverso percorso invece di assumere questo livello di rischio per l'efficacia di farmaci psicotropi. Se siamo convinti che  la loro condizione sia permanente e incessante, allora per il “malato mentale” resterebbe soltanto l'eutanasia . In realtà, ogni donna alla quale io abbia diminuito gradualmente gli psicofarmaci, tornata a esprimere una  vitalità totale, una volta credeva che sarebbe stata una paziente psichiatrica medicata per tutta la vita. 

Se si sapesse che un radicale potenziale di auto guarigione si trova all'interno di ognuno di noi, se si sapesse che è possibile, si potrebbe iniziare quel  cammino oggi. Ed effetti collaterali nessuno ...

fonte: madinamerica.com

giovedì 8 giugno 2017

Alla ricerca del consenso informato in psichiatria

Il documento che segue  è stato scritto la prima volta nel 1991 e venne incluso in un pacchetto di materiale informativo di David Cohen, psicologo ricercatore e docente universitario americano. Lo scopo era quello di riassumere alcune informazioni sugli psicofarmaci in una prospettiva critica in modo da rendere più competenti i futuri consumatori. 
La cosa singolare è che la maggior parte dei pazienti o ex pazienti che lo hanno letto, hanno detto che non vi era un singolo punto discusso,  menzionato dai loro medici prescrittori.

Di solito i moduli di consenso utilizzati in medicina in molti interventi servono a proteggere i professionisti, ma non a informare i loro clienti in modo da poter scegliere in modo intelligente sul loro benessere.   
Data la mancanza di rigore scientifico e la validità empirica delle diagnosi e dei trattamenti psichiatrici, come verrà illustrato nel documento,  penso che nessuno sarebbe disposto ad accettare alcun trattamento del genere una volta informato adeguatamente. E forse questo il vero scopo del presente documento. 

Naturalmente, questa è una questione estremamente complessa. Sarebbe molto più semplice se la psichiatria clinica e la psicofarmacologia clinica si fossero basate  su rigorose ricerche e scoperte valide, mostrando un'autentica preoccupazione per gli interessi dei pazienti e operare in un sistema di salute mentale progettato per soddisfare le loro esigenze. Purtroppo questo non è il caso (Cohen, 1997; Jacobs, 1995; Mc Cubbin & Cohen, 1996). Se la nostra analisi ha una certa validità, nessun modulo di consenso sarà mai fatto. Tuttavia, i terapeuti, i medici o i ricercatori devono evidentemente compiere uno sforzo sincero per trasmettere i rischi e gli inconvenienti  del loro trattamento.



MODULO DI CONSENSO INFORMATO PER TRATTAMENTI PSICHIATRICI FARMACOLOGICI


Io sottoscritto/a, _________________ sono consapevole del fatto che sto per ricevere una prescrizione per uno o più psicofarmaci dal Dr. __________________.

Il/I farmaco/i  che mi vengono  prescritti è/sono i/l seguenti:
____________________.
____________________.
____________________.
____________________.

Sono consapevole che mi è stata assegnata un'etichetta diagnostica del DSM (Manuale Statistico Diagnostico), sulla base del giudizio soggettivo del mio medico (o anche di altre persone), in base a quanto ho espresso e agli atteggiamenti e comportamenti tenuti durante il nostro colloquio, che è durato circa _____ minuti. Sono consapevole che non sarò mai in grado di rimuovere questa diagnosi, o qualsiasi altra diagnosi che sarà aggiunta in futuro, dalla mia cartella clinica.

Capisco che, anche se il mio medico dice che sono malato o che ho una malattia curabile, sta solo utilizzando una metafora e non può stabilire con nessun esame clinico o procedura nota alla scienza medica, che di fatto “ho” la malattia descritta dall’etichetta diagnostica.

Anzi, mi rendo conto che, anche se l'opinione medica può ora ritenere che un “squilibrio chimico”, una “anomalia del cervello”, o qualche problema fisico “sottende” o “produce” la mia angoscia o sofferenza, nessuna informazione oggettiva (attraverso test di laboratorio, scansioni , ecc) per quanto riguarda lo stato del mio corpo è stata raccolta al fine di arrivare alla diagnosi psichiatrica. Se, invece, hanno raccolto queste informazioni, comprendo che non giocano alcun ruolo nel soddisfare tutti i criteri per le diagnosi del DSM datemi dal mio medico, tranne forse per le diagnosi relative all'uso di stupefacenti o disturbi indotti quali la discinesia tardiva.

Sono stato informato/a che gli psicofarmaci che il mio medico sta per prescrivermi non possono curare alcuna “malattia” o “squilibrio chimico” che secondo il parere medico dovrei avere, ma possono interessare solo le manifestazioni della mia angoscia o sofferenza.

Capisco che il farmaco che sto per prendere non intende ripristinare nessuna delle mie funzioni fisiche o psicologiche, ovvero un “ritorno alla normalità”. Piuttosto, si prevede che il farmaco possa produrre altri nuovi sintomi mentali e fisici, che potrebbero contribuire a rendere per un po’ di tempo meno fastidiosi i miei disturbi originari.

Capisco che sia estremamente difficile determinare le possibili conseguenze (sia volute o non volute) di una droga psicoattiva (chiamata psicofarmaco) che ha effetti ampi e diversificati sul cervello e sugli altri organi. Capisco, inoltre, che il problema di come raggiungere questo obiettivo è una questione controversa all'interno della psichiatria e dell'agenzia per il controllo e l'approvazione dei farmaci.

Mi rendo conto che l'approvazione del farmaco che sto per prendere si basa su studi di brevissimo termine (di solito da 6 a 8 settimane) che sono progettati, pagati e controllati dal produttore del farmaco. Mi rendo conto, inoltre, che l'agenzia per il controllo e l'approvazione dei farmaci non richiede né si aspetta che la gamma completa di effetti avversi sia nota prima della commercializzazione e prima della lunga esposizione a tale farmaco dei pazienti ordinari.

Sono anche consapevole che la conoscenza di tale organizzazione degli effetti negativi dei farmaci dopo la commercializzazione proviene soprattutto da segnalazioni spontanee dei medici; lo stesso ente riconosce che questi rapporti sono solo “la punta dell'iceberg” della vera frequenza degli effetti avversi. So che la formulazione nel foglietto illustrativo e nel manuale di riferimento del medico è il risultato di un negoziato complesso tra il produttore e la suddetta agenzia. Mi rendo anche conto che a volte si verifica che l'agenzia apprenda tardivamente che il produttore non ha rivelato tutto ciò che sa sugli effetti negativi di un farmaco. Infine, ho capito che, nonostante l'approvazione per farmaci psichiatrici sia concessa sulla base di studi a breve termine, le conseguenze a lungo raggio dell'uso tossico continuo non vengono studiate sistematicamente da alcuna organizzazione di responsabilità o agenzia governativa.

Se sto acconsentendo a prendere il farmaco come parte di uno studio di ricerca, sono consapevole che l'interesse primario del ricercatore e la sua lealtà non sono diretti a me come paziente né alle mie esigenze o al mio benessere personale. Capisco che le “esigenze del progetto di ricerca” vengono prima e hanno la priorità rispetto alle mie esigenze personali.

Mi sembra di capire che il farmaco avrà una vasta gamma di effetti sul mio cervello, corpo, coscienza, emozioni e azioni. Il mio sonno, la mia memoria, il mio giudizio, il mio coordinamento, la mia resistenza, la mia sessualità sono aspetti che con molta probabilità verranno colpiti.

Capisco, in particolare, che gli effetti di una droga psicoattiva (alias psicofarmaco) possono minare la mia capacità di monitorare con precisione e riferire in che misura  il farmaco  ha colpito o anche compromesso, magari in una direzione pericolosa, la mia capacità di giudizio, percezione sociale, controllo degli impulsi, ecc. Capisco inoltre che le cose da fare per proteggermi, come paziente o soggetto, contro questa eventualità sono un problema sostanzialmente senza risposta nel trattamento farmacologico psichiatrico e di ricerca.

Capisco che gli effetti che hanno l'uno per cento la possibilità di verificarsi sono in realtà considerati effetti “frequenti” che dovrebbero essere menzionati a un potenziale paziente adulto e competente come me. Il mio medico (o il ricercatore) mi ha espressamente avvertito che possono verificarsi le seguenti reazioni tossiche o negative, e ha fornito queste stime della frequenza del loro verificarsi nei pazienti come me: 
______________________________ ____

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Capisco che potrei sperimentare un effetto negativo che potrebbe poi scomparire dopo pochi giorni o settimane. Questa scomparsa di solito significa che il mio corpo ha sviluppato una tolleranza alla presenza del farmaco, ciò non significa che l'effetto non tornerà a essere fonte di preoccupazione in futuro.

Capisco che, se comunico al mio medico il verificarsi di effetti avversi, lui o lei avrà cinque opzioni di base: (a) cessare il farmaco, (b) diminuire la dose, (c) aumentare la dose, (d) sostituirlo con un altro farmaco,  (e) aggiungere un altro farmaco. Mi rendo conto che non esistono regole per determinare quale opzione sia meglio seguire nei singoli casi, ed è probabile che più opzioni saranno eseguite contemporaneamente. Capisco anche che la maggior parte dei medici non sono propensi a riferire all'agenzia di controllo alcun effetto avverso sospetto o osservato, contribuendo al quadro generalmente inadeguato del vero impatto di un farmaco sui pazienti come me.

Sono stato informato/a, che se mi viene prescritto un farmaco neurolettico, come Haldol o Risperdal, da assumere regolarmente per alcuni anni, ho una probabilità del 30% nei prossimi 5 anni di sviluppare discinesia tardiva, un disturbo forse irreversibile caratterizzato da movimenti involontari anomali del viso o di altre parti del corpo. Sono stato informato che potrei anche soffrire di altri problemi di movimento acuti o cronici, come parkinsonismo, acatisia e distonia, e degli spiacevoli stati mentali associati.

Sono stato informato/a che, se mi viene prescritto un tranquillante come ad esempio Xanax, En, Valium, Tavor, Klonopin e lo assumo regolarmente per più di tre o quattro settimane, corro il rischio di diventarne fisicamente dipendente. Inoltre, quando proverò a sospendere il farmaco o anche mentre continuo a prenderlo, avrò una buona possibilità di sperimentare l'insonnia da “rimbalzo”, l'ansia, e tante altre sensazioni sgradevoli. Capisco che questi farmaci perdono la loro efficacia dopo poche settimane di utilizzo. Mi rendo conto che alcune persone non sono in grado di dismetterli e devono quindi sopportare in modo permanente le conseguenze dovute al loro uso quotidiano.

Sono stato informato/a che, se mi verrà prescritto il litio carbonato, non ho una “mancanza” di litio nel mio corpo, né una tale “mancanza” potrà essere dimostrata da alcuna prova. Capisco che gli esami del sangue a cui sarò sottoposto/a regolarmente saranno al solo scopo di determinare quanto litio è stato introdotto nel mio sangue, e se questa quantità  potrebbe produrre sintomi tossici, dal momento che la dose terapeutica del litio carbonato risulta molto vicina alla sua tossicità e, in seguito all'ottundimento mentale prodotto dal litio, non sarò in condizione tale da riconoscere questi sintomi tossici.

Capisco che, con molta probabilità, gli psicofarmaci provocano vari effetti sgradevoli quando si  smette di prenderli, soprattutto se vengono sospesi troppo all'improvviso. Capisco che, anche se le reazioni da ritiro vengono sistematicamente ignorate nel trattamento farmacologico psichiatrico o di ricerca, potrebbero rappresentare la parte peggiore di tutto il mio percorso terapeutico. Capisco inoltre che queste reazioni spesso sono molto simili ai sintomi originari per i quali il farmaco mi è stato prescritto, e sono suscettibili di essere confusi per una  “ricaduta” della malattia, piuttosto che per gli effetti dell’astinenza. Mi rendo conto che il mio medico o il ricercatore rischia di interpretare queste reazioni come un segno che la mia “malattia” è cronica e che il farmaco è “efficace”.

Capisco anche che, una volta che ho preso farmaci per mesi o anni, avrò molta difficoltà a trovare un professionista sanitario in grado di aiutarmi a dismettere i farmaci scalandoli con prudenza e in modo sicuro.

Avendo compreso quanto sopra, mi rendo conto che il trattamento farmacologico può causare grave dolore o fastidio, peggiorare il mio problema esistente in modo significativo, o addirittura danneggiarmi in modo permanente. Tuttavia, la maggior parte dei medici o esperti non potranno mai riconoscere formalmente o informalmente che il farmaco mi ha danneggiato  in tal modo. Non avrò praticamente nessuna possibilità di dimostrare che il farmaco ha causato il danno e ottenere un risarcimento.

Mi rendo conto che nessun corpo di ricerca mostra chiaramente che i problemi relativi alla mia diagnosi richiedono o rispondono in modo più favorevole al trattamento farmacologico rispetto a una forma di trattamento non farmacologico. È ovvio per me che il trattamento non farmacologico mi avrebbe permesso di evitare del tutto qualunque pericolo o rischio associati all'assunzione del farmaco o dei farmaci che sto accettando di prendere. Il mio medico (o il ricercatore) ha chiarito che le prove esistenti non indicano che è nel mio interesse optare per il trattamento farmacologico come prima scelta.

Ho scelto di essere trattato con (scrivere i nomi del farmaco/i) per i seguenti motivi: 

(fornire un ampio spazio, questa sezione deve essere compilata dal paziente o soggetto):

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Firma: _______________________________.

giovedì 1 giugno 2017

Gli psicofarmaci sono la terza causa di morte dopo le malattie cardiache e il cancro

Da sempre lo sto scrivendo su questo blog, in ogni modo cerco di avvicinare le persone a ragionare con la propria testa. E' un lavoro difficile, perché purtroppo l'opera di convincimento della psichiatria con la complicità dei medici di famiglia è enorme e capillare. Ma il succo della questione si può riassumere come questa semplice frase del medico ricercatore Peter Gøtzsche, autore di questo articolo.  
"Le idee sbagliate dei medici sui farmaci che prescrivono stanno trasformando dei problemi temporanei in malattie croniche."
E' indubbio che egli sia una persona informata sui fatti e dotata di una certa autorevolezza in materia. Ma  sono pronto a scommettere che nessun medico o psichiatra che lo leggerà avrà il benché minimo rimorso o almeno un legittimo dubbio sul proprio operato. 

Voglio dedicare questa ennesima denuncia, questa volta molto autorevole a tutti gli amici che sono stati convinti a intraprendere un percorso di 'malattia' (che io chiamo iatrogena, cioè farmaco-indotta) e costretti con le buone o con le cattive ad assumere veleni per il resto delle loro misere vite, e pure a quelli convinti che la psichiatria abbia 'salvato loro la vita'. 

Altri modi non farmacologici per risolvere problemi di questo tipo esistono, lasciamo i farmaci al loro compito corretto: salvavita nelle situazioni di vera emergenza e pericolo imminente di morte.  



INIZIARE UNA GUERRA AGLI PSICOFARMACI

Prof. Peter Gøtzsche per il Daily Mail

Pubblicato il 15 settembre 2015 


Articolo originale:
http://www.dailymail.co.uk/health/article-3234334/Prescription-pills-Britain-s-biggest-killer-effects-drugs-taken-insomnia-anxiety-kill-thousands-doctors-hand-like- Smarties.html

Abstract

Le pillole da prescrizione sono il terzo più grande assassino in Gran Bretagna: gli effetti collaterali dei farmaci presi per l'insonnia e l'ansia uccidono migliaia di persone. Perché allora i medici li distribuiscono come se fossero caramelle?
Nel Regno Unito ogni anno vengono scritte 80 milioni di ricette per i farmaci psichiatrici.   
Gli psicofarmaci sono al terzo posto tra i principali killer dopo le malattie cardiache e il cancro. 
Il professor Gøtzsche rivela la portata del problema in un nuovo libro.
A Luke Montagu, 45 anni, erede del conte di Sandwich, è stato erroneamente prescritto antidepressivi e gli sono voluti sette anni per disintossicarsi.

***

Un' impennata di (ab) uso di droga, un crescente numero di tossicodipendenti, pochissime cliniche per il trattamento disintossicante e un numero di vittime in crescente aumento. Questo potrebbe sembrare lo scenario di un paese impoverito, gestito dai cartelli della droga - ma è, di fatto, la realtà giornaliera per i pazienti del NHS (National Health Service, sistema sanitario britannico ndt)  ai quali  vengono prescritti psicofarmaci per trattare l'ansia, l'insonnia e la depressione.

Più di 80 milioni di prescrizioni per farmaci psichiatrici ogni anno vengono fatte nel Regno Unito. Non solo questi farmaci spesso sono del tutto inutili e inefficaci, ma possono anche trasformare i pazienti in tossicodipendenti, causare invalidanti effetti collaterali  e infine, uccidere.

Per esempio, gli antipsicotici, comunemente somministrati ai pazienti affetti da demenza per tenerli buoni, aumentano il rischio di malattie cardiache, diabete e ictus. Gli psicofarmaci rendono anche le cadute più probabili, e la rottura di un anca può abbreviare la vita in modo significativo, mentre alcuni antidepressivi sono collegati a un battito cardiaco irregolare potenzialmente mortale.

E il numero di morti causati da queste pillole è stato grossolanamente sottovalutato. Come rivelo in un nuovo libro:  Psichiatria mortale  e crimine organizzato, la cifra reale è terrificante: secondo i miei calcoli, basati su dati provenienti da fonti edite e inedite,  i farmaci psichiatrici sarebbero il terzo killer dopo le malattie cardiache e il cancro.

Come investigatore indipendente per la Cochrane Collaboration - un organismo internazionale che valuta la ricerca medica - il mio ruolo è quello di controllare  le prove forensi sui trattamenti.
In precedenza questo mi ha portato a sfidare l'ipotesi largamente diffusa sui benefici dello screening preventivo del cancro al seno (Ho calcolato che ogni anno nel Regno Unito, migliaia di donne subiscono un trattamento non necessario a causa di overdiagnosi), dei Check up medici, dei consulti per diagnosticare gli attacchi di asma utilizzando speciali coperture.
Tutto questo è sicuramente scandaloso, ma quello che ho scoperto sui danni causati dai farmaci psichiatrici supera di gran lunga qualsiasi altra cosa che ho identificato.

In realtà, i dati su questo problema sono disponibili se si sa dove guardare, ma io sono la prima persona che ha tirato le somme mettendo tutto insieme - per esempio, ho trovato  che il numero di suicidi tra adulti e bambini che assumono farmaci antidepressivi è in realtà 15 volte maggiore del numero calcolato dall'osservatorio dei farmaci degli Stati Uniti, la Food and Drug Administration.
Eppure, gli psichiatri e i medici in generale ignorano o negano la scala spaventosa di questo danno da farmaci che vengono troppo spesso usati senza una giustificazione medica.
Proprio questo mese, per esempio, uno studio pubblicato nel BMJ (Giornale Medico Britannico ndt) ha scoperto che a migliaia di persone in Inghilterra con difficoltà di apprendimento vengono regolarmente prescritti farmaci antipsicotici: questi farmaci non fanno nulla per aiutare questi pazienti, ma sono usati come un manganello chimico.

Sono stato avvisato sui problemi  degli psicofarmaci otto anni fa, quando uno dei miei studenti post-laurea mi suggerì un'idea per la sua tesi di dottorato: 'Perché la storia si ripete? Uno studio sulle benzodiazepine e gli antidepressivi '.
Il mio studente spiegò che aveva scoperto che i tranquillanti popolari come il Valium (la benzodiazepina più  conosciuta popolarmente come 'il piccolo aiutante della mamma'), proprio come  era successo prima con i barbiturici, vennero descritti come molto sicuri alla loro introduzione, ma poi si sono  rivelati capaci di produrre forte dipendenza.
Quando gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (gli antidepressivi conosciuti come SSRI) arrivarono ​​sul mercato 20 anni fa, il loro grande punto di forza nella vendita era che non provocavano dipendenza. Cosa che si è rivelata altrettanto sbagliata.

Ho deciso di scavare a fondo in questo settore, e attualmente ho tre studenti di dottorato che stanno indagando cosa fanno realmente alle persone questi farmaci psichiatrici.
Quello che abbiamo trovato è davvero sorprendente. I medici li dispensano in gran numero perché credono, guardando i report sulle sperimentazioni di questi farmaci,  che siano sicuri ed efficaci, ma le prove si basano su di una cattiva scienza.
Gli scheletri nell'armadio delle compagnie farmaceutiche stanno cadendo fuori ad un ritmo allarmante. I sonniferi, per esempio, smettono di essere utili, dopo un paio di settimane, ma i pazienti sono lasciati su di loro per anni, mentre gli antipsicotici sono concessi in licenza se mostrano un effetto in due studi placebo, non importa quanto questo effetto sia piccolo.

Una ragione per cui i medici hanno avuto rapporti così sbagliati è un difetto fatale nel modo in cui sono fatti questi test. Nessuno è tenuto a sapere a quale gruppo viene dato il farmaco  e a quale il placebo.
Ma nelle prove sono ampiamente noti quelli che prendono il farmaco psichiatrico perché accusano  precisi effetti collaterali come nausea e secchezza delle fauci. I medici designati  a registrare le risposte dei pazienti  per valutare l'efficacia del trattamento, tenderanno a riportare risultati migliori dal gruppo che ha preso il farmaco, ma questi risultati sono falsati dal fatto che sapevano che avevano preso il farmaco e non il placebo.
Sappiamo che questo accade perché l'analisi di studi del Cochrane Collaboration ha trovato che quando il placebo è stato progettato per provocare effetti collaterali simili a quelli del farmaco, gli psichiatri hanno riportato buoni risultati in entrambi i gruppi!

In altre parole, con questo sistema il farmaco risulta essere più efficace rispetto al placebo.

1 SU 11

E' la percentuale di adulti che si ritiene assumino un antidepressivo.

Sulla base dello stesso tipo di prove difettose (manipolate direi ndt), gli antidepressivi vengono anche distribuiti per condizioni come alimentazione incontrollata, disturbo di panico, disturbo ossessivo compulsivo e sintomi della menopausa.
I benefici dichiarati possono essere ridicolmente piccoli, per esempio, nella menopausa hanno tagliato il tasso di vampate di calore da 10 a 9 al giorno.
Eppure, nonostante la mancanza di prove valide per i loro benefici, 57 milioni di prescrizioni di antidepressivi sono distribuite un anno nella sola Inghilterra - ed i pazienti vengono lasciati su di loro per anni.

Un motivo per cui l'uso di psicofarmaci è in costante espansione è che non v'è alcun indicatore chimico per le diagnosi di depressione o ansia. Così cambiare umore tutti i giorni, come la sensazione di essere meno felice o più ansiosi, può essere un motivo per ottenere una diagnosi e quindi un trattamento farmacologico.
La maggior parte di noi potrebbe avere uno o più diagnosi psichiatriche se consultiamo uno psichiatra o un medico generico.

Un trattamento efficace per la depressione dovrebbe permettere alle persone di condurre una vita normale, di  tornare al lavoro, di salvare relazioni. Ma in tutte le migliaia di prove che ho visionato, non ho mai visto la prova che gli antidepressivi possono realizzarlo.
Alcuni pazienti possono diventare un po 'euforici o addirittura maniacali se prendono antidepressivi, ma nelle indagini sui pazienti molti riferiscono di sentirsi peggio, dicendo che le pillole cambiano la loro personalità, e non in senso buono; possono mostrare meno interesse per le altre persone e nei rapporti, sentirsi emotivamente insensibili. 'E' come vivere sotto una copertura piatta di formaggio,' è una descrizione tipica che pazienti utilizzano.
La funzione sessuale svanisce; la libido cala nella metà dei pazienti e l'altra metà non può raggiungere l'orgasmo o l'eiaculazione. Quindi gli antidepressivi non sono suscettibili di salvare relazioni intime - sono piuttosto più propensi a distruggerle.

Una volta ho tenuto una conferenza a psichiatri pediatrici australiani, uno di loro mi disse che sapeva di tre adolescenti che assumendo antidepressivi avevano tentato il suicidio perché non poterono avere un'erezione la prima volta che cercarono di avere rapporti sessuali.
Questi ragazzi non sapevano che fosse colpa delle pillole - avranno pensato che c'era qualcosa di sbagliato in loro. Anche se molti psichiatri credono ancora che gli SSRI hanno ridotto il rischio di suicidio che può avvenire con la depressione, è ben stabilito che questi farmaci effettivamente aumentano il rischio nei bambini e negli adolescenti, e molto probabilmente negli adulti.

Nonostante la mancanza di un marker chimico per qualsiasi disturbo psichiatrico, gli psichiatri sostengono spesso che i farmaci funzionano correggendo uno squilibrio chimico nel cervello.
Dicono che è come l'insulina per il diabete - i pazienti non possono produrre abbastanza serotonina. Mi è stato detto da un professore di psichiatria che fermare un antidepressivo sarebbe come rubare l'insulina da un diabetico.
Ma è una sciocchezza: nessuno ha mai trovato che le persone depresse hanno meno serotonina nel cervello,  in effetti, la serotonina con alcuni antidepressivi in ​​realtà diminuisce.
Questa fiaba si è dimostrata molto dannosa e può portare i pazienti a diventare dipendenti. Gli vengono date più pillole o una dose più forte, nella speranza che lo 'squilibrio' si aggiusti, lasciandoli così per anni.

Quando poi cercano di smettere di prendere queste  pillole diventa un'esperienza molto spiacevole, con  inevitabili effetti collaterali, allora ai pazienti gli viene detto che loro sintomi sono il risultato della loro malattia che ritorna.
Questo tiene conto del fatto che gli effetti di astinenza dei farmaci sono  in grado di simulare i sintomi dei disturbi psichiatrici. Inoltre non è in sintonia con ciò che accade quando i pazienti in preda alla disperazione riprendono i farmaci di nuovo: nel giro di poche ore si possono sentire meglio. La depressione vera e propria non svanisce così in fretta.
Le idee sbagliate dei medici sui farmaci che prescrivono stanno trasformando problemi temporanei in 'malattie' croniche.

Secondo il gruppo parlamentare  sulla  tossicodipendenza involontaria da tranquillanti, più di un milione di persone nel Regno Unito sono diventate dipendenti da sonniferi e ansiolitici, anche se per anni il parere ufficiale è stato quello di non prescriverli per più di quattro settimane.
Le indagini sui pazienti rivelano che in modo simile, grandi numeri di persone hanno problemi a dismettere gli antidepressivi. Il caso di Luke Montagu, descritto di seguito, è un vivido esempio sconvolgente della distruzione che antidepressivi e benzodiazepine possono causare.
Luke soffre ancora degli effetti invalidanti sette anni dopo la dismissione di farmaci, che non avrebbero mai dovuto essere prescritti in primo luogo.
Eppure il NHS non fa quasi nulla per aiutare queste vittime. Ci sono disgraziatamente poche strutture per un trattamento disintossicante - meno di dieci in tutto il paese, e tutte sono gestite da piccoli enti di beneficenza, alcuni dei quali stanno chiudendo a causa della mancanza di fondi.

Abbiamo bisogno di educare i medici in modo che sappiano come questi farmaci funzionano davvero, e mostrare loro come aiutare i pazienti a smettere di prenderli in modo corretto (riducendo molto delicatamente la dose).
Secondo i miei calcoli, se gli psicofarmaci venissero prescritti solo per poche settimane in situazioni acute, avremmo bisogno solo del 2 per cento delle prescrizioni scritte in questo momento per l'insonnia, depressione e ansia. Il risparmio in termini umani e finanziari sarebbe enorme.

Alla fine di questa settimana, parlerò in una grande conferenza su come possiamo ridurre l'uso di questi farmaci, che fanno più male che bene: "Affrontare L'epidemia di farmaci psichiatrici", organizzata dal Consiglio per la Psichiatria Evidence-based (basata sull'evidenza ndt) presso l'Università di Roehampton a Londra.
La mia proposta è quella di avviare una campagna per dire no, per dire che è giunto il momento per fare la guerra agli psicofarmaci.


Note sull'autore:

Peter Gøtzsche è uno specialista in medicina interna e professore nel design di ricerca clinica e di analisi presso l'Università di Copenhagen. Il suo nuovo libro, Deadly Psychiatry and Organised Denial, è pubblicato dalla stampa popolare. Visitare www.deadlymedicines.dk. Il link consigliato per l'Evidence-based Psychiatry è www.cepuk.org.

sabato 13 maggio 2017

SessOesse: un'epidemia di PSSD

Avevo in precedenza solo accennato a queste tematiche in modo sporadico, mentre questo articolo illustra in modo piuttosto eloquente ed allarmante  il problema che si ha grazie all'assunzione di quelle "demoniache molecole" come dice  Pietro Bisanti, chiamati antidepressivi SSRI e SNRI.
Probabilmente questi 'benefattori' dell'umanità hanno trovato un modo efficace per limitare le nascite e quindi la sovrappopolazione del pianeta!  Solo che purtroppo ho un piccolo dubbio: se si viene privati del desiderio e quindi delle gioie del sesso che caspita ci rimane? Ha ancora senso vivere? 
Forse potrebbe andare bene per gli asceti e gli ecclesiastici che anelano ad una vita casta di contemplazione e clausura, ma per tutti gli altri ancora sessualmente attivi? 
Cos'altro dovremo escogitare per emozionarci , per divertirci? 
Sono davvero preoccupato dell'andazzo che si sta prendendo. Uno crede che una volta smesso di prendere un medicinale tutto ritorna come se non si fosse mai preso, invece in questo caso ti lasciano un cospicua eredità di problemi tra cui questa PSSD che non è affatto trascurabile!
Il bello è che se andiamo a leggere le risposte dei medici psichiatri nei forum specifici o le discussioni degli utenti su questo tema si ostinano anche sotto prove schiaccianti a dare la colpa alle loro malattie inventate. E pensare che sono nati forum con migliaia di utenti preoccupati proprio per denunciare l'esistenza di  questa sindrome provocata in modo inequivocabile dagli antidepressivi. Ditemi voi cari doc eruditi: perché questo problema non si risolve nemmeno quando la vostra fantomatica malattia non è presente? Perché i depressi e i 'malati' che non assumono le vostre schifezze chimiche non hanno questo tipo di problema cronico?




Disfunzioni sessuali dopo l'uso di antidepressivi

25  Aprile 2017

By Rxisk.org

Introduzione

Quasi il 100% delle persone che assumono antidepressivi sperimentano  effetti collaterali che incidono sulla sfera sessuale.

La maggior parte delle persone che assumono un antidepressivo SSRI (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina) o uno SNRI (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina-norepinefrina) e alcuni antidepressivi triciclici (Clomipramina e imipramina) avvertono un certo grado di intorpidimento a livello genitale, di solito entro 30 minuti dopo la prima dose.

Gli SSRI più utilizzati comprendono paroxetina (Paxil, Seroxat), fluoxetina (Prozac), Sertralina (Zoloft), citalopram (Celexa), Escitalopram (Lexapro) e vortioxetina (Brintellix).

Gli SNRI comuni comprendono Venlafaxina (Effexor), desvenlafaxina (Pristiq) e duloxetina (Cymbalta).

La  disfunzione sessuale DOPO l'uso di antidepressivi (PSSD) è una condizione iatrogena che può insorgere a seguito dell'uso di antidepressivi, dove la funzione sessuale non ritorna completamente nella norma dopo la sospensione di  antidepressivi SSRI, SNRI e alcuni triciclici  .
Alcune persone sviluppano effetti collaterali nella sfera sessuale quando stanno assumendo antidepressivi, questi effetti rimangono completamente o non sono completamente risolti quando il farmaco viene interrotto. Per altri, la condizione appare solo quando i farmaci realmente vengono interrotti o cominciano a ridurne il dosaggio.
La PSSD colpisce uomini e donne. Può succedere dopo pochi giorni di esposizione ad un antidepressivo; e può persistere per mesi, anni o indefinitamente. Non v'è ad oggi nessuna cura conosciuta.

Sintomi

I sintomi della PSSD possono includere:
- Sensazione erogena (sessuale) ridotta nei genitali
- Anestesia genitale
- Disfunzione erettile / ridotta lubrificazione vaginale
- Ritardo o mancanza dell'orgasmo (anorgasmia)
- Orgasmo senza piacere, debole o 'tacito'
- Diminuzione o perdita della libido (desiderio sessuale)
- Riduzione della risposta agli stimoli sessuali
- Diminuzione o assenza di erezioni notturne
- Eiaculazione precoce
- Sindrome del glande morbido

Alcuni pazienti sperimentano una notevole riduzione della sensazione tattile - descrivono i loro genitali come aventi minore sensibilità o paralizzati, come se fossero sotto anestetico. Altri percepiscono poco o nessun cambiamento nella sensazione tattile, ma notano una riduzione della sensazione sessuale. Questi problemi possono anche essere accompagnati da una ridotta sensibilità del capezzolo.

Ci può essere una perdita di eccitazione che può causare problemi con il rapporto sessuale.Gli uomini possono avere difficoltà nel raggiungere e mantenere un'erezione. Le donne possono avere problemi con la lubrificazione.

L'orgasmo è normalmente vissuto con una diminuzione o perdita della sensazione piacevole, spesso definito come un orgasmo senza piacere o spento. Ci possono essere anche contrazioni muscolari notevolmente più deboli. Anche se gli uomini e le donne con PSSD spesso hanno più difficoltà a raggiungere l'orgasmo, può comparire l'eiaculazione precoce dopo l'arresto di un SSRI .

Anche se meno comunemente riportato, alcuni malati maschi sviluppano la sindrome del glande morbido. Questo si riferisce ad una anomalia del pene per diventare eretto  rimanendo col glande flaccido in  diversa misura. Questo può essere più evidente al risveglio  e può essere accompagnato da una sensazione di disagio o un senso di oppressione.

Diagnosi

Non esiste un test semplice per diagnosticare la PSSD. La diagnosi può essere fatta  fatta prendendo in considerazione diversi fattori, tra cui la storia dei farmaci, il profilo dei sintomi ed eliminando le altre possibili cause.

Anche se molti medici sono a conoscenza della PSSD, altri hanno meno familiarità con questa condizione. Non è raro che i sintomi PSSD vengano diagnosticati come un problema psicologico, quando la sua origine è palesemente farmacologica. Questo non solo non aiuta il malato, ma può anche portare a ulteriore prescrizione di farmaci, gli stessi che hanno causato questa condizione.

Gli effetti collaterali di tipo sessuale causati dagli antidepressivi non sono in alcun modo legati alla depressione o qualsiasi altro disturbo psicologico o psichiatrico.

Anche se la PSSD spesso può portare a livelli di testosterone più bassi del normale, non risulta quest'ultimo  responsabile per detta condizione. Ripristinare i livelli  ormonali con appositi  farmaci non può risolvere il problema.

Quanto è diffusa la PSSD?

Dopo l'uso di un antidepressivo, non si sa quante persone recuperano al 100% le loro prestazioni sessuali e la sensibilità. Sulla base dei dati disponibili, la PSSD può essere abbastanza comune. 

La condizione può variare in gravità tra gli individui. E 'probabile che alcune persone non si rendono conto che sono affetti da PSSD. Le persone possono aver avuto effetti collaterali sessuali, mentre assumevano  un antidepressivo, poi successivamente risolti quando hanno smesso, ma si rendono anche conto che la loro funzione sessuale non è la stessa di prima, o che l'attività sessuale è  diversa.

Per esempio, una persona può  raggiungere ancora l'orgasmo come era in grado di provare durante l'uso dei farmaci, ma ora lo sente più debole e meno intenso rispetto come era prima di utilizzare gli antidepressivi. Questo crea una situazione di confusione per il paziente. Poiché non prendono più il farmaco, possono pensare che è solo immaginazione o che deve essere dovuto ad altri motivi, come ad esempio una questione di rapporto con il partner.


La PSSD può essere prevenuta?

Quando si utilizzano SSRI, SNRI o alcuni antidepressivi triciclici, non esiste attualmente alcun modo per determinare se si svilupperà la PSSD quando il farmaco verrà interrotto; o un modo per prevenire attivamente la malattia. Dismettere un antidepressivo a poco a poco non impedisce il verificarsi del problema.

Non ci sono prove che l'aggiunta di un altro farmaco possa combattere gli effetti collaterali sessuali. Ad esempio, che il bupropione (Wellbutrin) impedirà la PSSD quando l'antidepressivo è dismesso.

E 'importante che chiunque ritenga probabile di avere a che fare l'uso di antidepressivi, prenda in considerazione il rischio di cambiamenti permanenti nel funzionamento sessuale, per prendere una decisione in merito alla terapia.

La PSSD può essere estremamente dolorosa per le persone colpite. Può portare alla rottura del matrimonio, la perdita del lavoro e il suicidio. Ma per alcuni malati, la mancanza di desiderio significa che non sono più interessati al sesso, e tale condizione gli è indifferente.

E' colpa dei farmaci antidepressivi o della depressione?

Ci sono quattro modi per aiutarci a distinguere persistenti effetti collaterali sessuali da qualsiasi problema che potrebbe aver portato la persona al trattamento con antidepressivi.

  •  Avere avuto un normale funzionamento sessuale prima di iniziare l'antidepressivo.
  •  Si sono verificati fin dall'inizio degli effetti collaterali sessuali nei primi giorni o settimane dopo l'inizio del trattamento, e la funzione sessuale non è più tornata completamente alla normalità dopo avere smesso di prenderli.
  •  Si verifica intorpidimento genitale (perdita di sensazioni sessuali e / o anestesia) e orgasmi taciti. Anche se la depressione a volte può rendere meno interessati al sesso, ciò non causa questi sintomi che sono ben noti come effetti dei farmaci che inibiscono la ricaptazione della serotonina. Negli uomini, una riduzione o perdita di erezioni notturne può essere a causa del farmaco piuttosto che un problema psicologico.
  •  Se la depressione originale è scomparsa con l'antidepressivo, e si interrompe il trattamento, è più probabile che non vi siano  nuovi problemi per diversi mesi o addirittura anni. Eventuali problemi sessuali persistenti, o  eventuali nuovi problemi sessuali che compaiono entro pochi giorni dopo aver smesso, hanno maggiori probabilità di essere causati dal farmaco. Anche se la funzione sessuale ha risposto alle variazioni di dosaggio nel trattamento e ha migliorato significativamente, se non è la stessa di come lo era prima di iniziare gli antidepressivi, si può essere affetti da PSSD.

Quanto tempo durano gli effetti collaterali di tipo sessuale dopo l'interruzione del farmaco?

Non v'è alcun calendario preciso per il recupero quando gli effetti collaterali di tipo sessuale persistono dopo l'interruzione di un antidepressivo.
Alcune persone riferiscono un certo grado di miglioramento naturale per un periodo di tempo - a volte di mesi o anni dopo l'arresto dell'antidepressivo. Tuttavia, il termine 'recupero' in questo senso può essere fuorviante, dal momento che un esame più attento rivela che spesso non c'è stato alcun ritorno completo allo stato pre-farmaco.
Molti pazienti non possono recuperare in modo significativo, anche dopo aver avuto il problema per più di 20 anni senza alcun segno di miglioramento.
Per alcune persone, la PSSD può essere permanente.


Pubblicazioni e studi

In uno studio di Montejo et al (1999), un gruppo di pazienti che stavano sperimentando effetti collaterali di tipo sessuale in uno studio con SSRI vennero trasferiti in un gruppo con  l'antidepressivo dopaminergico, amineptina . Dopo sei mesi, ancora il 55% dei pazienti aveva almeno qualche forma di disfunzione sessuale. Questo confrontato con solo il 4% nel gruppo di controllo che fu trattato solo con amineptina, e pazienti che non sono mai stati esposti a  SSRI.

Tre grandi studi controllati con placebo sull'uso di SSRI come trattamento per l'eiaculazione precoce hanno scoperto che l'effetto ritardante della eiaculazione persisteva per un numero significativo di partecipanti, dopo essere stato interrotto farmaco .

Tra il 2006 e il 2008, 8 casi di disfunzione sessuale persistente dopo il trattamento con SSRI / SNRI sono apparsi nella letteratura medica.

Nel 2008 e nel 2009,  sono stati pubblicati studi epidemiologici per indagare la prevalenza di PSSD.

Nel 2012, il centro di monitoraggio dei farmaci dei Paesi Bassi, Lareb, ha pubblicato i dettagli di 19 casi segnalati dal proprio database, e ha chiesto ulteriori indagini sulla questione .

Nel 2013, Stinson ha effettuato uno studio qualitativo di nove pazienti con PSSD esaminando l'impatto della condizione sulla qualità della vita .

Nel 2014, Hogan et al. ha descritto 91 casi di disfunzione sessuale  persistente legata agli SSRI o SNRI da un portale web predisposto per segnalare eventi avversi . Waldinger ha descritto un caso di anestesia genitale persistente dopo trattamento con paroxetina che risponde ad una irradiazione laser a bassa potenza .

Nel 2015, Ben-Sheetrit et al. ha pubblicato uno studio di 183 possibili casi di PSSD, tra cui 23 casi di alta probabilità, in un sondaggio online. 

Mentre le persone  gli SSRI, Altri studi su persone che assumono SSRI hanno dimostrato effetti collaterali che includono una ridotta qualità dello sperma e danni al suo DNA , nonché  questioni che sono spesso collegate al sistema endocrino, come gli squilibri ormonali  e l'ingrossamento del seno. Gli SSRI sono stati anche implicati per avere effetto sugli steroidi sessuali.Tuttavia, il ruolo del sistema endocrino in problemi persistenti come PSSD, è attualmente poco chiaro.

La Fluoxetina (Prozac) è stata classificata come una tossina riproduttiva entro il Risk Assessment Center per la Riproduzione Umana (CERHR), un gruppo di esperti dell'Istituto nazionale di scienze di salute ambientale, parte del National Institutes of Health .

Il bugiardino del Prozac ci avverte che "i sintomi di disfunzione sessuale occasionale persistono dopo l'interruzione del trattamento con fluoxetina" .

Gli studi sugli animali

E 'stato dimostrato che il trattamento con fluoxetina (Prozac) provoca una persistente desensibilizzazione dei recettori 5-HT1A dopo la rimozione di SSRI in ratti. In un altro studio, l'uso di un antagonista del recettore 5-HT1A ha mostrato una inversione e prevenzione della disfunzione sessuale nei ratti a cui veniva somministrata la fluoxetina .

Pertanto, la  PSSD è spesso considerata come un possibile modello neurologico che comporta modifiche persistenti nella chimica del cervello. Tuttavia, i tentativi di manipolazione  dei sistemi serotoninergici e dopaminergici per risolvere la situazione non hanno avuto successo.

Studi con i roditori hanno dimostrato che il trattamento cronico con SSRI in tenera età provoca una diminuzione permanente del comportamento sessuale nell'età adulta, con la presenza di disturbi neurologici a lungo termine. L'esposizione materna alla fluoxetina ha mostrato anche la compromissione della motivazione sessuale nei ratti maschi adulti.

Una revisione sistematica della letteratura sulla disfunzione sessuale persistente negli animali dopo l'esposizione a SSRI è stata pubblicata nel 2016. E ha concluso: "I nostri risultati hanno mostrato effetti sostanziali e duraturi sul comportamento sessuale nei ratti dopo l'esposizione ad un SSRI nei primi anni di vita."

Ciò solleva la questione se ci possono essere conseguenze a lungo termine per la prole umana esposta agli antidepressivi durante la gravidanza o in giovane età.

Altri farmaci e condizioni

Ci sono un certo numero di altri farmaci che possono  causare effetti collaterali di tipo sessuale persistenti dopo che il farmaco è stato interrotto:

- Gli antistaminici che inibiscono l'assorbimento di serotonina.
- Lo Ziprasidone - un antipsicotico che è anche un inibitore della ricaptazione della serotonina.
- Alcuni antibiotici (che possono essere SSRI) come la tetraciclina e doxiciclina.
- La Finasteride (Propecia), un farmaco che viene usato per trattare la calvizie maschile e l'iperplasia prostatica benigna. La condizione è chiamata post-Finasteride Syndrome (PFS).
- L'Isotretinoina (Accutane), un farmaco usato come trattamento per l'acne,  e anche per l'inibizione della ricaptazione della serotonina.

Gli antidepressivi SSRI possono anche causare anche una condizione penosa conosciuta come disturbo persistente di eccitazione genitale (PGAD). Questo è essenzialmente l'opposto di PSSD, provocando un senso inesorabile di eccitazione e disagio nei genitali, ma senza alcun senso di desiderio. (Si noti che non tutti i casi di PGAD sono causati da farmaci.)


Esistono dei trattamenti?

Non esistono  attualmente trattamenti praticabili per la PSSD.

Un certo numero di farmaci, erbe e composti correlati sono in grado di produrre effetti pro-sessuali in alcuni malati. Tuttavia, i risultati sono generalmente molto limitati, incoerenti e possonoa vere dei rischi.

Gli inibitori della PDE5 come il sildenafil, tadalafil e vardenafil spesso forniscono poco o nessun beneficio in PSSD. In alcuni casi, non hanno alcun effetto, mentre in altri prevedono solo un limitato miglioramento della funzione erettile. Inoltre non portano alcun beneficio diretto alle altre aree della funzione sessuale che possono essere compromesse nella PSSD, per esempio il sentimento. Non ci sono prove che suggeriscono che l'uso di plasma ricco di piastrine (PRP) è un trattamento appropriato per la PSSD.

Strategie tipiche per la gestione di effetti collaterali sessuali di solito si applicano solo ai problemi che si verificano durante il trattamento e, quindi, non aiutano nella PSSD. Questi di solito comportano il passaggio ad un antidepressivo diverso, riducendo la dose o potenzialmente fermare completamente il farmaco.

Un articolo pubblicato nel 2014 da Waldinger et al, ha riferito che un malato di PSSD con grave anestesia al pene ha sperimentato qualche miglioramento nella sensazione tattile e la temperatura dopo l'irradiazione laser con bassa potenza (LPLI). Questo tipo di trattamento è comunemente utilizzato per problemi di dolore ed è anche conosciuto come laser terapia a basso livello o la terapia laser fredda. E' stata perciò formulata l'ipotesi che l'anestesia genitale indotta da SSRI possa essere causata da disturbi dei canali di ricezione Potenziale Ion (TRP) . Il miglioramento in questo caso non si estendeva ad ogni altro aspetto della risposta sessuale.

Riguardo alla PGAD, l'uso di stimolazione nervosa elettrica transcutanea (TENS) è stato discusso in  letteratura, anche se non specificamente per problemi legati agli SSRI. La sua efficacia nei casi di PGAD SSRI-indotta rimane poco chiara.


Parlaci della tua condizione

Se siete affetti da PSSD, potreste considerare di  segnalare la vostra condizione all'ente apposito nel vostro paese, per esempio, in Italia l'ente preposto per la farmacovigilanza è l'AIFA Agenzia Italiana del Farmaco ndt .

Puoi anche segnalare il tuo caso a noi qui a RxISK compilando un rapporto RxISK. Si prega di fornire quante più informazioni possibili, tra cui le date in cui si è iniziato e terminato il farmaco. 

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