Recupero

Guarire dalla malattia mentale si può? Come si può 'guarire' da se stessi?

Ma la malattia mentale esiste? Si può definire malattia un carattere, una diversa attitudine, un'emozione intensa? Purtroppo secondo la psichiatria organicista, la malattia mentale esiste ed è inguaribile, tuttavia curabile necessariamente con i farmaci, anche se non è mai stato dimostrato alcuno squilibrio chimico alla fonte né che gli psicofarmaci curino qualcosa. Numerose esperienze di 'sopravvissuti' e indagini indipendenti dimostrano invece l'esistenza di una 'trappola farmacologica' molto subdola che, lungi dal 'guarire', favorisce il mantenimento o la cronicizzazione della supposta malattia.
Questo spazio vuole dare la possibilità ai cosiddetti malati mentali di conoscere le reali implicazioni dei farmaci , di cui spesso ne abusano, di riflettere sulla propria condizione, di acquisire nuove conoscenze diventando capaci di riprendersi il controllo della propria vita e delle proprie emozioni.
Si potrà 'guarire' soltanto quando ci allontaneremo dal nostro punto di vista limitato per abbracciare il problema nella sua globalità, con un approccio di tipo olistico.

Attenzione: È potenzialmente pericoloso dismettere psicofarmaci senza un'attenta pianificazione. È importante essere bene istruiti prima di intraprendere qualsiasi tipo di interruzione di farmaci. Se il vostro psichiatra accetta di aiutarvi a farlo, non date per scontato che sappia come farlo al meglio, anche se dice di avere esperienza. Gli psichiatri non sono generalmente addestrati sulla sospensione e non possono sapere come riconoscere i problemi di astinenza. Numerosi problemi di astinenza sono mal diagnosticati come problemi psichiatrici. Questo è il motivo per cui è bene educare se stessi e trovare un medico che sia disposto ad imparare con voi. In realtà tutti i medici dovrebbero essere sempre disposti a fare questo ai loro pazienti che lo desiderano.

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domenica 15 luglio 2018

Il rifugio degli incapaci



La presunta violenza del folle.

Questo è un'argomento spinoso, tuttavia di importanza cruciale.  E' l'elemento chiave , il deterrente principale che autorizza e giustifica l'operato coercitivo della psichiatria, che come sappiamo, non a eguali in ogni altra specialità medica. In effetti la psichiatria in questo senso non ha nulla a che fare con la medicina ne con la scienza medica, in quanto si pone esclusivamente come mezzo di controllo sociale. Si potrebbe affermare che questa presunta violenza del folle, è la scusa principe che giustifica l'uso della violenza sulle persone che vanno 'fuori di testa'. Una violenza istituzionale, fatta di privazione della libertà e assalti chimici atti ad interferire gravemente con la psiche, oltre che produrre gravi danni fisici.
Capisco benissimo come si deve sentire chiunque messo di fronte ad una persona  'fuori di testa' magari della quale già sappiamo il proprio trascorso 'psichiatrico' con precedenti TSO (ricoveri coatti) o azioni non troppo innocenti.
Qui entra in gioco la paura di ciò che per sua natura è la definizione dell'imprevedibile, della inosservanza totale di ogni regola morale , sociale, della perdita di qualunque remora o inibizione. 

Personalmente, mi sono trovato da entrambe le parti della barricata: sono stato il folle, e mi sono trovato davanti un folle in piena crisi psicotica. Quando ero io dentro la 'follia' non mi rendevo conto affatto di poter essere violento verso chi avevo di fronte a me, né mi balenava minimamente l'idea di usare violenza verso me stesso o chicchessia. Se in effetti violenza poi c'è stata era semmai per lo più di tipo verbale e comunque in risposta alle vessazioni che altri stavano compiendo contro di me. Era una diretta conseguenza di una violenza inflittami. Se nessuno si metteva a contraddirmi o impormi delle cose che dovevo fare, sarei stato estremamente tranquillo. E' veramente strano come in tali situazioni le persone ritenute 'normali' possono perdere le staffe davanti a una persona non conforme che delira per i fatti suoi. Ricordo molto chiaramente che ad esempio ad un certo punto mio fratello si avventò contro di me con una violenza mai vista prima, mi afferrò per il collo gettandomi a terra, tutto perché volevo rifiutarmi di essere trascinato in TSO, ovvero di essere 'curato'. Quindi direi semmai che il 'folle' è più propenso a subire violenza dagli altri piuttosto che il contrario. 
Ma naturalmente questo non basta. E qualunque cosa si possa dire, qualunque ipotesi si possa fare, rimane la paura dell'inconoscibile. Davanti alla follia non si può discutere.  Così non c'è bisogno, e anzi , è perfettamente inutile perdere tempo ed energie cercando di parlare con il folle cercando un punto di convergenza di opinioni, di tranquillizzare con le parole. Si arriva a situazioni paradossali dove qualunque cosa il folle dica , qualunque cosa faccia, viene sempre considerata una prova della sua presunta follia. 
Quando poi, davanti ad una situazione in cui si prefigura un imminente ricovero coatto, quando il presunto folle prova a parlare, succede spesso che si è già deciso che fine farà, in barba a qualunque legge o convenzione. Quindi sia che il malcapitato dica che accetta le 'cure' o che le rifiuti, il risultato finale non cambia: 
" Perchè mi volete portare dentro? 
Perchè non stai bene e non accetti le cure. 
Ma se accetto le cure posso restare a casa mia? 
No perché non stai bene. 
Ma se le cure mi fanno stare meglio perché non posso farle a casa mia? 
Perchè sei in pericolo e devi essere curato in ospedale. 
Ma se mi curo non sarò più in pericolo." 
E via discorrendo. 
Questo è un possibile dialogo che intercorre tra paziente e il personale addetto al trasporto in ospedale. Qui può succedere che il paziente accetta di essere portato via, magari viene vigliaccamente rassicurato che ci sarà solo una breve visita di controllo e sarà con molta probabilità rimandato subito a casa, oppure nel caso peggiore si arriva a costringere di peso la persona che rifiuta ogni ragionevole spiegazione della necessità di venire internato, violentato, traumatizzato e gravemente offeso nella propria dignità con il TSO. 

Eppure un modo diverso di agire deve esistere, nelle situazioni tipiche, oggi si potranno evitare certi drammatici momenti solo se il malcapitato è abbastanza scaltro da riuscire a viversi le proprie crisi senza clamore, senza darlo a vedere, cosa oltremodo impossibile temo, dato che un individuo difficilmente rimane solo in tali frangenti. Senza dubbio esisteranno persone talmente riservate e solitarie che la loro crisi non avrà mai modo di palesarsi al di fuori di sé stessi, delle proprie immediate vicinanze. Oggi sarebbe molto difficile ad esempio prendersi una pausa e andarsene in eremitaggio per un po di tempo, ad aspettare che la crisi passi, oppure passare 40 giorni nel deserto senza cibo come fece Gesù. 
Nonostante che io sentissi il bisogno di isolarmi, di vivere le mie esperienze di 'vetta' da solo nella tranquillità della campagna a casa mia pur essendo libero di farlo in teoria, in pratica non mi era consentito perché da solo, avrei potuto fare qualcosa di brutto, o di sconveniente. 
Non mi era consentito neanche un 'setter' un accompagnatore come si usa quando le persone assumono volutamente sostanze allucinogene, per evitare di farsi del male. Tanto meno una persona alla pari, nonostante vi sia sempre maggiore evidenza della loro utilità come persone 'informate' ed empatiche. 
Questo perché è molto più sbrigativo sedare massicciamente per far cessare il prima possibile la crisi psicotica, l'esperienza di vetta, il delirio o la crisi mistica, o qualunque altra esperienza si possa così definire fuori dell' ordinario.

Quindi oggi cosa accade? 
Per cascare sempre in piedi, si punta a bloccare con la sedazione, coatta, con l'avvelenamento massiccio a base di neurotossine, qualunque manifestazione non ordinaria, basta che sia vissuta con un disagio vero o presunto per chi la subisce e specialmente per le persone che stanno intorno al malcapitato qualora queste ultime venissero 'disturbate'. 

Come si potrebbe dunque agire in modo diverso? 
Tanto per cominciare, già evitare di traumatizzare ulteriormente, come se non bastasse l'esperienza psicotica quando può essere già abbastanza traumatica di per sé. 
Esperienze fatte di remissione spontanea delle crisi senza ricorrere a psicofarmaci, contenzione ecc. ci dimostrano che è molto meglio evitare in ogni caso il ricorso alla medicazione forzata e coatta, quindi di aggiungere altra benzina sul fuoco. L'esperienza del cosiddetto 'Open dialogue' un metodo  realizzato per la prima volta  in Finlandia ormai da decenni, dimostra che dopo la prima crisi psicotica vi può essere una remissione totale dei sintomi ben nell'80% dei casi senza assumere neurotossine o tenute al minimo possibile. 
Esperienze passate di 'santuari', rifugio per smaltimento crisi, dove le persone venivano tenute con rispetto, non giudicate, né stigmatizzate o diagnosticate, né 'trattate' chimicamente, insieme ad altre persone con esperienza vissuta, perciò pienamente consapevoli ed empatici verso i 'pazienti' con pari esperienza. 
Gente che sa soprattutto ascoltare, senza giudicare o sentenziare, né costringere.    
Anche in quel caso si è visto che le persone miglioravano senza bisogno di diventare 'frequent flyer' dei reparti chiusi. 
Oggi, grazie alle cure amorevoli e al trauma subito, abbiamo un costante rimpiazzo dei pazienti cronicizzati che passano saltuariamente del tempo nei reparti, con conseguenti costi levitati e rischi suicidio aumentato di 40 volte alla dismissione. Poi si lamentano che i pazienti aumentano, i posti letto non bastano  e il personale è sempre più risicato. Però i farmaci abbondano, specialmente l'uso dei 'depot' (iniezioni a lento rilascio) che non ha alcun senso se non quello di rendere schiavi di una sostanza neurotossica che non si desidera assumere in altro modo.   

Tornado al discorso della violenza, tema di questo articolo, come ci si può aspettare una reazione pacifica da individui così massacrati, vessati e umiliati? Vediamo se tanto per cominciare, la smettiamo di usare questa violenza sulle persone che già soffrono per ciò che provano e non capiscono o che se ne stanno beati a godersela come capitava a me. 
Cosa è anormale? 
Quando ripeti continuamente 'stai male' a qualcuno che non è mai stato così bene, ti aspetti anche che ti dia retta, che si mantenga calmo e tranquillo? 
E' anormale che un figlio arrivi a dire che non si fida più di nessuno, nemmeno dei sui genitori, quando il loro intervento produce tutto questo?

Con questo non sto minimizzando la gravità di una crisi, anche quando contiene elementi di apparente benessere come la mania o al contrario, l'inferno del delirio di persecuzione , le allucinazioni uditive angoscianti ecc. Ma se non si conosce il modo corretto di approcciarsi alla persona in crisi, si rischia di amplificare il danno e peggiorare la situazione.

Poi gli psichiatri per continuare ad arrampicarsi sugli specchi e dimostrare la loro ragione, fanno degli studi ridicoli, ad esempio: E' dimostrato che gli individui 'psicotici' che si incazzano sono maggiormente propensi ad usare violenza. Se fai arrabbiare chiunque, è probabile che usi violenza, psicotico o no. E di ragione per arrabbiarsi, tali psicotici  ne hanno a quintali, se consideriamo come vengono trattati. Quindi torniamo al discorso precedente sulla violenza che non è mai 'gratuita' o raramente è tale, ma solo una risposta ad una violenza istituzionale. 

Passiamo dall'altra parte della barricata. 
Un giorno, durante il mio ultimo impegno forzato in TSO avevo un compagno di stanza che non stava granché bene, in effetti se stava bene non sarebbe finito li dentro. Lo conoscevo da anni perché l'avevo incontrato nei precedenti ricoveri e avevamo stretto amicizia. Comunque non l'avevo mai visto in piena crisi psicotica, era irriconoscibile: faccia tirata, sguardo allucinato, stava nel corridoio in mutande urlava a delle voci immaginarie che molto probabilmente gli stavano dando fastidio. Confesso che in quel momento non mi avvicinai perché ebbi paura. Messo così in quella situazione faceva veramente paura, nonostante l'ambiente relativamente 'protetto' del reparto , gli infermieri pronti ad intervenire ecc. Questo mi fece riflettere, anche se non ero proprio in vena di riflessioni, imbottito come ero di neurolettici, ci avrei tuttavia riflettuto dopo. Pensavo a Giorgio Antonucci, un medico che affiancò Basaglia nella 'rivoluzione'  nel manicomio di Gorizia alla fine degli anni 60. Giorgio usava parlare con le persone fuori di testa. Aveva questa dote innata di calmare le persone soltanto attraverso il dialogo. Egli riteneva che la condizione della follia è innanzi tutto la mancanza di dialogo con sé stessi. 
Antonucci racconta che,  una volta arrivato al manicomio scelse subito di occuparsi delle peggiori pazienti ricoverate in condizioni disumane, legate ai letti perché ritenute estremamente pericolose. Subito le liberò dai legami, tolse ogni tipo di farmaco, e si trattenne a parlare con loro giorno e notte. Non fu una liberazione repentina, ci volle del tempo ma cosa incredibile mai nessuna paziente usò violenza contro di lui. Egli raccontava di come in tutta la sua carriera l'unica violenza l'aveva subita da un'infermiere che gli dette un pugno perché critico verso i suoi metodi. 
Un'altra volta che era medico di guardia al pronto soccorso, fu chiamato da una donna preoccupata del marito in grave crisi psicotica che l'aveva minacciata. Arrivato da lei, si mise a discutere con il marito, di argomenti pertinenti alle sue preoccupazioni fantastiche, con accenni alle tradizioni mitologiche per avvalorare e dare una spiegazione a quello che l'uomo stava provando. Riuscì a calmarlo, a tranquillizzarlo e non ci fu alcun bisogno di ricovero o tanto meno di 'trattamento'. 
Quando lui era medico di guardia nessuno in crisi psicotica veniva mai trattenuto in TSO. 
Il dott, Cestari nel video documentario sulla storia di Antonucci ha spiegato bene come quest'uomo fosse più unico che raro, una persona che aveva fatto proprio il suo pensiero: la malattia mentale non esiste. Quindi non esiste comportamento immotivato e casuale, e d egli aveva questo dono di trovare il nesso casuale o in altre parole riusciva a contestualizzare la crisi. In pratica si comportava al contrario di quello che normalmente facevano gli altri medici a cospetto della persona folle. Antonucci con molto probabilità aveva un metodo che oggi si potrebbe paragonare all'approccio dialogico, e l'ECPR , sistemi che teorizzano il modo migliore per approcciarsi alle persone in questo tipo di crisi. 

Sarebbe quindi opportuno che ogni operatore psichiatrico, medico di emergenza, esponenti delle forze dell'ordine, finanche ogni familiare della persona con simili problemi venisse formato opportunamente per sapere come relazionarsi con persone in simili situazioni.  
Purtroppo solo i medici e gli operatori se va bene hanno questo tipo di formazione, inoltre l'approccio farmacologico di per sè inficia ogni buon proposito, in quanto spesso tende ad esasperare la reazione violenta. Se una persona benché delirante rimane 'pulita' magari resta ancora qualche barlume di consapevolezza. Se la stessa persona prende sostanze psicoattive , legali o illegali, la situazione tende a diventare davvero imprevedibile. 
Basti pensare agli sparatori seriali delle scuole in America, a gente che mai si sarebbe sognata di fare ciò che ha fatto finché si sono trovati a diventare assassini spietati, fuori da ogni spiegazione razionale, perché preda degli effetti deleteri di psicofarmaci normalmente prescritti o in fase di astinenza da dismissione. 

Ed ora , la parola all'altra campana: 

...Di fronte a una crisi psicotica non sempre basta la parola...
Io credo che tutto questo buonismo, sta nella nostra paura ancestrale della pazzia!
Si rifiuta il problema in tronco, si indora la pillola, si nega tutto, perché ci si identifica.
E se dovesse capitare a me? A quel punto anche noi attiviamo quella parte psicotica che ci fa uscire fuori dalla realtà.
Ma invece la realtà esiste!
Come esiste la crisi di Astinenza.
Quando lo psicotico ha una crisi in cui le voci gli comandano di fare violenza... voi dovreste starci al posto dei loro famigliari!
O quando preso da delirio persecutorio si... vendica o si difende con violenza,  be vi invito a parlarci quando vi mette tra i persecutori!
Come il ragazzo in astinenza che arriva ad uccidere i genitori se non gli danno i soldi, non vi siete mai trovati In condizioni simili?
E quando il paziente delirante che riconosce i suoi persecutori e gli si scaglia contro?
Anche gente mai vista né conosciuta, eppure questo succede!
Si fa presto a parlare, bisogna starci!
Molte volte i genitori non chiamano il TSO e vengono con la faccia gonfia di botte!
Possiamo dire che forse bisognerebbe trovare altri metodi...
Eppure io penso che gli psicofarmaci abbiano cambiato la storia della psichiatria. Che Basaglia stesso ha detto di aver potuto aprire i manicomi proprio grazie agli psicofarmaci...
Io credo che chi parla buonisticamente è solo perché non sa la differenza tra nevrosi e psicosi, tra essere nella realtà ed essere fuori della realtà.
La differenza fra suicidio nevrotico e suicidio psicotico.
Perché bisogna anche considerare il male che uno può fare a se stesso....
Poi se il TSO è chiamato in modo inopportuno la responsabilità va a chi chiama...

Come non condividere in coscienza  parte di quello che questa persona ha scritto? 
Eppure una via di uscita ci deve essere, anzi è stato dimostrato che esiste. 
Posso anche immaginare che questa persona  si arrabbierebbe se venisse chiamata 'incapace'. Eppure questo termine, spesso usato dagli esponenti della psichiatria per indicare 'i pazienti' si adatta molto meglio a tutti quegli operatori, medici, psichiatri, familiari che non sono 'capaci' di relazionarsi correttamente con la persona in crisi emotiva.
Da cui il titolo, il rifugio degli incapaci, indica in generale la risposta violenta, oppressiva ad una manifestazione che esula dall'ordinario e che incute paura. In altri termini la chiave per approcciarsi a queste situazioni è stato dimostrato che esiste, sono stati fatti studi ed escogitate strategie di comportamento appropriate; eppure, nonostante tutti questi sforzi si preferisce il metodo più sbrigativo della forza, della coercizione, e della violenza. 
E come quando un bambino bizzoso lo si riempie di schiaffi fino a sfinirlo; sicuramente smette di fare i capricci ma quale utilità pedagogica avrà questo metodo facile e sbrigativo? Questo bambino crescerà sano e felice? 
Il fatto accertato che la violenza è diffusa in ogni aspetto della vita , dal bullismo a scuola al mobbing sul lavoro alle guerre più o meno sante, dovrebbe giustificarne l'uso in ogni dove? 
La capacità di essere non-violenti, la semplice comprensione della pari dignità di ogni essere vivente dovrebbe essere bagaglio culturale di ogni essere umano. Invece il grande bagaglio culturale che abbiamo è fatto di guerre di conquista, oppressione e violenza senza soluzione di continuità. Diceva una cara amica Buddista: ma si arriverà mai a considerare la guerra un tabù al pari della pedofilia o dell'incesto?
Se mai arriveremo ad un tale sviluppo, probabilmente non esisterà più nemmeno la psichiatria, o comunque non come la conosciamo oggi, violenta e coercitiva. 

Vorrei adesso chiarire un punto: io non voglio difendere ad ogni costo la persona fuori di testa, anche se psichiatrizzato, ovvero marchiato a vita con una diagnosi psichiatrica. Penso che l'indole di un'individuo sia suscettibile di infinite variazioni e modalità, ed è plausibile che una persona violenta per natura, abbia anche addosso una diagnosi psichiatrica. Ma ciò non significa che chiunque abbia una diagnosi psichiatrica di 'psicosi' sia 'ipso facto' violento o potenzialmente tale come vorrebbe farci credere la psichiatria. Fra l'altro gli psichiatri non si disturbano affatto di sfatare questo mito della violenza del folle quando viene ripetutamente strombazzato dai media anche se magari intimamente sanno che non è vero. Perché è statisticamente stato dimostrato che gli atti di violenza dei cosiddetti 'folli' non sono maggiori di quelli compiuti dalla gente considerata 'normale'. 
I gesti efferati che piacciono tanto ai media coinvolgono per la maggior parte delle volte delle persone già in cura per 'depressione', ciò significa la quasi certezza di trovarsi di fronte ad effetti avversi dei farmaci antidepressivi prescritti regolarmente, effetti che possono derivare dall'assunzione o anche dall'abbandono repentino (effetto rebound) di tale 'cura' psichiatrica. Senza stare a ripetermi rimando la lettura degli articoli che riguardano proprio questo tema. Una eventualità che nessun medico psichiatra prenderà mai come capo di accusa. 
Certo che la mia esperienza non farà testo, ma anche nei momenti peggiori dei miei passati stati depressivi, o in preda alla cieca rabbia furiosa nella crisi psicotica mai e poi mai mi sarei sognato o solo pensato minimamente nell'anticamera del cervello di usare violenza contro mio figlio piccolo. 
E invece si sente parlare di genitori che con una fredda e allarmante determinazione, una 'lucida follia' uccidono i propri figli, contro ogni legge morale, etica  e naturale. Questi non sono errori o drammatiche conseguenze di manie di persecuzione, allucinazioni uditive,  voci che ordinano tali atti e via dicendo. A volte sembrano atti predeterminati e calcolati. Solo una mente sotto l'effetto sconvolgente di potenti droghe capaci di annullare ogni sentimento , remora morale e inibizione di sorta può compiere tali nefandezze. Naturalmente la colpa è sempre della presunta 'malattia mentale' e mai degli psicofarmaci. 

sabato 9 giugno 2018

La violenza è terapeutica

"Il Terrore agisce potentemente sul corpo, per mezzo della mente, e dovrebbe essere impiegato nella cura della follia" Benjamin Rush, padre della psichiatria americana.

Come abbiamo avuto modo di appurare più volte, il modo più efficace di 'curare' la cosiddetta malattia mentale è quello di infliggere un danno al paziente. Maggiore è il danno, maggiore è il successo della 'terapia'. 
Basta leggere la storia della psichiaria per rendersene conto. I suoi 'trattamenti' del tempo sono una lunga sequenza di violenze e danni inflitti ai malcapitati. 
Oggi si potrebbe pensare che nell'era moderna questo principio non sia più in auge, o non sia applicato. Niente di più falso; questo importante concetto, pilastro della psichiatria ha soltanto cambiato aspetto, cammuffandosi per bene dentro sostanze apparentemente innocue che assomigliano tanto a quelle buone medicine che aiutano ad esempio nella pressione alta, nel diabete o nell'asma bronchiale. In realtà come spiega molto bene Peter Breggin, qualunque farmaco psichiatrico è una neurotossina, intendendo con questo termine un veleno progettato per arrecare danno al sistema nervoso e per estensione a tutto l'organismo. Questa non è una semplice esagerazione, è sufficiente leggere con attenzione un foglietto illustrativo di qualunque psicofarmaco per rendersene conto. 

Mi si obbietterà che per mantenere la salute è spesso necessario danneggiare qualcosa, che tale è il principio che sta alla base del metodo allopatico in medicina, che data la gravità della presunta malattia mentale la cura rappresenta  il male minore ecc ecc. Ho già scritto in abbondanza su questo argomento e non mi voglio ripetere, nè dilungare ulteriormente. Quello che voglio ribadire è un concetto molto semplice che si può riassumere nella massima di Asimov: "La violenza è l'ultimo rifugio degli incapaci". Questa semplice frase racchiude tutta la questione ed indica una via per uscire da questo assurdo sistema. 

Il trattamento di eccellenza che racchiude e condensa l'incapacità innata della psichiatria di trattare problemi di questa natura è senza dubbio l'elettroshock, un metodo che come sappiamo consiste nel friggere cellule celebrali e provocare una crisi epilettica tramite una corrente elettrica di sufficiente intensità fatta circolare nel cervello. 

La diffusione e l'esistenza della TEC che con un eufemismo viene chiamata impropriamente 'terapia', dimostra sostanzialmente 2 cose: la prima è l'incapacità della psichiatria di trattare in modo non invasivo e distruttivo i problemi mentali. La seconda è la completa ignoranza della natura dei problemi che la psichiatria pretende di trattare come malattie biologiche. 

Io penso che la TEC  avrebbe dovuto essere confinata in un museo dell'orrore per dimostrare la stupidità della classe medica psichiatrica di 50 anni or sono. Purtroppo la scienza avanza mentre la stupidità della psichiatria è rimasta al palo. 

Il seguente articolo spiega perchè tale strumento dovrebbe essere messo al bando una volta per tutte. 

Il metodo allopatico


ECT: da una causa a un romanzo - Il momento è ora!

Di Bonnie Burstow, PhD
26 ottobre 2017

Gli occhi mi guardano, poi distolgono rapidamente lo sguardo. 
Perché hanno paura. 
Perché sentono l'umiliazione. 
Perché non sanno cos'altro fare. 
Barelle di fronte a me. Barelle dietro di me. 
Qualche povera anima viene trascinata dove nessuno di noi vuole andare.
Chi avrebbe mai pensato che un singolo urlo potesse riempire l'universo? 

(Burstow, 2017 - L'altra signora Smith )

Nel bel mezzo del flagrante travisamento professionale dell' ECT, questo articolo fornirà informazioni incisive e accurate sul "trattamento psichiatrico" noto come elettroshock (ECT o TEC in italiano ndt). Questa è una chiamata alle armi. Molto semplicemente, è giunto il momento per un assalto frontale all'industria dell'ECT e ai professionisti ad esso associati. È giunto il momento di liberare la società da questo barbaro "trattamento".

Naturalmente, non avrebbe senso chiedere la fine di un "trattamento" a meno che non fosse, prima di tutto, chiaramente profondamente dannoso. Dunque..

Quali sono i fatti salienti dell' Electroshock?
Ci sono così tanti fatti orribili sull' ECT che ci vorrebbero diversi articoli per elencarli tutti. In breve, tuttavia, alcuni dei più urgenti di questi sono:

L'ECT è un presunto "trattamento" che comporta l'applicazione di energia elettrica al cervello  sufficiente per produrre un grande male (Whitaker, 2002). Un punto rilevante qui è che ogni altra branca della medicina muove le montagne per prevenire le crisi epilettiche a causa del danno che ne deriva. Al contrario, la psichiatria sta deliberatamente perpetrando grandi offese organiche, negando allo stesso tempo il danno in questione.
L'ECT è intrinsecamente dannoso per il cervello, con danni derivanti sia dalle convulsioni che dall'elettricità.
L'ECT causa sempre una perdita di memoria, in gran parte estesa e permanente, sia la perdita di ricordi prima dello shock (amnesia retrograda), sia l'incapacità di ricordare nuovi fatti (amnesia anterograda) (vedi Burstow, 2015).

Contrariamente a quanto affermano i suoi sostenitori, non una singola forma di ECT aggira il problema del danno cerebrale e della perdita di memoria. Che cosa mostra il più grande studio sulla storia dell'elettroshock, a livello di significato statistico? 
Nonostante il riferimento standard a "nuovo e migliorato", ogni singola modalità dell' ECT danneggia e crea perdita di memoria (si veda Sackeim et al, 2007).
Come migliaia di coraggiosi sopravvissuti all'ECT ​​hanno testimoniato nel corso dei decenni, la maggior parte dei sopravvissuti agli shock è fortemente ostacolata nella loro capacità di vivere la loro vita come conseguenza di questo presunto "trattamento benigno". Un giorno tipico per un numero spaventosamente grande è dover prendere appunti tutto il giorno a lungo, altrimenti, quando il giorno sarà finito, non avranno modo di sapere cosa è successo. Più in generale, un'abbondanza di sopravvissuti dimentica abitualmente le persone nella loro vita, non può ricordare fatti, modi di procedere, dettagli. Restano bloccati a doversi accontentare di un lavoro semplice, nonostante abbiano una preparazione per qualcosa di molto diverso, perché molte sono le abilità che hanno acquisito spendendo una vita intera(vedere la testimonianza dei superstiti dell'ECT ).

L'elettroshock è in gran parte un attacco alle donne. A questo proposito le donne sono sottoposte  all'elettroshock due o tre volte più degli uomini. La logica psichiatrica di questa differenza è che l'elettroshock aiuta nella depressione e le donne sono più depresse degli uomini. La verità, tuttavia, è che le donne ricevono l'elettroshock due o tre volte più spesso degli uomini indipendentemente dalla diagnosi . Ciò che è allo stesso modo significativo, sono proprio le persone che sono bersagliate dallo shock (le donne) in genere le più danneggiate (vedi Burstow, 2006).
La ragione per cui questo  terribile attentato alla mente e all'integrità del proprio essere viene ancora praticato è che l'ECT ​​presumibilmente impedirebbe il suicidio. La verità è che non riduce il tasso di suicidio (Black et al., 1989). In effetti, uno studio di Munk-Olsen, et al., 2007, suggerisce invece che nei giorni successivi al "trattamento", in realtà aumenta il rischio di suicidio.
L'elettroshock non è efficace nemmeno per le misure di efficacia self-serving della psichiatria. Come dimostrano decenni e decenni di studi, entro sei settimane l'elettroshock non è più efficace del placebo (per una vasta meta-analisi dei vari studi sull'efficacia, vedi Ross, 2006).
In breve, le persone vengono danneggiate in modo permanente - per niente! Praticamente niente! Da qui la chiamata alle armi.

Cos'è che rende questo un buon momento per combattere lo shock?
Un buon momento per mobilitarsi su qualsiasi problema è quando è possibile rilevare del movimento su di esso, che è esattamente dove ci troviamo in questo frangente. Il punto è che, dopo decenni di attivisti che in gran parte hanno concluso poco, nell'ultimo semestre l'attacco allo shock ha avuto un vero e proprio slancio. Cosa stiamo vedendo? Importanti cause legali, interventi legislativi, un nuovo romanzo senza compromessi che mette veramente a nudo la realtà dello shock: tutti i motivi per cogliere l'attimo.

Le cause legali 

L'azione legale principale è in California. Ed è una causa di class-action (causa colletitva di più persone ndt) contro i produttori di macchine da shock. Gli accusatori sono igli esponenti del DK group e i principali imputati sono i giganti costruttori di macchine per lo shock MECTA Corporation e Somatics - e sì, questi sono giganti! Le accuse sono: negligenza, mancata avvertenza e perdita del consenso. Chiunque può partecipare all'azione collettiva se ha subito un infortunio in California in qualsiasi momento a partire da maggio 1982 in seguito alla negligenza dei produttori di shock (per ulteriori dettagli, incluso come partecipare, vedere il blog di David Karen ).

Significativamente, mentre questa azione è limitata alla California, il DK Law Group si impegna ad aiutare gli studi legali in altri stati a presentare casi simili. E l'interesse sta crescendo in tutto il mondo.

Qui sta una promettente nuova direzione e un impulso che non abbiamo mai visto prima.

Vorrei solo aggiungere: uno studio legale canadese sta prendendo in considerazione anche il varo di un'azione legale collettiva, ma sfortunatamente sarebbe aperto solo ai canadesi sottoposti all'elettroshock negli ultimi due anni (chiaramente un tentativo di rimanere entro la prescrizione). Ciò che è promettente, tuttavia, è che il dibattito sia aperto.

Il movimento della Pennsylvania
Allo stesso modo si è materializzato uno sviluppo promettente in Pennsylvania. In breve, un progetto di legge è stato introdotto dai rappresentanti dello stato Stephen Kinsey e Tom Murt per vietare l'uso dell'elettroshock sui bambini, un'iniziativa fortuita che potrebbe invertire l'attuale obiettivo dei bambini e dei giovani.

Modi mirati per contribuire allo slancio attuale, includono:

a) prendere parte o sostenere in altro modo le azioni legali e le leggi attualmente in corso, e 
b) fare il lavoro necessario per ottenere simili semi e leggi in altre giurisdizioni. Ovviamente ancora altri modi sono parlamenti, dimostrazioni e processi educativi.

Uno sviluppo di tipo diverso e un'opportunità speciale: il romanzo "L'altra signora Smith"

Quando pensiamo di sconfiggere lo shock, pensiamo giustamente a cause legali e interventi legislativi - tutto ciò è necessario e va bene. Pensiamo anche a dimostrazioni e parolacce, d'accordo. Purtroppo, tendiamo a trascurare l'enorme potere dell'arte. L'arte è magica; apre uno spazio pubblico per la comprensione e la trasformazione.  L'arte si muove ed educa, può stimolare il pubblico a protestare. Se le dimostrazioni o le dichiarazioni fossero sufficienti a destare l'indignazione pubblica contro lo shock, avremmo vinto la battaglia contro lo shock già molto tempo fa. E anche qui è avvenuto uno sviluppo, qualcosa che può aggiungere lo slancio attuale? In una parola, "sì". Nel nuovo romanzo The Other Mrs. Smith e nell'interesse della piena divulgazione, per essere chiari, sono l'autrice.

Il blurb sulla copertina di The Other Mrs. Smith è una buona introduzione iniziale a questo romanzo. Vi si legge:

Questo romanzo ripercorre le esperienze di vita di Naomi, una donna di grande successo che cade preda dell'elettroshock e successivamente fatica a ricomporre la sua vita. Naomi soffre un'enorme perdita di memoria; inoltre, un allontanamento dalla sua famiglia di origine che non ha modo di preoccuparsi. Il romanzo inizia con il suo vagabondare nel corridoio del Centro di salute mentale St. Patricks-St Andrews (St. Pukes) di fronte alla sfida apparentemente impossibile di venire a patti con il danno fatto, scoprendo anche i dettagli nascosti della sua vita. Si sposta avanti e indietro tra un'infanzia relativamente felice nel leggendario nord-ovest Winnipeg della metà del 1900 e l'età adulta post-ECT a Toronto. Un uomo eccezionalmente gentile di nome Ger che fa amicizia con Naomi viene a sospettare che pezzi importanti del puzzle di ciò che le è accaduto si nascondano sotto la superficie della scrittura in un suo raccoglitore, che viene chiamato Black Binder Number Three. Ciò che Naomi progressivamente viene a fare, spesso con l'aiuto di Ger e altrettanto spesso con l'aiuto di una sorella molto diversa e stranamente simile di nome Rose, è trovare modi per rendere giustizia alla sua vita e alle varie persone in essa. Pieno di una vasta gamma di personaggi colorati e perspicaci provenienti da una varietà di comunità - il Kensington Market di Toronto degli anni '70, la comunità trans degli anni '70, l'ebreo Winnipeg del nord e l'ingenua e frequentemente esilarante comunità - questo romanzo ci sensibilizza all'orrore dell'elettroshock ci porta a nuovi livelli nella nostra comprensione di cosa significa essere umani.

Questo è un romanzo accattivante con un ampio appeal. Allo stesso tempo, rivela  l'orrore dello shock in un modo mia visto prima nella finzione. Vediamo gli effetti di questo "trattamento" nel corso della vita dell'eroina. Vediamo gli effetti sulla successiva generazione. E arriviamo a conoscere la realtà dello shock dall'interno - non solo dall'esterno - perché il romanzo è narrato in prima persona da uno scampato immaginario sopravvissuto. Inoltre, la natura sessista di questo "trattamento" è inevitabile.

Come sono arrivata a scrivere questo romanzo, aggiungerei, è esso stesso informativo. Ho fatto parte della grande spinta degli anni '80 per abolire lo shock. Allora vi erano momenti in cui all'epoca sembrava che noi attivisti stessimo per vincere. Poi ho visto che perdevamo totalmente lo slancio. Per i successivi decenni, come altri nella lotta, ho continuato a spingere per l'abolizione dello shock con pochissimo che prometteva di materializzarsi, quando un giorno mi venne in mente l'idea di scrivere un romanzo centrato sull'ECT ​​narrato in prima persona. Sapevo che una narrativa in prima persona su qualcuno gravemente danneggiato contrasta con la saggezza ereditata di ciò che è possibile realizzare in un'opera di finzione, ma in breve, ho deciso di perseguire comunque questo progetto apparentemente impossibile.

Poco dopo aver preso questa decisione, ho telefonato al Toronto shock survivor e all'attivista di lunga data Carla McKague dicendole cosa stavo facendo. "Per l'amor di Dio, Bonnie, fallo", ha insistito lei. "Non abbiamo mai avuto nulla di simile. Quello che stai descrivendo è un romanzo di cui il movimento ha decisamente bisogno. "

A questo punto ho gettato il mio cuore e la mia anima in questo progetto per i due anni a venire. Tuttavia, il problema continuava a materializzarsi. E presto ho capito perché un romanzo di questo tipo era stato dichiarato qualcosa che non doveva essere scritto. Ciò che è emerso è stato spesso travolgente e altrettanto spesso confuso.

Ad ogni modo, è arrivato il momento in cui ho chiamato di nuovo Carla per dirle che dovevo fermarmi perché non funzionava. La sua risposta fu: "Bonnie, non fermarti. Il movimento, ha assolutamente bisogno di questo romanzo. "E capendo il suo punto troppo bene, tornando al tavolo da disegno sono andata avanti.

Due anni più tardi, dopo un considerevole lavoro, ho sentito l'urgenza di fermarmi, questa volta non tanto perché non funzionava, anche se c'erano ancora problemi di questa natura, ma perché era troppo difficile, troppo angosciante. Insieme a questo, c'era un enigma al centro del progetto: cioè, mentre io stessa potevo raccontare la storia di Naomi, il narratore immaginario nella cui testa mi ero immedesimata era spesso in difficoltà per  esprimersi correttamente a causa del deterioramento della memoria, proprio a causa del danno fatto dallo shock.

Un problema correlato è che ci sono stati momenti in cui ho sentito che non potevo sopportare ancora un secondo in più di essere nella testa di qualcuno la cui memoria era compromessa. Per dirla in un altro modo, non volevo dover continuare ad affrontare un vicolo cieco dopo un altro vicolo cieco. "Che bello sarebbe riavere la mia vita!" Mi sono trovata a pensare. E per riaverla, tutto quello che dovevo fare era rinunciare a scrivere questo romanzo. Ora, per un breve momento, questo è esattamente ciò che ero determinata a fare - quando improvvisamente la realizzazione mi ha colpito come un fulmine:

Sì, certo, potrei riprendermi la mia vita. Ma  voi che siete sopravvissuti allo shock, non avete la stessa opzione, vero? Cioè, non avete il lusso di riavere le vostre vite . E se non potete farlo voi, allora neanche io dovrei. Qui riporto l'imperativo morale.

Mi ci sono voluti quasi dieci anni per completare questo romanzo e per convincere  un editore, ma più ci lavoravo, meglio e più ricco, diventava. Ciò che è particolarmente significativo è che proprio le difficoltà che in origine mi avevano portato a dichiarare impossibile la scrittura di questo romanzo  erano esattamente ciò che permetteva a questo romanzo di diventare ricco, multi-livello e potente. In effetti, fu presto evidente non solo a me, ma a tutti quelli intorno a me che ciò che era emerso era a dir poco "dinamite".

Il romanzo  ora è uscito, e sì, la mia sensazione è che ha davvero il potere di motivare il pubblico, perchè è sensibilizzante, nonchè potente - ma solo se viene letto da molti. Da qui la mia attuale campagna.

Se, dopo aver letto il romanzo, anche tu sarai convinto dell'importanza di assicurare che questo romanzo sia letto diffusamente, ecco alcuni modi in cui puoi aiutarmi:

Scrivi una recensione su Amazon.com o Amazon.ca e incoraggia gli altri a fare lo stesso (se oltre 100 di questi si materializzeranno, il romanzo inizierà effettivamente a decollare).

Seguimi su Twitter e ri-tweetta le citazioni del romanzo che pubblico.
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Invia per e-mail informazioni sul romanzo agli amici, pubblicalo su listservs; scrivi su di esso su Facebook, sul tuo blog, sulla tua pagina web personale.
Scrivi una recensione in scala completa per una pubblicazione importante.
Regalalo per il compleanno o per  Natale ai tuoi cari.
Se fai parte di un club del libro, cerca di mettere The Other Mrs. Smith all'ordine del giorno.
Inserisci una richiesta per la tua biblioteca locale per l'acquisto di una copia; Collegati anche con centri per donne e trans nella tua zona e incoraggiali ad avere una copia a portata di mano.

In qualsiasi dimostrazione e altre azioni che organizzarai o parteciperai  a sostegno dell'attuale azione contro l'elettroshock - e spero che ve siano legioni - considera la lettura di un passaggio del romanzo.
Mettiti in contatto con figure letterarie e mediali che potresti conoscere con l'obiettivo di interessarle.


In conclusione
Questo articolo ha fornito un breve riassunto di cosa c'è di sbagliato nell'elettroshock e del perché dovrebbe essere abolito. Ha chiarito ciò che rende questo un momento ottimale per agire mentre articola lo slancio che sta costruendo. E nel processo, ti ha introdotto alle azioni attuali a cui potresti contribuire: un'azione legale rivoluzionaria, un disegno di legge che potrebbe aiutare a salvaguardare i nostri figli e, infine, un romanzo che ha il potenziale per sollevare pesi pesanti per noi .

Detto questo, per terminare questo articolo come all'inizio, con una citazione dal romanzo, ecco le prime parole dell'eroina immaginaria Naomi, che ti introduce nel mondo di quello che chiamo nel romanzo L'altra signora Smith e quello che lei chiama la sua "memoir":

Mi chiamo Naomi, in breve Nomi. Due anni fa ero ad un incontro pubblico a Toronto, dove una donna anziana ha guardato tutti negli occhi e ha chiesto: "Dopo tutti questi anni di lotte, è questo ciò che dobbiamo guardare avanti?" Due mesi dopo,  la donna più giovane, sempre così preziosa per me mi chiama con una richiesta urgente. "Scrivi di tutto", ha supplicato. "Fallo per chiunque per te, per me, per gli altri che sono a rischio. Fallo e basta. " 
Di seguito questo curioso viaggio sul quale ci stiamo imbarcando.    

Ora, nella spazzatura della letteratura, ci sono stati molti insoliti, si potrebbe anche dire "stravaganti" narratori - cadaveri, la croce su cui Gesù Cristo era appeso - e non ti sto prendendo in giro - un pesce. Secondo questi standard, sono un narratore abbastanza ordinario, perché, per quanto meglio riesco a capire, non sono né il sacro passo, né alcun tipo di pesce, beh, almeno non da quando l'ho controllato per l'ultima volta. Quello che sono è un attivista sessantacinquenne con buchi nella testa e un problema di memoria. E questo è il nocciolo della questione. 

Vedi, questa è una di quelle storie, che è meglio lasciarla spiegare da sola. Come un tramonto autunnale a sorpresa. Come un omicidio all'alba. Vorrei solo sottolineare che qui ci sono profondità da scandagliare, verità da sondare. Entra nel mio mondo,  e ti ritroverai presto a sfidarti con una vasta gamma di alcune delle anime più accattivanti e affascinanti che una persona potrebbe sperare di incontrare, alcune ospitate come Gerald, alcune provenienti dalle strade come il mio amico Jack che potrebbe sempre rotolare la sigaretta più cattiva in Turtle Island. Ah, ma tutto questo a tempo debito.

Ora potrei iniziare quasi da qualsiasi parte - quando ho scoperto i film di Ingmar Bergman, quando ho riscoperto i film di Ingmar Bergman - ma se devo fidarmi di quella vecchia formula di Spenser, "dove più mi preoccupa", c'è davvero solo un posto per iniziare: quando ho iniziato a strisciare fuori dal nulla. Quando quei barlumi di coscienza mi sono venuti per la prima volta nei giorni di apertura del marzo 1973 ...


Fonte: madinamerica.com

lunedì 12 giugno 2017

Psicofarmaci e violenza

Nonostante le prove evidenti, la psichiatria continua a negare il nesso tra l'uso di psicofarmaci e gli atti di violenza. Tanto tutto può essere ricondotto ai sintomi di una ipotetica 'malattia' mentale,  ottimo capro espiatorio, naturalmente credendo al concetto che i 'malati mentali' sono individui più inclini di altri a commettere atti violenti. 
La psichiatra Kelly però presenta varie prove che dipingerebbero uno scenario diverso: gli psicofarmaci inducono alla violenza anche le persone sane di mente. Gli effetti indesiderati di queste molecole (oggi sempre dispensate a piene mani) arrivano a coinvolgere e alterare fortemente le basi del giudizio critico, del self-control, e dunque delle remore etiche e morali per il compimento di atti violenti contro la stessa natura umana. 
Le persone così coinvolte infatti, spesso affermano di avere agito come automi privi di coscienza, come se quello che stava accadendo non li coinvolgesse, come spettatori di sé stessi.
Ora io mi chiedo, come se lo chiede Kelly,  che senso ha continuare a prescrivere queste sostanze tossiche, dato che possono avere tali effetti nefasti? 
Il rischio vale la candela? 
Anche se una minima parte di pazienti così 'curati' ha una predisposizione (genetica o altro) per tali effetti occorre considerare che di questi farmaci ne vengono prescritti a milioni e milioni ogni giorno. 
Se veramente fossero farmaci efficaci 'salvavita' come dicono tanti sostenitori, si potrebbe anche tollerare qualche omicidio di massa, o tragedia familiare ogni tanto, giusto? Ma proprio perché non migliorano affatto, anzi la salute mentale è in costante peggioramento, si arriva all'ovvia conclusione di Kelly, la stessa di altri ricercatori: queste sostanze fanno più male che bene e sarebbe molto meglio che non esistessero affatto.   



Gli effetti dei farmaci psichiatrici che inducono alla violenza 
di Kelly Brogan, MD, ABIHM 
21 maggio 2017


Il 17 maggio, 2017, abbiamo appreso del suicidio di Chris Cornell dei Soundgarden per impiccagione. I suoi rapporti familiari facevano emergere un diverso Chris rispetto a uno che avrebbe preso questa decisione fatale, e si sospetta che la causa possa essere la sua ricetta anti-ansia che lo ho portato in uno stato alterato come è stato testimoniato nella notte in cui morì. Forse si è trattato di un “tossicodipendente trasformato in paziente psichiatrico”,  come tanti, Chris Cornell sembrava aver lasciato la padella di abuso di sostanze per la brace dei rischi dei farmaci psichiatrici.

Per ragioni che rimangono misteriose, quelli sotto l'influenza di farmaci psichiatrici spesso specificamente scelgono di impiccarsi nel loro momento di picco dell'impulsività. Alcuni, come il marito di Kim Woody che non era mai stato depresso un solo giorno nella sua vita, gli venne prescritto Zoloft dal suo internista, descrisse poi  un'esperienza sentita nella sua testa che indicava il suo distaccamento dal corpo alcuni  giorni prima di essere trovato impiccato nel suo garage.

Poi c'è  Naika di 14 anni, una bimba adottiva della Florida che si è impiccata in diretta livestream su Facebook dopo essere stata trattata con 50 mg di Vyvanse, un farmaco per l'ADHD che conduce ad un effetto domino di diagnosi e psicofarmaci, tra cui un aumento di 13 volte la probabilità di vedersi  prescrivere un farmaco antipsicotico e un incremento di 4 volte dei farmaci antidepressivi.

Sono abbastanza rari questi aneddoti? Questo è solo il costo da pagare per un trattamento che è utile per la maggior parte? Stiamo incolpando farmaco per quello che invece avrebbe potuto essere un effetto della malattia mentale grave che non è stata adeguatamente trattata e / o  diagnosticata?

Il consenso informato: la premessa di una medicina etica.

Credo che prima di tutto serva il consenso informato. Se siete stati informati dei rischi, i benefici e le alternative a un determinato trattamento, si ha il potere di prendere la decisione migliore in base alla vostra vita personale, familiare, filosofica e religiosa. Ma la verità è che i medici non sono in grado di condividere i rischi noti dei farmaci perché imparano solo i loro presunti benefici con un breve slogan dei rari rischi da dismissione che si pensa essere sempre compensati dalla preoccupazione per la malattia.

Ma per quanto riguarda i rischi gravi - tra cui il suicidio impulsivo e l'omicidio - sicuramente stiamo informando i pazienti di questa possibilità, giusto?

Sbagliato.

Infatti, la FDA e l'industria farmaceutica hanno fatto di tutto per nascondere il più possibile le segnalazioni dei danni in modo tale che  non possiamo certo aspettarci che il medico medio abbia fatto il lavoro investigativo necessario per arrivare alla verità.

Infatti, dal 1999 al 2013, le prescrizioni di farmaci psichiatrici sono aumentate di un enorme 117% in concomitanza con un aumento del 240% del tasso di mortalità da questi farmaci. Quindi cerchiamo di rivedere alcune delle prove che suggeriscono che non può essere nel vostro interesse o l'interesse di chi ci circonda intraprendere il percorso della psichiatria farmacologica. Perché, dopo tutto, se non esistono screening per i fattori di rischio - se non sappiamo chi sarà la prossima vittima di violenza farmaco-indotta  - allora come possiamo giustificare ogni singola prescrizione? Siamo ad un punto nella storia della medicina, dove atti casuali di violenza personale e pubblica sono diventati rischi dovuti al trattamento per lo stress, l'ansia, la depressione, la disattenzione, il disagio psicosociale, la sindrome del colon irritabile, la stanchezza cronica, e perfino lo stress da incontinenza.

Lasciamo  parlare la scienza

Suicidio

Prescritti specificamente per “prevenire” i suicidi, gli antidepressivi ora sono dotati dal 2010 di una black box warning label (etichetta di avvertimento come nelle sigarette ndt) del rischio di suicidio. 

Multi-miliardi di dollari in azioni legali, come l'insediamento dello Studio 329 sono stati necessari per sbloccare i cassetti dell'armadio di un settore che si preoccupa più del profitto che delle vite umane. Una rianalisi dello studio 329  che inizialmente è servito nel 2001 come studio fondamentale a sostegno della prescrizione di antidepressivi per i bambini, ha ora dimostrato che questi farmaci sono inefficaci in questa popolazione e inoltre svolgono un ruolo causale nel comportamento suicidario. L' occultamento e la  manipolazione dei  dati che mostrano queste segnalazioni di danno, compreso un raddoppio del rischio di suicidio con trattamento antidepressivo,  hanno generato apparente confusione per risolvere questo profilo di rischio incomprensibile e inaccettabile. In realtà, una rianalisi di un influente studio del 2007 della National Institute of Mental Health, ha rivelato un aumento di quattro volte nel suicidio, nonostante il fatto che la pubblicazione iniziale non abbia rivendicato alcun aumento del rischio rispetto al placebo.

Secondo i dati disponibili - su 3 grandi meta-analisi - un trattamento psichiatrico in più significa un fattore in più di rischio suicidio. Beh,  potrebbe sembrare un controsenso, giusto? Incolpare questi farmaci per il suicidio sarebbe come dire che gli ombrelli provocano la pioggia.

Ecco perché gli studi condotti su soggetti non-suicidi  e anche su volontari sani che hanno continuato a sperimentare suicidalità dopo l'assunzione di antidepressivi sono così convincenti.

Le benzodiazepine (come quelle che la Cornell stava prendendo) e gli ipnotici (farmaci per sonno e ansia) hanno pure loro un potenziale documentato per aumentare il rischio di suicidio sia tentato che completato e sono stati implicati nell'autolesionismo  impulsivo  tra cui le coltellate auto-inflitte durante i cambi di dosaggio. Troviamo anche la possibilità documentata che la suicidalità potrebbe emergere nei pazienti  trattati con questa classe di farmaci, anche quando non manifestavano tale tendenza, come  recenti ricerche affermano: “le benzodiazepine e gli ipnotici possono causare 'parasomnias' (disturbi del sonno ndt) , che in rari casi possono portare alla ideazione suicidaria o a comportamenti suicidi in persone che non erano noti per essere suicidali”. E, naturalmente, con questi farmaci si forniscono i mezzi e il metodo con un noto profilo di avvelenamento letale.
[in altri termini, ti mettono in mano le armi per ucciderti ndt]


Omicidio

Chiaramente gli assassini sono malati di mente, giusto? Che cosa succederebbe se ti dicessi che la scienza sostiene la preoccupazione che stiamo medicando civili innocenti trasformandoli in individui con stati di impulsività omicida?

Quando Andrew Thibault fece ricerche sulla sicurezza di un farmaco stimolante raccomandato al figlio, entrò in un buco di coniglio dal quale  deve ancora riemergere. Da autodidatta si è imparato il codice per decifrare i dati sul sito web dell' Adverse Event FDA (segnalazioni di eventi avversi dei farmaci all'ente di controllo americano FDA ndt), ed è stato in grado di scovare 2000 decessi pediatrici da farmaci psicotropi, e 700 omicidi. Dopo una causa e un Freedom of Information Act, continua a lottare contro la depennazione delle informazioni e la loro soppressione  scoprendo altri 24 omicidi collegati direttamente l'uso di farmaci psicotropi, tra cui l'omicidio di un neonato da parte di un bimbo di 10 anni trattato con Vyvanse. Un altro caso, l'ultimo che ha analizzato,  ha recuperato le dichiarazioni di un paziente di 35 anni, che ha ucciso sua figlia:  “Quando ho preso la nortriptilina, ho subito voluto uccidermi. Non avevo mai avuto pensieri del genere prima d'ora.”

Per iniziare ad esplorare scientificamente il rischio di violenza indotta da farmaci psicotropi, ci deve essere un campione di studio rappresentativo, deve essere presa in considerazione la ragione dell'assunzione del farmaco, e deve essere controllato l'effetto come si fa per tutte le altre sostanze intossicanti. Il gruppo di ricerca del professor Jari Tiihonen ha analizzato l'uso di farmaci da prescrizione di 959 persone condannate per un omicidio in Finlandia e ha scoperto che la prescrizione di benzodiazepine e oppiacei ha provocato il più alto rischio (aumento 223%) di commettere un omicidio.

Undici antidepressivi, sei sedativi / ipnotici e tre tipi di farmaci per il disturbo da deficit di attenzione rappresentano il grosso dei 31 farmaci associati con la violenza segnalati alla FDA. Ora,  uno studio di registro svedese ha identificato un aumento statisticamente significativo della violenza nei maschi e femmine sotto i 25 anni a cui sono stati prescritti antidepressivi.

Con i farmaci implicati nelle sparatorie nelle scuole, accoltellamenti, e anche il crollo del volo Germanwings , la prescrizione di psicofarmaci prima di questi episodi è stata catalogata su https://ssristories.org/ portandomi a sospettare che la prescrizione psichiatrica fosse la causa più probabile in tutti i rapporti di comportamento insolitamente violento nella sfera pubblica.

È davvero un nesso causale?

Al di là dei casi in cui la violenza a se stessi o agli altri è stata indotta in maniera non violenta, non da individui depressi o  psicotici, quali altre prove ci sono che indicano come questo potrebbe accadere?

Il documento più rilevante in questo senso, a mio parere, è stato pubblicato nel 2011 da Lucire e Crotty. Dieci casi di estrema violenza sono stati commessi da parte di pazienti a cui  sono stati prescritti antidepressivi - non per grave malattia mentale o per la depressione - ma per disagio psicosociale (ad esempio  stress da lavoro, morte del cane, divorzio). Ciò che questi autori hanno identificato era che questi dieci soggetti avevano varianti di enzimi epatici responsabili del metabolismo dei farmaci aggravata dalla co-somministrazione di altri farmaci e sostanze. Tutti sono tornati alla loro personalità di base, quando l'antidepressivo è stato interrotto.

Ora possiamo definire l'impulsività come acatisia indotta, i fattori di rischio genetici per questa roulette russa della violenza non sono sottoposti a screening nella prima prescrizione di psicotropi. L' acatisia è uno stato di irrequietezza grave associata a pensieri di suicidio e omicidio. Molti pazienti lo descrivono come uno sentimento di apatia con quello che  descriverei come un distacco dalla propria anima, la propria esperienza di connessione umana, e ogni misura di auto-riflessione.

Le basi genetiche di questo tipo di vulnerabilità farmaco-indotta stanno appena iniziando a essere esplorate con l'identificazione dei sintomi precursori alla violenza, tra cui grave agitazione. In uno studio randomizzato, controllato con placebo, su volontari sani si è evidenziato un aumento del rischio di quasi 2 volte dei sintomi che possono portare alla violenza. Un aumento del rischio di 4-5 volte è stato osservato in pazienti a cui è stato prescritto  una versione generica dell'antidepressivo Cymbalta, off-label, per l'incontinenza urinaria da sforzo (una condizione non psichiatrica).

C'è un altro modo

Forse è come se offrissimo il filo della lama di un coltello a quelli che rientrano dalla scogliera di lotta e sofferenza. L'idea di gestire uno squilibrio chimico con sostanze chimiche sembra avere senso. Ma a quale costo? La lunga lista di effetti collaterali acuti e cronici è in crescita, e il rischio di violenza imprevedibile farmaco-indotta dovrebbe portare ad una cessazione urgente di tutti i farmaci  psicotropi. Abbiamo bisogno di condividere informazioni a livello di base. Abbiamo bisogno di informarci prima di acconsentire a coinvolgere le persone in un sistema che le considera come una statistica impersonale .

Viviamo in un contesto culturale che non ha spazio per la rilevanza, il significato, e lo scopo dei sintomi - i sintomi sono semplicemente il male, sono spaventosi e devono essere gestiti. Non abbiamo spazio per chiedere ai nostri pazienti il motivo per cui essi non stanno bene.

Se si sapesse che i sintomi sono reversibili, sanabili, trasformabili, si potrebbe considerare di intraprendere  un diverso percorso invece di assumere questo livello di rischio per l'efficacia di farmaci psicotropi. Se siamo convinti che  la loro condizione sia permanente e incessante, allora per il “malato mentale” resterebbe soltanto l'eutanasia . In realtà, ogni donna alla quale io abbia diminuito gradualmente gli psicofarmaci, tornata a esprimere una  vitalità totale, una volta credeva che sarebbe stata una paziente psichiatrica medicata per tutta la vita. 

Se si sapesse che un radicale potenziale di auto guarigione si trova all'interno di ognuno di noi, se si sapesse che è possibile, si potrebbe iniziare quel  cammino oggi. Ed effetti collaterali nessuno ...

fonte: madinamerica.com

venerdì 20 giugno 2014

Come aiutare chi sta delirando

Nelle nostre discussioni on-line, tra gli argomenti più gettonati vi era la supposta pericolosità del malato di mente. Benché la maggioranza fosse d'accordo che gli atti di violenza compiuti dai cosiddetti malati di mente siano statisticamente inferiori a quelli dei presunti 'normali' non mettevano in dubbio l'assunto psichiatrico che il 'delirante' fosse meritevole di venire rinchiuso e forzatamente drogato in base alla cosiddetta "pericolosità per sé stesso e per gli altri". Purtroppo, considerando anche la mia esperienza, la violenza quando c'è non è altro che una  risposta perfettamente umana alla violenza inflitta dalla coercizione psichiatrica, dall'abuso 
della forza e dalla violazione dei più elementari diritti umani. 

Da secoli la risposta alle manifestazioni estreme, a parte certe culture, è stata quasi sempre di tipo coercitivo e quindi traumatico, con l'unico risultato di peggiorare le condizioni del malcapitato nel lungo termine. 
Oggi le cose non sono migliorate di molto. L'approccio biomedico, considerando malattia ogni manifestazione estrema del disagio emotivo e cognitivo non impedisce al 'malato di mente' di subire grosse ingiustizie e maltrattamenti, tutto per via della sua presunta pericolosità. 
Tuttavia ci si chiede se può esistere un'altro modo per approcciarsi a chi sta sperimentando stati alterati senza infliggere traumi e senza coercizione. Anche se la violenza non è argomento di questo articolo,  Paris Williams  fornisce  alcune idee e spunti su cui riflettere partendo appunto dalla domanda:



Come possiamo aiutare chi sta delirando?


di Paris Williams, Ph.D

5 giugno 2014

Nella società tradizionale, quando si tenta di valutare se qualcuno è "pazzo" o "malato di mente", un grande sforzo è messo in atto per cercare di determinare se qualcuno è "delirante" (cioè, è nutre convinzioni non conformi a quelle generalmente detenute all'interno della società tradizionale), e se ritenuto tale, si cerca di costringere la persona a conformarsi. Credo che questo approccio, tuttavia, non è solo gravemente sbagliato, ma potenzialmente molto dannoso, non solo per l'individuo ma anche per la nostra società, la nostra specie e il nostro pianeta.

Sono prontamente d'accordo che quando si cerca di sostenere il movimento di qualcuno verso la salute e il benessere, è molto importante considerare i propri sistemi di credenze; Tuttavia, non credo che sia il grado di anomalia (il grado del cosiddetto "delirio"), che è particolarmente importante, ma piuttosto la capacità di sostenere queste credenze o interferire con l'incontro dei propri bisogni. Credo che questo spostamento di enfasi (lo spostamento dalla conformità alla riunione dei propri bisogni), ci offre un quadro relativamente semplice per offrire un sostegno reale per qualcuno che è soggetto ad angoscianti credenze anomale.

Prima di tutto, in qualità di sostenitori, è importante che valutiamo se le credenze anomale di un individuo sono davvero debilitanti (cioè, impediscono in modo significativo l'aiuto di altri), e valutiamo onestamente le nostre ragioni per volerle sfidare.
Occorre un sano scetticismo sulle proprie convinzioni, non solo per la persona che stiamo cercando di sostenere, ma anche verso noi stessi.
Infine, cercare di determinare le esigenze di base che non sono sempre soddisfatte, distinguere queste esigenze da una particolare strategia o un comportamento che qualcuno possa avere al momento, e sostenere la persona ad esplorare le strategie più sostenibili e meno dannose per soddisfare queste esigenze. (Qui do seguito c'è una buona lista di ciò che intendo per "bisogni").Io esamino ciascuno di questi:

1 - Credenze disturbanti e credenze anomale  non disturbanti:

Come ho già detto, tende ad esserci una forte enfasi nella corrente principale della salute mentale e il pensiero mainstream generale di considerare il nostro obiettivo primario per determinare una particolare credenza è conforme o meno al consenso, per vedere la deviazione a questo proposito come rappresentativa di una  "malattia", e poi sforzarsi per costringere la persona a conformarsi. Ma è davvero così vantaggioso, e se sì, per chi?

Io credo che Ernest Becker (nel suo libro, "Denial of Death"), ha descritto molto bene come la mera presenza di altri individui in possesso di sistemi di credenze radicalmente diverse dalla nostre può generare dentro di noi un profondo senso di angoscia, minacciando il nostro senso di sicurezza esistenziale e  agire non diversamente da qualcuno che ci punta una pistola alla testa. Inoltre, questa profonda insicurezza rischia di costringerci a fare tutto il possibile per eliminare questa minaccia, sia convertendo l'individuo/i  sui nostri sistemi di credenze o eliminandoli dalla nostra sfera di esistenza del tutto, ad esempio uccidendoli, incarcerandoli o invalidandoli (per esempio, sono "pazzi", "malati di mente", "male", ecc)

Ma se abbiamo il coraggio e l'onestà di riconoscere la nostra insicurezza a questo proposito, alla pratica "accomodante nel non sapere", e rivalutiamo il sistema di credenze di qualcuno da questo punto di vista, saremmo probabilmente  in una posizione molto migliore per determinare se le credenze di questa persona sono in sé e per sé è in realtà dannose. Solo perché sono anomale non significa che sono dannose; e in effetti, possono anche essere utili.

Per fare un esempio personale, mia madre crede che un venusiano sia venuto ad abitare il suo corpo  quando aveva solo 7 anni, benevolmente presa in consegna dopo che l'occupante originale aveva sperimentato gravi abusi e aveva bisogno di una via d'uscita (lei agì apertamente, quindi non ha importanza la condivisione qui). Ha mantenuto questa convinzione solidamente per tutto il tempo che posso ricordare, e non sembra avergli causato alcun danno significativo per sé o per gli altri, al contrario, penso che in molti modi le è  davvero servita. Trovo difficile vedere il beneficio di cercare di convincerla a conformarsi al consenso comune e abbandonare questo sistema di credenze.

Guardando più in generale, noi come società abbiamo messo tanta enfasi sull'importanza di determinare che le credenze e le percezioni delle persone siano allineate con la realtà di consenso, insistendo sul fatto che coloro che si allontanano troppo hanno bisogno di un "trattamento". Questo va bene? Diamo un'occhiata in giro a questo mondo che sta rapidamente prendendo la forma dei suoi abitanti umani: sempre più indottrinati e globalizzati che acconsentono alla realtà dilagante della distruzione ambientale e della biosfera; della guerra perpetua e dell'imperialismo; dell'aumento esponenziale della distribuzione ineguale della ricchezza, delle risorse e del potere; un occhio di riguardo alla costante erosione dei diritti umani e della democrazia genuina; una delle più grandi estinzioni di specie che il nostro pianeta abbia mai visto, con la nostra specie probabilmente non molto indietro; e la lista potrebbe continuare all'infinito ... ho davvero difficoltà a vedere i nostri sistemi di credenze consensuali e comportamenti corrispondenti come "sani di mente." Se questo è ciò che chiamiamo "sanità mentale", ho il sospetto che la nostra specie potrebbe utilizzare molto di più la "follia", e  molto più rispetto, curiosità e apertura verso i messaggi trasmessi da coloro che riteniamo "pazzi" o "deliranti".

In breve, se le credenze anomale di qualcuno non stanno causando un danno significativo per sé o per altri, possiamo trovare il coraggio di lasciarle essere, e forse anche aprirsi alla possibilità che le loro credenze possono avere qualche merito ed essere disposti a rivalutare le nostre convinzioni ?


2 -  Promuovere un sano scetticismo :

Credo che tutti noi percepiamo e sperimentiamo il mondo attraverso le lenti deformanti dei nostri sistemi di credenze. Se vogliamo offrire un sostegno reale a chi è afflitto da credenze anomale, è importante che siamo disposti a sospendere il nostro sistema di credenze in modo che possiamo sostenere la persona in un'esplorazione realmente "open-minded" delle proprie credenze, aiutandoli a guardare onestamente le prove a favore e contro le loro convinzioni. In questo approccio, è particolarmente utile  sottolineare la distinzione tra osservazione e interpretazione, e incoraggiare la volontà di mantenere interpretazioni leggere.

Per esempio, un giovane uomo con cui stavo lavorando è venuto da me con una diagnosi di "schizofrenia paranoide", era su un pesante cocktail di psicofarmaci, e stava lottando con la convinzione altamente angosciante che la maggior parte delle persone che incontrava (sconosciuti sull'autobus, studenti e insegnanti in classe, ecc) erano occupati a fissarsi intensamente su di lui, con pensieri molto critici e di odio. Ho riconosciuto che non ero in grado di confutare direttamente le sue convinzioni (come avrei potuto, non ero stato con lui in quei luoghi e anche se ci fossi stato, come potevo mai sapere con certezza cosa stava succedendo nelle altre menti?) Tuttavia, incoraggiandolo a notare prima come era preoccupato con se stesso e le sue necessità, e condividendo la mia esperienza personale e la mia esperienza con gli altri in questo senso, lo incoraggiai a considerare che forse gli altri erano anche troppo preoccupati per sé stessi e le proprie esigenze per dedicare a lui il tipo di attenzione che stava immaginando. Abbiamo anche esplorato quali ragioni poteva immaginare la gente aveva per avere un tale odio intenso per lui, e lui non era in grado di trovare qualcosa di concreto. Così insieme abbiamo sviluppato una nuova ipotesi, che altri possano in realtà essere molto più preoccupati di se stessi di quello che era stato immaginato, e che forse la maggior parte di loro in realtà non nutrono un tale intensa animosità verso di lui. Io poi l'ho incoraggiato a testare questa nuova ipotesi nel mondo, confrontandola con i comportamenti che stava realmente osservando in altri. Ben presto si rese conto che queste nuove credenze sembravano essere molto più congruente con le sue osservazioni rispetto alle sue ex convinzioni. La sua angoscia diminuì, ha ridotto e dismesso con successo il  suo cocktail di farmaci, e la porta si è aperta per noi per cominciare ad esplorare il materiale del nucleo più profondo che stava alimentando questo tipo di credenze dolorose.

Come secondo esempio, tornando a mia madre e le sue convinzioni anomale, negli anni della mia gioventù. Ci sono stati momenti in cui ho provato a sfidare le sue convinzioni (per vari motivi, tra cui le mie insicurezze esistenziali); eppure, era sempre in grado di replicare con risposte difficili da confutare molto coerenti, anche considerando che io sono una persona che ha studiato fisica e cosmologia abbastanza estesamente. Lei era così convincente, infatti, che ha sviluppato un seguito di fedeli. Come risultato, sono arrivato a tenere le mie convinzioni a questo proposito molto leggermente da un lato, forse ha inconsciamente costruito un sistema di credenze elaborato per proteggere se stessa dalle terribili ferite della sua giovinezza; d'altra parte, forse lei è davvero un venusiano, chi sono io per dire il contrario?

3 - Infine, Esplorare i  bisogni insoddisfatti sottostanti al sistema di credenze disturbanti, e sostenere la persona a sviluppare strategie efficaci per soddisfarli:  

Credo che questo sia davvero quello che possiamo definire un reale sostegno. Come organismi viventi, quando i nostri bisogni primari sono soddisfatti "abbastanza bene", generalmente godiamo la nostra vita ed è improbabile dover ricorrere a strategie potenzialmente nocive o dolorose o sistemi di credenze nei tentativi di soddisfare le nostre esigenze.

Tornando al caso del giovane che ho discusso in precedenza, quando abbiamo iniziato insieme il nostro lavoro, la sua esigenza più pressante era quella di sentirsi al sicuro. Poiché il suo sistema di credenze in sé era chiaramente doloroso e relativamente semplice da sfidare, concentrandosi inizialmente sulla strategia di favorire un sano scetticismo verso questo sistema di credenze, e sviluppando la sua capacità di distinguere osservazioni da interpretazioni, egli fu in grado di soddisfare il suo bisogno di sicurezza, "abbastanza bene." Questo poi ha aperto la porta a riconoscere bisogni più profondi che erano stati generalmente insoddisfatti nella sua vita e che avevano alimentato le sue angoscianti credenze, primo fra questi era l'auto-accettazione, l'appartenenza l'accettazione da parte degli altri, che siamo rimasti in grado di esplorare e poi lavorare sullo sviluppo di strategie efficaci per soddisfarla.

Quindi, in questo caso, le credenze erano relativamente semplici da sfidare, ma come facciamo a sostenere qualcuno che sta avendo convinzioni anomale angoscianti che non sono così facili da sfidare? Un esempio che trovo illuminante a questo proposito (credo in Tamasin o Rufus May) era di una donna che credeva che gli alieni irraggiassero  messaggi nella sua mente. Questa è chiaramente una convinzione molto difficile da sfidare direttamente. Come potremmo mai veramente smentire questo? Chi lo sa? Ipoteticamente, potrebbe in realtà essere vero? Così la persona di sostegno ha scelto di concentrarsi sul più urgente bisogno insoddisfatto di sicurezza, ma senza sfidare direttamente la convinzione. Lavorando in collaborazione, si è convenuto che la persona dovrebbe provare ad indossare un cappello di carta stagnola sulla sua testa. Questo ha effettivamente avuto il risultato di sentirsi più al sicuro, ma ora si trovava in imbarazzo quando notava che gli altri la guardavano col suo cappello di carta stagnola. Quindi questa strategia, pur soddisfacendo il suo bisogno di sicurezza, non soddisfaceva i suoi bisogni di accettazione e di appartenenza. Quindi la strategia è stata modificata, la carta stagnola è rimasta ma un cappello ordinario è stato usato per coprire e nascondere la carta stagnola. Ora che i suoi bisogni di base per la sicurezza e l'accettazione sono rispettati abbastanza bene, la sua sofferenza è stata ridotta a un livello più praticabile, gli "alieni malvagi" scomparvero, e lei fu in grado di fare la risoluzione significativa con più materiale di base da porre sotto queste esperienze.

E per quanto riguarda i casi in cui un individuo sta vivendo sistemi di credenze che sono altamente instabili, una condizione che spesso vediamo come "psicosi florida"? Credo che questa particolare esperienza suggerisce una sorta di stato estremo in cui una persona sta subendo una trasformazione orientata alla crescita ad un livello di base del loro essere. Anche in questi casi estremi, la ricerca di recupero è abbastanza robusta nel suggerire che, quando l'enfasi è sulla soddisfazione dei loro bisogni di base (ad esempio, la sicurezza, l'empatia, la dignità, il rispetto, la scelta, ecc), sono molto più propensi a sperimentare un successo nella risoluzione di questa condizione caotica e procedere verso il benessere autentico (ho discusso questo più in dettaglio nel mio libro "Ripensare la follia" ).

Infine, sul tema dei bisogni e lo sviluppo di strategie per farvi fronte è importante riconoscere che siamo esseri molto sociali che vivono in un mondo profondamente interconnesso e interdipendente. Questo è il motivo per cui è importante prendere in considerazione non solo i nostri bisogni, ma anche quelli degli altri nello sviluppo di strategie efficaci. Ad esempio, uccidere qualcuno che pone una sorta di minaccia per noi può sembrare essere una strategia efficace per soddisfare il nostro bisogno di sicurezza o forse di dignità. Tuttavia, per quanto riguarda le esigenze della persona a cui si intende fare del male? E anche se siamo così furiosi o insensibili che non siamo in grado di prendere in considerazione le esigenze di quest'altra persona, dobbiamo ancora riconoscere che i nostri bisogni rischiano di essere compromessi da tale atto. 

Così, dopo aver indirizzato le Credenze anomale,  cosa facciamo con quelle credenze che hanno il consenso generale ma che sono nocive?  

Suggerisco di adoperare lo stesso approccio nel lavoro con tali credenze prevalenti come facciamo con le credenze anomale nocive.

Un esempio di una convinzione che ha il consenso all'interno di molti grandi gruppi, e che potrebbe essere potenzialmente molto dannosa è la convinzione che le attività umane non portano al cambiamento climatico. Quindi, per sostenere coloro che adottano questa particolare credenza, vorremmo in primo luogo valutare se la convinzione è effettivamente dannosa. In questo caso, il fatto che questa convinzione ha il potenziale per spazzare via gran parte della vita su questo pianeta, tra cui la nostra specie, mi sembra essere molto pericoloso, quindi penso che possiamo dire che questo criterio preliminare è soddisfatto in modo sicuro.

In secondo luogo, promuoviamo sano scetticismo: Le prove a sostegno della teoria del cambiamento climatico indotto dall'uomo sono molto abbondanti e in crescita da molto tempo, mentre le prove contro di essa stanno rapidamente diminuendo avvicinandosi a zero, se non siamo già lì. Tuttavia, poiché la convinzione che gli esseri umani non  possono causare un cambiamento climatico non può apparire direttamente doloroso per l'individuo in possesso di esso e può essere anche vantaggioso per loro, è probabile che essi avranno poca motivazione per sfidare questa convinzione in modo aperto. Pertanto, potremmo avere bisogno di iniziare con il terzo passo e andare dritto a individuare i bisogni insoddisfatti alla base di questa convinzione.

Ho il sospetto che per molte persone che negano il cambiamento climatico indotto dall'uomo, tale rifiuto è una strategia per cercare di soddisfare il loro bisogno di sicurezza e forse anche la facilità (con la "negazione" che implica un rifiuto di guardare onestamente ad osservazioni reali fatte da se stessi e da altri ). Tuttavia, non è difficile notare che la negazione tende ad essere una strategia efficace a breve termine e una strategia molto povera a lungo termine, in quanto inibisce l'osservazione aperta e la capacità di risposta flessibile necessaria per continuare a soddisfare i propri bisogni, chiaramente queste persone potrebbero usare qualche sostegno nello sviluppo di strategie più efficaci per soddisfare le loro esigenze di sicurezza a lungo termine. Un'altra strategia che possiamo dire è spesso impiegata da chi nega il cambiamento climatico (in particolare quelli investiti nel settore dei combustibili fossili) è l'accaparramento delle ricchezze e delle risorse per se stessi, per i quali più probabilmente significa incontrare il proprio bisogno di sicurezza e potere personale . Ma ancora una volta, vediamo una strategia che può essere molto efficace per questi individui nel breve termine, ma molto inefficace nel lungo termine. Ancora una volta, questi individui potrebbe davvero usare un supporto nello sviluppo di strategie più sostenibili per soddisfare le loro esigenze. (E considerando quanto sia devastante questo particolare sistema di credenze ha il potenziale per essere, questo potrebbe essere uno di quei casi in cui sia giustificato l'uso della forza nella protezione, ma questa è un'altra storia.)

Ci sono molti altri esempi di credenze consensuali nocive che avremmo potuto avvicinarsi a lungo su queste stesse linee (ad esempio, la credenza nel modello medico di "malattia mentale", la credenza nella sostenibilità dell'economia di espansione e il capitalismo sfrenato; la convinzione che la violenza è un modo efficace per ottenere la pace, ecc.) 

Ma il mio punto principale è che quando si tratta di sostenere il movimento verso il benessere, sia per gli individui, le società e il nostro pianeta nel suo complesso, non credo che sia particolarmente utile concentrarsi su come sia sbagliata una particolare credenza. Piuttosto, ciò che è più utile è riconoscere che, in ultima analisi, il benessere è direttamente legato al modo in cui siamo in grado di soddisfare le nostre esigenze.Quando esploreremo tutti i sistemi di credenze con sano scetticismo e  svilupperemo strategie efficaci per soddisfare tali esigenze in modo sostenibile, riusciremo con molta più probabilità a muoverci verso la vera salute e benessere.

Fonte: madinamerica.com