Recupero
Guarire dalla malattia mentale si può? Come si può 'guarire' da se stessi?
Ma la malattia mentale esiste? Si può definire malattia un carattere, una diversa attitudine, un'emozione intensa? Purtroppo secondo la psichiatria organicista, la malattia mentale esiste ed è inguaribile, tuttavia curabile necessariamente con i farmaci, anche se non è mai stato dimostrato alcuno squilibrio chimico alla fonte né che gli psicofarmaci curino qualcosa. Numerose esperienze di 'sopravvissuti' e indagini indipendenti dimostrano invece l'esistenza di una 'trappola farmacologica' molto subdola che, lungi dal 'guarire', favorisce il mantenimento o la cronicizzazione della supposta malattia.
Questo spazio vuole dare la possibilità ai cosiddetti malati mentali di conoscere le reali implicazioni dei farmaci , di cui spesso ne abusano, di riflettere sulla propria condizione, di acquisire nuove conoscenze diventando capaci di riprendersi il controllo della propria vita e delle proprie emozioni.
Si potrà 'guarire' soltanto quando ci allontaneremo dal nostro punto di vista limitato per abbracciare il problema nella sua globalità, con un approccio di tipo olistico.
Attenzione: È potenzialmente pericoloso dismettere psicofarmaci senza un'attenta pianificazione. È importante essere bene istruiti prima di intraprendere qualsiasi tipo di interruzione di farmaci. Se il vostro psichiatra accetta di aiutarvi a farlo, non date per scontato che sappia come farlo al meglio, anche se dice di avere esperienza. Gli psichiatri non sono generalmente addestrati sulla sospensione e non possono sapere come riconoscere i problemi di astinenza. Numerosi problemi di astinenza sono mal diagnosticati come problemi psichiatrici. Questo è il motivo per cui è bene educare se stessi e trovare un medico che sia disposto ad imparare con voi. In realtà tutti i medici dovrebbero essere sempre disposti a fare questo ai loro pazienti che lo desiderano.
venerdì 22 maggio 2015
La bufala dello squilibrio chìmico
lunedì 8 aprile 2013
Il peso terribile dello stigma e della diagnosi psichiatrica
Lo stigma perpetuo
«Oltre alla tendenza a chiamare malato chi è sano - una tendenza che appare più chiaramente nel comportamento diagnostico al momento dell'ammissione in ospedale che non dopo un periodo sufficientemente esteso - i dati stanno ad indicare il ruolo massiccio dell'etichettamento nelle diagnosi psichiatriche. Una volta etichettato come schizofrenico, lo pseudopaziente non può far più nulla per far dimenticare la sua etichetta: questo influenza in modo profondo la percezione che gli altri hanno di lui e del suo comportamento».
(...) Oggi sappiamo che non siamo in grado di distinguere la salute dalla malattia mentale. È deprimente pensare in che modo questa affermazione sarà utilizzata. Non solo deprimente, ma anche spaventoso: quante persone, viene da chiedersi, sono sane di mente ma non sono riconosciute tali nelle nostre istituzioni psichiatriche? Quante sono state stigmatizzate da diagnosi ben intenzionate, ma ciononostante errate? A proposito di quest'ultimo punto, si ricordi ancora una volte che l'errore di secondo tipo nelle diagnosi psichiatriche non ha le stesse conseguenze che nelle diagnosi mediche. Una diagnosi di cancro che si scopre errata provoca molto scalpore. Ma raramente si scopre che diagnosi psichiatriche sono errate: l'etichetta resta attaccata, eterno marchio di inferiorità.
"Non conti più nulla, niente di ciò che fai, che pensi, che senti è uguale agli altri 'normali', sarai sempre una fonte di delusione per te e per gli altri". Questa è una delle più grandi menzogne raccontate direttamente o indirettamente ai cosiddetti malati di mente. E' il messaggio implicito che sta al centro dello stigma, una delle esperienze più paralizzanti che si possa avere.E' quasi impossibile che la vita abbia un senso se nessuno nutre speranze su di te.
“... io difatti mi nascondevo, mi nascondevo e avevo paura di, di far capire che avevo questi problemi (...). Però io ero sempre con l’angoscia, con la paura che… che comunque questa cosa potesse venir fuori, che qualcuno si potesse accorgere di questi miei problemi (...). Però deve essere ben chiaro, questa non è vita! Non è proprio vita!. Cioè, vivere con l’angoscia di doversi nascondere e… di pensare di essere una persona falsa perché si nasconde... “(Ilaria)
Da più parti si sente dire che considerare malattie mediche i disturbi mentali contribuisce a combattere lo stigma che ha sempre accompagnato il 'diverso' nella cultura popolare. Ma è veramente così?
Whitaker, premiato giornalista investigativo americano, scrive sullo stigma:
«Ma - e questo non dovrebbe essere una sorpresa - la diffusione di questa falsa convinzione (cioè che si tratta di una malattia dovuta ad uno squilibrio chimico) non ha portato a una diminuzione dello stigma sociale verso le persone con diagnosi psichiatriche. Se non altro, lo ha aumentato.Altrettanto rivelatore è stato questo: in entrambi i sondaggi del 1996 e 2006, quelli che credevano in una "concezione neurobiologica della malattia mentale" - vale a dire, la storia dello squilibrio chimico - avevano una maggiore probabilità di avere un atteggiamento negativo verso le persone con disturbi mentali rispetto a quelli che non li avevano...Anche se questo risultato ha confuso le aspettative dei ricercatori, è facile capire perché l'ipotesi dello squilibrio chimico induce ad atteggiamenti negativi su persone che lottano con la malattia mentale. In sostanza dice alla gente che le persone con una diagnosi psichiatrica sono "cervelli rotti", e che i loro stati d'animo e comportamenti sono regolati dalla chimica del cervello difettoso. Si tratta di una comprensione che separa i "malati mentali" dal resto della società. Il "malato mentale" sarebbe così un individuo diverso da "noi"».
Uno studio della Auburn University, ha scoperto che lo stigma aumenta se la gente pensa di avere una malattia mentale causata da uno squilibrio biochimico al contrario di una malattia mentale derivante da eventi comprensibili nella vita di una persona. Le persone ti trattano più duramente se pensi di avere uno squilibrio biochimico del cervello. Pensano che lo fanno "per il tuo bene." Le persone sono i genitori, anche con le più buone intenzioni e gentilezza. Lo stigma praticato dai genitori aumenta il senso di isolamento e di ansia nel bambino.
Un'attiva riformatrice, Paula Caplan, ha 'scoperto' l'enorme danno delle diagnosi. La sua prima di 5 regole sarebbe utopistica purché banale: evitare di dare una diagnosi.
- Non dare mai una diagnosi, concentrarsi solo su quello che prova la persona
- Sensibilizzare il governo sul problema delle diagnosi psichiatriche
- Intentare cause per danni dovuti a diagnosi psichiatriche
- Affinare il bias nella diagnostica, ovvero personalizzare i sintomi
- Informare la gente comune sugli effetti di una diagnosi psichiatrica.
“Secondo me, per essere di qualche utilità, le etichette psichiatriche dovrebbero essere una sola: "essere umano", o altrimenti dovrebbero essere una per ogni individuo, cioè un'etichetta individuale per ogni singolo abitante di questa terra. Tuttavia, la questione è se sia effettivamente utile per l'individuo, così come per l'umanità nel suo complesso, la loro ricerca del proprio sé etichetta come disturbo, un difetto, qualcosa che è sbagliato in loro, che necessita di "trattamento" o se forse sarebbe di maggiore aiuto concentrarsi su ciò che è giusto per favorire questa ricerca. So che per me è stato sicuramente il secondo punto, mentre il primo regolarmente mi ha fatto sentire del tutto impotente e indifeso”.
Ecco parte della traduzione di un documento redatto dall'organizzazione Uditori di Voci, il quale spiega molto bene in sintesi il danno delle diagnosi:
Le diagnosi psichiatriche sono scientificamente infondate:
Le diagnosi psichiatriche hanno conseguenze dannose:
martedì 29 novembre 2011
Luoghi comuni in psichiatria - I
1 : La malattia mentale dipende da uno squilibrio chimico nel cervello
Note
(1) Fonte: Mad In America
(2) Citazione presente nel libro "A SENTENCE EXPLORER" di Anne-Marie Robb
