Rompo il silenzio per narrare un episodio che mi ha coinvolto questa estate.
Dalla mia passata organizzazione e partecipazione a gruppi tematici, nella fattispecie persone accomunate dalla stessa "patologia" , disturbo bipolare al di là di quello che contano per me le etichette psichiatriche, mi sono fatto amici e amiche , gran parte abbandonati tranne pochi con i quali sono rimasto in contatto fino ad oggi. Tra questi una persona in particolare che chiamerò Laura.
Laura presenta caratteristiche riconducibili a quello che in psichiatria viene definito "disturbo bipolare di tipo I" , o come si chiamava un tempo: sindrome maniaco depressiva. Di circa mezzo secolo di età, convive da 9 anni con un uomo di una ventina d'anni più vecchio. Ha alcuni parenti , madre , sorella e due figli e tutti vivono lontano da lei.
Laura mi scrive allarmata perchè dice di stare tornando, dopo un paio di anni di apatia, di nuovo in quella fase chiamata ipomania, che altro sarebbe il normale stato al quale ogni persona a questo mondo dovrebbe aspirare, niente di particolare ma semplicemente la gioia di stare al mondo e la voglia di fare con la giusta energia. Svegliarsi al mattino presto, avere voglia di iniziare la giornata, impegnarsi nelle proprie attività quotidiane ed andare a letto soddisfatti.
C'è però un piccolo problema. Per i cosiddetti bipolari questa è una condizione non desiderabile anzi, possibilmente da evitare per via del temibilissimo fatale ‘trigger’ verso la mania, cioè la facilità con cui si può attivare la psicosi maniacale. Occorre perciò mantenere 'l'apatia' a tempo indeterminato grazie alla continua somministrazione di litio, antipsicotici e/o altri simili veleni.
Laura sapeva bene cosa aveva passato nell'ultimo ricovero, che fra l'altro non era stato nemmeno forzato, giacché fu lei stessa a farsi ricoverare spontaneamente. Mi aveva parlato di abusi, di personale già indagato di quel reparto, e non voleva di certo ripetere la stessa esperienza.
Ella mi disse a un certo punto che dopo due anni sentiva come se si fosse sollevato un velo di nebbia nella sua mente, adesso finalmente sgombra e discutevamo del paradosso del fatto che quando stiamo bene in realtà per le altre persone siamo malati, proprio il contrario di quello che normalmente si fa.
Memore del passato tuttavia conscia della sua condizione mi ha chiesto aiuto e io le ho fornito le informazioni essenziali , le cose a cui fare attenzione, le ho pure mandato un libro che a me fu di molto aiuto per le mie passate crisi.
Improvvisamente capì anche la sua relazione con l'uomo che aveva accanto scoprendo di essere stata sfruttata e maltrattata.
Qui occorre precisare che certe dinamiche nei rapporti possono venire percepite sotto una luce tale che risultano amplificate e quello che prima poteva essere tollerato ad un certo punto non lo è più. Questo mi ha portato a riflettere anche sulle mie stesse dinamiche per arrivare alla conclusione che tutti più o meno abbiamo un bilancio dare / avere nelle relazioni che a volte può pendere da una parte e a volte dall'altra ma se ci attacchiamo ad una idea specifica, in questo caso la sensazione di essere sfruttati, vessati o peggio ancora manipolati dal partner allora la questione rischia di crescere nella consapevolezza fino a portare all'inevitabile rottura del rapporto, ciò indipendentemente dallo stato di ipomania e dalla presunta condizione patologica.
E così è accaduto a Laura. Cominciava a non sopportare più la sua presenza, tanto che alla fine lui è dovuto andare via per vedere se a casa da sola si poteva calmare.
Ma egli evidentemente per qualche ragione non poteva stare fuori casa sua e quindi dopo l'ennesimo litigio, Laura ha deciso di andarsene da sua madre , un viaggio in treno di circa 800 km.
Naturalmente nell'impeto della rabbia non si sta a programmare e preparare nulla. Quindi senza soldi nel conto che nel frattempo era stato prosciugato dalle 'tipiche spese superflue' dei maniacali , con pochi euro in tasca si apprestava ad affrontare un viaggio in treno che la porterà in giro per l'italia per tre giorni di avventure allucinanti.
Io mi sono mantenuto in contatto per quanto ho potuto. Mi rammarico di non averla potuta aiutare economicamente , ma sappiamo bene col senno di poi la cosa poteva andare diversamente, poteva pianificare per esempio prima con me il viaggio. Magari avrebbe potuto venire da me. E’ una cosa che ho ventilato ma sarei stato in grado da solo di sostenere una persona delirante? Sono pensieri legittimi anche se possono sembrare egoistici. Laura non aveva dormito per niente da giorni e sebbene sembrasse lucida a parlarci in realtà aveva già fatto il passo verso quella fase chiamata in gergo psichiatrico 'mania conclamata' dove può accadere di tutto: dalle manie di persecuzione al delirio di onnipotenza o chissà che diavolo d'altro.
Intercettata ad un certo punto del viaggio è stata portata in ambulanza in pronto soccorso e poi successivamente rilasciata, a mezzanotte senza soldi a piedi, a 10 km dalla stazione. Un fatto veramente strano ma può succedere quando si ha a che fare con procedure rigide: per un TSO serve la convalida di alcuni personaggi tra cui il sindaco e un familiare e probabilmente mancava qualcosa. Inoltre a detta di Laura in quel posto l'hanno trattata ed etichettata subito come una tossica senzatetto.
Dopo tante peripezie è finalmente riuscita ad avere dei soldi sulla sua carta ricaricabile per poter comprare un biglietto e proseguire il suo viaggio in direzione di un suo familiare, il quale l'ha subito segnalata per un TSO nell'SPDC locale. Fine del viaggio.
I miei rapporti con Laura si sono rotti come accade spesso in questi frangenti, si arriva a fidarsi dei parenti che alla fine risultano quelli che ti vogliono vedere dentro. Ho rivissuto una scena già scritta che mi posso immaginare: le persone a te più care , quelle ai cui dovrebbe stare a cuore la tua salute sono proprio quelle che ti accompagnano al patibolo. Questo è il grande paradosso di questo sistema di pseudocura basato sulla psicofarmacologia coercitiva.
Nei momenti cruciali, quando anche io come amico avevo perso ogni credibilità per congetture , per film mentali che una persona in forte crisi emotiva ma tuttavia consapevole si fa, ho perso ogni speranza di poter deviare il corso degli eventi e quindi impedire un epilogo scontato. D'accordo, col senno di poi avrei potuto definire fin dall'inizio un piano per trovare un posto alternativo di accoglienza. Ma queste sono riflessioni postume che non si verificano nell'urgenza e nella concitazione.
Vengo quindi al significato di questo titolo "tra il dire e il fare". Si dice bene, si parla bene anche in questo stesso blog di alternative, di esperienze di successo, di storie di recupero ecc ma all'atto pratico rimangono spesso soltanto parole vuote. La famiglia naturalmente si coalizza tutta d'accordo con le istituzioni psichiatriche perché aiutare veramente una persona in tali difficoltà diventerebbe troppo impegnativo per un familiare e non c'è il tempo materiale né le risorse per poter fare diversamente.
L'unica persona accanto a lei che poteva aiutarla, il suo compagno anche se contro la psichiatria e contro l’eventuale ricovero era purtroppo diventato il suo acerrimo nemico dal quale stare lontani.
Spesso mi sono messo a riflettere su cosa fare se dovesse capitarmi di tornare come lei in 'mania conclamata' . Sono arrivato alla conclusione che la cosa migliore sarebbe organizzare prima con calma un piano ben preciso che ti permetta di sparire per un po' dalla circolazione senza lasciare alcuna traccia. Avere degli amici molto fidati, che conoscono le dinamiche e disposti a sostenere il fardello di una persona fuori di testa. Oppure una struttura di accoglienza organizzata autogestita da ex pazienti che conoscono bene le problematiche. Purtroppo ci sono molte ragioni per cui tali soluzioni sono impraticabili in questo modello di società basata sul profitto, la competizione spietata e la medicalizzazione coatta.

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