Recupero

Guarire dalla malattia mentale si può? Come si può 'guarire' da se stessi?

Ma la malattia mentale esiste? Si può definire malattia un carattere, una diversa attitudine, un'emozione intensa? Purtroppo secondo la psichiatria organicista, la malattia mentale esiste ed è inguaribile, tuttavia curabile necessariamente con i farmaci, anche se non è mai stato dimostrato alcuno squilibrio chimico alla fonte né che gli psicofarmaci curino qualcosa. Numerose esperienze di 'sopravvissuti' e indagini indipendenti dimostrano invece l'esistenza di una 'trappola farmacologica' molto subdola che, lungi dal 'guarire', favorisce il mantenimento o la cronicizzazione della supposta malattia.
Questo spazio vuole dare la possibilità ai cosiddetti malati mentali di conoscere le reali implicazioni dei farmaci , di cui spesso ne abusano, di riflettere sulla propria condizione, di acquisire nuove conoscenze diventando capaci di riprendersi il controllo della propria vita e delle proprie emozioni.
Si potrà 'guarire' soltanto quando ci allontaneremo dal nostro punto di vista limitato per abbracciare il problema nella sua globalità, con un approccio di tipo olistico.

Attenzione: È potenzialmente pericoloso dismettere psicofarmaci senza un'attenta pianificazione. È importante essere bene istruiti prima di intraprendere qualsiasi tipo di interruzione di farmaci. Se il vostro psichiatra accetta di aiutarvi a farlo, non date per scontato che sappia come farlo al meglio, anche se dice di avere esperienza. Gli psichiatri non sono generalmente addestrati sulla sospensione e non possono sapere come riconoscere i problemi di astinenza. Numerosi problemi di astinenza sono mal diagnosticati come problemi psichiatrici. Questo è il motivo per cui è bene educare se stessi e trovare un medico che sia disposto ad imparare con voi. In realtà tutti i medici dovrebbero essere sempre disposti a fare questo ai loro pazienti che lo desiderano.

venerdì 10 agosto 2018

Perché dovresti smettere : storia di JanCarol

Ecco un'altra storia di recupero. Questa volta non sarà la classica storia di malattia-diagnosi-apertura occhi-recovery ma ci concentreremo solo sulla parte del processo di dismissione dei farmaci. Infatti questo è un post che fa parte di un forum pubblico, molto frequentato, specializzato nello scalaggio e dismissione degli psicofarmaci, qui chiamati comunemente 'droghe'. 

Quello che risulta evidente fin dall'inizio è la necessità di avere una grande determinazione per farcela, supportata dall'esperienza di numerose altre persone che a loro volta ce l'hanno fatta. Come risulta altrettanto importante riuscire a svuotarsi la testa dei preconcetti inculcati dalla psichiatria, sul fatto di essere malati, cronici e con tutto quello che ne consegue. 

Anche in questa esperienza è interessante notare delle cose comuni alle altre esperienze di recupero, cose che se ignorate possono perfino decretare il fallimento con conseguente ritorno allo status di psichiatrizzati conformi e intossicati a vita. 

Abbiamo visto che dovremmo agire sia dal punto di vista biologico che dal punto di vista psicologico. Questo modo di fare indica che niente viene tralasciato o disatteso. E comunque, come si suol dire, nel dubbio meglio abbondare che deficere. Solo la psichiatria è così sicura del suo dogma biologico che non è capace di fornire altro che le sue soluzioni chimiche. 

Quindi riepilogando , vediamo quali sono gli aspetti prettamente biologici:

1- Alimentazione : 

Probabilmente la cosa più importante, in effetti ciò che mettiamo dentro dall'esterno è il carburante, la base chimica da cui si sviluppano tutte le molecole essenziali per un corretto funazionamento del corpo e del cervello. Inoltre, è stato dimostrato che i neurotrasmettitori si 'fabbricano' nell'apparato digerente. Strettamente collegato a questo aspetto vi è:

2 - Attenzione a derminate sostanze 

Questa è la trappola in cui cascano la maggioranze delle persone che intendono recuperare, e allo stesso tempo non possono rinunciare alle loro sostanze tanto care. E qui si va di solito a considerare le sostanze di abuso più comuni, tra le quali senz'altro ci sono le sostanze psicoattive, gli stupefacenti e l'alcool ma nache roba più 'innocente' come la caffeina e gli zuccheri, perfino glutine e latticini, poi ovviamente sono da includere tutti i farmaci da prescrizione. 

3 - Supplementi

In un corpo intossicato con un intestino che non funziona come dovrebbe, è molto probabile che non vi sia una corretta assimilazione dei nutrienti essenziali, intesi come vitamine e minerali. Quindi risulta spesso necessario integrare per sopperire a queste carenze. Jan Carol ha considerato di usare il magnesio e l'olio di pesce perché ha visto che ne trae giovamento e così sarà stato per molti altri che ha conosciuto, tuttavia questa è una ricerca personale e il fabbisogno di questi elementi dovrebbe essere individuale. La cosa interessante è che i micronutrienti non sono farmaci, e il loro uso e perfino sovradosaggio non produce danni. Pertanto è possibile sperimentare dei trattamenti con queste sostanze relativamente senza rischi. 

4 - Esercizio fisico, aria aperta e esposizione alla luce solare

Ultimo aspetto 'biologico' importante: esercizio fisico all'aria aperta, possibilmente nella natura in una zona non soggetta ad inquinamento dell'aria. L'esercizio moderato favorice l'ossigenzione e le endorfine benefiche purchè diventi una consuetudine. La quantità ottimale di esercizio può variare ma non meno di 20 minuti al giorno e 8 mila passi di camminata sarebbero un obbiettivo da mantenere. Infine l'esposizione alla luce solare, è importante anche per la produzione naturale della vitamina D. 

Passando ora agli aspetti psicologici: 

1 - Praticare una forma di meditazione

JanCarol ha scelto il Tai Chi e ha preferito non essere coinvolta in alcuna organizzazione di tipo religioso perchè ha avuto esperienze negative in passato. 

Anche se ciò mi trova completamente d'accordo non mi sento di sconsigliare ad alcuno di seguire anche con passione e senso di missione una qualsiasi forma di fede purchè sia compatibile con i valori etici universalmente riconosciuti. 

La mindfulness ad esempio è una forma di meditazione che nonostante provenga dal Buddismo non è considerata una religione. Così altre pratiche tendono a convergere tutte ad ottenere quel distacco necessario e sviluppare la nostra parte spirituale sopita. Occorre qui fare però attenzione perché per alcune 'patologie psichiatriche' un 'risveglio' spirituale può facilmente venire scambiato come un sintomo della malattia mentale che riemerge. 

2 - Rapporti umani 

Avere relazioni soddisfacenti non intendo solo a livello amoroso / sessuale anche se lo ritengo molto importante. Una misura contro l'isolamento che inevitabilmente si abbatte nelle persone psichiatrizzate (anche in tante altre che non lo sono). 

JanCarol ha conosciuto tante persone virtualmente nel suo forum e può darsi che dopo sia accaduto a lei come a me di arrivare a conoscere le persone anche fisicamente. Questa è una buona cosa ma anche le relazioni di amicizia sono impermanenti. Sta alla volontà individuale e alle possibilità logistiche riuiscire a mantenere vivi tali rapporti. Non sarebbe poi male che in caso di bisogno vi fosse una sorta di rete di protezione. 

3 - Desiderare di aiutare gli altri in situazioni simili

Un aspetto che non emerge direttamente dalla storia di JC ma che si può immaginare ad esempio da suo impegno nel trasmettere la sua esperienza agli altri e il sua partecipazione al forum. 
Con una diagnosi di questo tipo, e dai farmaci che questa donna prendeva, posso intuire che sia stata diagnosticata 'bipolare di tipo I' ovvero maniaco-depressa come me dunque soggetta a sbalzi di umore tali da passare dal delirio di onnipotenza alla depressione più nera. 
Una storia dove non manca un passato di abuso di sostanze, di eccessi e conseguenti incidenti di percorso anche importanti, tali da richiedere interventi chirurgici. 
Non è il mio caso , tuttavia ho conosciuto persone così e posso bene comprendere come siano diventati assidui difensori e strenui assuntori delle loro terapie farmacologiche. Benché siano anche loro stati convinti della necessità di assumere vita natural durante delle neurotossine, ne hanno combinate di così grosse che il solo pensiero di poter tornare maniacali e/o nella depressione terribile che segue è una cosa insopportabile , pertanto sono disposti a fare di tutto, anche sopportare il 'male minore' di intossicarsi inutilmente a vita. Dico inutilmente perché i farmaci non hanno di per sé il merito di 'tenera a bada' la bestia, anzi, sono proprio queste sostanze 'demoniache' a cronicizzare il problema. Ma tale è la convinzione dei bravi pazienti della necessità delle droghe psichiatriche che pensano bene anche a rigare dritto, ovvero smettere di desiderare emozioni forti, anche perché no, resi disinteressati al sale della vita dagli stessi farmaci che arrivano ad assumere così diligentemente. 

Quindi se un effetto 'terapeutico' ce l'hanno questo effetto dipende essenzialmente da una menomazione importante. Allo stesso modo in cui in passato si otteneva una docile remissione dei sintomi più importanti dopo avere praticato una bella leucotomia transorbitale, alias distruzione di pezzi di cervello con uno strumento che veniva introdotto nella cavità oculare.

Posso capire, dicevo, queste persone e la loro paura di tornare preda della terribile condizione di 'folli' ma a loro è stato detto che da soli non possono farcela, devono necessariamente rivolgersi agli 'esperti' e alle magiche pillole necessarissime , indispensabili, inoppugnabili, indiscutibili e tassativamente assunte a vita eterna amen.
Ma c'è una frase che la 'ragazza poster' scrive ad un certo punto: "Nessuno ti dice che puoi gestire il tuo stato d'animo. In effetti, nessuno ti dice che sei l' unica persona in grado di gestire il tuo stato d'animo!"
La mia storia così come questa storia e quella di tante altre persone con questo genere di problemi dimostra come sia possibile vincere la 'bestia' senza usare neurotossine a vita, senza bisogno di menomarsi emotivamente, fisicamente e intellettivamente. 


Il nocciolo della questione è decidere una volta per sempre di cambiare, di passare dello status di 'cattivo ragazzo' a 'bravo ragazzo'. Con 'cattivo ragazzo' non intendo semplicemente indicare una persona ribelle o non conforme o dedita all'abuso di droghe, ma essenzialmente una persona che non si comporta bene con sé stessa. Una persona viziata, viziosa a cui manca la capacità di auto regolarsi. Nonostante molti storceranno il naso, me compreso, temo che questa sia una caratteristica predominante in questo tipo di temperamenti, specialmente per quelle persone che non riescono ad uscire da questo giro di schiaffi. Parlo di quelli che arrivano alla diagnosi dopo anni e anni di cicli estremi, di montagne russe , di tutto di più senza soluzione di continuità. 

Probabilmente la ragazza di questa storia è stata una caso di questi. Tuttavia anche lei dopo anni di conformità e assoluta convinzione di essere gravemente malata dunque convinta e obbligata ad assumere neurotossine a vita ha cambiato idea. E' bastato informarsi meglio, una ricerca, un libro e qualcosa in lei è scattato dentro. Ma soprattutto ha visto gente che prima di lei ce l'ha fatta. 

Se penso alle persone che leggo nei vari gruppi di gente conforme su Facebook sono così inquadrati e cervello-lavati che se vedono una persona di questo tipo pensano come del resto pensano gli psichiatri che sono casi rari di diagnosi sbagliate o persone mai state malate o irriducibili malati infelici, problematici inconsapevoli di esserlo.

Sono talmente assuefatti al verbo psichiatrico che tendono a rimuovere ogni possibilità che possa esistere una via di uscita differente, fuori dalle grinfie della psichiatria. Tali individui suscitano in me sentimenti di estrema compassione mista a rabbia. Rabbia perché difficilmente potranno salvarsi dalla rovina. 





Storia di recupero di JanCarol


Inizierò con la parte di successo, prima di spiegare la storia.

Sono una classica storia di "Why You Should Taper" (perchè dovresti scalare ndt) per ragazze poster. Pensavo che non potevo uscire dalla droga psichiatrica, ero convinta di essere una "bipolare biologica" - ma usando la conservazione del 10% o meno del sistema di diminuzione di SA (forum Surviving Antidepressant ndt), Questa volta non ho avuto effetti da ritiro, ho potuto controllare i miei sintomi e lasciare spazio ai miei fattori di stress. Sono un esempio vivente del perché qualcuno dovrebbe dismettere e trattenere per poterne uscire. E non esiste una cosa troppo lenta.

Attribuisco il mio successo al cono di SA, e un certo numero di strategie di coping.

Ho avuto il supporto di uno psicologo, che era del tutto favorevole. Ho maltrattato il mio psichiatra per fare il cono "a modo mio" invece che a modo suo. In realtà mi aveva dato anche suggerimenti utili per i cambiamenti dello stile di vita. Ho avuto un agopunturista, un massaggiatore e in seguito ho aggiunto un medico ortomolecolare e un osteopata. L' ho detto a mio marito e a tutti i miei amici. Mi sono preparata per il mio cono.

Devo così tanto a coloro che hanno percorso questa strada davanti a me: AltoStrata, GiaK, Rhiannon, Petunia, BrassMonkey, MammaP, Bubble, Dalsaan, MeiMeiQuest, CymbaltaWithdrawal5600 e molti altri. E - per andare più lontano - Robert Whitaker per il suo eccellente libro, "Anatomy of an Epidemic", e Will Hall per la "Icarus Harm Reduction Guide to Coming off Psychiatric Drugs" per avermi mostrato che si poteva fare, e come. E per aiutarmi ad accettare che io possa essere diversa - ma questa diversità non è una condizione medica.

Mi sono incuriosita e ho letto tutto quello che potevo sul web; ho imparato molto. Ho imparato di più da SA e Beyondmeds.com. La maggior parte di ciò che ho scritto come moderatore non è originale - ma è qualcosa che ho imparato qui o nelle mie ricerche, che ho applicato alla mia vita e che ho trovato efficace.

Il mio psichiatra ha resistito al mio desiderio di diminuire, ma mi ha detto che mi avrebbe sostenuto se avessi messo alcune cose a posto. Abbiamo stabilito un contratto con il mio maritino, in modo che se fossi uscita dai binari, sarebbe stato in grado di ottenere un aiuto per me. Non mi assottigliava i farmaci se non mi impegnavo a fare passeggiate al sole per la terapia della luce e la stabilizzazione dell'umore. Mangio anche carne e pesce per la stabilizzazione dell'umore e la nutrizione del cervello. Ho iniziato una pratica di Tai Chi e ho trovato uno studio di yoga che mi supporta. I miei compagni di karate mi hanno sempre supportato, anche quando stavo troppo male per partecipare.
Nel frattempo, la mia psicologa andò a sentire una conferenza di Robert Whitaker e realizzò quanti dei casi che vedeva erano persone che soffrivano degli effetti degli psicofarmaci. Ha scritto lettere di progresso incandescenti al mio psichiatra, il quale non ha avuto altra scelta che dire "Ok, immagino che stia andando bene".

Insomma, ho impiegato un anno per eliminare una bassa dose di reboxetina (è il SNRI meno efficace al mondo, in realtà meno efficace del placebo) e altri 2,5 anni per togliere il litio. Poiché soffrivo di tossicità da litio (diabete insipido), ho alternato alcuni dei miei coni SNRI con il cono di litio. Ho diminuito del 10% al mese, o se durante il taglio a secco, dovevo diminuire del 15% (il mio cono maggiore), l'avrei tenuto un mese in più. Lo mantenevo un mese in più se avessi avuto problemi o fattori di stress: funerali, viaggi, malattie, cattive notizie, ecc. L'ho mantenuto 3 mesi dopo che lo SNRI era sparito prima di diminuire di nuovo il litio. 

Le mie candele erano relativamente prive di sintomi. La maggior parte dei miei sintomi derivavano dalla preoccupazione che io fossi davvero pazza - e c'erano stati dei picchi dell'umore finché non ho imparato a gestire il mio umore da sola. 

Questo è ciò che avrei dovuto sapere quando sono stata diagnosticata 20 anni fa. Nessuno ti dice che puoi gestire il tuo stato d'animo. In effetti, nessuno ti dice che sei l' unica persona in grado di gestire il tuo stato d'animo!

Ho ridotto notevolmente il glutine, in particolare il grano e il latte. Ho tagliato il caffè. Inizio la giornata con proteine (buone per le ghiandole surrenali) e finisco la giornata con i carboidrati. Faccio bagni di magnesio ogni volta che mi sento "croccante" e dopo ogni sessione di allenamento. Bevo frullati di cibi crudi 2 volte alla settimana. Prendo un certo numero di supplementi per gestire la mia salute senza farmaci. I più importanti: magnesio e olio di pesce. Per l'umore ed energia: NAC (N-Acetyl Cysteine) ndt. 

Non potevo ricominciare la meditazione, a causa degli abusi di setta nel mio passato, ma posso praticare il tai chi e lo yoga e amo la meditazione del respiro e della consapevolezza. Ho trovato un grande beneficio nella pratica sciamanica, perché non consiste nell'adorazione di alcuna divinità straniera o guru, e la mia esperienza interiore è la guida di ciò che sto imparando e di come sto crescendo.

Ho ripreso a fare pratiche creative, come la musica, il disegno, la pittura e la scrittura. Sono in corrispondenza con persone speciali qui su SA e in altri luoghi, così ho potuto imparare e crescere condividendo con gli altri. 

Sono stata ben supportata da tutte queste persone e queste pratiche e sento di avere una rete che mi proteggerà se mai dovessi di nuovo cadere.

A volte adesso mi manca una pratica. Potrei non far entrare tutto il sole, o potrei mangiare grano o latte. Ma ora sto abbastanza bene - sono abbastanza gagliarda - e ho abbastanza pratiche - sufficenti per cui se mancano uno o due blocchi Jenga non fanno cadere la torre (Jenga è un gioco da tavolo con blocchi di legno da sovrapporre ndt). Aiuta anche a non avere una torre troppo alta - la nostra società chiede troppo a noi, credo, a volte è inumana)

Quando torno, racconterò di più sulla mia storia: pazza, abusata, selvaggia, suicida, depressa, con inesorabile fatica, e di come ero convinta di essere "bipolare".

Ora, non ho diagnosi (conservo la classificazione medica in modo da poter rifiutare i farmaci - "No dottore, non puoi darmelo, sono bipolare!"), Il mio corpo è danneggiato da interventi chirurgici, abuso di sostanze, incidenti e dolore. Il mio principale effetto duraturo dei farmaci è la disfunzione metabolica e autonoma, ma anche questi sono aggravati dagli interventi chirurgici. Ho ancora un grave disturbo del sonno a ciclo ritardato (ma ce l'ho sempre avuto: è la mia caratteristica ), e un inesorabile acufene.

Ma la mia vita mentale ed emotiva è più sana di quanto non lo sia mai stata prima. Ho compassione per i miei simili umani in un modo che non avevo prima. Ho passione per quello che sto facendo e un senso di scopo nella vita. 

Sono spinta a creare, condividere, imparare, crescere. Adoro incontrare persone e ascoltarle e mi sento così incredibilmente fortunata. Sono più vecchia e più saggia che mai, e ho ancora molte cure da fare. Ma sono sveglia, viva e grata di esserlo. 

Fonte survivingantidepressant.org

domenica 15 luglio 2018

Il rifugio degli incapaci



La presunta violenza del folle.

Questo è un'argomento spinoso, tuttavia di importanza cruciale.  E' l'elemento chiave , il deterrente principale che autorizza e giustifica l'operato coercitivo della psichiatria, che come sappiamo, non a eguali in ogni altra specialità medica. In effetti la psichiatria in questo senso non ha nulla a che fare con la medicina ne con la scienza medica, in quanto si pone esclusivamente come mezzo di controllo sociale. Si potrebbe affermare che questa presunta violenza del folle, è la scusa principe che giustifica l'uso della violenza sulle persone che vanno 'fuori di testa'. Una violenza istituzionale, fatta di privazione della libertà e assalti chimici atti ad interferire gravemente con la psiche, oltre che produrre gravi danni fisici.
Capisco benissimo come si deve sentire chiunque messo di fronte ad una persona  'fuori di testa' magari della quale già sappiamo il proprio trascorso 'psichiatrico' con precedenti TSO (ricoveri coatti) o azioni non troppo innocenti.
Qui entra in gioco la paura di ciò che per sua natura è la definizione dell'imprevedibile, della inosservanza totale di ogni regola morale , sociale, della perdita di qualunque remora o inibizione. 

Personalmente, mi sono trovato da entrambe le parti della barricata: sono stato il folle, e mi sono trovato davanti un folle in piena crisi psicotica. Quando ero io dentro la 'follia' non mi rendevo conto affatto di poter essere violento verso chi avevo di fronte a me, né mi balenava minimamente l'idea di usare violenza verso me stesso o chicchessia. Se in effetti violenza poi c'è stata era semmai per lo più di tipo verbale e comunque in risposta alle vessazioni che altri stavano compiendo contro di me. Era una diretta conseguenza di una violenza inflittami. Se nessuno si metteva a contraddirmi o impormi delle cose che dovevo fare, sarei stato estremamente tranquillo. E' veramente strano come in tali situazioni le persone ritenute 'normali' possono perdere le staffe davanti a una persona non conforme che delira per i fatti suoi. Ricordo molto chiaramente che ad esempio ad un certo punto mio fratello si avventò contro di me con una violenza mai vista prima, mi afferrò per il collo gettandomi a terra, tutto perché volevo rifiutarmi di essere trascinato in TSO, ovvero di essere 'curato'. Quindi direi semmai che il 'folle' è più propenso a subire violenza dagli altri piuttosto che il contrario. 
Ma naturalmente questo non basta. E qualunque cosa si possa dire, qualunque ipotesi si possa fare, rimane la paura dell'inconoscibile. Davanti alla follia non si può discutere.  Così non c'è bisogno, e anzi , è perfettamente inutile perdere tempo ed energie cercando di parlare con il folle cercando un punto di convergenza di opinioni, di tranquillizzare con le parole. Si arriva a situazioni paradossali dove qualunque cosa il folle dica , qualunque cosa faccia, viene sempre considerata una prova della sua presunta follia. 
Quando poi, davanti ad una situazione in cui si prefigura un imminente ricovero coatto, quando il presunto folle prova a parlare, succede spesso che si è già deciso che fine farà, in barba a qualunque legge o convenzione. Quindi sia che il malcapitato dica che accetta le 'cure' o che le rifiuti, il risultato finale non cambia: 
" Perchè mi volete portare dentro? 
Perchè non stai bene e non accetti le cure. 
Ma se accetto le cure posso restare a casa mia? 
No perché non stai bene. 
Ma se le cure mi fanno stare meglio perché non posso farle a casa mia? 
Perchè sei in pericolo e devi essere curato in ospedale. 
Ma se mi curo non sarò più in pericolo." 
E via discorrendo. 
Questo è un possibile dialogo che intercorre tra paziente e il personale addetto al trasporto in ospedale. Qui può succedere che il paziente accetta di essere portato via, magari viene vigliaccamente rassicurato che ci sarà solo una breve visita di controllo e sarà con molta probabilità rimandato subito a casa, oppure nel caso peggiore si arriva a costringere di peso la persona che rifiuta ogni ragionevole spiegazione della necessità di venire internato, violentato, traumatizzato e gravemente offeso nella propria dignità con il TSO. 

Eppure un modo diverso di agire deve esistere, nelle situazioni tipiche, oggi si potranno evitare certi drammatici momenti solo se il malcapitato è abbastanza scaltro da riuscire a viversi le proprie crisi senza clamore, senza darlo a vedere, cosa oltremodo impossibile temo, dato che un individuo difficilmente rimane solo in tali frangenti. Senza dubbio esisteranno persone talmente riservate e solitarie che la loro crisi non avrà mai modo di palesarsi al di fuori di sé stessi, delle proprie immediate vicinanze. Oggi sarebbe molto difficile ad esempio prendersi una pausa e andarsene in eremitaggio per un po di tempo, ad aspettare che la crisi passi, oppure passare 40 giorni nel deserto senza cibo come fece Gesù. 
Nonostante che io sentissi il bisogno di isolarmi, di vivere le mie esperienze di 'vetta' da solo nella tranquillità della campagna a casa mia pur essendo libero di farlo in teoria, in pratica non mi era consentito perché da solo, avrei potuto fare qualcosa di brutto, o di sconveniente. 
Non mi era consentito neanche un 'setter' un accompagnatore come si usa quando le persone assumono volutamente sostanze allucinogene, per evitare di farsi del male. Tanto meno una persona alla pari, nonostante vi sia sempre maggiore evidenza della loro utilità come persone 'informate' ed empatiche. 
Questo perché è molto più sbrigativo sedare massicciamente per far cessare il prima possibile la crisi psicotica, l'esperienza di vetta, il delirio o la crisi mistica, o qualunque altra esperienza si possa così definire fuori dell' ordinario.

Quindi oggi cosa accade? 
Per cascare sempre in piedi, si punta a bloccare con la sedazione, coatta, con l'avvelenamento massiccio a base di neurotossine, qualunque manifestazione non ordinaria, basta che sia vissuta con un disagio vero o presunto per chi la subisce e specialmente per le persone che stanno intorno al malcapitato qualora queste ultime venissero 'disturbate'. 

Come si potrebbe dunque agire in modo diverso? 
Tanto per cominciare, già evitare di traumatizzare ulteriormente, come se non bastasse l'esperienza psicotica quando può essere già abbastanza traumatica di per sé. 
Esperienze fatte di remissione spontanea delle crisi senza ricorrere a psicofarmaci, contenzione ecc. ci dimostrano che è molto meglio evitare in ogni caso il ricorso alla medicazione forzata e coatta, quindi di aggiungere altra benzina sul fuoco. L'esperienza del cosiddetto 'Open dialogue' un metodo  realizzato per la prima volta  in Finlandia ormai da decenni, dimostra che dopo la prima crisi psicotica vi può essere una remissione totale dei sintomi ben nell'80% dei casi senza assumere neurotossine o tenute al minimo possibile. 
Esperienze passate di 'santuari', rifugio per smaltimento crisi, dove le persone venivano tenute con rispetto, non giudicate, né stigmatizzate o diagnosticate, né 'trattate' chimicamente, insieme ad altre persone con esperienza vissuta, perciò pienamente consapevoli ed empatici verso i 'pazienti' con pari esperienza. 
Gente che sa soprattutto ascoltare, senza giudicare o sentenziare, né costringere.    
Anche in quel caso si è visto che le persone miglioravano senza bisogno di diventare 'frequent flyer' dei reparti chiusi. 
Oggi, grazie alle cure amorevoli e al trauma subito, abbiamo un costante rimpiazzo dei pazienti cronicizzati che passano saltuariamente del tempo nei reparti, con conseguenti costi levitati e rischi suicidio aumentato di 40 volte alla dismissione. Poi si lamentano che i pazienti aumentano, i posti letto non bastano  e il personale è sempre più risicato. Però i farmaci abbondano, specialmente l'uso dei 'depot' (iniezioni a lento rilascio) che non ha alcun senso se non quello di rendere schiavi di una sostanza neurotossica che non si desidera assumere in altro modo.   

Tornado al discorso della violenza, tema di questo articolo, come ci si può aspettare una reazione pacifica da individui così massacrati, vessati e umiliati? Vediamo se tanto per cominciare, la smettiamo di usare questa violenza sulle persone che già soffrono per ciò che provano e non capiscono o che se ne stanno beati a godersela come capitava a me. 
Cosa è anormale? 
Quando ripeti continuamente 'stai male' a qualcuno che non è mai stato così bene, ti aspetti anche che ti dia retta, che si mantenga calmo e tranquillo? 
E' anormale che un figlio arrivi a dire che non si fida più di nessuno, nemmeno dei sui genitori, quando il loro intervento produce tutto questo?

Con questo non sto minimizzando la gravità di una crisi, anche quando contiene elementi di apparente benessere come la mania o al contrario, l'inferno del delirio di persecuzione , le allucinazioni uditive angoscianti ecc. Ma se non si conosce il modo corretto di approcciarsi alla persona in crisi, si rischia di amplificare il danno e peggiorare la situazione.

Poi gli psichiatri per continuare ad arrampicarsi sugli specchi e dimostrare la loro ragione, fanno degli studi ridicoli, ad esempio: E' dimostrato che gli individui 'psicotici' che si incazzano sono maggiormente propensi ad usare violenza. Se fai arrabbiare chiunque, è probabile che usi violenza, psicotico o no. E di ragione per arrabbiarsi, tali psicotici  ne hanno a quintali, se consideriamo come vengono trattati. Quindi torniamo al discorso precedente sulla violenza che non è mai 'gratuita' o raramente è tale, ma solo una risposta ad una violenza istituzionale. 

Passiamo dall'altra parte della barricata. 
Un giorno, durante il mio ultimo impegno forzato in TSO avevo un compagno di stanza che non stava granché bene, in effetti se stava bene non sarebbe finito li dentro. Lo conoscevo da anni perché l'avevo incontrato nei precedenti ricoveri e avevamo stretto amicizia. Comunque non l'avevo mai visto in piena crisi psicotica, era irriconoscibile: faccia tirata, sguardo allucinato, stava nel corridoio in mutande urlava a delle voci immaginarie che molto probabilmente gli stavano dando fastidio. Confesso che in quel momento non mi avvicinai perché ebbi paura. Messo così in quella situazione faceva veramente paura, nonostante l'ambiente relativamente 'protetto' del reparto , gli infermieri pronti ad intervenire ecc. Questo mi fece riflettere, anche se non ero proprio in vena di riflessioni, imbottito come ero di neurolettici, ci avrei tuttavia riflettuto dopo. Pensavo a Giorgio Antonucci, un medico che affiancò Basaglia nella 'rivoluzione'  nel manicomio di Gorizia alla fine degli anni 60. Giorgio usava parlare con le persone fuori di testa. Aveva questa dote innata di calmare le persone soltanto attraverso il dialogo. Egli riteneva che la condizione della follia è innanzi tutto la mancanza di dialogo con sé stessi. 
Antonucci racconta che,  una volta arrivato al manicomio scelse subito di occuparsi delle peggiori pazienti ricoverate in condizioni disumane, legate ai letti perché ritenute estremamente pericolose. Subito le liberò dai legami, tolse ogni tipo di farmaco, e si trattenne a parlare con loro giorno e notte. Non fu una liberazione repentina, ci volle del tempo ma cosa incredibile mai nessuna paziente usò violenza contro di lui. Egli raccontava di come in tutta la sua carriera l'unica violenza l'aveva subita da un'infermiere che gli dette un pugno perché critico verso i suoi metodi. 
Un'altra volta che era medico di guardia al pronto soccorso, fu chiamato da una donna preoccupata del marito in grave crisi psicotica che l'aveva minacciata. Arrivato da lei, si mise a discutere con il marito, di argomenti pertinenti alle sue preoccupazioni fantastiche, con accenni alle tradizioni mitologiche per avvalorare e dare una spiegazione a quello che l'uomo stava provando. Riuscì a calmarlo, a tranquillizzarlo e non ci fu alcun bisogno di ricovero o tanto meno di 'trattamento'. 
Quando lui era medico di guardia nessuno in crisi psicotica veniva mai trattenuto in TSO. 
Il dott, Cestari nel video documentario sulla storia di Antonucci ha spiegato bene come quest'uomo fosse più unico che raro, una persona che aveva fatto proprio il suo pensiero: la malattia mentale non esiste. Quindi non esiste comportamento immotivato e casuale, e d egli aveva questo dono di trovare il nesso casuale o in altre parole riusciva a contestualizzare la crisi. In pratica si comportava al contrario di quello che normalmente facevano gli altri medici a cospetto della persona folle. Antonucci con molto probabilità aveva un metodo che oggi si potrebbe paragonare all'approccio dialogico, e l'ECPR , sistemi che teorizzano il modo migliore per approcciarsi alle persone in questo tipo di crisi. 

Sarebbe quindi opportuno che ogni operatore psichiatrico, medico di emergenza, esponenti delle forze dell'ordine, finanche ogni familiare della persona con simili problemi venisse formato opportunamente per sapere come relazionarsi con persone in simili situazioni.  
Purtroppo solo i medici e gli operatori se va bene hanno questo tipo di formazione, inoltre l'approccio farmacologico di per sè inficia ogni buon proposito, in quanto spesso tende ad esasperare la reazione violenta. Se una persona benché delirante rimane 'pulita' magari resta ancora qualche barlume di consapevolezza. Se la stessa persona prende sostanze psicoattive , legali o illegali, la situazione tende a diventare davvero imprevedibile. 
Basti pensare agli sparatori seriali delle scuole in America, a gente che mai si sarebbe sognata di fare ciò che ha fatto finché si sono trovati a diventare assassini spietati, fuori da ogni spiegazione razionale, perché preda degli effetti deleteri di psicofarmaci normalmente prescritti o in fase di astinenza da dismissione. 

Ed ora , la parola all'altra campana: 

...Di fronte a una crisi psicotica non sempre basta la parola...
Io credo che tutto questo buonismo, sta nella nostra paura ancestrale della pazzia!
Si rifiuta il problema in tronco, si indora la pillola, si nega tutto, perché ci si identifica.
E se dovesse capitare a me? A quel punto anche noi attiviamo quella parte psicotica che ci fa uscire fuori dalla realtà.
Ma invece la realtà esiste!
Come esiste la crisi di Astinenza.
Quando lo psicotico ha una crisi in cui le voci gli comandano di fare violenza... voi dovreste starci al posto dei loro famigliari!
O quando preso da delirio persecutorio si... vendica o si difende con violenza,  be vi invito a parlarci quando vi mette tra i persecutori!
Come il ragazzo in astinenza che arriva ad uccidere i genitori se non gli danno i soldi, non vi siete mai trovati In condizioni simili?
E quando il paziente delirante che riconosce i suoi persecutori e gli si scaglia contro?
Anche gente mai vista né conosciuta, eppure questo succede!
Si fa presto a parlare, bisogna starci!
Molte volte i genitori non chiamano il TSO e vengono con la faccia gonfia di botte!
Possiamo dire che forse bisognerebbe trovare altri metodi...
Eppure io penso che gli psicofarmaci abbiano cambiato la storia della psichiatria. Che Basaglia stesso ha detto di aver potuto aprire i manicomi proprio grazie agli psicofarmaci...
Io credo che chi parla buonisticamente è solo perché non sa la differenza tra nevrosi e psicosi, tra essere nella realtà ed essere fuori della realtà.
La differenza fra suicidio nevrotico e suicidio psicotico.
Perché bisogna anche considerare il male che uno può fare a se stesso....
Poi se il TSO è chiamato in modo inopportuno la responsabilità va a chi chiama...

Come non condividere in coscienza  parte di quello che questa persona ha scritto? 
Eppure una via di uscita ci deve essere, anzi è stato dimostrato che esiste. 
Posso anche immaginare che questa persona  si arrabbierebbe se venisse chiamata 'incapace'. Eppure questo termine, spesso usato dagli esponenti della psichiatria per indicare 'i pazienti' si adatta molto meglio a tutti quegli operatori, medici, psichiatri, familiari che non sono 'capaci' di relazionarsi correttamente con la persona in crisi emotiva.
Da cui il titolo, il rifugio degli incapaci, indica in generale la risposta violenta, oppressiva ad una manifestazione che esula dall'ordinario e che incute paura. In altri termini la chiave per approcciarsi a queste situazioni è stato dimostrato che esiste, sono stati fatti studi ed escogitate strategie di comportamento appropriate; eppure, nonostante tutti questi sforzi si preferisce il metodo più sbrigativo della forza, della coercizione, e della violenza. 
E come quando un bambino bizzoso lo si riempie di schiaffi fino a sfinirlo; sicuramente smette di fare i capricci ma quale utilità pedagogica avrà questo metodo facile e sbrigativo? Questo bambino crescerà sano e felice? 
Il fatto accertato che la violenza è diffusa in ogni aspetto della vita , dal bullismo a scuola al mobbing sul lavoro alle guerre più o meno sante, dovrebbe giustificarne l'uso in ogni dove? 
La capacità di essere non-violenti, la semplice comprensione della pari dignità di ogni essere vivente dovrebbe essere bagaglio culturale di ogni essere umano. Invece il grande bagaglio culturale che abbiamo è fatto di guerre di conquista, oppressione e violenza senza soluzione di continuità. Diceva una cara amica Buddista: ma si arriverà mai a considerare la guerra un tabù al pari della pedofilia o dell'incesto?
Se mai arriveremo ad un tale sviluppo, probabilmente non esisterà più nemmeno la psichiatria, o comunque non come la conosciamo oggi, violenta e coercitiva. 

Vorrei adesso chiarire un punto: io non voglio difendere ad ogni costo la persona fuori di testa, anche se psichiatrizzato, ovvero marchiato a vita con una diagnosi psichiatrica. Penso che l'indole di un'individuo sia suscettibile di infinite variazioni e modalità, ed è plausibile che una persona violenta per natura, abbia anche addosso una diagnosi psichiatrica. Ma ciò non significa che chiunque abbia una diagnosi psichiatrica di 'psicosi' sia 'ipso facto' violento o potenzialmente tale come vorrebbe farci credere la psichiatria. Fra l'altro gli psichiatri non si disturbano affatto di sfatare questo mito della violenza del folle quando viene ripetutamente strombazzato dai media anche se magari intimamente sanno che non è vero. Perché è statisticamente stato dimostrato che gli atti di violenza dei cosiddetti 'folli' non sono maggiori di quelli compiuti dalla gente considerata 'normale'. 
I gesti efferati che piacciono tanto ai media coinvolgono per la maggior parte delle volte delle persone già in cura per 'depressione', ciò significa la quasi certezza di trovarsi di fronte ad effetti avversi dei farmaci antidepressivi prescritti regolarmente, effetti che possono derivare dall'assunzione o anche dall'abbandono repentino (effetto rebound) di tale 'cura' psichiatrica. Senza stare a ripetermi rimando la lettura degli articoli che riguardano proprio questo tema. Una eventualità che nessun medico psichiatra prenderà mai come capo di accusa. 
Certo che la mia esperienza non farà testo, ma anche nei momenti peggiori dei miei passati stati depressivi, o in preda alla cieca rabbia furiosa nella crisi psicotica mai e poi mai mi sarei sognato o solo pensato minimamente nell'anticamera del cervello di usare violenza contro mio figlio piccolo. 
E invece si sente parlare di genitori che con una fredda e allarmante determinazione, una 'lucida follia' uccidono i propri figli, contro ogni legge morale, etica  e naturale. Questi non sono errori o drammatiche conseguenze di manie di persecuzione, allucinazioni uditive,  voci che ordinano tali atti e via dicendo. A volte sembrano atti predeterminati e calcolati. Solo una mente sotto l'effetto sconvolgente di potenti droghe capaci di annullare ogni sentimento , remora morale e inibizione di sorta può compiere tali nefandezze. Naturalmente la colpa è sempre della presunta 'malattia mentale' e mai degli psicofarmaci. 

sabato 23 giugno 2018

la schizofrenia non esiste

La schizofrenia non esiste. E quindi dovremmo smettere di fare quella diagnosi. Esiste la psicosi. E per fortuna possiamo fare qualcosa a riguardo, scrive Jim van Os e altri cinque medici : Wilma Boevink, Rutger Jan van der Gaag, 
Aartjan Beekman, Robert Vermeiren, Rutger Engels



7 marzo 2015

Jim van Os è un professore di psichiatria di Maastricht, membro del sottocomitato al DSM-5 per la schizofrenia e co-fondatore di schizofreniebestaatniet.nl. Wilma Boevink è Ricercatore Senior presso l'Istituto Trimbos e co-fondatore del sito.
Rutger Jan van der Gaag è presidente della Federazione delle Associazioni dei Medici Olandesi /Royal Dutch Medical Association Doctors Federation.
Aartjan Beekman è presidente dell'Associazione Olandese per la Psichiatria.
Robert Vermeiren è il Presidente del Dipartimento di Psichiatria dell'Infanzia e dell'Adolescenza, Associazione Psichiatrica Olandese.
Rutger Engels è CEO Trimbos Institute.

La schizofrenia non esiste. Sì, avete letto bene. La schizofrenia, erroneamente conosciuta come la malattia della "mente divisa", non esiste. Esiste la psicosi. Circa il tre per cento delle persone ne soffre, da adolescente o da giovane adulto. Qualcuno che è psicotico, è preso sotto l'influenza di una realtà di emozioni personali così distorta che le altre persone non lo/la capiscono più.

Malinteso che spesso vediamo in altri disturbi mentali, depressione o disturbi d'ansia, per esempio. Solo che, in tali casi, ci sono terapeuti pronti a dare una mano di aiuto. Le persone con psicosi sono considerate casi senza speranza. E questa è una sciocchezza. Perché la ricerca ha dimostrato che le persone con psicosi di solito tornano a galla - con l'aiuto giusto. Che non ottengono, per tre ragioni.

In primo luogo, siamo così tanto pessimisti sul futuro delle persone con psicosi che la speranza e la ripresa non sono automaticamente incluse nel trattamento. In secondo luogo, i trattamenti che funzionano in modo dimostrabile, come la terapia intensiva all'addestramento o al lavoro, non sono sufficienti. E terzo, c'è l'attuale sistema di "diagnosi-prescrizione-elenco dei sintomi" delle forze di mercato nel settore sanitario, e non c'è spazio per il processo psicologico di recupero.

Poiché le persone con psicosi ricevono troppo poco aiuto, esse rimangono inutilmente appese a una esistenza vuota, priva di istruzione e lavoro, finché non muoiono di una morte prematura. Prematura sì, perché la loro vita dura un quinto in meno di quella dell'americano medio. Una forma rozza di ingiustizia sociale.

Per fermare questo, e per dare alle persone con psicosi, al loro ambiente e alla società un quadro realistico, è stato creato il sito web schizofreniebestaatniet.nl .

Vogliamo dismettere il termine schizofrenia entro cinque anni e creare lo spazio per i seguenti principi per il trattamento e il sostegno delle persone con psicosi:

1 C'è scientificamente una chiara distinzione tra psicosi e altre esperienze. La psicosi è semplice da curare.

2 Oltre il 15% degli adolescenti e dei giovani adulti presentano sintomi psicotici durante Il loro normale sviluppo. Sentono voci o sono paranoici. Nell'80 percento dei casi i sintomi scompaiono naturalmente.

3 Circa il 3,5% delle persone ha così tanti sintomi psicotici che devono cercare aiuto. La loro diagnosi è la sensibilità alla psicosi: i loro sintomi fanno parte di una sindrome psicotica che appare diversa in ciascuno di essi.

4 Il decorso della sensibilità psicotica è variabile e imprevedibile. Solo il 20% delle persone che ne soffrono ha una prognosi sfavorevole; La maggior parte recupera o impara a conviverci.

Con l'aiuto giusto, le persone con psicosi di solito si riprendono.

5 Un'esperienza psicotica è spesso una reazione a traumi, avversità, delusioni, umiliazioni o discriminazioni - il peso è troppo pesante per l'individuo.

La visione dominante secondo cui la psicosi è una manifestazione di una sottostante malattia cerebrale biomedica (schizofrenia) è scientificamente scorretta. Questa visione, tuttavia, contribuisce alle aspettative negative sulla ripresa e non dovrebbe essere centrale nella psicoeducazione.

6 La psichiatria include la sensibilità psicotica in tutte le "schizo-diagnosi" (schizofrenia, schizoaffettiva, schizofreniforme, ecc.). Ma ognuna di queste diagnosi ha un diverso mix di sintomi e non si adatta bene a una unica scatola diagnostica.

7 Le persone con sindrome psicotica dovrebbero ricevere dal primo momento speranza e una buona prospettiva. Il recupero è un processo psicologico. Le persone devono imparare ad adattarsi alla loro sensibilità psicotica, con il supporto di esperti qualificati e, dove necessario, di medici e terapisti che supportino tale ripresa.

8 Chiunque abbia una psicosi deve fin dall'inizio avere accesso a un esperto per esperienza, il quale, più di chiunque altro può aiutare a dare speranza e una buona prospettiva.

9 Ritorno all'ambiente domestico, alla formazione e al lavoro come prima linea nel piano di trattamento. Anche se ci sono sintomi residui, le persone possono riprendere il filo. L'attuale pratica di attendere la "cura" completa è controproducente.

10 Chiunque arrivi con una psicosi nei reparti di cura della salute mentale, dovrebbe essere incoraggiato a parlarne. Il contenuto della psicosi dovrebbe essere preso sul serio ed essere considerato significativo, perché è spesso la chiave per i principali problemi alla base della psicosi.

11 Chiunque abbia sofferto di psicosi dovrebbe fare psicoterapia con un terapeuta che abbia esperienza nella psicosi.

12 I farmaci antipsicotici possono essere necessari per smorzare le esperienze violente, ma non possono correggere un'anormalità biologica sottostante. Un antipsicotico non guarisce.

La schizofrenia non esiste. Questa è una cosa buona. Perché invece possiamo fare molto per la psicosi.

Una versione di questo articolo è apparsa sabato 7 marzo 2015 su NRC Handelsblad.
Questo articolo è copyright di NRC Media BV, rispettivamente, dell'autore originale.

sabato 9 giugno 2018

La violenza è terapeutica

"Il Terrore agisce potentemente sul corpo, per mezzo della mente, e dovrebbe essere impiegato nella cura della follia" Benjamin Rush, padre della psichiatria americana.

Come abbiamo avuto modo di appurare più volte, il modo più efficace di 'curare' la cosiddetta malattia mentale è quello di infliggere un danno al paziente. Maggiore è il danno, maggiore è il successo della 'terapia'. 
Basta leggere la storia della psichiaria per rendersene conto. I suoi 'trattamenti' del tempo sono una lunga sequenza di violenze e danni inflitti ai malcapitati. 
Oggi si potrebbe pensare che nell'era moderna questo principio non sia più in auge, o non sia applicato. Niente di più falso; questo importante concetto, pilastro della psichiatria ha soltanto cambiato aspetto, cammuffandosi per bene dentro sostanze apparentemente innocue che assomigliano tanto a quelle buone medicine che aiutano ad esempio nella pressione alta, nel diabete o nell'asma bronchiale. In realtà come spiega molto bene Peter Breggin, qualunque farmaco psichiatrico è una neurotossina, intendendo con questo termine un veleno progettato per arrecare danno al sistema nervoso e per estensione a tutto l'organismo. Questa non è una semplice esagerazione, è sufficiente leggere con attenzione un foglietto illustrativo di qualunque psicofarmaco per rendersene conto. 

Mi si obbietterà che per mantenere la salute è spesso necessario danneggiare qualcosa, che tale è il principio che sta alla base del metodo allopatico in medicina, che data la gravità della presunta malattia mentale la cura rappresenta  il male minore ecc ecc. Ho già scritto in abbondanza su questo argomento e non mi voglio ripetere, nè dilungare ulteriormente. Quello che voglio ribadire è un concetto molto semplice che si può riassumere nella massima di Asimov: "La violenza è l'ultimo rifugio degli incapaci". Questa semplice frase racchiude tutta la questione ed indica una via per uscire da questo assurdo sistema. 

Il trattamento di eccellenza che racchiude e condensa l'incapacità innata della psichiatria di trattare problemi di questa natura è senza dubbio l'elettroshock, un metodo che come sappiamo consiste nel friggere cellule celebrali e provocare una crisi epilettica tramite una corrente elettrica di sufficiente intensità fatta circolare nel cervello. 

La diffusione e l'esistenza della TEC che con un eufemismo viene chiamata impropriamente 'terapia', dimostra sostanzialmente 2 cose: la prima è l'incapacità della psichiatria di trattare in modo non invasivo e distruttivo i problemi mentali. La seconda è la completa ignoranza della natura dei problemi che la psichiatria pretende di trattare come malattie biologiche. 

Io penso che la TEC  avrebbe dovuto essere confinata in un museo dell'orrore per dimostrare la stupidità della classe medica psichiatrica di 50 anni or sono. Purtroppo la scienza avanza mentre la stupidità della psichiatria è rimasta al palo. 

Il seguente articolo spiega perchè tale strumento dovrebbe essere messo al bando una volta per tutte. 

Il metodo allopatico


ECT: da una causa a un romanzo - Il momento è ora!

Di Bonnie Burstow, PhD
26 ottobre 2017

Gli occhi mi guardano, poi distolgono rapidamente lo sguardo. 
Perché hanno paura. 
Perché sentono l'umiliazione. 
Perché non sanno cos'altro fare. 
Barelle di fronte a me. Barelle dietro di me. 
Qualche povera anima viene trascinata dove nessuno di noi vuole andare.
Chi avrebbe mai pensato che un singolo urlo potesse riempire l'universo? 

(Burstow, 2017 - L'altra signora Smith )

Nel bel mezzo del flagrante travisamento professionale dell' ECT, questo articolo fornirà informazioni incisive e accurate sul "trattamento psichiatrico" noto come elettroshock (ECT o TEC in italiano ndt). Questa è una chiamata alle armi. Molto semplicemente, è giunto il momento per un assalto frontale all'industria dell'ECT e ai professionisti ad esso associati. È giunto il momento di liberare la società da questo barbaro "trattamento".

Naturalmente, non avrebbe senso chiedere la fine di un "trattamento" a meno che non fosse, prima di tutto, chiaramente profondamente dannoso. Dunque..

Quali sono i fatti salienti dell' Electroshock?
Ci sono così tanti fatti orribili sull' ECT che ci vorrebbero diversi articoli per elencarli tutti. In breve, tuttavia, alcuni dei più urgenti di questi sono:

L'ECT è un presunto "trattamento" che comporta l'applicazione di energia elettrica al cervello  sufficiente per produrre un grande male (Whitaker, 2002). Un punto rilevante qui è che ogni altra branca della medicina muove le montagne per prevenire le crisi epilettiche a causa del danno che ne deriva. Al contrario, la psichiatria sta deliberatamente perpetrando grandi offese organiche, negando allo stesso tempo il danno in questione.
L'ECT è intrinsecamente dannoso per il cervello, con danni derivanti sia dalle convulsioni che dall'elettricità.
L'ECT causa sempre una perdita di memoria, in gran parte estesa e permanente, sia la perdita di ricordi prima dello shock (amnesia retrograda), sia l'incapacità di ricordare nuovi fatti (amnesia anterograda) (vedi Burstow, 2015).

Contrariamente a quanto affermano i suoi sostenitori, non una singola forma di ECT aggira il problema del danno cerebrale e della perdita di memoria. Che cosa mostra il più grande studio sulla storia dell'elettroshock, a livello di significato statistico? 
Nonostante il riferimento standard a "nuovo e migliorato", ogni singola modalità dell' ECT danneggia e crea perdita di memoria (si veda Sackeim et al, 2007).
Come migliaia di coraggiosi sopravvissuti all'ECT ​​hanno testimoniato nel corso dei decenni, la maggior parte dei sopravvissuti agli shock è fortemente ostacolata nella loro capacità di vivere la loro vita come conseguenza di questo presunto "trattamento benigno". Un giorno tipico per un numero spaventosamente grande è dover prendere appunti tutto il giorno a lungo, altrimenti, quando il giorno sarà finito, non avranno modo di sapere cosa è successo. Più in generale, un'abbondanza di sopravvissuti dimentica abitualmente le persone nella loro vita, non può ricordare fatti, modi di procedere, dettagli. Restano bloccati a doversi accontentare di un lavoro semplice, nonostante abbiano una preparazione per qualcosa di molto diverso, perché molte sono le abilità che hanno acquisito spendendo una vita intera(vedere la testimonianza dei superstiti dell'ECT ).

L'elettroshock è in gran parte un attacco alle donne. A questo proposito le donne sono sottoposte  all'elettroshock due o tre volte più degli uomini. La logica psichiatrica di questa differenza è che l'elettroshock aiuta nella depressione e le donne sono più depresse degli uomini. La verità, tuttavia, è che le donne ricevono l'elettroshock due o tre volte più spesso degli uomini indipendentemente dalla diagnosi . Ciò che è allo stesso modo significativo, sono proprio le persone che sono bersagliate dallo shock (le donne) in genere le più danneggiate (vedi Burstow, 2006).
La ragione per cui questo  terribile attentato alla mente e all'integrità del proprio essere viene ancora praticato è che l'ECT ​​presumibilmente impedirebbe il suicidio. La verità è che non riduce il tasso di suicidio (Black et al., 1989). In effetti, uno studio di Munk-Olsen, et al., 2007, suggerisce invece che nei giorni successivi al "trattamento", in realtà aumenta il rischio di suicidio.
L'elettroshock non è efficace nemmeno per le misure di efficacia self-serving della psichiatria. Come dimostrano decenni e decenni di studi, entro sei settimane l'elettroshock non è più efficace del placebo (per una vasta meta-analisi dei vari studi sull'efficacia, vedi Ross, 2006).
In breve, le persone vengono danneggiate in modo permanente - per niente! Praticamente niente! Da qui la chiamata alle armi.

Cos'è che rende questo un buon momento per combattere lo shock?
Un buon momento per mobilitarsi su qualsiasi problema è quando è possibile rilevare del movimento su di esso, che è esattamente dove ci troviamo in questo frangente. Il punto è che, dopo decenni di attivisti che in gran parte hanno concluso poco, nell'ultimo semestre l'attacco allo shock ha avuto un vero e proprio slancio. Cosa stiamo vedendo? Importanti cause legali, interventi legislativi, un nuovo romanzo senza compromessi che mette veramente a nudo la realtà dello shock: tutti i motivi per cogliere l'attimo.

Le cause legali 

L'azione legale principale è in California. Ed è una causa di class-action (causa colletitva di più persone ndt) contro i produttori di macchine da shock. Gli accusatori sono igli esponenti del DK group e i principali imputati sono i giganti costruttori di macchine per lo shock MECTA Corporation e Somatics - e sì, questi sono giganti! Le accuse sono: negligenza, mancata avvertenza e perdita del consenso. Chiunque può partecipare all'azione collettiva se ha subito un infortunio in California in qualsiasi momento a partire da maggio 1982 in seguito alla negligenza dei produttori di shock (per ulteriori dettagli, incluso come partecipare, vedere il blog di David Karen ).

Significativamente, mentre questa azione è limitata alla California, il DK Law Group si impegna ad aiutare gli studi legali in altri stati a presentare casi simili. E l'interesse sta crescendo in tutto il mondo.

Qui sta una promettente nuova direzione e un impulso che non abbiamo mai visto prima.

Vorrei solo aggiungere: uno studio legale canadese sta prendendo in considerazione anche il varo di un'azione legale collettiva, ma sfortunatamente sarebbe aperto solo ai canadesi sottoposti all'elettroshock negli ultimi due anni (chiaramente un tentativo di rimanere entro la prescrizione). Ciò che è promettente, tuttavia, è che il dibattito sia aperto.

Il movimento della Pennsylvania
Allo stesso modo si è materializzato uno sviluppo promettente in Pennsylvania. In breve, un progetto di legge è stato introdotto dai rappresentanti dello stato Stephen Kinsey e Tom Murt per vietare l'uso dell'elettroshock sui bambini, un'iniziativa fortuita che potrebbe invertire l'attuale obiettivo dei bambini e dei giovani.

Modi mirati per contribuire allo slancio attuale, includono:

a) prendere parte o sostenere in altro modo le azioni legali e le leggi attualmente in corso, e 
b) fare il lavoro necessario per ottenere simili semi e leggi in altre giurisdizioni. Ovviamente ancora altri modi sono parlamenti, dimostrazioni e processi educativi.

Uno sviluppo di tipo diverso e un'opportunità speciale: il romanzo "L'altra signora Smith"

Quando pensiamo di sconfiggere lo shock, pensiamo giustamente a cause legali e interventi legislativi - tutto ciò è necessario e va bene. Pensiamo anche a dimostrazioni e parolacce, d'accordo. Purtroppo, tendiamo a trascurare l'enorme potere dell'arte. L'arte è magica; apre uno spazio pubblico per la comprensione e la trasformazione.  L'arte si muove ed educa, può stimolare il pubblico a protestare. Se le dimostrazioni o le dichiarazioni fossero sufficienti a destare l'indignazione pubblica contro lo shock, avremmo vinto la battaglia contro lo shock già molto tempo fa. E anche qui è avvenuto uno sviluppo, qualcosa che può aggiungere lo slancio attuale? In una parola, "sì". Nel nuovo romanzo The Other Mrs. Smith e nell'interesse della piena divulgazione, per essere chiari, sono l'autrice.

Il blurb sulla copertina di The Other Mrs. Smith è una buona introduzione iniziale a questo romanzo. Vi si legge:

Questo romanzo ripercorre le esperienze di vita di Naomi, una donna di grande successo che cade preda dell'elettroshock e successivamente fatica a ricomporre la sua vita. Naomi soffre un'enorme perdita di memoria; inoltre, un allontanamento dalla sua famiglia di origine che non ha modo di preoccuparsi. Il romanzo inizia con il suo vagabondare nel corridoio del Centro di salute mentale St. Patricks-St Andrews (St. Pukes) di fronte alla sfida apparentemente impossibile di venire a patti con il danno fatto, scoprendo anche i dettagli nascosti della sua vita. Si sposta avanti e indietro tra un'infanzia relativamente felice nel leggendario nord-ovest Winnipeg della metà del 1900 e l'età adulta post-ECT a Toronto. Un uomo eccezionalmente gentile di nome Ger che fa amicizia con Naomi viene a sospettare che pezzi importanti del puzzle di ciò che le è accaduto si nascondano sotto la superficie della scrittura in un suo raccoglitore, che viene chiamato Black Binder Number Three. Ciò che Naomi progressivamente viene a fare, spesso con l'aiuto di Ger e altrettanto spesso con l'aiuto di una sorella molto diversa e stranamente simile di nome Rose, è trovare modi per rendere giustizia alla sua vita e alle varie persone in essa. Pieno di una vasta gamma di personaggi colorati e perspicaci provenienti da una varietà di comunità - il Kensington Market di Toronto degli anni '70, la comunità trans degli anni '70, l'ebreo Winnipeg del nord e l'ingenua e frequentemente esilarante comunità - questo romanzo ci sensibilizza all'orrore dell'elettroshock ci porta a nuovi livelli nella nostra comprensione di cosa significa essere umani.

Questo è un romanzo accattivante con un ampio appeal. Allo stesso tempo, rivela  l'orrore dello shock in un modo mia visto prima nella finzione. Vediamo gli effetti di questo "trattamento" nel corso della vita dell'eroina. Vediamo gli effetti sulla successiva generazione. E arriviamo a conoscere la realtà dello shock dall'interno - non solo dall'esterno - perché il romanzo è narrato in prima persona da uno scampato immaginario sopravvissuto. Inoltre, la natura sessista di questo "trattamento" è inevitabile.

Come sono arrivata a scrivere questo romanzo, aggiungerei, è esso stesso informativo. Ho fatto parte della grande spinta degli anni '80 per abolire lo shock. Allora vi erano momenti in cui all'epoca sembrava che noi attivisti stessimo per vincere. Poi ho visto che perdevamo totalmente lo slancio. Per i successivi decenni, come altri nella lotta, ho continuato a spingere per l'abolizione dello shock con pochissimo che prometteva di materializzarsi, quando un giorno mi venne in mente l'idea di scrivere un romanzo centrato sull'ECT ​​narrato in prima persona. Sapevo che una narrativa in prima persona su qualcuno gravemente danneggiato contrasta con la saggezza ereditata di ciò che è possibile realizzare in un'opera di finzione, ma in breve, ho deciso di perseguire comunque questo progetto apparentemente impossibile.

Poco dopo aver preso questa decisione, ho telefonato al Toronto shock survivor e all'attivista di lunga data Carla McKague dicendole cosa stavo facendo. "Per l'amor di Dio, Bonnie, fallo", ha insistito lei. "Non abbiamo mai avuto nulla di simile. Quello che stai descrivendo è un romanzo di cui il movimento ha decisamente bisogno. "

A questo punto ho gettato il mio cuore e la mia anima in questo progetto per i due anni a venire. Tuttavia, il problema continuava a materializzarsi. E presto ho capito perché un romanzo di questo tipo era stato dichiarato qualcosa che non doveva essere scritto. Ciò che è emerso è stato spesso travolgente e altrettanto spesso confuso.

Ad ogni modo, è arrivato il momento in cui ho chiamato di nuovo Carla per dirle che dovevo fermarmi perché non funzionava. La sua risposta fu: "Bonnie, non fermarti. Il movimento, ha assolutamente bisogno di questo romanzo. "E capendo il suo punto troppo bene, tornando al tavolo da disegno sono andata avanti.

Due anni più tardi, dopo un considerevole lavoro, ho sentito l'urgenza di fermarmi, questa volta non tanto perché non funzionava, anche se c'erano ancora problemi di questa natura, ma perché era troppo difficile, troppo angosciante. Insieme a questo, c'era un enigma al centro del progetto: cioè, mentre io stessa potevo raccontare la storia di Naomi, il narratore immaginario nella cui testa mi ero immedesimata era spesso in difficoltà per  esprimersi correttamente a causa del deterioramento della memoria, proprio a causa del danno fatto dallo shock.

Un problema correlato è che ci sono stati momenti in cui ho sentito che non potevo sopportare ancora un secondo in più di essere nella testa di qualcuno la cui memoria era compromessa. Per dirla in un altro modo, non volevo dover continuare ad affrontare un vicolo cieco dopo un altro vicolo cieco. "Che bello sarebbe riavere la mia vita!" Mi sono trovata a pensare. E per riaverla, tutto quello che dovevo fare era rinunciare a scrivere questo romanzo. Ora, per un breve momento, questo è esattamente ciò che ero determinata a fare - quando improvvisamente la realizzazione mi ha colpito come un fulmine:

Sì, certo, potrei riprendermi la mia vita. Ma  voi che siete sopravvissuti allo shock, non avete la stessa opzione, vero? Cioè, non avete il lusso di riavere le vostre vite . E se non potete farlo voi, allora neanche io dovrei. Qui riporto l'imperativo morale.

Mi ci sono voluti quasi dieci anni per completare questo romanzo e per convincere  un editore, ma più ci lavoravo, meglio e più ricco, diventava. Ciò che è particolarmente significativo è che proprio le difficoltà che in origine mi avevano portato a dichiarare impossibile la scrittura di questo romanzo  erano esattamente ciò che permetteva a questo romanzo di diventare ricco, multi-livello e potente. In effetti, fu presto evidente non solo a me, ma a tutti quelli intorno a me che ciò che era emerso era a dir poco "dinamite".

Il romanzo  ora è uscito, e sì, la mia sensazione è che ha davvero il potere di motivare il pubblico, perchè è sensibilizzante, nonchè potente - ma solo se viene letto da molti. Da qui la mia attuale campagna.

Se, dopo aver letto il romanzo, anche tu sarai convinto dell'importanza di assicurare che questo romanzo sia letto diffusamente, ecco alcuni modi in cui puoi aiutarmi:

Scrivi una recensione su Amazon.com o Amazon.ca e incoraggia gli altri a fare lo stesso (se oltre 100 di questi si materializzeranno, il romanzo inizierà effettivamente a decollare).

Seguimi su Twitter e ri-tweetta le citazioni del romanzo che pubblico.
Ripeti i messaggi che pubblico su di esso su Facebook.
Invia per e-mail informazioni sul romanzo agli amici, pubblicalo su listservs; scrivi su di esso su Facebook, sul tuo blog, sulla tua pagina web personale.
Scrivi una recensione in scala completa per una pubblicazione importante.
Regalalo per il compleanno o per  Natale ai tuoi cari.
Se fai parte di un club del libro, cerca di mettere The Other Mrs. Smith all'ordine del giorno.
Inserisci una richiesta per la tua biblioteca locale per l'acquisto di una copia; Collegati anche con centri per donne e trans nella tua zona e incoraggiali ad avere una copia a portata di mano.

In qualsiasi dimostrazione e altre azioni che organizzarai o parteciperai  a sostegno dell'attuale azione contro l'elettroshock - e spero che ve siano legioni - considera la lettura di un passaggio del romanzo.
Mettiti in contatto con figure letterarie e mediali che potresti conoscere con l'obiettivo di interessarle.


In conclusione
Questo articolo ha fornito un breve riassunto di cosa c'è di sbagliato nell'elettroshock e del perché dovrebbe essere abolito. Ha chiarito ciò che rende questo un momento ottimale per agire mentre articola lo slancio che sta costruendo. E nel processo, ti ha introdotto alle azioni attuali a cui potresti contribuire: un'azione legale rivoluzionaria, un disegno di legge che potrebbe aiutare a salvaguardare i nostri figli e, infine, un romanzo che ha il potenziale per sollevare pesi pesanti per noi .

Detto questo, per terminare questo articolo come all'inizio, con una citazione dal romanzo, ecco le prime parole dell'eroina immaginaria Naomi, che ti introduce nel mondo di quello che chiamo nel romanzo L'altra signora Smith e quello che lei chiama la sua "memoir":

Mi chiamo Naomi, in breve Nomi. Due anni fa ero ad un incontro pubblico a Toronto, dove una donna anziana ha guardato tutti negli occhi e ha chiesto: "Dopo tutti questi anni di lotte, è questo ciò che dobbiamo guardare avanti?" Due mesi dopo,  la donna più giovane, sempre così preziosa per me mi chiama con una richiesta urgente. "Scrivi di tutto", ha supplicato. "Fallo per chiunque per te, per me, per gli altri che sono a rischio. Fallo e basta. " 
Di seguito questo curioso viaggio sul quale ci stiamo imbarcando.    

Ora, nella spazzatura della letteratura, ci sono stati molti insoliti, si potrebbe anche dire "stravaganti" narratori - cadaveri, la croce su cui Gesù Cristo era appeso - e non ti sto prendendo in giro - un pesce. Secondo questi standard, sono un narratore abbastanza ordinario, perché, per quanto meglio riesco a capire, non sono né il sacro passo, né alcun tipo di pesce, beh, almeno non da quando l'ho controllato per l'ultima volta. Quello che sono è un attivista sessantacinquenne con buchi nella testa e un problema di memoria. E questo è il nocciolo della questione. 

Vedi, questa è una di quelle storie, che è meglio lasciarla spiegare da sola. Come un tramonto autunnale a sorpresa. Come un omicidio all'alba. Vorrei solo sottolineare che qui ci sono profondità da scandagliare, verità da sondare. Entra nel mio mondo,  e ti ritroverai presto a sfidarti con una vasta gamma di alcune delle anime più accattivanti e affascinanti che una persona potrebbe sperare di incontrare, alcune ospitate come Gerald, alcune provenienti dalle strade come il mio amico Jack che potrebbe sempre rotolare la sigaretta più cattiva in Turtle Island. Ah, ma tutto questo a tempo debito.

Ora potrei iniziare quasi da qualsiasi parte - quando ho scoperto i film di Ingmar Bergman, quando ho riscoperto i film di Ingmar Bergman - ma se devo fidarmi di quella vecchia formula di Spenser, "dove più mi preoccupa", c'è davvero solo un posto per iniziare: quando ho iniziato a strisciare fuori dal nulla. Quando quei barlumi di coscienza mi sono venuti per la prima volta nei giorni di apertura del marzo 1973 ...


Fonte: madinamerica.com

domenica 3 giugno 2018

L' incubo iatrogeno degli antidepressivi


Kelly è una psichiatra nettamente fuori dalle righe , che ha capito il danno prodotto dalle cure farmacologiche protratte (alias neurotossine a vita). Ma la cosa peggiore, è che risulta dannatamente difficile smettere. Questo problema legato alla dismissione, è ignorato dalla maggioranza dei medici, i quali interpretano tali problematiche come ulteriori sintomi di pseudo malattie inventate. 
Qui parla in modo specifico di antidepressivi ma praticamente tutti gli psicofarmaci hanno tali problemi. Gli antidepressivi in particolare, formano un legame tossico talmente forte che la sua rottura risulta più difficile dell'interruzione delle peggiori e più coinvolgenti droghe di strada. 
Kelly spiega qui anche come si prende carico delle persone e le accompagna in un processo di auto-guarigione. Purtroppo non tutti quelli che lo desiderano potranno essere salvati ed uscire per sempre da questo incubo iatrogeno. 



Lettera al New York Times: molte persone che assumono antidepressivi scoprono di non poter smettere

di Kelly Brogan, MD, ABIHM
11 aprile 2018


Bruciori di stomaco, anomalie al battito cardiaco, perdita di capelli, mestruo mancato, psoriasi adiposa, bruciore delle dita, stitichezza, confusione, frequenti infezioni delle alte vie respiratorie e nove mesi di insonnia intrattabile.

No, non è questo il motivo per cui Rachel ha assunto Zoloft in primo luogo. No, questa non è una "ricaduta". È venuta da me alla fine della sua corda, aggrappata alla vita, in un punto di disperazione che non aveva mai immaginato possibile quando ha ricevuto quella prescrizione sei anni fa, dopo che una rottura l'aveva lasciata con il cuore spezzato. Ora a quattro mesi dall'ultima dose, Rachel potrebbe passare il resto dei suoi giorni a visitare specialisti e raccogliere nuove diagnosi inseguendo il filo inafferrabile che li lega tutti: ritiro da farmaci psichiatrici.

Sono stata addestrata a dire a pazienti come Rachel che questa è una prova che dovrebbero rimanere in terapia. Mi è stato insegnato a dirle che il farmaco era da tempo fuori dal suo sistema data la sua "emivita" e che questi sintomi non erano collegati al fatto che lei aveva smesso di prendere il suo Zoloft; e la sua angoscia sulle sue condizioni era una prova che avrebbe dovuto ricominciare a prenderlo.

Dieci anni fa, il recente articolo del New York Times intitolato " Molte persone che assumono antidepressivi scoprono che non possono smettere " mi avrebbe scioccato. Avrei liquidato il grave ritiro dai farmaci come un fatto raro se lo avessi riconosciuto.

Ma con dieci anni di esperienza sul campo sconosciuto dei conglomerati dei farmaci psichiatrici, oggi dico ai miei pazienti qualcosa di diverso. E ho accumulato prove scientifiche a supporto del mio messaggio sulla gravità della sospensione.

Nella prima revisione sistematizzata del ritiro di SSRI , Fava et al. hanno esaminato 23 studi e 38 casi clinici che li hanno portati a concludere che il termine eufemistico "sindrome da interruzione" deve essere abbandonato al posto di una descrizione più accurata delle qualità formanti abitudini degli antidepressivi - sindrome di astinenza. Sì, proprio come dallo Xanax, dal Valium, dall'alcool e dell'eroina.

In relazione a ciò, Chouinard & Chouinard scrive: "I pazienti possono sperimentare nuovi classici sintomi da astinenza, rimbalzo e / o persistenti disturbi post-astinenza, o recidiva / ricorrenza della malattia originale. I sintomi nuovi e di rimbalzo possono manifestarsi fino a 6 settimane dopo l'interruzione del farmaco, a seconda dell'emivita di eliminazione del farmaco, mentre i persistenti disturbi post-prelievo o tardivi associati a cambiamenti del recettore di lunga durata possono persistere per più di 6 settimane dopo l'interruzione del farmaco. ”

Forniscono anche una comoda tabella degli orrori che possono capitare a pazienti ignari che vanno da quelli che dimenticano un dosaggio a quelli che si assottigliano con cura.

Come potrebbe accadere? I farmaci non creano dipendenza! Sono terapeutici. In una svolta interessante nella storia dell'allopatia, sta emergendo una verità scomoda: abbiamo una nazione invasa da spacciatori di droga. Solo che i trafficanti di droga più letali e invalidanti di oggi hanno gradi avanzati e l'acume biochimico di Walter White. Oggi i testi urbani sono pieni di storie di farmaci trafficati, gli artisti stanno imperversando contro i loro prescrittori e l'epidemia di oppioidi sta interessando tutti, dagli amministratori delegati alle nonne.

Certo, lo Xanax e l'oxycontin creano dipendenza, ma il Prozac?

Ho affermato ancora una volta, che i farmaci psichiatrici, e in particolare gli antidepressivi, sono le sostanze chimiche più formanti abitudini sul pianeta. Ho visto pazienti che sono stati disattivati ​​da un cono di Celexa che progredisce a 0,001 mg al mese - vi sfido a trovarmi casi paragonabili di cocaina, crack, eroina, alcol o altre droghe che richiedono questo livello di cura e cautela per venire semplicemente fuori da loro.

Per avvicinare le nostre menti verso questa possibilità, dobbiamo prima disilluderci dell'assunto che gli antidepressivi "fissino" qualcosa di biochimico. Non stanno correggendo uno squilibrio , un difetto genetico o "guariscono" il cervello.

Come ha affermato la dottoressa Joanna Moncrieff, gli antidepressivi creano squilibri. Da una parte il corpo si adatta alla neurotossina e dall'altra recluta specificamente il sistema di risposta allo stress. Questa è una possibile spiegazione di come e perché il ritiro da questi farmaci scatena campane d'allarme che rivelano ogni anello indebolito nella vostra fisiologia.

Andrews e altri hanno descritto la propensione di questi farmaci a indurre la sindrome da ritiro, un fenomeno che non si riferisce alla storia clinica del paziente, ma al profilo chimico del farmaco.

Sfortunatamente, sappiamo anche che possono passare più di 17 anni per la ricerca scientifica di base che sfida la pratica del consenso, prima di  passare nelle mani del medico medio.

Quindi, ora che lo sappiamo, perché qualcuno dovrebbe prendere in considerazione lo scalaggio? Perché non continuare a prendere il farmaco e basta?

Perché i farmaci non sono una soluzione a lungo termine. Per alcuni, non è affatto una soluzione, come dimostrato dall'efficacia pari a un placebo e una lista estrema di effetti non intenzionali che vanno dall'emorragia gastrointestinale all'omicidio impulsivo.

Tutti i dati di carattere naturalistico a lungo termine avvertono che coloro che sono trattati con farmaci psichiatrici da più di due mesi funzionano in modo più scadente di quelli che non sono mai stati trattati. In effetti, sono stati i dati a lungo termine recensiti nel libro di Robert Whitaker, Anatomy of an Epidemic, che mi ha fatto posare per sempre il mio ricettario.

Da quel momento, ho supportato le transizioni dei pazienti verso una vita libera dai farmaci e ho avuto esiti, compresi quelli pubblicati nella letteratura peer-reviewed che sfidano le presunzioni dogmatiche sulla malattia mentale come una condizione medica cronica.

Questi individui escono dai farmaci e prendono vita in un modo nuovo.

Come?

Hanno il coraggio di chiedere perché. 
Perché erano sintomatici prima di prenderli? 
Cosa c'era davvero sotto la loro diagnosi, a volte fatta dopo una visita di dieci minuti con un centro di salute del college? 
Ci muoviamo attraverso un processo di auto-guarigione e recupero personale che elimina gli squilibri.

Per prima cosa curiamo il corpo fisico e affrontiamo l'infiammazione intestinale , una  concausa riconosciuta di patologie psichiatriche. Attraverso un protocollo di cambiamento dello stile di vita di un mese , affrontiamo molti driver reversibili di sintomi che vanno dagli attacchi di panico alla fatica alle compulsioni ossessive. Questi driver includono lo squilibrio di zuccheri nel sangue , l'autoimmunità basata sugli alimenti , le carenze nutrizionali e gli effetti di farmaci, inclusi farmaci comuni come antibiotici e pillole anticoncezionali .

Quindi prendiamo un inventario emozionale delle relazioni e degli elementi della vita di una persona che semplicemente non funzionano più. Con l'energia rinnovata ora recuperata dal rumore bianco degli squilibri fisici, questi pazienti sono pronti a iniziare a parlare di ciò che forse non si sono mai sentiti in grado di affrontare nella loro vita prima: un matrimonio tossico , un lavoro opprimente, una mancanza di comunità.

Invariabilmente, c'è un'emergenza degli elementi spirituali più profondi della guarigione che incontrano questi ricercatori senza farmaci. Iniziano a esplorare le grandi domande: perché sono qui? Come posso restituire? E il motivo più profondo del loro comportamento condizionato e modellato - le loro esperienze e traumi infantili .

Attraverso questo processo, diventano integri. E capiscono che, come dice Rumi, la ferita è il luogo in cui la Luce entra e che dobbiamo fare spazio alla tristezza, al dolore e al dolore , per espandere la nostra capacità di gioia e soddisfazione.

Mentre questi sopravvissuti escono dal canale del parto della loro esperienza di ritiro, il sentimento più comune che mi viene riferito è: finalmente mi sento come me stesso . Chi poteva sapere  che questo era tutto ciò che avremmo mai voluto.