Recupero

Guarire dalla malattia mentale si può? Come si può 'guarire' da se stessi?

Ma la malattia mentale esiste? Si può definire malattia un carattere, una diversa attitudine, un'emozione intensa? Purtroppo secondo la psichiatria organicista, la malattia mentale esiste ed è inguaribile, tuttavia curabile necessariamente con i farmaci, anche se non è mai stato dimostrato alcuno squilibrio chimico alla fonte né che gli psicofarmaci curino qualcosa. Numerose esperienze di 'sopravvissuti' e indagini indipendenti dimostrano invece l'esistenza di una 'trappola farmacologica' molto subdola che, lungi dal 'guarire', favorisce il mantenimento o la cronicizzazione della supposta malattia.
Questo spazio vuole dare la possibilità ai cosiddetti malati mentali di conoscere le reali implicazioni dei farmaci , di cui spesso ne abusano, di riflettere sulla propria condizione, di acquisire nuove conoscenze diventando capaci di riprendersi il controllo della propria vita e delle proprie emozioni.
Si potrà 'guarire' soltanto quando ci allontaneremo dal nostro punto di vista limitato per abbracciare il problema nella sua globalità, con un approccio di tipo olistico.

Attenzione: È potenzialmente pericoloso dismettere psicofarmaci senza un'attenta pianificazione. È importante essere bene istruiti prima di intraprendere qualsiasi tipo di interruzione di farmaci. Se il vostro psichiatra accetta di aiutarvi a farlo, non date per scontato che sappia come farlo al meglio, anche se dice di avere esperienza. Gli psichiatri non sono generalmente addestrati sulla sospensione e non possono sapere come riconoscere i problemi di astinenza. Numerosi problemi di astinenza sono mal diagnosticati come problemi psichiatrici. Questo è il motivo per cui è bene educare se stessi e trovare un medico che sia disposto ad imparare con voi. In realtà tutti i medici dovrebbero essere sempre disposti a fare questo ai loro pazienti che lo desiderano.

sabato 6 luglio 2019

Ha ormai piu di 60 anni la medicina del futuro

Ancora un articolo su Abram Hoffer. Si vede che ho una gran simpatia per questo psichiatra canadese ormai purtroppo scomparso da qualche anno?
Quello che colpisce è che il suo approccio non convenzionale nel trattamento della 'malattia' simbolo sacro della psichiatria avrebbe ormai più di 60 anni! In tutto questo tempo cosa è stato fatto dalla psichiatria ufficiale per migliorare la vita dei loro pazienti 'schizofrenici'? Assolutamente nulla! Anzi, tutto quello che è stato fatto in 60 anni ha dimostrato di peggiorare la vita dei malcapitati  fino anche a ridurre di 20 -25 anni la loro aspettativa di sopravvivenza con una vita di disabilità e miseria. Questo si può chiamare un successo della medicina moderna?  
Perciò ben venga tutto quello che è storia di successo, ben venga Hoffer con i suoi oltre 6000 pazienti affetti da 'schizofrenia' restituiti ad una vita piena e spesso gratificante , chiedetelo a loro se non ci credete ! 
Quanti anni dovremo ancora aspettare prima che finalmente si cambi paradigma? Doremmo fare in modo che siano gli stessi pazienti a richiedere un trattamento differente. Purtroppo oggi sono gli ultimi ad avere voce in capitolo. Perciò auspico che sempre più persone vengano a conoscenza dell'operato di questi pionieri della vera psichiatria biologica. La medicina del futuro non può continuare ad adoperare veleni tossici nel tentativo idiota di curare sopprimendo i sintomi senza combattere la malattia alla radice. La medicine del futuro è già pronta; prima si utilizza meglio è, perchè stiamo andando verso una ecatombe di vittime della iatrogenia. 



Abram Hoffer: 60 anni di ricerca e scoperta dell'approccio ortomolecolare nella psichiatria
di Robert Sealey, Robert G. Smith e Andrew W. Saul

(OMNS 17 gennaio 2019) Abram Hoffer, PhD, MD, ha avuto una carriera straordinaria. Prima di diventare un medico, aveva sviluppato un forte interesse per la chimica. Negli anni '40, ha studiato biochimica e ha acquisito una conoscenza approfondita del metabolismo, degli enzimi e dei nutrienti essenziali, comprese le vitamine. Hoffer si diplomò alla facoltà di medicina nel 1949, scegliendo la psichiatria come sua specialità. Si interessò alla ricerca psichiatrica. Egli credeva che vi fossereo cause biochimiche alla base dei sintomi dei pazienti sviluppò trattamenti riparativi e aiutò migliaia di pazienti.

Applicando la sua conoscenza della biochimica alla ricerca psichiatrica, Hoffer fece una serie di scoperte rivoluzionarie. A partire da Saskatchewan negli anni '50, collaborò con colleghi nella ricerca sulla schizofrenia. Hanno migliorato i trattamenti e sviluppato un promettente approccio clinico che prevedeva l'uso di integratori di sostanze nutritive essenziali. Linus Pauling ha coniato il termine "medicina ortomolecolare" per descrivere questo uso di nutrienti essenziali - molecole naturali utilizzate nel corpo - per prevenire e invertire la malattia.

Per decenni, Hoffer ha condiviso le sue scoperte e ha scritto libri e articoli per educare il pubblico. La sua eredità consiste in  più di 35 libri e centinaia di articoli  che spiegano il suo approccio biochimico, i concetti sottostanti, la sua esperienza clinica, le sue ricerche e le scoperte. Le intuizioni, gli esperimenti, i regimi clinici, i rapporti e i metodi di Hoffer sono ancora attuali e importanti.

Le ipotesi di Hoffer, le ricerche e le scoperte

Il dottor Hoffer fu consultato da centinaia di pazienti psicotici e depressi disperatamente malati, e si chiese come un neofita psichiatra potesse aiutarli. Apparentemente, la maggior parte di loro non aveva speranza di riprendersi. Hoffer mise in dubbio l'efficacia dei trattamenti allora correnti come indurre coma e crisi epilettiche, interventi chirurgici al cervello o scosse elettriche, poiché non era evidente una loro giustificazione logica per la cura.

La conoscenza di Hoffer della biochimica e sui metodi di ricerca gli hanno dato un vantaggio rispetto alla maggior parte dei medici e degli psichiatri. Curioso delle cause profonde delle gravi malattie mentali, Hoffer ha preso in esame storie dettagliate e si è chiesto se i problemi medici e / o biochimici sottostanti potrebbero causare gravi malattie mentali. Mentre prendeva le storie dei pazienti, Hoffer notò una serie di sintomi tra cui allucinazioni e sbalzi d'umore uniti a problemi sottostanti come malnutrizione, infezioni croniche o problemi con l'alcol. Decise quindi di aiutare i suoi pazienti psicotici a stabilizzarsi e riprendersi.

Il Dr. Hoffer e il suo team si sono concentrati sulla schizofrenia, documentando i primi studi di ricerca in psichiatria in doppio cieco controllati con placebo, descrivendo le loro ipotesi, scoperte e regimi di trattamento. Verso la fine degli anni '50, il team riferì che un sottogruppo di pazienti psicotici migliorava mentre assumeva dosi ottimali di vitamine e altri supplementi nutrizionali che aiutavano a ripristinare e mantenere una normale funzione cerebrale. I pazienti malnutriti vennero incoraggiati a migliorare la loro dieta e i pazienti alcolizzati  a moderare il loro consumo.

Per oltre sessant'anni, Abram Hoffer si è messo contatto con una serie di medici e psichiatri. I suoi primi libri hanno spiegato come lui e il suo gruppo hanno studiato la psicosi, studiato i disordini del metabolismo e sviluppato terapie restaurative. I libri scritti per i medici hanno incoraggiato i professionisti della salute a considerare le cause principali degli episodi di ciascun paziente prima di prescrivere trattamenti. I libri scritti per il pubblico laico condividevano le storie di recupero dei pazienti. Tuttavia, nonostante gli sforzi della maratona di Hoffer per educare il pubblico sulla sua ricerca, sui trattamenti restaurativi e i recuperi dei pazienti, il suo approccio biochimico è stato respinto dai custodi scettici della psichiatria tradizionale. Ciò si basava in parte sulla ricerca che tentava apparentemente di duplicare gli studi di Hoffer, in cui ai pazienti venivano spesso somministrati dosaggi fissi di niacina, troppo piccoli per avere alcun effetto. Hoffer aveva scoperto che il dosaggio necessario per ogni paziente doveva essere determinato individualmente e poteva arrivare fino a 10 grammi al giorno o più, mentre gli studi replicati usavano dosaggi molto più bassi e non titolavano finché non venivano trovati effetti benefici, come suggerito da Hoffer.

Le memorie scientifiche di Hoffer, Adventures in Psychiatry (2005) presentano le sue prime esperienze come psichiatra. In quegli anni i pazienti più malati andavano in manicomio; alcuni vi rimanevano per decenni. I trattamenti nello stabilimento di Weyburn, nello Saskatchewan, comprendevano la terapia con coma insulinica, le convulsioni indotte dal metrazolo, le analisi delle esperienze infantili, le lobotomie e l'ECT (elettroshock, shock convulsivo). Notando che alcuni pazienti psicotici miglioravano, il dott. Hoffer credeva tuttavia che almeno alcuni pazienti psicotici potevano riprendersi se avessero  ricevuto cure di migliore qualità, trattamenti più sicuri relativi alle condizioni mediche, metaboliche e / o nutrizionali di ogni paziente.

Considerando la base chimica della psicosi
Nel frattempo, a migliaia di chilometri di distanza in Inghilterra, il dott. H. Osmond e il dott. J. Smythies avevano teorizzato che un disturbo del metabolismo delle catecolamine avrebbe potuto causare psicosi in alcuni pazienti. Dopo che questa possibilità fu respinta dagli psichiatri senior nel Regno Unito, il dottor Osmond emigrò a Saskatchewan dove incontrò il dottor Hoffer. Il Dr. Hoffer trovò interessanti le idee di Osmond e Smythies e accettò di collaborare e studiare le basi biochimiche della psicosi, sperando di migliorare la qualità delle cure. Studiando le case history dei loro pazienti, hanno notato che alcune condizioni di base sembravano causare o contribuire a stati d'animo depressi e ansiosi, così come episodi di psicosi, distorsioni percettive e allucinazioni. Hanno argomentato che qualsiasi condizione "co-morbosa" sottostante potrebbe influenzare le reazioni chimiche del cervello dei pazienti.

Alcuni pazienti psicotici erano malnutriti o sensibili a determinati cibi. Negli Stati Uniti nei primi anni del 1900, una malattia chiamata pellagra (i cui sintomi includono dermatite, diarrea e demenza) aveva ucciso migliaia di pazienti. Ricerche condotte da Goldberg negli anni '20 e Elvehjem et al negli anni '30 alla fine collegarono la pellagra alle diete a base di mais, carenti di vitamine, in particolare di vitamina B3. I pazienti si riprendevano solo se mangiavano con una dieta più nutriente o prendevano dosi adeguate di vitamina B3 o il suo precursore, il triptofano trovato nel mais e trattato correttamente con un trattamento alcalino. La pellagra divenne una diagnosi largamente dimenticata dopo che il grano fu fortificato con la niacina e altre vitamine negli anni '40. Tuttavia, ora sappiamo che la pellagra secondaria può ancora svilupparsi dopo aver consumato troppo alcol o durante la dialisi renale senza supplementi vitaminici.

I pazienti con sifilide non trattata alla fine divennero psicotici. Se quei pazienti venivano affidati ai manicomi senza essere mai sottoposti a test per malattie trasmesse sessualmente o trattati con penicillina, le loro infezioni potevano progredire e causare episodi di psicosi ancora peggiori. Se non ricevevano trattamenti appropriati per le loro infezioni, potevano anche morire.

Alcuni pazienti avevano esagerato nel bere alcolici fino a diventare psicotici. Ancora altri pazienti avevano assunto erbe allucinogene o composti come l'LSD che all'epoca era legalmente disponibile. I primi trattamenti per la malattia mentale non potevano aiutare o guarire i disturbi biochimici causati da bere eccessivo o prendere droghe. Quei pazienti avevano  bisogno di programmi di disintossicazione, riabilitazione e di nutrizione.

Apparentemente, carenze nutrizionali, infezioni e sostanze intossicanti potrebbero interferire con le reazioni chimiche del cervello dei pazienti e innescare episodi psicotici. Tuttavia, un sottogruppo dei primi pazienti di Hoffer e Osmond non aveva queste carenze. Quella conoscenza suggeriva una revisione dell'ipotesi di Osmond e Smythies secondo cui un disturbo del metabolismo dell'adrenalina potrebbe rendere psicotici alcuni pazienti.

I disturbi del metabolismo possono produrre sottoprodotti allucinogeni: l'ipotesi dell'adrocromo

come parte della sua ricerca, Abram Hoffer ha esaminato una lista di composti allucinogeni tra cui mescalina, peyote e ibogaina. Il suo libro, The Hallucinogens, pubblicato nel 1967, rende affascinante la lettura per chiunque voglia sapere che tipo di composti possono indurre le persone ad allucinarsi, diventare deliranti, psicotici, depressi e / o ansiosi. Quando Hoffer esaminò le strutture chimiche dei composti allucinogeni, notò una caratteristica comune: "backbone indolo". Ricordando l'ipotesi di Osmond e Smythies, Hoffer si chiedeva se alcuni metaboliti (o composti) indolici di catecolamine (precursori biochimici di neurotrasmettitori nel cervello) potessero causare psicosi. Quando analizzò i sottoprodotti del metabolismo dell'adrenalina, Hoffer osservò che sia l'adrenocromo che il suo metabolita adrenolutin avevano una struttura chimica simile all'indolo. Tuttavia, un altro metabolita dell' adenocromo, leucoadrenocromo, aveva un effetto calmante. Evidentemente, alcuni pazienti accumulano adrenolutina e diventano psicotici mentre altri pazienti metabolizzano la maggior parte del loro adrenocromo in leucoadrenochoma (rimanendo calmi e razionali). Diversi disturbi del metabolismo possono causare o contribuire a psicosi, depressione e altri episodi "mentali". Ad esempio, la porfiria, una patologia della biosintesi dell'emoglobina, può causare sottoprodotti allucinogeni.

Hoffer e Osmond si chiedevano se alcuni dei loro pazienti potessero avere un disturbo precedentemente sconosciuto del metabolismo dell'adrenalina. Ossevarono che una minoranza di pazienti metabolizzavano l'adrenalina ad adrenolutina, rendendoli vulnerabile agli episodi di psicosi, ansia e depressione. Hoffer ei suoi colleghi sintetizzarono l'adrenocrina e l'adrenolutina e, nel contesto dei loro studi di ricerca, presero questi composti da soli e li somministrarono per testare i soggetti. Dopo aver constatato che dosi molto basse di adrenocrina e adrenolutina potevano causare psicosi e depressione, Hoffer e Osmond ipotizzarono il modo migliore per curare quei pazienti.

Sviluppo di trattamenti restitutivi per la psicosi
Hoffer, Osmond e il loro team avevano letto  studi precedenti che avevano dimostrato che dosi ottimali di alcune vitamine avevano aiutato alcuni pazienti a riprendersi dal delirio e dalla pellagra. Ricordando i suoi studi di dottorato in chimica agraria all'Università del Minnesota negli anni '40, Hoffer sapeva che le ammine vitali (cioè le "vitamine") erano nutrienti essenziali. Questa conoscenza gli suggerì che dosi adeguate di vitamine e altri nutrienti essenziali potrebbero aiutare i pazienti psicotici a riprendersi dai sottoprodotti allucinogeni del metabolismo dell'adrenalina come l'adrenolutina.

Hoffer ragionava sul fatto che la vitamina B3, un accettore metilico, potesse moderare la produzione di adrenalina. Ha anche ipotizzato che la vitamina C, un antiossidante, potrebbe sopprimere l'ossidazione dell'adrenalina in adrenocromo. Hoffer ha proposto che dosi giornaliere divise di vitamina B3 e vitamina C potrebbero ridurre i livelli di adrenocrina e adrenolutina dei pazienti psicotici senza causare effetti collaterali problematici.

Una preoccupazione per la niacina (una forma di vitamina B3) era la sua tendenza a causare "vampate sulla pelle" brevi e innocue. Tuttavia, il dott. Hoffer notò che la maggior parte dei pazienti psicotici non si irrigidivano quando prendevano la niacina, suggerendo che avevano una maggiore necessità intrinseca di questa vitamina. Anche così, alcuni pazienti hanno preferito altre forme di vitamina B3 come niacinamide o niacina senza rossore (inositolo esanicotinato, noto anche come esaniacinato). Hoffer e Osmond riferirono che dosi ottimali di vitamine B3 e C avrebbero potuto aiutare il 75% dei pazienti psicotici a riprendersi. La loro ricerca in doppio-cieco controllata con placebo basata sull'evidenza venne pubblicata su riviste mediche, ma è stata ampiamente ignorata dagli psichiatri tradizionali che si basavano su farmaci antipsicotici che attenuavano i sintomi ma causavano fastidiosi effetti collaterali.

Una scoperta correlata di Hoffer, l'uso della niacina per abbassare il colesterolo LDL, è stata pubblicata nel 1954 ed è stata verificata dal Dr. Parsons della Mayo Clinic. Questo è diventato uno standard di cura per l'ottimizzazione dei livelli di colesterolo, anche se studi successivi hanno dimostrato che il colesterolo nel sangue moderatamente alto non è una causa di malattie cardiache. Nonostante ciò, l'industria farmaceutica ha sviluppato un settore multimiliardario che vende statine per abbassare i livelli di colesterolo nel sangue anche quando sono perfettamente normali.

Il dottor Hoffer era in anticipo sui tempi. Pochi dottori o psichiatri tra i suoi coetanei avevano una laurea in chimica. Hoffer aveva un dottorato e aveva studiato i percorsi biochimici importanti nel cervello. I medici tradizionali negavano l'esistenza dell adrenocromo, degli integratori vitaminici  e i trattamenti ortomolecolari. L'adrenocromo venne segnalato nel 1937 da Richter e Green insieme ad un enzima che può produrre adrenocromo dall'adrenalina. Nel 1960, uno scienziato ricercatore di nome Julius Axelrod cercò l'adrenocromo quando studiò il metabolismo dell'adrenalina e riferì di aver trovato quel metabolita e il suo enzima responsabile nel 1964.

Per decenni, altri ricercatori hanno utilizzato metodi scientifici per testare l'adrenocrina e l'adrenolutina e altri metaboliti delle catecolamine. La letteratura scientifica ha verificato l'esistenza di composti indolo-basati tra cui l'adrenocromo e altri aminocromi nel nostro metabolismo biologico. Attualmente si ritiene che un sottogruppo di pazienti possa essere notevolmente migliorato con integratori di niacina - sono considerati "niacina-dipendenti". [1,2]

Una maratona di 60 anni per istruire il pubblico sulla medicina ortomolecolare
Nel 1966, Hoffer aveva collaborato con il dott. Osmond per scrivere un libro intitolato 'Come vivere con la schizofrenia' , una guida per laici per educare i pazienti e le famiglie. Nelle sue memorie, pubblicate come 'Avventure in Psichiatria' , Hoffer ha detto che quel libro è stato il suggerimento che ha ispirato Linus Pauling,  ad aggiungere "orto" al concetto di medicina "molecolare" di Pauling definendo così la Medicina Ortomolecolare. Uno dei libri precedenti di Hoffer, Niacin Therapy in Psychiatry(pubblicato nel 1962), ha spiegato come la terapia con niacina può aiutare alcuni pazienti e ha condiviso 60 casi clinici (molti di quei pazienti recuperati dopo aver assunto dosi ottimali di vitamina B3 e vitamina C). La ricerca attuale ha confermato le idee originali di Hoffer e la terapia con niacina è ora nota per prevenire gli episodi psicotici in un sottogruppo di pazienti schizofrenici.

A causa della crescente pratica clinica di Hoffer e della maratona dell'istruzione pubblica (scrittura, conversazione, networking e insegnamento), Hoffer aveva bisogno di aiuto. Nel numero del Journal of Orthomolecular Medicine (JOM) della primavera del 2018, Steven Carter ha ricordato di aver incontrato Abram Hoffer nel 1987 per un colloquio di lavoro [2]. A Carter sono stati offerti due posti di lavoro: direttore del Journal of Orthomolecular Medicine (JOM) e direttore esecutivo della Canadian Schizophrenia Foundation.

Per oltre trent'anni, Steven Carter ha collaborato con Abram Hoffer per pubblicare il Journal of Orthomolecular Medicine (JOM). Hanno incoraggiato scienziati e clinici a ricercare, applicare l'approccio ortomolecolare e pubblicare i risultati del loro lavoro clinico aiutando pazienti con schizofrenia, psicosi, disturbi dell'attenzione e iperattività, autismo, depressione, ansia, disturbo bipolare, alcolismo, problemi cognitivi legati all'età, artrite o cancro. Come redattore del JOM, Steven Carter ha incoraggiato il Dr. Hoffer e gli altri co-fondatori della medicina ortomolecolare a condividere le loro scoperte scrivendo libri e articoli. Hoffer e Carter gestirono la fondazione ISF e ISOM (International Society of Orthomolecular Medicine) per diversi decenni. Hanno anche organizzato conferenze di Medicina Ortomolecolare  per istruire il pubblico sulla ricerca ortomolecolare, le scoperte, il progresso clinico e il successo.

La medicina ortomolecolare prevede 3 passaggi:

  • Testare e diagnosticare le cause principali dei sintomi di ciascun paziente

  • Considerare i fattori "biochimici" coinvolti nelle condizioni mentali e fisiche croniche, comprese le carenze nutrizionali, le diete subottimali, le infezioni, il consumo di droghe e alcol, i disturbi del metabolismo e l'individualità biochimica.

  • Prescrivere / somministrare dosi ottimali di vitamine, minerali, aminoacidi, energia e coenzima enzimatico per integrare altri trattamenti e aiutare i pazienti a ripristinare e mantenere la loro salute.


Dal 1949 al 2009, Abram Hoffer ei suoi colleghi hanno studiato, sviluppato e applicato l'approccio ortomolecolare. Hanno aiutato migliaia di pazienti psicotici, depressi e ansiosi a stabilizzarsi, riprendersi e vivere bene. Sfortunatamente, la maggior parte degli psichiatri oggi non usa ancora "cure riparatrici". Di solito offrono farmaci da prescrizione, terapie per parlare e ECT (trattamenti d'urto). Pertanto, la maggior parte dei pazienti ancora oggi non riceve trattamenti ortomolecolari.

Riteniamo che l'approccio ortomolecolare possa diventare uno standard di cura. Sarebbe ora per i moderni psichiatri riscoprire i metodi di Hoffer, apprendere l'approccio ortomolecolare, considerare e testare i fattori chimici coinvolti nella psicosi e altre malattie mentali, diagnosticare le condizioni mediche, metaboliche e nutrizionali sottostanti e confrontarsi con altri trattamenti prescrivendo regimi in grado di ristabilire le persone.

Durante la straordinaria carriera di 60 anni di Abram Hoffer, la sua maratona di educazione pubblica ha prodotto più di 35 libri e 600 articoli per riviste scientifiche e mediche. Incoraggiamo i lettori a cercare le pubblicazioni di Hoffer e a imparare come ha trattato i suoi pazienti. I lettori del Journal of Orthomolecular Medicine , i pazienti recuperati e le famiglie e gli amici della medicina ortomolecolare possono continuare la maratona di educazione pubblica di Abram Hoffer condividendo libri, articoli e storie di recupero ortomolecolari.

Fonte: Orthomolecular News

domenica 16 giugno 2019

Inversione di rotta: esperienza di una ex paziente conforme

"La malattia mentale è una definizione completamente falsa che fa affermare alla classe dominante che alcune persone sono esseri umani inferiori o difettosi. I "trattamenti" raccomandati fanno di più per emarginarci e zittirci piuttosto che aiutarci. Questo tipo di pensiero pericoloso, l'idea che queste malattie inesistenti debbano essere soffocate, ora è più pervasivo che mai nella società. È una forma sovversiva di eugenetica."

Ecco un'altra esperienza di recupero. 
In questo caso recupero significa abbandonare l'idea e le conseguenze di essere un paziente psichiatrico conforme. In pratica questo si traduce inevitabilmente nello smettere di 'curarsi'  (non nel prendersi cura di sè anzi) come impone la psichiatria organicista con i i suoi trattamenti tossici protratti a vita. Julie è stata per molto anni una paziente conforme, nel senso che ha creduto per tutto quel tempo alla psichiatria e a quello che esimi psichiatri onniscenti gli dicevano, cioè che aveva una vera malattia cronica, che avrebbe avuto bisogno dei loro trattamenti per tutta la vita e che avrebbe dovuto rinunciare a tutte le sue aspettative e i suoi sogni per vivere una vita sottomessa di malata mentale. 
L'esperienza di Julie dimostra ancora una volta che si tratta di un vero e proprio inganno; la presa in carico, il convincimento , il lavaggio del cervello attuato dall'istituzione psichiatrica riesce a produrre lo status di malato mentale per la vita rovinando per sempre un essere umano il quale con molta probabilità si sarebbe ripreso da solo dopo la prima crisi importante. 
Mi si dirà che questo esempio aneddotico cozza profondamente con esperienze di altro tipo, dove le persone soffrono per parecchio tempo senza alcun sostegno farmacologico e senza conoscere la psichiatria prima di decidersi a 'curarsi'. 
Sono consapevole che esistono anche situazioni di questo tipo ma non sono affatto convinto che anche in tali casi l'affidarsi alla psichiatria possa essere la soluzione ottimale, nel senso che comunque peggiorerà una situazione già compromessa, anche se nel breve periodo si potranno avere (forse) dei benefici se si è molto fortunati. 
Dalle osservazioni che ho fatto finora, mi verrebbe da pensare che la maggior parte degli psichiatrizzati appartenga alla prima categoria, cioè hanno avuto un'esperienza come Julie in quanto etichettati, trattati , e cerebro-lavati dalla psichiatria. Gente che potrebbe anche uscire , proprio come Julie da questa trappola ben congeniata. Lei, nonostante fosse inizialmente molto convinta e pro-psichiatria, ha avuto la grande fortuna di avere dei genitori colti e scettici verso l'istituzione psichiatrica , ma tantissimi altri avranno invece dei genitori plagiati e convinti dal paradigma dominante. E   anche con una tale famiglia Julie restava caparbiamente aggrappata al suo status di malata mentale nonostante tutti i fallimenti delle 'cure' e i peggioramenti evidenti anno dopo anno. C'è voluto un episodio di palese maltrattamento per farle finalmente aprire gli occhi dopo ben 30 anni di conformità. 



"Papà, avevi ragione": ho  fatto meglio a smettere di curarmi

Di Julie Greene, MAE 
23 aprile 2019

Quando sono entrata per la prima volta nel sistema di salute mentale a 23 anni, i miei genitori erano sconcertati. Ero una promettente studentessa  di composizione musicale al Bennington College, nel mio ultimo anno senza problemi accademici. Quindi, perché avevo scelto di andare in terapia? Non ero minorenne e la scelta era stata solo mia. All'inizio andai di nascosto, sapendo che probabilmente i miei genitori non avrebbero approvato. Alcuni mesi dopo l'inizio del trattamento, lasciai improvvisamente l'università e andai a vivere con mamma e papà in Massachusetts. Alla fine ho rivelato loro che avevo un disturbo alimentare.

Cominciai presto un programma di terapia più intensivo chiamato Optional Day Treatment , che costò ai miei genitori quasi  10.000 $ ma non riuscì ancora ad affrontare il mio disturbo alimentare. Alla fine, ricevetti una nuova diagnosi: schizofrenia e successivamente disturbo bipolare. Il trattamento causò dei cambiamenti. Incominciai a fumare e a mettere su peso. Non avevo amici se non le persone presso il centro di salute mentale. Peggio ancora, avevo perso ogni interesse nei miei precedenti studi universitari. Smisi di comporre musica o suonare uno strumento. Ero trasversale e sgradevole. Evitavo le riunioni di famiglia, specialmente con la famiglia allargata. Mi chiudevo nella mia stanza e rifiutavo di uscire per ore. Questo scenario sembra familiare?

Anche allora, i miei genitori si chiedevano se questo strano mio comportamento fosse stato causato da una "malattia" o dall'ambiente terapeutico stesso. Entrambi i miei genitori avevano un master. Mio padre era un ingegnere. Mi disse che non vedeva una logica nella mia affermazione che avessi una malattia mentale. Eppure mi sono rifiutata di ascoltare mamma e papà e ho insistito sul fatto che avevano bisogno di "stare al passo con i tempi".

Più tardi, mentre ero in un centro di trattamento residenziale chiamato Gould Farm,  iniziai a prendere il litio. La mia faccia esplose di brufoli. Non avevo mai avuto brufoli prima d'allora, nemmeno quando ero adolescente. Li coprivo con il trucco. Le mie mani tremavano sempre. Ho anche imparato molto dai farmaci antipsicotici che mi venivano somministrati. Alcuni giorni, non ho fatto molto se non guardare la televisione.

I miei genitori hanno resistito mentre facevo i programmi di trattamento e frequentavo gli ospedali, loro continuavano a fare ricerche da soli. Iniziarono con la biblioteca pubblica locale e successivamente scoprirono  NAMI, l'Alleanza nazionale sulle malattie mentali (la più grande associazione americana di genitori di psichiatrizzati ndt). Mio padre osservò che molti genitori del loro gruppo erano frustrati perché i loro figli rifiutavano le "cure". Mio padre continuava a osservare la mia esperienza e notava che il "trattamento" non sembrava offrire alcuna risposta e non era molto umano. Io ero totalmente compiacente, ma ora capisco perché così tanti di noi lo rifiutavano!

Entrambi i miei genitori notarono che il "personale" presso le strutture che ho frequento  mancava di intuizione ed era mal pagato. I miei genitori sentivano che i dottori non riuscivano ad ascoltare i pazienti e ignoravano ciò che contava di più. Mio padre lesse 'On My Own' (Da noi stessi ndt) di Judi Chamberlin : Alternative controllate dal paziente al sistema di salute mentale . Un giorno, mi disse: "Penso che tu debba iniziare a pensare ai diritti umani".

A quel punto era così preoccupato per il modo in cui i pazienti come me erano stati trattati che assunse una posizione come Monitor NAMI. Visitò gli ospedali statali nel Massachusetts e chiese ai pazienti della loro esperienza lì. Probabilmente, mio padre passò più tempo a parlare con loro di quanto non avessero mai fatto i dottori.

Durante tutti gli anni in cui ero una malata di mente, i miei genitori erano eccellenti sostenitori che si interrogavano costantemente su ciò che i dottori stavano facendo, anche se la mia fede nella psichiatria era incrollabile. Sono stati mamma e papà a telefonare ripetutamente al dottore che mi aveva prescritto il litio, ricordandogli che sarebbe stato meglio testare i livelli ematici del farmaco. Più tardi, i miei genitori hanno insistito sul fatto che il medico successivo testasse i miei livelli di ormone tiroideo (e avevano ragione ).

Tuttavia, continuavo a pensare ai miei genitori come fuori moda, insistendo sul fatto che gli psichiatri e lo staff ne sapessero di più. Tuttavia, quando questi provider hanno fatto cose che mi hanno offeso, sono andata direttamente da papà a lamentarmi. Mi ha sempre bloccato!

Un decennio più tardi, quando mi fu dato l'elettroshock ("terapia elettroconvulsiva o ECT") per la mia "malattia mentale resistente al trattamento", entrambi i miei erano contrari - anche se ero totalmente convinta che fosse "sicura". Continuarono a difendermi e stavano al mio fianco anche mentre mio padre stava morendo di cancro. Solo dopo mi resi conto che i cambiamenti negativi in me, in particolare i problemi cognitivi dopo l'ECT, non erano una nuova malattia mentale che avevo improvvisamente sviluppato, ma un risultato dello stesso "trattamento" della ECT. 

Rifiutare il sistema
Sono uscita dal sistema di salute mentale per un colpo di fortuna. Quando avevo 40 anni, ero già stata ricoverata in ospedale più di 50 volte. Non ho mai realizzato nulla di ciò che potrebbe essere sbagliato o crudele. Adoravo  ancora i miei dottori e la pratica della psichiatria, anche se avevo messo in discussione il motivo per cui non ero in grado di adattarmi a nessuna delle loro categorie di malattia.

Dopo essere stata crudelmente privata dell'acqua in un ospedale, ho compiuto un'inversione completa di marcia a 53 anni. (Il litio causa sete estrema e può portare a una condizione chiamata diabete insipido ). Era la prima volta che mi sentivo così traumatizzata. Avevo paura della mia vita, temevo di morire di disidratazione.

Questo incidente mi ha cambiato in molti modi, alcuni dei quali non così buoni. Ho più difficoltà ad andare d'accordo con altre persone ora, e sono diventata più incline allo stress post-traumatico. Gli amici che non avevano capito, hanno smesso di parlarmi. Mi sono solo arrabbiata,  isolata e solitaria. Un giorno, ho capito che avevo bisogno di lasciare la città, di andare lontano dove nessuno conosceva il mio passato. Non ho detto nessuno dei miei piani.

Lasciai il paese per trasferirmi in Uruguay con il mio cane. Non tornai per due anni e non tornai mai in Massachusetts. Questo esodo e il "time out" mi hanno aiutato a capire quanto fosse dannoso per me il sistema di salute mentale. Ho anche compreso che non sono mai stata veramente "malata di mente". 
La malattia mentale è una definizione completamente falsa che fa affermare alla classe dominante che alcune persone sono esseri umani inferiori o difettosi. I "trattamenti" raccomandati fanno di più per emarginarci e zittirci piuttosto che aiutarci. Questo tipo di pensiero pericoloso, l'idea che queste malattie inesistenti debbano essere soffocate, ora è più pervasivo nella società che mai. È una forma sovversiva di eugenetica.

Dopo avere lasciato gli Stati Uniti, mi sono ricordata di qualcosa che mia madre mi aveva detto quando avevo solo 13 anni. Anche lei aveva sofferto di un disturbo alimentare da adolescente e si era ripresa da esso. Penso che questo sia accaduto intorno al 1940, quando le parole "disturbo alimentare" non esistevano. Lei  recuperò in soli due anni, completamente senza "cure" di salute mentale. Realizzando questo, mi sono sfidata ripetutamente: se la mamma l'ha fatto, anch'io potrei farlo.

Sorprendentemente, ciò che mi ha curato del mio disturbo alimentare non era un tipo di "trattamento", ma l'allontanarmi dagli psicofarmaci e dalla terapia e, soprattutto, porre fine alla mia autoidentificazione come paziente mentale. Ora sono completamente indipendente, fisicamente in forma, attiva e felice. Ho persino sviluppato il mio protocollo per aiutarmi a recuperare il funzionamento dei reni che il litio mi ha distrutto. Descrivo questo nel mio prossimo libro, Life After Lithium . Per lo più scrivo su come smettere di pensare come un paziente mentale!

Grazie, mamma e papà
Ora che sono completamente fuori dal sistema di salute mentale, se potessi guardare indietro e dire qualcosa ai miei genitori in questo momento, li ringrazierei ancora e ancora per avermi dato una solida educazione, per insegnare a me e ai miei fratelli l'alpinismo e la buona alimentazione.

Ringrazio mia madre per la sua instancabile insistenza sul fatto che stavo bene così come sono. Era un eccellente modello, una ballerina che ballava con la sua musica. Voleva che pensassi in modo indipendente, che leggessi e studiassi musica. La mamma era testarda in molti modi, e sono grato che in qualche modo abbia ispirato questo tratto in me.

Vorrei ringraziare mio padre per avermi insegnato una buona morale. Gli sono grata per la mia educazione ebraica (anche se odiavamo tutti la scuola ebraica). Quando mio padre stava morendo di cancro, mi ha detto qualcosa che ho portato con me in tutti questi anni: "Julie, lo farai un giorno."

Vorrei tanto ringraziare ancora e ancora papà e papà per avermi difeso, per aver resistito ai medici anche quando non potevo farlo nel mio stato di drogata e conforme. Direi a mamma e papà che sono loro che mi hanno incoraggiato a pensare e ad agire in modo indipendente, anche se ciò significava essere diversi, anche se significava che ero l'unica a parlare. Direi ai miei genitori che sono orgogliosa di chi sono oggi e li ringrazio per avermi aiutato a diventare quella persona.

Stranamente, assomiglio molto alla mia defunta madre ora. Sono orgogliosa di portare una parte di lei dentro di me. E se potessi, direi a papà, in questo momento, circa 20 anni dopo la sua morte: "Ehi, papà, avevi ragione".

Questo pezzo è tratto da un capitolo del prossimo libro di Julie, Life After Lithium .

fonte : madinamerica.com

sabato 8 giugno 2019

Dalla depressione al buco nero: il ruolo degli antipsicotici



Oggi è un giorno triste. Ha saputo che la compagna di un mio conoscente, diagnosticata bipolare I si è tolta la vita gettandosi nel vuoto. Il suicidio di un bipolare, è una tipica risoluzione da manuale di psichiatria. Sappiamo infatti che  tra le persone con tale diagnosi, circa una su 2  tenteranno il suicidio prima o poi e alcuni riusciranno nell'impresa. Questa statistica  è la prima cosa che gli psichiatri ti dicono naturalmente per farti capire a cosa vai incontro se non segui alla lettera e diligentemente i loro 'trattamenti terapeutici' che consistono come sappiamo di neurotossine preferibilmente in cocktail.  Come se fosse ormai assodato che gli psicofarmaci e in generale la presa in carico e le  cure psichiatriche impedissero una tale drastica risoluzione. Peccato però che ignorano un'altra statistica che evidenzia invece che i suicidi sono di numero inferiore per chi non fa alcuna cura, oppure ancora un'altra dalla quale si evince che la probabilità di togliersi la vita aumenta di circa 30 volte dopo la dismissione da un reparto psichiatrico. 

Si potrebbe allora obbiettare che queste statistiche sono solo numeri che non riflettono la realtà o che altri  fattori più o meno sconosciuti concorrono all'aumento dei suicidi tra i quali l'aggravamento improvviso della presunta malattia mentale. Insomma la psichiatria e gli psichiatri avranno sempre la scusa pronta per coprire i loro crimini, anche ripetiamolo nella assoluta convinzione di agire per il bene del paziente e di fare la cosa migliore. D'altra parte però i crimini restano tali e i colpevoli ne dovranno rispondere davanti al loro Karma oltre che davanti alla loro coscienza. E se è vero che la legge di causa effetto è precisa e inevitabile, non vorrei proprio trovarmi nel loro panni. 

So che questa donna aveva subìto vari ricoveri con conseguente 'trattamento' standard a base di tossici neurolettici somministrati anche con la forza senza possibilità di scampo. 
Nella mia trentennale esperienza di 'bipolare' ho attraversato diverse crisi, chiamate convenzionalmente 'episodi  maniacali'. Stranamente però la maggioranza di queste crisi si sono concentrate in un periodo di 6 anni in cui ero 'conforme' cioè quando seguivo diligentemente la 'terapia' a base di stabilizzatori dell'umore. Prima con il litio, poi con antiepilettici. Di queste 4 crisi, 3 le ho smaltite in TSO, portato a forza  le prime due volte, convinto con le buone maniere poi. 
Quindi ho avuto modo di valutare sulla mia pelle che la cosiddetta 'fase down' che segue inevitabilmente la mania, era assai più grave se prima avevo assunto neurotossine.  Come posso affermarlo con sicurezza? Semplicemente perché ho affrontato e risolto altre crisi senza ricorrere a questi veleni. 
La riprova l'ho avuta infine nell'ultimo episodio 'maniacale' dove mi sono stati somministrati neurolettici depot (quindi molto più a lungo ) rispetto al passato. 
Ricordo per chi non lo sapesse, che queste iniezioni intramuscolo di veleno a lento rilascio durano 15 giorni, un mese o anche di più, non possono essere dismesse nemmeno se si ha un effetto avverso importante grave e immediato. Sono il peggio del peggio che la perversa mente dei ricercatori psichiatrici farmaceutici (veri e propri sadici secondo me) possa essere in grado di escogitare. 

Non ce la faccio a descrivere con le sole parole cosa accadeva dentro di me durante questa ultima depressione. Posso provare a fare delle analogie, ma saranno sempre lontane dal dare un'idea precisa di come mi sentivo. Come era accaduto anche le altre volte, la fase down arrivò rapidamente dopo circa un mese dal rilascio dal reparto psichiatrico. Sapevo bene cosa mi aspettava, come mi sarei sentito, con tutta la sintomatologia classica e i pensieri di fallimento e annullamento che non sto qui a elencare. Sarebbero ricominciati i rimuginii con il consolante pensiero pressoché costante che avrei potuto togliermi la vita e finirla ma sapevo anche stringere i denti e andare avanti, in fondo non era qualcosa di veramente impossibile da sopportare a parte alcuni brevissimi attimi di smarrimento, e poi sarebbe durata solo un paio di mesi, insomma avevo le spalle larghe, ero provato da grandi delusioni e perdite nella vita, tra le quali la più grande in assoluto sicuramente l'improvvisa morte di mio padre per infarto, il mio idolo quando ero adolescente. Avevo un metro di paragone per la sensazione di vuoto e di estrema tristezza del massimo livello, non avrei mai potuto sperimentare qualcosa di ancora peggiore. Ma al peggio, sappiamo che non vi è mai fine; quella volta c'era  una cosa nuova: c'era l'inferno intero, un enorme buco nero che mi avvolse. 

Un bel giorno mi svegliai con il vuoto assoluto davanti. Magari fosse stato soltanto un vuoto opprimente, la tipica pressione al plesso solare o il buco nello stomaco che già conoscevo molto bene. Era qualcosa di veramente inedito, non riuscivo a pensare ad altro che: "cavoli, cosa mi sta succedendo?"  
Non riuscivo a stare da nessuna parte. Sia che mi distendessi a letto, che mi sedessi o che mi muovessi non riuscivo a stare nel mio corpo. Non riuscivo a sopportare la mia mente, non avevo alcun modo per distrarmi, anzi, non riuscivo proprio a distrarmi con niente, nemmeno facendo la cosa più bella al mondo. 
Riuscivo a comunicare, a parlare con la mia donna, a mangiare anche se avevo un appetito scarsissimo, quando invece normalmente apprezzo molto il buon cibo. 
L'unica cosa che riuscivo a fare, per fortuna era dormire. Il sonno era l'unico momento di vera quiete dove il malessere magicamente spariva. Peccato che non potevo dormire sempre 24 ore su 24 fino al giorno in cui mi sarei svegliato senza sofferenza. Quando durante il sonno mi svegliavo, c'èra un attimo, un brevissimo istante di incoscienza dove stavo bene (o per meglio dire non stavo male) prima di venire di nuovo risucchiato in quel buco nero. Mi aggrappavo a quell'attimo, dove ero allo stesso tempo libero dall'incoscienza totale del sonno e dalla sofferenza come l'affamato che pregusta un buon pranzo  dopo un lunghissimo digiuno forzato. O l'amante che anela al culmine dell'atto sessuale.  Momento breve ma molto intenso. 

La mia ipotesi è che questa volta si era aggiunta quella che chiamano Acatisia, una sensazione terribile di irrequietezza che spesso porta al suicidio, un effetto tipico dei farmaci neurolettici. 
Da esperto conoscitore ormai della depressione in quanto già attraversata per diverse volte, sapevo che se riuscivo a distrarmi con qualche occupazione piacevole, se stavo più al sole o nella natura se cercavo di fare esercizio fisico potevo cavarmela relativamente bene e pure con il pensiero fisso di annullamento avrei stretto i denti e aspettato che passasse da sola. Ma niente mi aveva preparato a quella cosa li.
A quel tempo non avevo un lavoro continuativo che potesse distrarmi, e comunque molto probabilmente non sarei stato in grado di svolgerlo. Era però estate e potevo stare sulla spiaggia al mare e fare il bagno. Ma quando andavo al mare, mi prendeva un irresistibile desiderio di annegare. Amo molto fare il bagno al mare e solitamente sto a lungo in acqua e mi spingo al largo, appena prima delle boe di sicurezza e a volte anche oltre se le condizioni lo permettono.  In quei giorni avevo paura di immergermi o se lo facevo, cercavo di stare vicino alla riva e per poco tempo. Il resto del tempo lo passavo sotto l'ombrellone a rimuginare pregustando le sensazioni di soffocamento, di come sarebbe stato il mio annegamento nei minimi particolari. Pensavo ad esempio al magnifico " Klein und Wagner" di Hesse al momento finale di quando fa morire il protagonista proprio di annegamento. 

Un  antico detto orientale recita: "Da un grande male può arrivare un grande bene" e in effetti, nel disperato tentativo di cercare il più piccolo appiglio per provare in qualche modo a risalire, provai a smettere di fumare per vedere l'effetto che faceva.  Quando sei in quelle condizioni non so perché, riesci ad apprezzare il più lieve miglioramento. E infatti se non fumavo stavo leggermente meglio, ne seguì che da quel preciso momento smisi completamente di fumare senza alcuno sforzo e con facilità (ma avevo anche letto il fantastico libro di Carr come ho avuto modo di scrivere in precedenza) ancora oggi a distanza di 7 anni da allora riesco a mantenermi ex fumatore. 

In conclusione, capisco molto bene come qualcuno possa compiere un gesto estremo in determinate condizioni. Io sarò forse stato più fortunato. Ricordo che quando andavo nel mio appartamento a 4° piano dove stavo per alcuni periodi, quando mi sporgevo dal balcone guardavo con bramosia il solido pavimento di piastrelle color mattone, fantasticando su quale mio organo avrebbe toccato per primo il fondo. Ma fra il pensarlo e il farlo vi era allora un abisso. 
Questa donna forse ha trovato il coraggio della disperazione, ma io conosco bene anche  come ci si sente quando sei preda dell'acatisia. 
E chissà, forse non si sarebbe mai spinta così oltre se non avesse subito la violenza degli antipsicotici depot , oggi così di gran moda e osannati dagli psichiatri tutti. Ecco dunque l'ennesima vittima della psichiatria, portatrice di disabilità e morte. Una tragedia che forse si poteva evitare.  Ma non temete; i loro medici curanti continueranno a dormire sonni tranquilli senza alcun rimorso e anzi, per loro sarà soltanto l'ennesima conferma della pericolosità della famigerata malattia mentale chiamata disturbo bipolare di tipo I.

recuperamente

sabato 11 maggio 2019

Risorgere dopo 20 anni di psicofarmaci

Ecco un'altra storia di recupero dal famigerato 'disturbo bipolare di tipo I ' considerata una delle più gravi condizioni psichiatriche. Precisiamo che a mio parere recupero non significa in generale tornare ad uno stato precedente la presunta 'malattia', né essere privo di sintomi o di ricadute. Si può essere privi di sintomi e di crisi importanti ma allo stesso tempo fare una vita  orribile con il desiderio costante di farla finita come succede spesso, ma non a causa della malattia, e come si evince da questa storia, proprio a causa della perfetta immedesimazione nel ruolo di 'malato mentale' e conseguente obbligo di trattamento a base di cocktails di neurotossine vita natural durante. 
Ecco qui alcuni estratti dai forum pro-psichiatria: 

30 Aprile LC scrive:
"qualcuno forse sa se gli psicofarmaci vanno presi a vita, ma è vero? 
.. ma prenderli a vita come diventeremo? Ho paura.."

28 Aprile  RC scrive:
"Mi voglio suicidare ho trovato un sito che vende medicinali per l'eutanasia, sto di merda niente ha più senso ormai. "

25 Marzo RS scrive: 
"qualcuno sa se è legale l'eutanasia? 
Ho 37 anni Bipo misto mi arrendo, stop. "
nei commenti aggiunge: 
"Prendo rivotril, paroxetina, depakin, litio e quietapina" (!!!!)

11 Marzo ED scrive: 
" E' inutile combattere e cercare aiuto, ho perso troppi anni a lottare ma ha sempre vinto lui, il demone che si è impossessato di me. Non ci sono farmaci, anzi, peggiorano solo il tutto... la morte è l'unica soluzione perché non è un male fisico per cui una persona può sperare nella medicina e i suoi progressi... è un male dell'anima e non si sa la sede dell'anima dove sia e quindi solo la morte mi darà sollievo. Il problema è trovare il coraggio ma soprattutto il modo, non andrò all'inferno perché l'inferno è questo."

20 Aprile  CV scrive : 
"Ho 52 anni . Sono avvilito, quasi disperato. Non provo più amore per mia moglie ma non ho il coraggio di separarmi, ho lasciato il lavoro e i miei unici introiti sono il sussidio di invalidità di 289 euro. Prima di ammalarmi ero una persona brillante, avevo centinaia di amici e amiche mentre ora soffro la solitudine in modo indicibile [..] Mi sento come se fossi il fantasma di me stesso. Ho fallito in tutto e spesso penso al modo meno tragico per farla finita..che devo fare Gesù mio che posso fare!!!" 

Questi non sono scritti sporadici in mezzo ad una moltitudine di altri interventi di persone felici e contente, pienamente soddisfatte della loro vita e del loro trattamento. Questi sono  la norma in tali forum, la punta di  un iceberg fatto di sofferenza indicibile. Sono inoltre convinto che la maggioranza sofferente non ha neanche la forza o la voglia di condividere un tale inferno con gli altri.

Graciela ha sopportato tutto questo per ben 20 anni, prima di 'svegliarsi' e risorgere.  
Dato che sono stato accusato di fare del terrorismo, preciso ancora una volta che non tutte le persone che assumono diligentemente neurotossine stanno continuamente male. Possono avere una vita 'normale' anche se sotto-soglia, e generalmente sta meglio chi ne assume meno o è in mono-terapia ad esempio con il litio o un altro stabilizzatore dell'umore. 
Leggo anche  di una persona che si 'cura' diligentemente da 30 anni e giura di essere in perfetta salute, (tranne che avere il 100% di invalidità). Tutti hanno  uno zio o un vecchio parente che ha vissuto 90 anni nonostante facesse una vita di eccessi a base di Bacco Tabacco... e Venere. Ma non voglio dilungarmi in quanto ho già scritto in precedenza della fallacia aneddotica di chi difende gli psicofarmaci. 

La giovane donna, protagonista di questa storia scrive: 
"il peggior effetto collaterale dei farmaci e del sistema è stata la perdita del mio senso di agire. Non ho mai affrontato la questione che mi ha catapultato nel sistema. Non ho mai trovato un significato nella mia esperienza di vita.."
Questo è quello che fanno le maledette neurotossine: tolgono la capacità di agire, per affrontare i problemi in modo radicale e risolutivo. 
La sua salvezza è stata la lettura di un paio di libri:   A Promise of Hope di Autumn Stringam e Med Free Bipolar dI Aspen Marrow. Ha poi trovato sulla sua strada le persone giuste che sono state in grado di aiutarla ad uscire dalla  trappola in cui era finita per tanti anni. 
Ora Graciela ha una nuova consapevolezza. Non importa quanto potrà durare ancora  la sua condizione di benessere prima di un'altra eventuale ricaduta, gli auguro naturalmente che non succeda mai più, ma non è questo il punto. La cosa più importante è che adesso sa come affrontare al meglio i suoi problemi e capire il senso di quello che gli succede.  



Istantanee di primavera: in viaggio con gli psicologi dopo 20 anni di conformità

Di Graciela Pilar Signes 
30 aprile 2019

Prima della primavera del 2016, la mia capacità di dire "no" al suicidio era aggrappata a un filo. Volevo stare bene o volevo essere morta. Non potevo più sopportare una via di mezzo. Il mio mondo interiore stava diventando sempre più oscuro. I ricoveri l'avevo sempre sentiti come dei santuari deformati, dove un sofisticato bulldozer  demoliva il poco senso che mi era rimasto mentre mi teneva, impotente, in uno stato di trance. Non volevo finire di nuovo lì.

Dopo il divorzio dei miei genitori e il mio primo tentativo di suicidio, nella primavera del 1998 mi venne diagnosticato un disturbo bipolare di tipo I. Da allora mi è stato diagnosticato l'ADHD, il disturbo borderline di personalità, la psicosi, ecc. Ho tentato il suicidio e sono stata ricoverata molte volte . Per circa 20 anni, ho fatto del mio meglio per adattarmi e conformarmi ai diversi cocktail di farmaci che mi erano stati prescritti. Immediatamente mi hanno mandato lontano e nella mia mente, e per l'enorme costo del trattamento, il sistema non mi ha mai insegnato o incoraggiato a guarire me stessa. Invece, mi è stato detto che la mia condizione era incurabile. Il termine "recupero" all'interno del sistema era un concetto vago e confuso. Non significava che avrei recuperato il mio vero sé, ma  cercavo disperatamente sollievo pur rimanendo resistente ai trattamenti. Recupero per me significava che mi stavo integrando nella società come un'ombra, il mio cervello era invaso da droghe psicotrope estranee, che presumibilmente sapevano come gestire la mia vita meglio di me. Sapevo che le avrei dovute prendere a vita e alcune volte hanno fornito un pronto soccorso effimero, ma piuttosto che affrontare i miei problemi originali, li soffocavano e ne aggiungevano di nuovi.

Sentivo di aver fallito con mia madre, la mia roccia, così tante volte nella vita, non potevo mancarle adesso che aveva bisogno di me. Il suo morbo di Alzheimer stava peggiorando rapidamente e lei mi aveva nominato la sua amministratrice di sostegno. Prima, durante e dopo il lavoro, facevo cose per mia mamma tutti i giorni, ma fino alla primavera del 2016,  stavo giocando nella mia vita con scene mortali che mi frullavano nella testa. Ad ogni svolta, una parte di me ruminava sul suicidio in modo incontrollabile. Il mio cervello recitava repliche della varietà più oscura in cui ero allo stesso tempo preda e  predatore. Con il passare delle settimane, divenne sempre più difficile resistere alla tentazione di agire. Molte volte facevo un sogno ad occhi aperti ricorrente (occupando troppo del mio spazio mentale):  io che andavo al negozio accanto, rubavo una pistola da un poliziotto, e tornando a casa sparavo prima a mia madre, poi a me, quindi nessuno di noi sarebbe stato più un peso.

Altre volte immaginavo di affittare un magazzino, di parcheggiare la macchina all'interno e di lasciarmi andare con la CO2. Abbracciavo stretta mia madre come se fosse per l'ultima volta mentre pensavo di assumere una badante per prendersi cura di lei, qualcuno dolce e intelligente, non il maledetto pasticcio che avevo scoperto di essere, così avrei potuto uccidermi in pace. Non importa quanto pregassi, il suicidio stava diventando sempre più difficile da respingere. Dato che per parecchie volte non ero ancora riuscita ad uccidermi, andai su Amazon a comprare 'l' uscita finale' di Derek Humphry. Una volta online, invece, sono stata guidata a comprare 'A Promise of Hope' di Autumn Stringam e 'Med Free Bipolar' di Aspen Marrow. Mia madre e io abbiamo un debito di gratitudine con queste donne. La prima storia mi restituì lentamente la speranza e la seconda mi diede istruzioni su come eliminare i farmaci che probabilmente contribuivano, se non erano proprio la causa, delle mie idee suicidarie e le mie psicosi oscure.
Con l'aiuto del libro di Aspen Marrow, iniziai a considerare quello che stavo mettendo nel mio intestino e nel gennaio del 2017 aggiunsi micronutrienti al mio nuovo piano di trattamento. Volevo morire ed essere qualcun altro e, a poco a poco, è esattamente ciò che sta accadendo. Le parti necrotiche della mia vita stanno lentamente cadendo sul ciglio della strada o vengono ripristinate alla salute.

Nel corso degli anni, la parte peggiore è stata il continuo offuscamento della linea tra ciò che era un effetto collaterale, quale risposta a uno stimolo, un sintomo dei cosiddetti disturbi  o anche quale fosse la mia personalità. Era difficile essere me stessa, ammesso che esistesse ancora. Non ero più in grado di coinvolgere completamente la mia corteccia prefrontale e tutto ciò che vi era collegato. Alcune medicine hanno reso molto difficile la mia deglutizione. Il mio corpo ha una forma fluttuante come un bracciale per la pressione sanguigna. Ho avuto una terribile acne da adulta. Di notte, mi sono sentita paralizzata, incapace di muovere il mio corpo nel letto con molta difficoltà a respirare, consumata dalla paura, sentendo  cose strisciare su di me e inseguita dai demoni. Quasi tutti i giorni credevo di essere stata punita da Dio perché ero così disonesta per l'umanità.


Sono anche stata arrestata. Ho dovuto fare rapporto agli agenti di libertà vigilata. Ho fatto tante cose che per me non hanno senso adesso. Ho lasciato casa per diventare senzatetto, ho dormito in metropolitana o nella Port Authority, ho chiesto soldi agli estranei. Sono stata in disabilità. Ho raccolto i mozziconi di sigaretta dal marciapiede per fumarli. Mi sono sentita più in basso del mozzicone sul marciapiede che era stato calpestato tutto il giorno. La maggior parte di me sembrava avesse perso il controllo e qualsiasi parvenza di sé e autostima mi si fosse rigirata contro. Dalla a ragazza brillante che ero una volta, mi ero trasformata in spazzatura. Come la maggior parte della gente, però ho anche avuto innumerevoli esperienze di volare in alto nella vita, seguite da atterraggi di schianto. Ho perso dei buoni rapporti con il mio comportamento indisciplinato. Ho perso posti di lavoro e opportunità come se fossero dei granelli di sabbia che mi scivolavano tra le dita senza essere in grado di aggiustare la presa. Le mie trascrizioni universitarie sono piene di lettere di ogni genere e io rimango senza una laurea.

Ho toccato "il fondo" infinite volte per scoprire che si trattava, in effetti, di un pozzo senza fondo. Finché c'è un impulso, la vita può sempre peggiorare. Ho sofferto di acatisia e discinesia tardiva a causa del mio regime di farmaci, ma il peggior effetto collaterale dei farmaci e del sistema è stata la perdita del mio senso di agire. Non ho mai affrontato la questione che mi ha catapultato nel sistema. Non ho mai trovato un significato nella mia esperienza di vita. Sono soltanto diventata una "malata di mente" e mi sono vista come un estraneo inaffidabile che ha dovuto consultare terapeuti e psichiatri per ogni mossa che facevo riguardo alla mia vita, il che era peggiore del danno cerebrale, della perdita di memoria, del malfunzionamento cognitivo, della minaccia di sviluppo del diabete e insufficienza d'organo tra tutti gli altri effetti avversi dai farmaci che mi sono stati prescritti.

Nella primavera del 2017, ho preso una lezione di Narrative Healing online con il Teleosis Institute, seguita da un insegnante, autore e insegnante di inglese delle superiori, Reggie Marra. La classe mi ha aiutato a migliorare il mio percorso verso un "nuovo modo di essere". Gli incarichi di scrittura erano come una terapia fisica per la mia mente mentre stavo lavorando con tessuto cicatriziale mentale a basse dosi di farmaci in un ambiente di supporto. Una delle letture assegnate alla classe era del dott. Lewis Mehl-Madrona, MD Ph.D. che si è laureato alla Stanford University e all'Istituto di studi psicologici. È un prodigio, psichiatra, geriatra, autore, ecc. Con decenni di esperienza nell'aiutare molti a guarire da malattie mentali e fisiche. Uno studente per tutta la vita, che integra la cultura degli indigeni.

Quando ero a un mese al largo dalle medicine, il dottor Mehl-Madrona accettò di assistermi, e nelle nostre sessioni, ha trattato la mia mente, il mio corpo e lo spirito senza partizioni usando la Medicina narrativa, il rilascio miofacciale osteopatico e la cerimonia all'interno di una comunità. L'integrazione della prospettiva nativa nel mio recupero ha offerto al mio intelletto affamato una potente dose di buon senso che ha risuonato profondamente e messo radici. Il modo in cui i guaritori della Prima Nazione riconoscono l'ambiente e l'individuo che è afflitto ha più senso della dissezione dell'afflitto (e dell'afflizione) dal suo ambiente che   viene maltrattato in modo indipendente dal suo contesto, che era stato per lo più il mio caso nella cura tradizionale. Tutto è connesso. Il dottor Lewis mi ha anche presentato a The Red Road. La sua profonda semplicità lo rende un modo pratico per tornare in linea con ciò che è importante quando mi sento fuori strada. Anche se il mio tempo come cliente è stato breve, posso testimoniare che mentre la sua combinazione di pratiche è atipica, questa consumatrice resistente agli ex trattamenti è più una prova dell'efficacia dei suoi metodi. Recentemente, la sua partner e moglie Barbara Mainguy, MAE, ha accettato di diventare la mia terapeuta. Psicoterapeuta canadese di arti creative e altre discipline, ha una buona conoscenza della psicologia quantistica e ha implementato con me una varietà di modalità che nei miei vent'anni e più di terapia non sapevo nemmeno esistessero. Un professionista laborioso e lungimirante; non è allarmata quando le mie presunte "psicosi" emergono. 

Sarebbe ormai ora che le numerose terapie "non convenzionali" di lunga data ed efficaci venissero coperte dall'assicurazione. Hanno bisogno di essere introdotte nel mainstream in modo che più persone abbiano le risorse per recuperare dalla malattia mentale invece di continuare a perpetuare la loro malattia entro i parametri limitati del sistema attuale. 
Mentre sto tra le rovine del mio passato, parti di me che pensavo fossero morte in qualche modo continuano a strisciare fuori dalle macerie. La mia vita ha molto margine di miglioramento, ma non potrei essere più felice con questo ritorno a casa, che la psichiatria tradizionale non è stata in grado di offrirmi. Nella primavera del 2018 fui abbastanza forte da andare in pellegrinaggio lungo il Cammino di Santiago nel nome della mia defunta madre, nove mesi dopo la sua morte e sei mesi dopo aver lasciato gli psicologi. Questa missione mi ha fortificato in molti modi.

Per essere onesti, ho passato un sacco di bei momenti per tutta la vita, ma ho sentito di fraintendere le regole del gioco, cercando di nascondere le crepe nella mia migliore faccia da poker e tenendo una mano di carte che non sapevo come leggere, mentre stavo in equilibra su un filo alto cercando di scuotere l'implacabile paura di cadere liberamente nell'abisso al successivo passo falso. 
È difficile avere il controllo sulla tua vita quando ingerisci sostanze di controllo mentale prescritte che non sono state progettate per un uso a lungo termine per buone ragioni.

Ora, nella primavera del 2019, sto riconciliando il mio passato con il mio presente con l'intento di avere un miglior domani rispetto ai miei ieri. Ho 39 anni e vivo senza farmaci dal compleanno di mia madre, il 2 dicembre 2017. Al di fuori delle medicine, non riconosco la mia vita come la mia. Mi sento come un sopravvissuto che inciampa nel suo stesso punto zero, guardando da sopra la sua spalla, incerto su cosa sia appena successo, su come sono ancora viva o su come e se è sicuri di costruire una vita degna di essere vissuta. Non importa quanto avrei preferito non svegliarmi da quell'inferno e forse reincarnandomi come qualcos'altro, sono riuscita a sfuggire al sistema ed eccomi qui nella stessa vita, viva e vegeta. La mia preghiera per togliermi dalla mia infelicità fu esaudita, ma non come immaginavo. Mi sento fuori dalla mia profondità con la mia nuova prospettiva di vita.

Sono una non fumatrice e vivo senza farmaci dopo 20 anni di dipendenza. La mia vita potrebbe non sembrare gran che dall'esterno, ma per me è tutto. Sono così grata di riconquistare l'uso del mio cervello! Vivo in un accogliente piccolo appartamento da sola e ho mantenuto lo stesso lavoro per quasi 10 anni. Sono una superstite psichiatrica che fa piccoli e decisivi cambiamenti verso una nuova vita. Sì, a volte ho sintomi intensi che ora riesco a gestire, senza essere ostacolata dagli psicofarmaci. Mentre rimappo la mente, il mio cervello si ripara da solo. La pratica di eseguire nuovi circuiti nel mio cervello apre alla possibilità che forse i cosiddetti sintomi siano una buona cosa, rendendomi umana invece che un membro dei morti che camminano.

La visione senza sostanze psicotrope è così diversa, a volte vertiginosa con la meravigliosa vastità della vita. Poiché essere libera dai farmaci ha fatto esplodere la mia coscienza, ho difficoltà con la meccanica di base e il mantenimento della vita. È una sfida trovare il mio posto nella società e non perdermi nello shuffle. Sono incasinata da cose banali che prendo come promemoria per me per stare calma, lenta e costante, il che rende una sfida integrare più cambiamenti di vita più rapidamente. Il tempo continua a scivolare via e non ho raggiunto gli obiettivi che avevo in mente per il mio primo anno senza farmaci, ma ringrazio il Creatore per questa mia esperienza passata estremamente frustrante e umiliante. Ho così tanto di cui essere grata. Posso dormire senza droghe e posso piangere quando ne ho bisogno di nuovo! Ogni giorno sto diventando sempre più capace di usare le parole per mostrare a qualcuno la vita dal mio punto di vista - che era una prelibatezza riservata a rare occasioni speciali. 

Spero non sia troppo chiedere che non finisca mai. Mi sembra di avere un merito, o forse mia madre sta mettendo una buona  parola per me, mi è stato permesso di tornare nella razza umana. In un certo senso, mi sento come un adolescente di quasi quarant'anni che sta finalmente attraversando una specie di pubertà. Spero che il processo non venga interrotto di nuovo. Mentre percorro con cautela questo spazio mentale condiviso, splendidamente modellato e infinito all'interno e tra tutti noi, prego di continuare a prosperare affinché un giorno la mia esperienza possa essere di servizio agli altri che potrebbero trovarsi in un vicolo cieco nell'ambito della cura psichiatrica tradizionale e hanno bisogno di una mano. Questo nuovo percorso potrebbe non avere alcun segno o garanzia, ma ha più senso dell'inferno ardente da cui sono sorta. Potrei aver fatto molta strada, ma sono appena all'inizio.

In chiusura, vorrei ringraziare le persone che ho menzionato sopra, e i loro pari, per non arrendersi quando il sistema ha fatto loro resistenza per osare pensare, praticare la medicina e costruire vite al di fuori della normale "scatola nera" . Se non fosse per loro, non sarei qui. Sono i pionieri e i fari di luce che continuano a illuminare il sentiero oscuro verso una nuova alba all'interno del nostro sistema sanitario.

fonte:madinamerica.com

mercoledì 1 maggio 2019

L'eterno dilemma del corpo e della mente

Lungi da dare una risposta esaustiva sulla questione, naturalmente ho le mie idee, ma vorrei qui esporre alcune considerazioni e suggerimenti con la speranza (o forse l'ardire) di riuscire a fare un po di chiarezza.
Io non capisco perché gran parte degli studiosi, operatori o esperti di salute mentale,  tendono ad arroccarsi ciascuno sulle proprie posizioni relativamente al dilemma delle cause dei disturbi mentali. 
Perchè non siamo capaci di vedere il problema nella sua globalità? Gli organicisti, che sono la maggioranza, vedono malattie di origine genetica che producono nel cervello degli scompensi chimici. Vere e proprie malattie organiche che colpiscono il cervello, anche se nessuno ha mai dimostrato la loro esistenza, proprio come altre vere malattie del cervello, che invece sono appannaggio dei neurologi. Da oltre mezzo secolo gli psichiatri continuano a ripetere come un disco rotto  che siamo ad una svolta e che le prove delle loro teorie che poggiano sul nulla si stanno per rivelare grazie alle nuove scoperte, alle innovative tecniche di neuroimaging ecc. Tuttavia nonostante si brancoli ancora il buio assoluto sulla questione, non si risparmiano di inventare nuove neurotossine  che sono solo capaci di attutire i sintomi senza  intaccare minimamente le cause della sofferenza. Non solo, si limitassero a questo andrebbe ancora bene, purtroppo oltre ad avere (ricordiamolo solo quando va bene) l'effetto terapeutico sperato, hanno anche una miriade di effetti indesiderati che messi insieme provocano un aggravamento ulteriore delle condizioni generali psicofisiche e perfino della presunta malattia che vorrebbero curare, rendendola cronica e inguaribile. Questo è un semplice fatto, che non mi stancherò mai di denunciare. A chi mi chiede dove siano le prove, basta guardarsi intorno facendosi le giuste domande o leggere per esempio i libri di Robert Whitaker, noto giornalista investigativo statunitense il quale sta mettendo in crisi  a piccoli passi il colosso psichiatrico-farmaceutico.

Su una cosa, credo che siamo tutti d'accordo: i sintomi dei disturbi mentali sono una reazione a qualcosa. Quello che è più difficile da capire comunque è che questa reazione spesso potrebbe essere l'unico modo che l'insieme mente-corpo ha per raggiungere un suo equilibrio. 
L'assunto corrente che i disturbi mentali siano vere e proprie malattie organiche hai indubbiamente dei limiti. Per cominciare, penso che  dovrebbe essere possibile che qualsiasi disturbo mentale possa accadere a chiunque nelle opportune condizioni, senza per questo dichiarare di avere una malattia cronica e inguaribile sottostante. L'esempio che mi viene in mente per spiegarmi meglio è quello della febbre. La febbre è un sintomo dovuto ad una reazione del corpo ben precisa ed ha anche una sua funzione quando la causa è ad esempio l'influenza. L'influenza è per questo motivo una malattia cronica e inguaribile? Cioè siamo tutti malati cronicamente di influenza?  No, l'influenza è un disturbo prevalentemente stagionale, solitamente di origine virale che ha il suo decorso senza complicazioni se ci teniamo opportunamente a riposo, coperti bene  e mangiamo poco cibo. Medicinali sono solitamente sconsigliati a meno che la febbre non sia troppo alta o duri troppo a lungo. In altre parole, il sistema immunitario se funziona bene farà il suo lavoro di pulizia se lo lasciamo in pace. Curiosamente sappiamo anche che quando la temperatura sale parecchio in alcuni casi si può manifestare delirio, tuttavia questa 'psicosi' la riteniamo innocua proprio perché associata al malessere temporaneo. 
Ora la variabile che implica una diagnosi psichiatrica di malattia mentale sarà semplicemente la sua durata. Si parla di malattia mentale quando il sintomo ha una durata superiore ad un certo limite, proprio come si parla ad esempio di altra condizione più grave quando la febbre dura più di tot giorni. Cioè quando la reazione naturale del corpo non è capace di ristabilire un equilibrio in tempi brevi.  Questo ragionamento implica che qualsiasi condizione anomala non può protrarsi per più di un certo tempo, ed è secondo il mio modesto parere assai limitante quando siamo nel campo dei disturbi mentali. E' limitato dalle convenzioni sociali, perché il nostro stile di vita ci impone di essere efficienti con continuità , perciò ogni eccezione a tale standard comunemente accettato diventa un segno di malattia, senza poter accettare che talune reazioni hanno bisogno di molto  tempo per essere elaborate ed avere la loro funzione 'terapeutica' riparatrice.  
Relativamente alle cosiddette malattie mentali come si può dimostrare ciò? 
La validità di questo assunto è a mio parere dimostrata dall'approccio finlandese chiamato 'Open dialogue' dove i casi di primo episodio psicotico vengono trattati in modo non convenzionale,   senza usare pericolose neurotossine o lasciandole ridotte al minimo, e spostando l'attenzione verso l'ascolto, la compartecipazione attiva di tutte le figure intorno al 'paziente' evitando diagnosi, giudizi  e terminologia medica. Si è visto in questo modo un tremendo risultato positivo di persone completamente recuperate  e asintomatiche , si parla di oltre l'80 % di successi. Quale sia la causa, alle persone viene dato il tempo e la possibilità di elaborare quello che è accaduto a loro, soprattutto, non viene detto  loro che hanno una malattia cronica con la quale dovranno necessariamente convivere per tutta la vita. Io sono propenso a credere che questo metodo funziona non grazie a qualche azione terapeutica specifica, ma soprattutto grazie alla  mancanza di un approccio convenzionale con tutto il suo carico di stigma, false profezie e neurotossine.  Ciò resta in accordo con quello che accadeva prima dell'era farmacologica, cioè che una fetta consistente delle persone si sarebbe ripresa senza manifestare sintomi o manteneva un intervallo di tempo molto lungo tra l'insorgenza delle crisi.

Quindi un aspetto importante sempre più trascurato che invece dovrebbe essere considerato è la natura temporanea delle crisi. 
Riassumendo possiamo elencare alcuni  concetti chiave: 

 1 - I disturbi mentali possono colpire chiunque dato un appropriato insieme di circostanze

 2 - I disturbi mentali, se si escludono vere anomalie o condizioni mediche riconosciute sarebbero per loro natura fenomeni temporanei e rari.

 3 - Le persone recuperano pienamente anche dai problemi mentali più estremi e gravi. 

 4 - le esperienze umane di stati estremi detengono senso e saggezza per essere comprese ed elaborate dalla persona che le vive. 

Questo ultimo punto è anche quello più disatteso, chiaramente perché si deve intervenire tempestivamente per fermare ad ogni costo il delirio, la psicosi. Questi interventi però, non fanno altro che rimandare all'infinito una 'risoluzione' autonoma e duratura del problema. 
Lo psichiatra ceco Stanislav Grof lo spiega chiaramente nei sui scritti  ma egli però fa anche una doverosa distinzione tra le crisi che sono di tipo 'evolutivo' (emergenze spirituali)  o di tipo prettamente organico, cioè dovute a vere malattie neurologiche.  
A mio parere questa distinzione è un po' più sfumata anche specialmente alla luce dei risultati che si sono ottenuti in Finlandia, dove l'elaborazione della crisi rappresenta il fulcro del 'trattamento'. 
Ricordo che la mia prima e più profonda crisi di 'vetta' del 1987 non venne prontamente abbattuta con potenti antipsicotici in regime d TSO come invece accadde nelle successive. Anche se con indubbia dose di preoccupazione, in special modo da parte delle persone a me vicino che non capivano cosa mi stava succedendo, l'esperienza  andò avanti fino alla sua naturale estinzione. Arrivai alla diagnosi e ad assumere solo del litio consigliatomi da un neurologo che tuttavia presi in dosaggio minimo rispetto a quello chiamato con eufemismo 'terapeutico' e per una durata di un paio di mesi.  Dopo questo minimo 'trattamento' del primo episodio psicotico non ho più avuto simili crisi per i successivi 13 anni. Dopo la successiva crisi che da una parte avevo ricercato con fervore, mi convinsero che avrei dovuto assumere farmaci stabilizzatori per tutta la vita. In seguito a questa convinzione, passai i 6 peggiori anni della mia vita con crisi ricorrenti e conseguenti ricoveri dove venivo prontamente riempito di neurotossine. Alla fine di questi cicli ricorrenti mi convinsi che forse la 'cura' era da considerarsi la prima responsabile delle mie ricadute. 

Ma dopo questa introduzione vorrei arrivare al punto centrale di questo mio contributo. 
Quello che io sostengo da un po di tempo a questa parte è che può avere un senso agire in un modo piuttosto che in un altro indipendentemente dalle vere cause, in quanto una cosa può influenzare l'altra. E' perfettamente plausibile per esempio che la mente possa cambiare, tramite la volontà delle abitudini alimentari nocive, oppure  interferire sulla biochimica generale per favorire o bloccare l'assorbimento di determinate sostanze, oppure ancora, la mente potrebbe modificare il metabolismo, il sistema immunitario, il sistema linfatico ecc.  Tutto questo ha una senso per me. Ha poco senso invece intossicare intenzionalmente il corpo per modificare la mente, o assumere delle droghe per alterare il nostro hardware e ingannare così la mente. Sarebbe come ostinarsi a modificare l'hardware di un computer quando il problema è nel software.  A volte potrebbe essere possibile, altre volte no.
Comunque ha poco senso negare a priori l'efficacia di un trattamento della mente rispetto a quello del corpo e viceversa; come si spiegherebbe altrimenti il successo di approcci non 'convenzionali'?
E' stato dimostrato che i traumi, le emozioni possono influire sulla biochimica, quindi è sensato intervenire anche sulla biochimica per rimediare purché venga fatto nel modo corretto, senza ricorrere a veleni. 
Ho ammirato molto e sono un fan del grande neurologo purtroppo scomparso Oliver Sacks. Ho divorato diversi suoi libri e compreso come lui quanto sia affascinante la capacità adattativa del cervello in seguito a gravi traumi,lesioni, o malattie neurologiche. Se prendiamo per buono l'assunto che la natura non va mai contro sé stessa, il corpo non va mai contro sé stesso, i sintomi della cosiddetta malattia mentale potrebbero essere una forma di adattamento che il corpo adotta per proteggersi. Questo è un concetto un po' forte , duro da digerire. Immagino per esempio che un problema grosso come il cancro sia difficile da considerare in questi termini. Nonostante ciò, c'è chi afferma che anche il cancro sia una forma di adattamento e la sua proliferazione non è il risultato dell'inevitabile decorso di tale malattia, ma piuttosto della cure tradizionali per questa terribile condizione. Dicesi che dalle autopsie fatte risulta che vengono trovati molti tumori in stato latente innocui e perciò mai diagnosticati. 
E' difficile per me digerire questo, come è difficile essere concordi con chi afferma per esempio che il virus dell'HIV non esiste, che tramite gli aerei avveleniamo intenzionalmente i cieli per diffondere malattie, che i tumori siano soltanto dei traumi irrisolti, che si possono curare con il bicarbonato o con diete appropriate, che tutti i vaccini siano nocivi e inutili ecc ecc.  
Ma anche se difficile da credere, penso che sia possibile  guarire da una situazione grave o difficile grazie esclusivamente alla convinzione che ciò sia possibile. In altre parole, anche i ciarlatani e i venditori di olio di serpente hanno la loro fetta di 'miracolati' altrimenti non si spiegherebbe il fatto che tanta gente si affida a loro piuttosto che alla medicina ufficiale. Le persone possono credere a qualunque cosa anche se non esistono spiegazioni razionali, davanti a fatti concreti e prove aneddotiche.
Quindi mi fanno sbellicare quelli fissati con le prove empiriche , con gli studi a doppio cieco randomizzati, quelli che non credono a niente che non sia perfettamente replicabile e scientificamente dimostrabile al 100%. Questo non perché ritengo inutile provare scientificamente un qualunque rimedio ma piuttosto perché in un campo così complesso, aleatorio e poco conosciuto come il cervello, occorre avere la mente aperta a tutte le possibilità. Così ritengo un abominio  ignorare o denigrare  per esempio il grande e immenso lavoro di Abram Hoffer, considerarlo perfettamente inutile anche davanti all'evidenza di avere salvato la vita di migliaia di suoi pazienti , ricordiamolo, tutti debitamente diagnosticati inguaribili e cronici della peggiore etichetta psichiatrica. Erano tutti falsi malati? Era tutto merito del suo carisma e il semplice fatto che un medico psichiatra dicesse ai sui pazienti che sarebbero comunque guariti? 
Grazie a lui sono diventato anche io un fan della B3 o Niacina. Ogni tanto mi faccio un ciclo di trattamento con grande giovamento almeno del mio colesterolo ma in particolare lo faccio perché mio padre morì di infarto a appena mezzo secolo di età. La RDA (fabbisogno giornaliero) della B3 è di 18 milligrammi, il minimo per non sviluppare la pellagra. Tale vitamina è implicata  in circa 400 reazioni biochimiche corporee; una mole enorme di funzioni vitali. Il flush (razione di arrossamento) che da è molto piacevole quando è leggero, abbastanza fastidioso quando è forte, ma così si può misurare il proprio fabbisogno. Così scopro che la dose assunta raggiunge anche 10 volte quella raccomandata. Provate ad assumere 10 volte la dose raccomandata di un qualsiasi farmaco; un modo rapido ed efficace per togliere il disturbo per sempre dal mondo. 

Ma sto di nuovo divagando. Per tornare al punto, penso ad esempio come mai nei paesi dove vigono situazioni intollerabili di miseria, conflitti etnici, guerre di potere , perciò gente sottoposta a massicce dosi di traumi, non vi siano nel contempo picchi enormi di malattie mentali. Ancora, perché ad esempio due individui diversi , sottoposti agli stessi traumi non sviluppano entrambi la stessa malattia mentale ma solo uno di questi viene colpito? La risposta potrebbe  essere che lo sviluppo dei disturbi mentali dipende essenzialmente dalla reazione individuale, che a sua volta dipende da altri fattori tra i quali anche la predisposizione. Ma la predisposizione cos'è?  Può essere un condizione organica o può non esserlo? 
Ci sono domande che temo non avranno mai una risposta definitiva. E' nato prima l'uovo o la gallina? Si possono solo fare delle ipotesi e in base a queste cercare delle verifiche. 
Io qui mi fermerei, e rileggendomi ho come l'impressione di avere aumentato la confusione piuttosto che avere fatto chiarezza. Ma questo è normale quando si entra in un tale ginepraio. Buona vita. 
Recuperamente