Recupero

Guarire dalla malattia mentale si può? Come si può 'guarire' da se stessi?

Ma la malattia mentale esiste? Si può definire malattia un carattere, una diversa attitudine, un'emozione intensa? Purtroppo secondo la psichiatria organicista, la malattia mentale esiste ed è inguaribile, tuttavia curabile necessariamente con i farmaci, anche se non è mai stato dimostrato alcuno squilibrio chimico alla fonte né che gli psicofarmaci curino qualcosa. Numerose esperienze di 'sopravvissuti' e indagini indipendenti dimostrano invece l'esistenza di una 'trappola farmacologica' molto subdola che, lungi dal 'guarire', favorisce il mantenimento o la cronicizzazione della supposta malattia.
Questo spazio vuole dare la possibilità ai cosiddetti malati mentali di conoscere le reali implicazioni dei farmaci , di cui spesso ne abusano, di riflettere sulla propria condizione, di acquisire nuove conoscenze diventando capaci di riprendersi il controllo della propria vita e delle proprie emozioni.
Si potrà 'guarire' soltanto quando ci allontaneremo dal nostro punto di vista limitato per abbracciare il problema nella sua globalità, con un approccio di tipo olistico.

Attenzione: È potenzialmente pericoloso dismettere psicofarmaci senza un'attenta pianificazione. È importante essere bene istruiti prima di intraprendere qualsiasi tipo di interruzione di farmaci. Se il vostro psichiatra accetta di aiutarvi a farlo, non date per scontato che sappia come farlo al meglio, anche se dice di avere esperienza. Gli psichiatri non sono generalmente addestrati sulla sospensione e non possono sapere come riconoscere i problemi di astinenza. Numerosi problemi di astinenza sono mal diagnosticati come problemi psichiatrici. Questo è il motivo per cui è bene educare se stessi e trovare un medico che sia disposto ad imparare con voi. In realtà tutti i medici dovrebbero essere sempre disposti a fare questo ai loro pazienti che lo desiderano.

martedì 31 marzo 2015

Una malattia chiamata infanzia

"Mai nella nostra breve storia qui sulla terra abbiamo  raggiunto un stato dell'esistenza talmente triste e deprimente  dove vi è un tempo i cui pensiamo che sia perfettamente normale e accettabile drogare un bambino per renderlo conforme e sottomesso"



Una malattia chiamata infanzia 

Una volta neanche molto tempo fa c'erano i bambini 'vivaci' e quelli un po più introversi (io ero tra questi ultimi). A volte quelli vivaci erano anche più dispettosi, irrispettosi e disubbidienti, perciò si diceva che erano 'maleducati' ovvero non erano stati educati bene dai rispettivi genitori per vari motivi: o perché i genitori erano assenti la maggior parte del tempo oppure perché vi erano effettivamente dei problemi tali per cui la situazione familiare e l'aria che si respirava non consentivano una crescita serena di questi bambini. 

Insomma mai si sarebbe pensato o solo minimamente sospettato che questi bambini difficili avrebbero avuto in realtà una curiosa malattia chiamata ADHD (Disordine dell'attenzione e iperattività) una malattia di cui non si conoscono le cause che sono probabilmente genetiche, di cui non esiste nessun esame ematico, nessun test fisiologico, ma solo la verifica di una serie di domande sul comportamento del tipo: 

- il bambino non sta mai fermo?
- Ha difficoltà a stare attento a scuola?
- Disubbidisce ai maestri , ai genitori? 
- ecc ecc

I genitori, piuttosto che cercare di comprendere le cause del comportamento loro figli, in particolare i maschietti perché si sa che questi ultimi sono più propensi ad ammalarsi delle femminucce, che possono avere un problema  dovuto magari ad intossicazione alimentare, ambientale, traumi irrisolti ecc ecc preferiscono dare dei farmaci appositi per 'stimolare' i loro figli, o meglio vengono convinti dagli psichiatri a drogare i loro figli (e qui viene il bello) con delle sostanze che somigliano molto alle droghe di strada (anfetamina e cocaina). 

Cosa sta succedendo qui? Ho capito bene? 
Allora, riepilogando: esiste una malattia chiamata ADHD, scoperta solo da qualche decennio, che viene diagnosticata sopratutto ai bambini basandosi esclusivamente sul loro comportamento tipico da bambini. Si dice anche che questa malattia, oltre a cronicizzarsi come del resto tutte le malattie psichiatriche,  può portare, se non trattata a disturbi ben più gravi come ad esempio al disturbo bipolare o alla dipendenza da stupefacenti e /o alcool. 
Quindi, ecco la cosa veramente geniale, si danno subito a questi bambini delle droghe stimolanti esattamente come quelle di strada in modo tale che li rendiamo subito dipendenti ma stavolta da qualcosa di legale. Non è una trovata fenomenale? 

Cosa succede a questi bambini dopo? 
Spesso e volentieri, esattamente come succede con l'uso prolungato di farmaci psichiatrici  detti anche psicofarmaci, si aggiunge una nuova diagnosi che sostituisce l'ADHD ormai 'guarita' dalle medicine. Quindi si ha un'esplosione di giovani bipolari (ora vanno molto di moda) pronti ad assumer psicofarmaci a vita (ormai sono abituati e sono stati resi dipendenti) con grande soddisfazione delle case farmaceutiche.

Le persone generalmente bevono tutto questo perché per qualche ragione sono disposte a credere  che i loro figli hanno una malattia quando invece non sono malati affatto. Le persone non vogliono avere più a che fare con le emozioni umane che escono da una norma che comunque non è ben definita, preferiscono invece vedersi affibbiare un'etichetta fasulla in modo che possono prendere farmaci tossici che li mandano il letargo  trasformandoli in zombie emozionali. 
Chi stabilisce cosa rientra nella norma e cosa invece non rientra ha tutto l'interesse a vendere qualcosa capace di 'correggere' questa devianza. 

Cosa significa questa esplosione di un'epidemia in passato sconosciuta? E tutti questi ex bambini che hanno avuto questa cosa chiamata ADHD e non si sono curati come avrebbero dovuto, che fine hanno fatto? Sono diventati tutti alcolisti, tossici, sono tutti morti di AIDS , di cirrosi epatica o di overdose?   

Io in effetti ho conosciuto dei giovani 'difficili' anche gente di buona famiglia che sono incappati delle maglie della droga pesante negli anni 80, quando si cominciava appena a parlare di AIDS, purtroppo molti di loro non sono sopravvissuti. Adesso scopro però che erano malati di ADHD e non hanno da subito cominciato a drogarsi, per questo sono passati all'uso di stimolanti illeciti e infine all'eroina. Se si fossero drogati legalmente fin da subito, non avrebbero probabilmente nemmeno avuto la voglia di provare delle cose più pesanti.

E io che credevo che fossero stati semplicemente dei giovani scapestrati, con una educazione volta all'esaltazione dell'arroganza del disprezzo degli altri e del disprezzo della vita stessa, che magari hanno pure avuto di tutto di più scodellato senza alcuno sforzo, destinati a cercare emozioni sempre più forti per evitare di morire di noia.  O nel migliore dei casi, ragazzi molto sfortunati che non hanno capito la gravità di ciò che stavano facendo.

Comunque sia, io penso che forse Amare i propri figli, incoraggiarli, favorire la costruzione della loro autostima apprezzando i loro pregi, pur mantenendo anche la loro modestia, sarebbe meglio che drogarli con psicofarmaci.


Ecco cosa diceva un medico, il dott. McGuinness nel 1989:

Gli ultimi 25 anni hanno portato ad un fenomeno quasi unico nella storia. Una  rigorosa ricerca metodologica .. indica che l'ADHD (disturbo da deficit di attenzione e iperattività) come "sindrome" semplicemente non esiste. Abbiamo inventato una malattia, dato sanzione medica, e ora dobbiamo ripudiarla. La questione principale è come si può distruggere il mostro che abbiamo creato. Non è facile fare questo e ancora salvare la faccia ...

Ma i farmaci per questa malattia sono effettivamente sicuri e innocui? 

I sintomi dell'ADHD sono reali, ma i farmaci non curano la causa dei sintomi, mascherano appena la causa nel breve periodo, d'altronde come fanno tutti i farmaci psichiatrici. E mascherare i problemi, piuttosto che affrontare la causa principale, non è nel migliore interesse del bambino.

Ecco il parere di un altro medico: 

"Gli stupefacenti, sovrastimolano  il cervello di un bambino con malfunzionamento su una base quotidiana. E se si prende il tempo di leggere quello che abbiamo scoperto su  studi specifici su animali di laboratorio che assumono tali farmaci per l'ADHD, troverete anche che tali farmaci molto probabilmente causano danni permanenti al cervello.
Anche ammettendo che esista un disturbo come l'ADHD ciò non significa che i farmaci che vengono utilizzati siano appropriati. Come tutti i farmaci psichiatrici si è visto che a lungo andare fanno peggio che meglio. "

Cosa si evince dagli studi fatti?

Lo studio Raine, lo studio ADHD Montreal, il braccio a lungo termine dello studio MTA, e un recente studio finlandese - USA  indicano che i tassi di abbandono delle scuole superiori non sono migliorati con gli stimolanti. In effetti, lo studio Raine ha trovato che ragazzi che hanno preso stimolanti erano molto più propensi ad abbandonare (9 volte), anche se questo non è stato replicato ovunque.

Un altro recente studio ha dimostrato che l'attesa di un solo anno per l'ammissione alle scuole elementari ha ridotto il tasso di diagnosi "ADHD" del trenta per cento !!! Pensate a questo - quasi un terzo dei bambini con diagnosi di ADHD potrebbe essere salvato da questa diagnosi se avessero aspettato un anno per iniziare la scuola! "

Verrebbe piuttosto da chiedersi: non è che stiamo sovraccaricando troppo di impegni programmati i nostri piccoli? Non è che stiamo trasferendo su di loro una bella fetta del nostra vita stressante? 

Un caso esemplare: la storia di Rebecca Riley

Quando Rebecca aveva 28 mesi(!!) le è stato diagnosticato l' ADHD basandosi sulle parole di sua madre che aveva difficoltà a dormire. Gli fu quindi prescritto un farmaco fortemente sedativo: la Clonidina che fu dato anche al fratello e la sorella maggiore.L'obbiettivo evidente dei suoi genitori era quello di beneficiare degli assegni di invalidità e tenere i loro figli sedati per poterli gestire meglio. Quando Rebecca raggiunse i 3 anni di età, fu ulteriormente diagnosticata con disturbo bipolare e gli furono aggiunti 2 ulteriori farmaci : il Seroquel e il Depakin. A 4 anni Rebecca è morta per intossicazione da farmaci. Dopo la sua morte, il centro medico responsabile della psichiatra che l'aveva in cura  ha detto che le cure fornite a Rebecca erano adeguate, responsabili e dentro gli standard professionali... bene tutto nella norma nessun errore è stato commesso. 

Da un articolo di Maurizio Brasini su pensareoltre:

Derivare una sindrome psicologica da un certo parametro funzionale del cervello è un errore logico. Gli esseri viventi funzionano a feedback. Se sono felice nel mio cervello aumenta la concentrazione di certe sostanze dette endorfine e, viceversa, se aumenta la concentrazione di quelle sostanze mi sento felice. Poiché il funzionamento è circolare, stabilire una linearità causa-effetto è sempre un arbitrio: è come decidere dove inizia un cerchio.
[..]
Quello che noi chiamiamo ADHD e curiamo con degli psicofarmaci, forse non è una malattia ma un tentativo di cura; il tentativo di recuperare un'attività necessaria al cervello per sviluppare alcune competenze sociali; se così fosse, il farmaco, inibendo un processo riparativo naturale, cronicizzerebbe la malattia che intende curare.

Lo scopo nemmeno tanto noscosto della bio-psichiatria è infatti quello di rendere i pazienti dipendenti a vita dalle loro sostanze, cronicizzando queste presunte malattie. 

Infine un ultimo dato: 

Oggigiorno si è visto che circa il 17% degli studenti di college prende stimolanti come il Ritalin o l'Adderall perché credono che li aiutino nelle loro performance scolastiche. Quindi prendono questi psicofarmaci esattamente come se prendessero una droga di strada come la cocaina, per aumentare il loro rendimento scolastico, ma stavolta una droga legale e probabilmente più a buon mercato e facilmente reperibile. 

Giù le meni dai bambini !




lunedì 30 marzo 2015

Disastro Germanwings: 150 vittime della psichiatria?


Si sente molto parlare in questi giorni dell'infausto  gesto del co-pilota tedesco Andreas Lubitz, che a quanto pare si è deliberatamente schiantato con un aereo di linea sulle montagne francesi trascinando con se le  149 persone a bordo.
Tutti parlano di depressione, di tendenze suicide, di personalità contorta, condita di aneddoti sulla sua vita privata, perfino su suoi incubi notturni dove urlava: "precipitiamooooo!!". 

Il giornale tedesco Die Welt ha riferito che questa persona aveva in casa farmaci psichiatrici, in particolare antidepressivi che sono stati trovati durante la perquisizione nel suo appartamento. Farmaci di cui molto probabilmente faceva ancora uso. 
Ancora questo giornale ha citato un esperto non bene identificato il quale ha detto che Lubitz soffriva di una 'grave malattia psicosomatica' e 'depressione grave', cioè quella dove ci sono palesi tendenze suicide. 

Infine Lubitz aveva dei problemi alla vista insoliti che, guarda caso, possono essere tra gli effetti indesiderati riconosciuti  degli antidepressivi. 

In un articolo del 2010 dell'Huffington Post, il Dott.  Peter Breggin, noto ricercatore e psicologo antipsichiatra, nonché accanito sostenitore della nocività degli psicofarmaci,  lamentava che la FAA (Federazione piloti di volo americana ndt) aveva da poco tolto il divieto assoluto di assumere antidepressivi, e metteva in guardia sulle le reazioni indotte da farmaci pericolosi, tra cui il suicidio, la violenza e una varietà di comportamenti negativi imprevisti.  Breggin quella volta aveva avvertito che: "La FAA dovrebbe invertire la sua decisione prima che sia troppo tardi o centinaia di vite si perderanno quando un pilota diventerà impulsivo, suicida o violento - o perderà la sua lucidità  - Sotto l'effetto di farmaci antidepressivi" 

Mai parole furono più profetiche. 

Io arrivo a capire che una persona abbia nella vita delle tendenze suicide, posso capire che si arrivi ad uno stato tale da farne una vera ossessione, ma non riesco proprio a capire come si fa a desiderare anche la morte di altri allo stesso tempo e avere il desiderio di trascinarli con sé come si vede spesso dai fatti di cronaca delle persone depresse che improvvisamente 'impazziscono' in tal senso, senza avere un minimo di remora morale mandando al diavolo qualunque etica appresa, imposta, condivisa sulla sacralità della vita. 
Con le uniche eccezioni di fatti simili compiuti in nome del fanatismo religioso, delle ideologie più bieche, della guerra e dei conflitti etnici, cose del genere non dovrebbero verificarsi in una  società civile e in tempo di pace. A meno che... 

A meno che queste non siano azioni rese possibili perché la persona è in uno stato talmente alterato che i freni inibitori sono completamente azzerati, per cui tutto diventa allora possibile. 
Io personalmente ho vissuto e ho visto gli stati cosiddetti psicotici, ma posso dire con sufficiente certezza che se l'indole morale è sana (ovvero uno non ha di suo  un profondo odio per gli altri), nessuna psicosi mi avrebbe portato ad una qualunque azione violenta contro altri a meno che non divenga una reazione più che giustificata per una violenza inflittami, insomma  come farebbe chiunque, psicotico o meno. 

A sentire il resoconto della scatola nera, Lubitz ha mantenuto una incredibile freddezza fino allo schianto finale, nonostante le suppliche e le invettive del comandante dietro la porta della cabina chiusa, si sentiva perfino il suo respiro regolare, senza che tradisse particolare emozione. Proprio come se fosse inibito nelle emozioni, tipicamente a causa di assunzione di antidepressivi. Niente poteva distoglierlo dal suo lucido proposito, era talmente determinato nel suo gesto estremo che gli altri non esistevano più.
Una persona in vero stato psicotico sarebbe stata assai diversa, molto più caotica, difficilmente così lucida e determinata..

Quindi sto veramente male quando sento dire che un 'pazzo', cioè un malato di mente, uno psichiatrizzato etichettato con una diagnosi   terribile come depressione psicotica , mania, sindrome maniaco-depressiva , schizofrenia delirante e chi più ne ha più ne metta, può essere capace di certe azioni così crudeli e irresponsabili soltanto a causa della sua presunta 'malattia'. 

Nessuno in tv o sugli altri media oserà mettere in relazione comportamenti così violenti con l'uso di antidepressivi.
Gli sparatori seriali nelle scuole in america, fino alla mamma che annega insieme ai figli cosa hanno in comune oltre ad una diagnosi psichiatrica? 
La sola cosa che hanno in comune è quella di assumere o avere assunto psicofarmaci, in particolare antidepressivi. 

Credete che David Healy, Peter Breggin e altri che da anni sostengono questa micidiale correlazione (antidepressivi = comportamenti nocivi e imprevisti) siano nel torto? Allora basta farsi una domanda semplice semplice: 
Perché Queste cose non succedevano (almeno di tale gravità e senza motivazione di sorta) prima dell'avvento degli antidepressivi? 
Correlazione non significa sostenere che gli antidepressivi di per sé provocano necessariamente simili reazioni violente altrimenti saremmo tutti da tempo già estinti, se si considera il mercato che hanno avuto e continuano ad avere. Io credo che questi farmaci rendono possibile il compimento di atti che altrimenti sarebbero naturalmente inibiti in una personalità comunque già problematica. Persone che disprezzano i loro simili e in generale tutto il genere umano. 

Insomma, i parenti delle 149 vittime faranno bene a prendersela con la compagnia aerea e con il co-pilota suicida, ma farebbero bene a prendersela anche con chi produce e distribuisce a piene mani queste droghe così micidiali.  
E se consideriamo che ormai una persona adulta su 10  sta assumendo antidepressivi  direi che il genere umano è in  serio pericolo di estinzione.. quante altre persone dovranno morire prima che queste micidiali sostanze vengano messe al bando una volta per tutte? 

Per chi pensasse che questo sia una caso molto raro si legga qui.

giovedì 26 febbraio 2015

C'era una volta l'esaurimento nervoso

Quando ero piccolo ricordo che in famiglia a volte si parlava di qualcuno, un parente un conoscente, che aveva attraversato un problema allora per me misterioso, si diceva: "eh, tizio/tizia ha avuto un esaurimento nervoso". Se ne parlava come di qualcosa di ben poco definito, comunque un problema di non poco conto, piuttosto grave ma che avrebbe avuto un esito generalmente positivo per il malcapitato.

Ricordo anche reazioni eccessive a normali fatti della vita di persone a me vicine che potrei definire crisi di nervi ed esaurimento nervoso. 
Una crisi di nervi può essere improvvisa, un'esplosione che solitamente si placa dopo poco tempo. Un esaurimento nervoso invece ha più le caratteristiche della depressione, dura un po più di tempo , anche dei mesi e può richiedere l'abbandono temporaneo della propria attività fino anche al ricovero in ospedale o in una clinica. 

Tuttavia, anche se i termini di per sè non sono molto esplicativi, come fanno i nervi ad esaurirsi è difficile da immaginare, si pensa forse con più facilità ad una stanchezza fisica piuttosto che nervosa. Questo modo di intendere i problemi mentali è completamente caduto in disuso. Anche se forse a volte si sente parlare di 'esaurimento nervoso' riferito a qualche celebrità in preda ad un problema di tipo mentale, questa terminologia è praticamente ignorata in tutti i manuali diagnostici in psichiatria. 

Caratteristica peculiare di esaurimento nervoso o crisi di nervi era la sua transitorietà. Ci si ammalava di nervi come ci si ammala di influenza e una volta superata la febbre o la crisi di nervi si tornava ad essere non malati o 'mentalmente sani'. 
Oggi però questo non succede più.  Quando sentiamo parlare di depressione spesso si intende una malattia cronica e recidivante causata da non meglio precisati squilibri chimici nel cervello.
Oggi le persone sono definite dalle loro patologie, dai loro 'momenti' di difficoltà meno funzionali. Così una persona che ha sperimentato una volta un episodio depressivo maggiore, lo qualifica dal quel momento fino alla morte come uno che ha una malattia chiamata Disturbo depressivo Maggiore.  

Allo stesso modo, io che ho sperimentato la mania in quei rari momenti di crisi che possono capitare anche una sola volta in tutta la vita, sono stato etichettato come affetto dal disturbo bipolare di tipo I. Pertanto sono malato anche nella maggior parte del tempo che sono asintomatico, come se avessi sempre costantemente l'influenza anche se non ho la febbre. E questo giustifica la somministrazione di farmaci a vita perchè si tratta di una malattia cronica proprio come il diabete. Come se per combattere l'insorgere dell'influenza dovessimo assumere tachipirina ogni singolo giorno per tutta la vita. 

Allora  mi chiedo, perché per molti è così difficile capire che questa è una grossa assurdità?
Perché le cose sono talmente ben congeniate che come uno prova a smettere di prendere psicofarmaci, di colpo ripiomba in una profonda crisi. Questo fatto è una cosa talmente evidente che viene semplicemente ignorata dagli psichiatri i quali sono sempre ben disposti a dare la colpa di tutto alla presunta malattia sottostante. 

Ecco una analogia che riguarda gli antidepressivi: 

"Se uno tira una molla dalla sua posizione di equilibrio, la molla esercita una forza di opposizione che tenta di riportare la molla  nella condizione equilibrio, più la molla si sposta  dalla sua posizione di equilibrio, maggiore è la forza di opposizione che la molla produce. Allo stesso modo, gli antidepressivi con effetti maggiori perturbanti dovrebbero far scattare delle forze di opposizione che tentano di riportare  i neurotrasmettitori  a livelli di equilibrio. L'accumulo di tolleranza di opposizione nel trattamento antidepressivo può quindi costringere il sistema a superare il suo equilibrio con l'interruzione, e il grado di superamento dovrebbe essere proporzionale all'effetto perturbante dell' antidepressivo ".

Peciò maggiore è l'effetto perturbante del farmaco, maggiore sarà la reazione del sistema che tenta di tornare al suo equilibrio. 
In tal modo una crisi di reazione ai farmaci diventa sintomo di malattia mentale che ritorna. 
Questo fatto è talmente banale che lo capirebbe anche un bambino, ma evidentemente gli psichiatri da quest'orecchio sono completamente sordi. 
Ma vediamo dunque quali sono i punti peculiari del classico esaurimento nervoso rispetto a quelle che sono le diagnosi psichiatriche di oggi: 

Natura episodica: Uno dice: "Ho avuto una crisi di nervi" , piuttosto che "io sono un esaurimento nervoso" o "ho un disturbo di esaurimento nervoso, anche se in questo momento mi sento bene." E 'stato un evento, non una caratteristica della persona.

Sintomatologia indefinita: Il termine permette all'utente di parlare di un periodo di disagio psicologico, senza necessariamente rivelare tutti i dettagli intimi di come ci si sente.

Trigger-Based: Quando si parla di crisi nervose si tende a concentrarsi sui fattori che le hanno prodotte. "Ero sotto enormi pressioni sul lavoro, ho avuto un problema di salute,  mia moglie mi ha lasciato ecc." Le condizioni tendono a non apparire di punto in bianco ma hanno una condizione ben definita per l'esordio.

Incomprensibile: La maggior parte delle persone capiscono che le parole del termine "esaurimento nervoso" sono il prodotto del patrimonio culturale, non indicano niente di scientifico, e non sono destinate ad essere prese alla lettera

Recuperabile: Gli esaurimenti nervosi sono in genere visti, per loro natura episodica, come gli eventi che sono risolvibili - magari con riposo, una riduzione dello stress, o una rielaborazione sistematica delle proprie circostanze di vita.

Ricorrenza:  L'idea di esaurimento nervoso riconosce che la maggior parte degli episodi di disagio mentale si possa aspettare di risolverli abbastanza bene con un buon recupero inter-episodico. Ma potrebbe anche indicare che una persona può essere più vulnerabile di un'altra a tali episodi, quindi suscettibile di maggiore attenzione per lo stress, lo stile di vita,  e primi segni premonitori di destabilizzazione.

La "rottura di nervi", non è un evento letterale, ma un declino nella capacità della persona di gestire le cose al loro livello precedente. Il recupero in genere comporta riposo, un ripensamento delle circostanze che hanno portato al crollo, e la graduale reintroduzione di elementi della vita della persona.
Ecco, questo oggi non è più possibile, grazie alle diagnosi psichiatriche e alla frenesia degli psichiatri di applicarle, oggigiorno la malattia mentale cronica, inguaribile e invalidante gode di un  momento magico mai visto in precedenza, nonostante tutte le cure farmacologiche. Anzi secondo gli psichiatri ci sarebbero molte più persone malate che non sanno di esserlo convinte invece (poveri ingenui) di avere un 'banale' esaurimento nervoso.

Eccezioni

Certamente ci sono persone in cui una predisposizione biologica a episodi di disagio o di scompenso è un fattore importante. Certamente ci sono persone per le quali è necessario o più utile  un approccio puramente medico, penso ad esempio ai casi  di malattie organiche che implicano disturbi di tipo mentale (es. Pellagra, Malvaria) . E certamente ci saranno individui la cui malattia si rivelerà cronica piuttosto che episodica.

Ma rispetto alle categorie diagnostiche inesatte o imprecise con cui attualmente vengono diagnosticate le persone, l'idea di abbandonare completamente il vecchio 'esurimento nervoso' sembra stupida. Se guardiamo l'utilità per l'individuo , ho il sospetto che questa vecchia prospettiva, meno formale potrebbe essere migliore.


sabato 14 febbraio 2015

Storie di recupero: la storia di Daisy

18 psichiatri, 37 anni ininterrotti di cocktails chimici, circa 360 mila pillole ingerite. Nonostante questo assalto, Daisy riesce contro il parere di tutti a smettere di 'curarsi' e recuperare la salute mentale. Questa grande fetta della sua vita non sarebbe andata sprecata con presa in carico della psichiatria con tutto il corollario di stigma e disabilitazione per i trattamenti farmacologici se fin dall'inizio si fosse rivolta ad uno psicoterapeuta. L'unica cosa che era giusta da fare.   
Qual'è stato il suo grande pregio? Quello di non essersi mai arresa nel cercare di capire e continuare a fare domande. 


La storia di Daisy


Parte prima: Diventare paziente psichiatrico: Facile come contare fino a 3!

Vivere con una malattia mentale è un lavoro duro. Lo so perché ho vissuto come paziente psichiatrico per oltre 37 anni. Lavorare per uscirne fuori è stato  ancora più difficile. Lo so perché ci sono volute tutte  le risorse che avevo per recuperare. Anche se diciotto psichiatri mi hanno trattato, la mia salute è solo peggiorata. Ho recuperato completamente dopo che ho trovato uno psicologo privato. Adesso, non prendo droghe psichiatriche e non vedo psichiatri.

Il mio libro quasi completato, che io chiamo il progetto Daisy , racconta la storia di come sono diventata una paziente nella mia zona, una provincia della Columbia Britannica nel Canada.  Nel libro spiego perchè sono stata 'malata' per tanto tempo, e gli ostacoli che ho passato per recuperare pienamente . Questo articolo fornisce una breve panoramica del mio viaggio.

I miei problemi cominciarono dopo che mia madre abusò sessualmente di me quando ero molto giovane. Sono cresciuta emotivamente immatura, a quindici anni  trascorrevo ore a piangere nella privacy della mia camera da letto. Sette anni più tardi e nel mio ultimo anno di università, ho fatto quello che ho creduto di essere una decisione responsabile:  chiedere aiuto a uno psichiatra.

Tutto di me era sbagliato. Quello che dicevo, quello che non dicevo, quello che avevo fatto e quello che non avevo fatto. Mi sono sentita così male che volevo morire. Quando lo psichiatra mi chiese che cosa mi aveva portato nel suo ufficio, non riuscivo a pronunciare una parola mentre volevo dirgli quanto male mi sentivo. Ci sono voluti un paio di sedute prima che potessi raccontre allo specialista delle sciabole che immaginavo sfrecciassero dal cielo direttamente verso di me. Lo psichiatra mi prescrisse Stelazina, un farmaco antipsicotico di recente approvazione. Iniziai subito  a dormire meglio. Mi sarei presto laureata nella classe del 1965 dalla Scuola UBC di Nursing, trovai un posto di lavoro e un posto in cui vivere. Lo psichiatra approvò la mia scelta  e io andai a lavorare nella mia nuova posizione di infermiera pediatrica. Ero una ventitré enne spaventata, quasi certa di guai in arrivo.

Come previsto, il lavoro fu un disastro. Piangevo nella toilette durante le pause per i pasti. Lo psichiatra aggiunse un antidepressivo. Mi assopivo durante la pausa caffè: Lo psichiatra allora aggiunse uno stimolante. Le mie mani tremavano quando preparavo le iniezioni: Lo psichiatra aggiunse un antiparkinsoniano anti-effetto collaterale dei farmaci. Non riuscivo a pensare chiaramente: Lo psichiatra aumentava la dose dell'antipsicotico. Le mie emozioni appiattite mascheravano il mio star male, mentre le altre infermiere mi evitavano, un supervisore mi insultava e un altro mi molestò  sessualmente. La mia ansia  aumentava; la mia disperazione cresceva; il mio dolore emotivo peggiorava. Lasciai infine il mio lavoro.

Malata come ero, volevo fare la differenza nella vita delle persone come me. Andai perciò a lavorare presso l'istituto psichiatrico provinciale. Ascoltavo le storie dei pazienti. Osservavo il comportamento degli psichiatri. Ho messo in discussione le regole ei regolamenti degli amministratori. Ero un agente sotto copertura che spiava i segreti più profondi dell'istituzione e testimoniava il dolore di coloro che vivevano nella sua atmosfera agghiacciante. Allo stesso tempo, mi sono sentita spesso perduta nel mio mondo e volevo uccidermi.

Per evitare di finire istituzionalizzata, ho fatto tutto il possibile per migliorare.

Ho smesso di vedere uno psichiatra che era più arrabbiato di me. Il mio medico di famiglia mi ha mandato ad un altro. Ho smesso di vedere anche lui, perché  era troppo familiare. Quando ho chiesto al mio medico di famiglia per un terzo rinvio mi ha detto che i medici erano buoni medici e si è rifiutato di mandarmi da un terzo. Ho protestato con un sit-in. Ho lasciato la sala di consultazione e mi sono seduta nell'area della reception, preparata a rimanere li seduta per il tempo che mi serviva per ottenere un rinvio. Un'ora dopo, il medico ha scritto il rinvio. Oltre a vedere psichiatri, ho partecipato a programmi di sostegno della salute mentale. Quando un amministratore ha cancellato un programma che in realtà mi stava aiutando, ho protestato con alti funzionari.

Venticinque anni di psichiatria non mi hanno aiutato. Quando ho chiesto al mio tredicesimo psichiatra quello che poteva fare per me, mi ha detto che non si sarebbe  impegnato per il successo; così facendo, non avrebbe fatto errori. Perché, allora,  lui e altri psichiatri mi hanno prescritto dosi elevate di venti diversi farmaci psichiatrici, a volte cinque o sei diversi farmaci al giorno, se non potevano impegnarsi per il mio successo?

Gli psichiatri avevano il dovere di curarmi, soprattutto quando si trattava di effetti collaterali dei farmaci. Il mio corpo stava male e l'unico sollievo era camminare nei corridoi o camminare per chilometri. Il mio discorso era impastatato, le mie labbra tremavano e qualche volta mi sono soffocata col cibo. Camminavo come in uno shuttle e avevo uno sguardo vuoto sul mio  viso. Ho avuto periodi di cecità e non riuscivo a guidare. Quello che la gente mi diceva non aveva senso. Dimenticavo sempre le cose.

Così che cosa hanno fatto gli psichiatri? Hanno truccato i dosaggi o modificato il farmaco e mi hanno detto di tornare al lavoro.

Il termine "effetti collaterali" minimizzava il grave danno che si estendeva alla mia famiglia. Hanno parlato di me alle mie spalle e mio marito era pronto a lasciarmi. Quando la mia salute è peggiorata  lo psichiatra mi ha prescritto l'elettroshock. Ho finito per vivere di una pensione di invalidità. Se i miei psichiatri praticavano la cura basata sull'evidenza, non stavano prestando attenzione perché non vi era alcuna prova che io stavo meglio.

Qualunque cosa fosse accaduta era ovviamente  mia la responsabilità e ho dovuto raccogliere la sfida. Nel 1990 scrissi nel mio diario: "Mi è stato detto che sono coraggiosa, alcuni dicono potente. Per me questo è un complimento, ma io stavo tremando nelle mie scarpe. "Ho continuato con coraggio spinta dei medici, i quali hanno continuato a non sapere aiutarmi. Infine, nel 1995, chiesi al mio sedicesimo psichiatra cosa pensasse sull'andare da uno psicologo. Mi disse di non aprire un vaso di Pandora. Appena tornata a casa, presi un appuntamento con uno psicologo. Lo psicologo sapeva esattamente cosa fare. Era sempre rispettoso e ascoltava con attenzione. Aggiustava la terapia a seconda di come stavo  e non ha mai rinunciato a vedermi. Cominciai a parlare, fare amicizia e stare in piedi  meglio di chiunque avesse mai pensato possibile. Tuttavia, la mia ansia continuava. A questo punto, ne avevo fatta molta di strada nel mio viaggio verso il  benessere e non volevo lasciare andare il mio sogno di un completo recupero.

Nella metà degli anni 1990 l'industria farmaceutica finanziava le organizzazioni per sostenere l'accesso a nuovi e più potenti farmaci. Allo stesso tempo, i medici tradizionali si chiedevano se la psichiatria apparteneva alla professione medica. Gli psichiatri non utilizzavano raggi X e esami del sangue per diagnosticare la malattia mentale, anzi parlavano con i pazienti. Gli psichiatri hanno anche affrontato una dura concorrenza dagli psicologi e i consulenti.  Per placare la professione medica ed essere distinti dalla concorrenza, gli psichiatri hanno cominciato a basarsi  soprattutto sui farmaci. In aggiunta alle pressioni sociali e professionali del tempo, i miei psichiatri sembravano mancare di una conoscenza approfondita dei farmaci e quando chiedevo spiegazioni, tendevano a evitare la responsabilità per le loro pratiche di prescrizione. Mi chiedevo se avessi mai superato le barriere e recuperato, o semplicemente continuato a diventare sempre più malata.

Parte seconda: Difficile da superare

Il mio corpo andava su di giri in marcia alta, non-stop, 24 ore al giorno 7 giorni su 7. Il mio psicologo privato sapeva esattamente cosa fare. Mi porse un tabulato che indicava le mie due benzo prescritte, chiamate anche benzodiazepine, come la causa della mia agitazione. Dopo essermi documentata, mi sono resa conto che i sei psichiatri che mi avevano prescritto i farmaci di dipendenza non riconoscevano che i miei problemi fisici e mentali erano gravi reazioni alle benzodiazepine.

Un mese prima, avevo smesso di mio il buspirone, un farmaco anti-ansia; e il bupropione, un antidepressivo. Tuttavia, quando avevo cercato di smettere le  mie benzodiazepine, Ativan e Rivotril, il ritiro era troppo brusco e sono tornata a prenderli. Eppure, volevo davvero togliere tutto così ho parlato con la dipendenza dei servizi. Non potevano aiutarmi. Ho chiamato delle donne quotate sui tabulati di computer. Una mi ha detto di andare piano e un altra ha detto di abbassare le mie aspettative. Una terza, che aveva studiato la letteratura medica sulle benzodiazepine, mi ha offerto assistenza telefonica durante il periodo di recesso. Tutte e tre le donne mi hanno detto quanto sia stato difficile trovare un medico che sappia come fa dismettere i farmaci alla gente in modo sicuro ed efficace.

Ovviamente, era mia responsabilità scalare farmaci potenti così ho chiesto al mio farmacista un aiuto e mi ha dato una copia di "benzodiazepine: come funzionano e come si dismettono del Dr. Heather Ashton. Prendere benzo era una tortura e assottigliare le dosi  era probabilmente anche peggio. Ho trovato uno psichiatra che ha accettato di aiutarmi, ma quando parlava del suo "metodo veloce e facile," ho avvertito problemi. Gli ho chiesto di leggere il Manuale di Ashton, che ha indicato un approccio passo-passo per scalare i farmaci in modo sicuro ed efficace utilizzando diazepam [Valium] come farmaco di transizione. Ha accettato di seguire il regime. Il ritiro è stato iniziato.

Per avere successo nel processo di dismissione, ho messo la mia rabbia al suo posto: rivolta ai medici e al sistema sanitario. La gestire i sintomi è stata  mia responsabilità. Ero agitata e disorganizzata, così ho assunto una casalinga ed ho istruito i miei amici sulla mia irritabilità ed agitazione da ritiro. Ho chiesto il loro aiuto. Per cullarmi e riuscire a dormire, ho lavorato a maglia degli strofinacci. Per aiutarmi con i dolori muscolari, ho fatto dei bagni caldi. Per mantenermi in forma fisicamente, ho frequentato lezioni di yoga. Per aiutare il mio atteggiamento, ho fatto brevi passeggiate in un campo vicino, camminando con attenzione per non cadere. Ho respirato profondamente mentre godevo di  erbe ondeggianti e di sorrisi ai passeri che  svolazzavano tra gli alberi. Per lo più ho rimandato le decisioni più importanti, ma la mia difficoltà a gestire il denaro era così urgente che ho dovuto organizzare dell'assistenza. Quando lo stress era troppo, un amico si è preso cura del mio cane. Ho smesso di guidare. Ho pregato, ho trovato utile una pratica spirituale. Ogni mattina, mi sono ricordata che sarei diventata una nuova donna in un anno.

Lo psichiatra mi ha accusato per l'agitazione e ho temuto che potesse fermare le prescrizioni. Avevo sentito parlare di medici che abbandonano i loro pazienti lasciandoli passare attraverso un ritiro 'tacchino freddo' (smettere di botto ndt). Così, quando ero in studio dello psichiatra ho cercato di sembrare calma parlando lentamente e abbassando il tono della mia voce. Gli ho detto abbastanza così che potesse continuare a scrivere le prescrizioni per le dosi più basse  di diazepam.

Infine, il 19 maggio del 2001, ho preso il mio ultimo psicofarmaco. Per celebrare il momento, ho chiamato i miei amici per dire loro del mio successo. Ho messo tutte le mie pillole non utilizzate in una grande borsa e le ho portate al farmacista dicendogli, "L'ho fatto." Ho ordinato un braccialetto medico di emergenza con inciso il messaggio che ho avuto allergie ai farmaci. Più tardi, nel pomeriggio, un camion ha consegnato un mazzo di fiori. Il mio trionfo sulla psichiatria era ufficiale.

Quando ho pensato di nuovo alla  dismissione dei nove mesi precedenti, mi sono resa conto che avevo attraversato simili  orrendi momenti in altre quattro occasioni. Quando lo psichiatra fermò il Parnate nel 1976 il dolore era come un fulmine sparato attraverso il mio corpo. Quando lo psichiatra fermò il Ritalin nel 1977, per un anno non ho potuto domire. Quando lo psichiatra fermò il Trilafon nel 1986 sono stata in ospedale per otto settimane. Infine quando lo psichiatra arrestò un intero gruppo di antidepressivi nel 1994 non riuscivo a respirare, avevo orribili violenti e talvolta inconsapevoli crampi allo stomaco e vomito. I ritiri acuti erano finiti. Eppure, ci sarebbero voluti mesi o forse anni per recuperare pienamente dai problemi causati dalle benzodiazepine. Anche se i problemi di sonno, mantenere la calma e le mie difficoltà di memoria stavano probabilmente  indugiando, ero orgogliosa di essere libera, fuori da tutti i miei psicofarmaci.

Per 37 anni, l'effetto dei miei farmaci aveva offuscato i miei sentimenti, reso i miei pensieri ampollosi e soffocato la mia personalità. Il mio successo nella dismissione mi ha riportato in vita. I colori sono diventati più luminosi. La musica suonava più vivace. Il profumo dei fiori mi eccitava. Ero entusiasta del mio futuro, fino ad allora ignara che la vita era fatta anche di gioiosa eccitazione.

Parte terza: My Life My Way

La mia vita ora va bene. Sono passati dodici anni dall'ultima volta che ho visto  uno psichiatra o l'ultima che ho preso uno psicofarmaco. All'inizio ero arrabbiata, veramente arrabbiata. Per affrontare gli anni di cura inutili, illeciti e a volte violenti, ho scritto lettere al Ministro della Salute, il capo dell'Autorità sanitaria, all'Ufficio del difensore civico e a dei politici. Ho chiesto un finanziamento per pagare il mio psicologo privato perché ho avuto bisogno di recuperare dai danni emotivi che mi sono stati inflitti  come  paziente psichiatrico. I funzionari hanno detto di no. Era ingenuo pensare che il governo avrebbe pagato senza un lungo processo legale con avvocati costosi. Ho dovuto accettare che fossero successe cose brutte alla gente buona, me compresa.

Le cose negative mi hanno cambiata. Non mi fido di nessuno, specialmente dei medici, e faccio  spesso attenzione ai pericoli. Qualcuno potrebbe dirmi che l'eccessiva vigilanza sia paranoia, ma la paranoia si verifica quando non vi è alcuna ragione valida per stare costantemente all'erta. Io ho avuto ottime ragioni. Gli psichiatri, che avrebbero dovuto aiutarmi a recuperare dagli effetti di abuso sessuale di mia madre, in realtà hanno aggiunto altro trauma, anche se in modo diverso. Hanno gridato contro di me e violentata. Gli psichiatri non mi hanno ascoltata con la loro tendenza a saltare alle conclusioni. I farmaci psichiatrici hanno reso molto difficile proteggere me stessa e ho lasciato i loro uffici sentendomi meno che umana. Una volta che ho smesso di vederli, la mia fiducia è cresciuta e ho abbassato la guardia.

L'abuso nell'infanzia e l'abuso psichiatrico hanno alterato i miei circuti neurologici, le funzioni corporee ormonali ed altro, tanto che era difficile dire cosa poteva dipendere dall'abuso e cosa da altro. I medici hanno usato farmaci per correggere, per modificare e l'assunzione di pillole da prescrizione è diventata un'abitudine. Ho preso pillole per  calmarmi, pillole per dormire e pillole per rendermi felice. Pochi mesi dopo l'interruzione di tutti i farmaci, ero un fascio di nervi e ho aperto l'armadio in cerca di una pillola. Ho dovuto smettere di vivere con il pilota automatico, come avevo fatto per tanto tempo. Per calmare me stessa senza usare farmaci sono passata dal ricorrere  distrattamente alle pillole, a respirare nel modo in cui la psicologa mi aveva insegnato.

Una delle mie più grandi sfide è stata quella di mantenere la calma, ed anche oggi devo controllare la mia attività. Faccio molta attenzione a quello che guardo in tv e limito il mio tempo con le altre persone. Raramente vado al mercato degli agricoltori locali e faccio fatica nel viaggio. Ero una persona sociale che ora ha dovuto mettere insieme una vita tranquilla. Nei primi anni della mia nuova vita, ho decorato la mia casa con le mie sculture, dipinti e tessuti trapuntati. Un visitatore ha detto che la gente dovrebbe pagare per vedere il mio posto. Oggi, cammino con il mio cane Ann, tutti i giorni; visito gli amici stretti, frequento pranzi in chiesa e faccio volontariato. Mi dedico al giardino, cucio e cucino.

Dormire è stata un'altra sfida. Da oltre 37 anni, farmaci  sedativi mi hanno fatto dormire e gli stimolanti mi hanno  tenuta sveglia. La caffeina è diventata un problema enorme. La metà di una tazza di tè mi fa sballare per due o tre ore, poi una sensazione stupida prende il sopravvento e ci vuole un giorno e mezzo per ripigliarmi. Ci sono voluti cinque o più anni prima di riuscire ad avere diverse notti in una settimana di sei o sette ore di sonno riposante. Per fortuna mi sono ritirata in pensione e non ho bisogno di essere vigile sul lavoro.

Mi sono preoccupata molto dei danni cerebrali. Come ho potuto ingoiare una stima di 360.000 pillole di sostanze chimiche potenti senza subire una qualche forma di demenza? Un anno dopo essermi tolta i farmaci, ho chiesto al mio psicologo di testare la mia intelligenza. I risultati sono aumentati in modo significativo rispetto ai test effettuati quando prendevo  psicofarmaci. Il mio cervello ha lavorato bene.

I farmaci psichiatrici mi hanno causato un sacco di danni tanto che  non ho mai voglia di prendere qualunque farmaco che possa avere un effetto indesiderato. Ogni volta che un medico vuole scrivere una ricetta per me gli dico prontamente che sono "allergica." Quando il medico mi chiede come l'ho saputo, rispondo che i farmaci mi rendono agitata. Allora a questo punto accettano il mio ragionamento.

Ho stimato che la mia memoria, il progetto Daisy, la mia cartella  personale è alta quattro metri. Ho i documenti delle registrazioni dei miei medici, i ricoveri, i datori di lavoro e i fornitori di assicurazione di invalidità. Ho i fogli di calcolo da parte del Ministero della Salute che elencano i dettagli delle mie prescrizioni e le visite ai medici. Durante la mia malattia, ho tenuto un diario. Mentre scrivevo la mia storia, ho studiato in profondità  le mie cartelle cliniche. Ho scoperto che ero una donna dura che è migliorata  perché ho fatto domande aspettandomi delle risposte,  mai ho rinunciato a chiedere. Oggi, io sono una donna anziana attiva e parlo del danno che ho subito da un sistema di salute mentale che avrebbe dovuto invece proteggermi. 
La mia speranza è che altri che sono ora nelle condizioni in cui ero io possano scoprire e imparare che è possibile recuperare e raccogliere anche il coraggio di parlare.

Fonte: madinamerica.com

martedì 27 gennaio 2015

L'olocausto psicopatico psichiatrico

Tutti sappiamo degli orrori dell'olocausto; fin da piccoli, la nostra memoria viene continuamente rinfrescata 
Mio nonno
dalle istituzioni scolastiche, dai media finanche dalla famiglia quando come nel mio caso c'è stato una vittima, nella fattispecie mio nonno che fu internato prima a Dakau e poi nel lager di Majdanek ove morì, perché antifascista perciò ritenuto 'sovversivo'.
Mantenere questa memoria storica è un bene affinché tragedie del genere non si ripetano mai più. Ma quello  che ci viene tramandato, ovvero il massacro di 6 milioni di ebrei, che già di per sè fu un'enormità non è tutto. Quello che sovente non ci viene detto è che in quei tempi maledetti furono messi a morte anche circa 200  mila 'mangiatori inutili' ovvero gli invalidi fisici e mentali gravi quindi anche i 'malati di mente' in Germania con l'approvazione della coscienza di tutti gli operatori sanitari coinvolti.  

Action T4

Il primo sterminio di massa ad opera dei nazisti fu organizzato a partire dal 1940 circa in questo luogo, Tiergartenstrasse 4, e proprio da questo indirizzo venne chiamato Aktion T4. Dal 1939 al 1945 circa 200.000 persone inermi furono uccise. Le loro vite erano state definite "indegne di essere vissute". I loro omicidi furono chiamati "eutanasia".

Morirono nelle camere a gas di Grafeneck, Brandenburg, Hartheim, Pirna, Bernburg e Hadamar, morirono in esecuzioni di massa, morirono perché programmaticamente avvelenati e lasciati morire di fame. I colpevoli furono studiosi, medici, infermieri, funzionari di giustizia, la polizia e i servizi sanitari. Le vittime erano poveri, disperati, ribelli, o persone in cerca di aiuto. Venivano da cliniche psichiatriche e ospedali per bambini, da case di riposo per anziani, da istituti di assistenza sociale, da ospedali militari e dai campi di concentramento. Il numero delle vittime è enorme, il numero dei colpevoli che furono condannati, piccolo.

(dalla targa commemorativa posta a Tiergartenstrasse 4, Berlino)

Nel 1920 in Germania, apparve un libro di un esimio professore, tale Hoche il quale accarezzava l'idea dello sterminio di massa dei pazienti mentali chiamati con disprezzo 'mangiatori inutili' , perciò soltanto un costo per lo stato. Bastarono una ventina d'anni affinchè queste idee maturassero  e entrassero con sufficente considerazione nella testa di altri esimi professori psichiatri i quali organizzarono lo sterminio di massa, mettendo così le basi per il futuro olocausto ebraico. Cosa interessante, a questo punto Hitler non c'entrava nulla era tutta farina del sacco di questi dotti personaggi. 

Dagli atti del convegno S.Servolo del 1998, di Ernst Klee : 
Ho studiato molto questo argomento per vent'anni e c'è una cosa che ho capito solo ora. Credetemi, la sterilizzazione di massa di persone considerate 'inferiori' e la loro uccisione non ha niente a che fare con il nazismo; è un'idea più remota. La psichiatria non è stata costretta a fare alcunché dai nazisti. Essa ha utilizzato Adolf Hitler e il nazismo, se posso dirlo in termini estremi, per poter realizzare il suo programma omicida e continuare la distruzione della persone inutilizzabili; essa distingueva fra i pazienti che riteneva inutilizzabili e quelli che essa credeva di poter curare per renderli nuovamente utilizzabili. Per il programma di distruzione di questi ultimi la psichiatria usò il nazismo. Nessuno venne costretto a fare alcunché; gli psichiatri lo facevano di propria iniziativa e volontà.
Infatti quando i tedeschi iniziarono a protestare perchè migliaia di famiglie vedevano scomparire i loro cari, Hitler disse di non aver niente a che fare con questi programmi. Allora per mettere a tacere le dicerie della gente su questi 'luoghi di sterminio'  l'uccisione sistematica dei pazienti continuò negli stessi ospedali ove venivano ricoverati. Mi immagino così gli psichiatri responsabili di tali eccidi informare le famiglie che nonostante le 'cure' tra cui vi era la famigerata dieta E (priva di grassi, di proteine di tutto praticamente si moriva di fame) comunicare alla famiglia l'ennesima morte causata della loro malattia.
Hitler, tuttavia usò l'esperienza degli psichiatri per addestrare le sue SS al successivo sterminio degli ebrei.

Per diverso tempo, fin da quando ho scoperto l'esistenza dell'Action T4, badare bene, ancora sconosciuto a molte persone, mi sono chiesto cosa avesse spinto questi eruditi professori , questi 'uomini di scienza (sic)' ad architettare una cosa talmente atroce verso i propri simili. La risposta sta nelle ultime due parole. L'unico modo per giustificare una cosa del genere era considerare gli invalidi gravi e i malati di mente degli esseri non umani, inferiori perfino a certi animali. Questo è il nocciolo della questione, l'archetipo tra i fondamenti della scienza psichiatrica che ancora sopravvive nel subconscio degli psichiatri moderni. Altrimenti non si sarebbe potuto giustificare (sempre ammesso che possa esistere giustificazione) l'operato di queste persone, come  si potrebbe riuscire a capire ad esempio il mito della razza perfetta e il pretesto per la  conseguente distruzione di 6 milioni di ebrei.  
Nel caso degli psichiatri, questi erano convinti, così come riuscirono a convincere i medici generici, gli operatori sociali e tutto il personale medico e paramedico che stavano facendo una  cosa giusta e compassionevole verso questi poveri, sfortunati esseri inumani, suscettibili di essere annientati con la stessa facilità e leggerezza con cui si schiaccia una zanzara che ti  punge. Anche con una certa sadica soddisfazione, senza  alcun senso di colpa o rimorso etico e morale.

Sempre dal convegno di S.Servolo Michael Von Cranach disse:
"Cosa successe con queste persone che poi divennero assassini? Klaus Dorner, uno psichiatra di Gutersloch, che si è occupato molto intensamente di questo tema, è dell'opinione che gli psichiatri hanno inteso l'uccisione, l'omicidio, come atto terapeutico. Erano disposti a difendere e intercedere per i pazienti che ritenevano guaribili ed uccidevano quelli ritenuti inguaribili, per evitare di essere confrontati con i loro insuccessi."
Mi chiedo perciò quanti di questi pazienti psichiatrici fossero da ritenersi guaribili e che criterio venisse adottato. Per assurdo andava allora già meglio di oggi in quanto nessuna malattia mentale del DSM oggigiorno viene ritenuta 'guaribile'.

Il  dottor Ivy, presidente dell'associazione medica americana disse:
"Se la psichiatria avesse preso una posizione di netta opposizione all'uccisione di massa dei pazienti tedeschi prima della guerra, c'è da pensare che l'intera idea e la tecnica dei centri di sterminio per il genocidio non si sarebbero materializzati". 
E nel nuovo mondo, come furono accolte queste  idee?
Mentre l'omicidio di pazienti mentali era in pieno svolgimento in Germania, neurologi e psichiatri americani non volevano saperne di esserne tagliati fuori. Nel 1942, l'American Psychiatric Association tenne un dibattito su "sterilizzare o uccidere i bambini considerati "ritardati" perché avevano un basso QI una volta raggiunta l'età di cinque anni". Quelle erano le sole due scelte nel dibattito: sterilizzazione o morte.
Dopo il dibattito, la Gazzetta ufficiale dell'Associazione psichiatrica americana pubblicò un editoriale in cui dichiarava di aver scelto a favore dell'omicidio ("eutanasia" nell'American Journal of Psychiatry, 1942, volume 99, pp. 141-143). Dice che gli psichiatri dovrebbero fare appello a tutte le loro abilità psicologiche per mantenere i genitori lontani dal sentimento di colpevolezza per aver accettato di avere fatto uccidere i loro figli.

Sentiamo cosa scrive un attivista americano Stephen Gilbert:
"E devo nuovamente sottolineare che Hitler non fu il creatore delle camere a gas e dei forni. Egli semplicemente adottò il metodo dalla psichiatria tedesca che aveva gasato pazienti psichiatrici per anni, con la benedizione e l'approvazione del governo tedesco. Siamo stati etichettati come "mangiatori inutili" e assassinati impunemente. Ed ecco un altro piccolo bocconcino da rosicchiare e far pensare: Il programma psichiatrico tedesco di "eutanasia" praticato contro i cosiddetti "malati di mente" è stato approvato da molti qui negli Stati Uniti. L'oratore principale alla riunione annuale della American Psychiatric Association nel 1941 sostenne  questo tipo di distruzione di massa del "malato di mente" qui in questo paese. Egli lo affermò molto chiaramente nel suo discorso. Anche un editoriale anonimo nella pubblicazione di questo gruppo  sostenne tale omicidio di massa. Solo uno psichiatra parlò contro, ma il suo ragionamento era che saremmo arrivati a raccogliere la spazzatura e fare tutti i lavori umili se avessimo ucciso i 'deficienti' nel nostro paese. Alcuni di noi sono stati considerati preziosi almeno in questi tipi di mansioni manuali.
[Pertanto questo unico pensiero contrario non era per motivi etici o morali, piuttosto per motivi strettamente pratici.Questo significa ancora una volta che i 'deficienti' erano considerati meno che umani  ndt]"

Oggi cosa è cambiato? 

In tempi moderni non conviene più uccidere i malati per aiutare l'economia. Essi sono diventati un'esercito enorme , sempre in crescita, capace di foraggiare direttamente o indirettamente l'industria farmaceutica con miliardi e miliardi di eurodollari. E' cambiato qualcosa nel cuore degli psichiatri? Adesso sono più rispettosi dei diritti umani quando ad esempio avvelenano lentamente (ricordiamoci che anche l'avvelenamento lento è un atto terapeutico) tramite iniezione forzata di neurolettici ?
Oppure quando predispongono un elettroshock, magari col paziente non consenziente o costretto con la forza della persuasione o dalla forza bruta? 

Anche se la psichiatria insieme alla medicina produce nel mondo tante morti riconducibili ad effetti collaterali dei farmaci quante ve ne furono negli anni bui del nazismo con l'operazione T4. Anche se grazie alle 'cure' senza fine, l'aspettativa media di vita degli psichiatrizzati si riduce di 20-25 anni, questo è ancora poco rispetto ai  milioni di individui costretti dalla psichiatria a vivere una vita d'inferno, di sofferenza e di disabilità permanente, e quando va meglio di completa apatia e indifferenza ai margini della società.  

Psicopatici e sociopatici.

E quando leggo che lo stesso numero di vittime (oltre 200 mila ricordiamolo) dell'action T4 è stato prodotto nel silenzio e l'approvazione generale da un singolo antipsicotico atipico dalla sua comparsa, mi viene da pensare molto male di queste persone, mi sale una tale rabbia che mi viene da etichettare queste persone con un termine a loro congeniale: psicopatici, sociopatici, persone senza alcuna remora morale o etica, senza cuore. Tanto che mi sento in sintonia e desidero  sottoscrivere questo  pensiero molto forte di un anonimo collega sopravvissuto psichiatrico: 
"I produttori dei farmaci, tutto l'estabilishment psichiatrico fino ai medici prescrittori hanno un'enorme responsabilità sulla vita delle persone. Quando il  profitto proviene dalla corruzione e dalle tangenti è deprecabile anche se in tal caso non  è solitamente a rischio la salute della popolazione. Ma se invece il profitto deriva dall'avvelenare centinaia di migliaia di persone e condannarle ad una vita miserabile non c'è cosa più odiosa. Chi guida tali menti criminali non può che essere un dèmone che non ha alcuna considerazione dell'umana pietà e del rispetto per la vita, proprio come chi usa e sperimenta gli ordigni nucleari,o gli arsenali chimici e batteriologici. Sono anche peggio delle narcomafie che tuttavia almeno rispondono ad una precisa domanda dei consumatori.
Non sto parlando di quelli che, pur facendo parte della psichiatria, con umiltà, pazienza e dedizione si dedicano agli altri con la profonda convinzione di fare del bene, ma a veri e propri dèmoni, criminali psico-sociopatici che andrebbero  messi in condizione di non nuocere per il bene dell'intera umanità e delle generazioni future."
  Proprio in questi giorni leggo da uno dei gruppi facebook di una paziente, felice di intraprendere quella tortura indolore chiamata con un eufemismo 'terapia elettroconvulsiva' e con il seguito di alcuni pazienti amici a parlare bene di questa pratica barbara e inumana. Ebbene, Il virus dell'archetipo malvagio adesso ha contagiato anche i pazienti. Che tristezza. 

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