Recupero

Guarire dalla malattia mentale si può? Come si può 'guarire' da se stessi?

Ma la malattia mentale esiste? Si può definire malattia un carattere, una diversa attitudine, un'emozione intensa? Purtroppo secondo la psichiatria organicista, la malattia mentale esiste ed è inguaribile, tuttavia curabile necessariamente con i farmaci, anche se non è mai stato dimostrato alcuno squilibrio chimico alla fonte né che gli psicofarmaci curino qualcosa. Numerose esperienze di 'sopravvissuti' e indagini indipendenti dimostrano invece l'esistenza di una 'trappola farmacologica' molto subdola che, lungi dal 'guarire', favorisce il mantenimento o la cronicizzazione della supposta malattia.
Questo spazio vuole dare la possibilità ai cosiddetti malati mentali di conoscere le reali implicazioni dei farmaci , di cui spesso ne abusano, di riflettere sulla propria condizione, di acquisire nuove conoscenze diventando capaci di riprendersi il controllo della propria vita e delle proprie emozioni.
Si potrà 'guarire' soltanto quando ci allontaneremo dal nostro punto di vista limitato per abbracciare il problema nella sua globalità, con un approccio di tipo olistico.

Attenzione: È potenzialmente pericoloso dismettere psicofarmaci senza un'attenta pianificazione. È importante essere bene istruiti prima di intraprendere qualsiasi tipo di interruzione di farmaci. Se il vostro psichiatra accetta di aiutarvi a farlo, non date per scontato che sappia come farlo al meglio, anche se dice di avere esperienza. Gli psichiatri non sono generalmente addestrati sulla sospensione e non possono sapere come riconoscere i problemi di astinenza. Numerosi problemi di astinenza sono mal diagnosticati come problemi psichiatrici. Questo è il motivo per cui è bene educare se stessi e trovare un medico che sia disposto ad imparare con voi. In realtà tutti i medici dovrebbero essere sempre disposti a fare questo ai loro pazienti che lo desiderano.

martedì 31 gennaio 2012

Luoghi comuni in psichiatria VIII

8 - Gli psicofarmaci  semplificano la vita

Ma.. ci era sempre stato detto che le medicine fanno bene, per quale ragione si dovrebbe stare peggio? Le hanno inventate apposta per semplificarci la vita, basta ingoiare una pillola e tutto è più facile.
Purtroppo questo non è vero per la maggior parte dei farmaci in commercio, e a maggior ragione  per i farmaci psichiatrici. Perché come ho detto più volte, è il metodo allopatico profondamente sbagliato, ovvero non è concepibile intossicare l'organismo per guarire un sintomo.

Intossicazione
Ora, i pochissimi che riescono a rimanere in mono-terapia con farmaci di provata efficacia a lungo termine (esempio gli stabilizzatori) possono sentirsi sollevati e scegliere di subire gli inevitabili effetti come un male minore rispetto alla vita che farebbero se ne fossero privi.
Anche se a questi purtroppo non gli viene detto,  esistono terapie organiche altrettanto o più efficaci, ma rispondono bene al farmaco e tutti sono più contenti.
Ma a quale prezzo?
Al prezzo di una lenta e inesorabile intossicazione che porterà inevitabili problemi nel lungo termine.
Tante  persone ho sentito poi lamentarsi, dell'appiattimento emotivo provocato dal lito o da altre sostanze. E questo è solo uno dei molteplici aspetti  che si verificano nel breve termine. Ma nel lungo termine di una terapia protratta a vita c'è da aspettarsi di tutto.   
C'è però un numero sempre crescente di persone che  fanno uso di miscugli .
Come si può umanamente pensare che con un  simile attacco chimico al corpo, un individuo  si senta  meglio?
E infatti si odono lamentarsi continuamente della loro malattia, difficilmente  pensano che sia colpa del cocktail che gli è stato prescritto. Il più delle volte, molti continuano  a eccedere con altre sostanze 'ludiche' ammesse o meno per trovare un minimo di sollievo.
Questi passano con facilità da una cura all'altra, con leggerezza e senza riguardo per gli effetti  di dismissione rapida delle sostanze lasciate.
Una trappola senza fine, da cui è difficilissimo uscire, perché fondamentalmente sei convinto di avere una malattia cronica, inguaribile. Dal momento che questa convizione crolla,   sarà possibile uscire  riducendo drasticamente le sostanze fino alla completa liberazione e disintossicazione del corpo. 

Dipendenza
La dipendenza non è sempre una cosa negativa. Noi dipendiamo dall'aria e dal cibo per esempio.
Ma qui si tratta di dipendenza da sostanze tossiche , proprio come l'alcoolismo il tabagismo e altre dipendenze nefaste. L'unica differenza è che le sostanze da sballo sono più desiderabili, anche se diversi psicofarmaci ormai hanno preso quella strada. Una grossa fetta di malati psichiatrici proviene da storie di abuso, anche di psicofarmaci.
 "Avrò preso le pillole oggi?"  ecco la domanda più gettonata.
Molti psichiatri lamentano una minima percentuale di aderenza alla cura, scervellandosi per cercare strategie di convincimento dei  pazienti, per prendere queste benedette medicine. Ignorando però che questo loro comportamento viene peggiorato dalle cure stesse, in un perverso gioco di reazioni.
Più le persone sono intontite dai farmaci, maggiori sono probabilità di commettere errori, purtroppo  anche fatali.
Spesso si fa confusione con i dosaggi, fino a sbagli clamorosi e molto pericolosi.
Gli psicofarmaci sono un'arma letale in mano al 'paziente'.
Anche non conoscendo  la tossicità delle sostanze prese ad altissime dosi, è facile trova la soluzione più a portata di mano per togliersi la vita. E infatti molti scelgono l'overdose di un mix alcoolico come metodo  preferito per tentare di suicidarsi. 

Difficoltà a distinguere i sintomi.
Spesso si senti dire "ho questo problema" ma non so se è dovuto ai farmaci o alla malattia. Questa difficoltà di distinguere è logorante. La maggior parte delle volte viene imputato alla supposta malattia anziché ad un possibile e comprensibile effetto collaterale dei farmaci, col risultato di aggiungere un altra sostanza alla collezione.  Sento di persone che assumono fino a 5 anche 10 molecole differenti contemporaneamente. Ogni nuovo sintomo che spunta è presto 'coperto' dal successivo farmaco. Fino a quando è ammesso continuare a tappare falle sempre più grosse e numerose se non si toglie l'acqua dalla diga? Fino alla morte del paziente? 

Problemi pratici
Ma i problemi non sono finiti , purtroppo.
Dobbiamo aggiungere tutti quelli dovuti ad una drastica riduzione cognitiva, gente perfino incapace di svolgere azioni semplici come per esempio guidare un'automobile, figuriamoci fare un qualunque lavoro che richiede attenzione e impegno.
La maggioranza dei giovani che vedo, non è ancora in tali condizioni ma tende a diventarlo col passare del tempo. Una parte di essi ha già ottenuta l'invalidità parziale con l'assegno se  nullafacente, che a malapena gli copre la spesa delle sigarette.
E' molto probabile che in futuro gli venga tolta la patente insieme alla salute psicofisica.

Spesso vengo apostrofato in questi termini :
“Io sto peggio con la malattia, quindi devo ringraziare  le mie medicine perché adesso posso continuare a vivere”.  
Bene hai fatto la tua scelta, perché ci credi e sei libero di scegliere. Ma questo tuo benessere è illusorio o precario, perché non stai cercando di cambiare le vere cause del tuo malessere.
Fino a quando riuscirai a mantenere questa illusione, ti perderai tutto ciò che sta intorno a te, in un declino inesorabile verso la cattiva salute.
Hai fatto solo un passo ,  perché ti hanno convito che è necessario ed hai visto dei risultati ma questi  benefici li perderai con gli interessi nel tempo.
Io non ti dico di non curarti, ma che piuttosto curarti in tal modo è sbagliato. Anche se è dimostrato che senza psicofarmaci vi è una maggiore percentuale di recuperi, trovo che esistono per fortuna metodi efficaci privi di conseguenze indesiderate. 
Esiste dunque questa  terza via, poco esplorata e che va ricercata un tutti quelli che capiscono e riconoscono la trappola chimica, riuscendo a recuperare la propria vita e la dignità per mezzo di azioni molto più efficaci ma che hanno il brutto difetto di sacrificare la parte stupida di noi stessi. 

Problemi economici

Qui in Italia i costi sono per la maggior parte a carico del SSN ma non tutto. I farmaci  non espressamente prescritti per quella patologia vengono solitamente pagati, e spesso si ricorre a farmaci generici per limitare altri sintomi farmaco-indotti.
Una famosa 'paziente' americana spende solo di farmaci, due stipendi medi italiani. Quanto costa in Italia un 'malato' psichiatrico?
 Risorse che potrebbero essere ridotte e dirottate in ben altro modo, vengono sprecate per arricchire  baroni della medicina. Si stima in circa 120 miliardi annui  la spesa italiana attuale nella sanità.
Una bella fetta di questo mercato è in mano alle compagnie farmaceutiche.



Luoghi comuni in psichiatria VII

7 - Gli psicofarmaci non producono danni irreversibili. Gli effetti indesiderati degli psicofarmaci sono il male minore.

Ecco una testimonianza presa tra le tante dello stesso tenore, tra le più drammatiche:
"Dirigo il più grande gruppo di supporto per i disturbi dell'umore e membri familiari nella zona di Philadelphia.
Diagnosticata  bipolare sono stata curata per circa 8 anni e adesso sono libera da tutti medicinali.
Il giorno di Natale compirò 65 anni. La gente rifiuta di credere che sono guarita per sempre. So di altre due persone che, a questa età, si sono privati dei farmaci e stanno bene da tanto tempo.
Purtroppo ho bisogno di un trapianto di rene a causa di 16 anni di litio e conosco tanti altri nella stessa situazione. 
Vorrei mettere in guardia chi usa il litio da tanto tempo, consideri questo problema spesso  sottovalutato dai medici i quali dicono che non c'è una correlazione diretta con problemi renali, nonostante queste testimonianze.
Dunque avere i reni distrutti dal litio, si può definire un 'male minore'?
E' noto inoltre che il litio influisce sul funzionamento della tiroide. Tanto che molti sotto terapia di litio sono costretti ad assumere una farmaco apposito chiamato Eutiorox.
Anche avere la tiroide compromessa si può  ancora definire un male minore?
Ho già abbondantemente parato dei neurolettici, quindi non mi dilungherò in dettagli sui loro effetti deleteri a carico del sistema nervoso in primo luogo, del sistema cardiovascolare, del metabolismo. del diabete, del pancreas ecc ecc.
Una vita ridotta ad automi, con la salute che è il bene più prezioso, gravemente compromessa si può dunque definire il male minore?

“E' stato evidente da molti anni che l'esposizione cronica a farmaci antidepressivi SSRI rende spesso le persone  apatiche o meno impegnate nella loro vita, e in definitiva più depresse. Nella mia esperienza clinica, questo è un motivo frequente per cui i familiari incoraggiano i pazienti a cercare aiuto nel ridurre o interrompere i loro farmaci. L' apatia indotta si verifica negli adulti e comprende perdite nelle funzioni cognitive e funzioni del lobo frontale. “

Sento sempre con maggiore frequenza le persone sotto terapia, in particolare antidepressivi che non hanno più stimoli sessuali. La libido risulta gravemente ridotta sia nelle donne che negli uomini. In questi in particolare, sono frequenti casi di impotenza sessuale. La cosa si fa drammatica fino ad assumere un fattore importante nella scelta del mio 'amico virtuale' di togliersi la vita a soli 33 anni di età.
Dunque avere il desiderio sessuale compromesso, specialmente nei giovani è da considerarsi il male minore? Cosa altro gli resta a queste persone? Sfogarsi nel cibo spazzatura? Farsi preti?
La cosa più drammatica è che alcuni effetti rimangono anche dopo anni di sospensione dei farmaci. Segno che qualcosa è stato modificato in modo permanente e irreversibile.
Ecco un estratto molto eloquente dal libro "Anatomia di un epidemia":


Immaginate che un virus appaia improvvisamente nella nostra società, che fa dormire dodici, quattordici ore al giorno. Le persone affette da questo virus si muovono un po 'lentamente e sembrano emotivamente assenti. Molti acquistano quantità enormi di peso:  venti, quaranta, sessanta, e anche cento chili. Spesso i loro livelli di zucchero nel sangue salgono, e così fanno i loro livelli di colesterolo. Un certo numero di quelli colpiti dalla misteriosa malattia, compresi i bambini e gli adolescenti, diventano diabetici in modo molto precoce. Il governo offre centinaia di milioni di dollari per gli scienziati presso le migliori università per decifrare il funzionamento interno di questo virus, quindi riferiscono che il motivo che provoca tale disfunzione globale è che questo virus blocca un gran numero di recettori dei neurotrasmettitori nel cervello: recettori dopaminergici, serotoninergici, muscarinici, adrenergici e istaminergici. Tutte queste vie neuronali nel cervello sono compromesse. Nel frattempo, gli studi di risonanza magnetica trovano che in un periodo di diversi anni, il virus contrae la corteccia cerebrale, e questo ritiro è legato al declino cognitivo. 
Ora una tale malattia ha realmente colpito milioni di bambini e adulti americani. Abbiamo appena descritto gli effetti antipsicotici del farmaco best-seller di Eli Lilly, lo Zyprexa.


Già, tutti questi problemi però, secondo gli esperti sono bazzecole di fronte alla gravità dei sintomi depressivi o psicotici. Perciò meglio obesi, in dialisi, col fegato compromesso, cardiopatici, e chi più ne ha più ne metta , che pazzi!  Non è vero?

venerdì 16 dicembre 2011

Luoghi comuni in psichiatria - VI


6 - Gli psicofarmaci non danneggiano le funzioni cognitive.


Siamo proprio sicuri?
Conosco persone che non sono in grado di studiare, perfino di leggere cose banali. Alcuni con problemi di memoria, altri con grosse difficoltà a svolgere azioni automatiche come guidare un'auto . Infatti nell'esame del rinnovo della patente di guida, non a caso deve essere espressamente indicato l'eventuale uso di psicofarmaci.
La cura incombe su tutto l'aspetto cognitivo, fino a raggiungere aspetti drammatici da cui si capisce l'appellativo 'zombies' dato per spregio a questi malcapitati.
Osserviamo i cosiddetti schizofrenici gravi: devastati fisicamente da movimenti incontrollati, pelle orribile con pus, alitosi, alopecia, intestino marcio, posture inumane deformanti, obesità.. annullati mentalmente poiché incapaci di pensare in modo razionale. Anni e anni di neurolettici hanno prodotto tutto quello che vediamo. Senza questi veleni in corpo, non saremmo capaci di distinguerli a prima vista dalle persone considerate sane. 
Spesso un recupero non è più possibile nemmeno con le migliori intenzioni, queste persone saranno condannate ad una misera fine prematura dopo una vita di stenti, si parla di un accorciamento di 20-25 anni dell'aspettativa di vita media. Una volta almeno un 50% si salvava, adesso ad essere molto ottimisti forse il 5% comunque con seri problemi aggiunti, di natura diversa dalla presunta malattia. Una siffatta diagnosi è la cosa peggiore che può capitare ad un essere umano.
Beh, direte voi, ma questi sono casi limite, giustamente. 

E' vero. C'è una notevole differenza sia nell'immaginario comune e in letteratura per esempio tra schizofrenia e depressione. Se un depresso grave arriva per esempio a 'sentire le voci' è molto probabile che gli venga appioppata una diagnosi di schizofrenia, la sentenza più terribile, il mostro sacro della psichiatria. Questo implica una cura prevalentemente costituita da neurolettici, i farmaci di elezione per questa patologia, le più potenti e cerebro-devastanti molecole che siano state inventate.
L'unico effetto 'benefico' che hanno è quello di calmare il paziente il quale smette di sentire le voci (non sempre) al prezzo però di subire delle gravi menomazioni a livello intellettivo e fisico, proprio come succedeva con la vecchia pratica della lobotomia, tanto osannata in passato da fruttare il premio Nobel al suo inventore. Non a caso questi farmaci sono definiti dai critici con il triste appellativo di lobotomia chimica.

In letteratura possiamo vedere casi di personaggi ritenuti schizofrenici dotati di un grande talento. Per dire solo un paio di nomi si pensi al matematico e premio Nobel John Forbes Nash la cui storia è raccontata nel film “A beautiful mind” dove erroneamente si lascia intendere che si ristabilì grazie ai farmaci. Oppure si pensi al pittore Ligabue e altri personaggi di alto livello.
Non voglio dimostrare un nesso tra schizofrenia e talento, tuttavia è concepibile che l'estrema sensibilità e immaginazione di questi individui sia un tratto distintivo rispetto alle persone ordinarie.
Tutti questi 'grandi' del passato hanno avuto la fortuna di non incontrare i neurolettici nel loro cammino (o solo in parte come Nash), per cui non hanno sperimentato il drammatico declino cognitivo causato da queste sostanze.
A titolo di esempio, vediamo come anche una caso 'leggero' di assunzione minima però costante di Haldol (Serenase), un neurolettico di prima generazione, può essere significativo:

"Sono un paziente psichiatrico e l'anno scorso dopo 10 anni mi hanno sospeso la terapia con haldol intramuscolo 50 mg ogni 28 gg, la realta è che ho avuto ancora delle ricadute, ma dovute piu' agli eventi della vita piuttosto che ad un peggioramento, ma questo è solo il mio punto di vista, ieri mi hanno rifatto la terapia con l haldol oggi sto dormendo quasi sempre e sento un piccolissimo dolore al cuore, in poche parole ieri mi hanno condannato a dormire ad ergastolo, in questi mesi senza psicofarmaci sono rinato guidavo lo scooter senza rischiare di ammazzarmi, ero lucido, reattivo, io lavoro come libero professionista consulente per la qualità e sicurezza ed realizzo anche semplici siti internet, nel periodo senza farmaci ero in grado di lavorare instancabilmente per ore, il mio lavoro piace e dopo anni di dipendente mi sentivo realizzato, forse non lo sa ma i diversamente abili nelle aziende fanno un po di tutto ed il mio orgoglio ne risentiva, al CPS dove sono in cura mi hanno detto che sono fortunato e che altri pazienti con la mia patologia non riescono neanche a lavorare, io Le chiedo esiste una terapia alternativa a questo farmaco o devo rassegnarmi a vivere rallentato per sempre, un ultima cosa per lavoro e per interesse privato ho fatto corsi di inglese e ho letto molti libri sulle tecniche di memorizzazione,senza nessun risultato ad agosto dopo 10 mesi senza farmaci ho iniziato a ascoltare e con molto stupore a comprendere i notiziari della CNN"
 
“mi hanno condannato a dormire ad ergastolo” pure scritto in questi termini rende perfettamente l'idea. E' è uno dei pochi fortunati a cui piace il proprio lavoro.
Il medico gli risponde che :

"L'haldol è un farmaco magnifico e oltre tutto lei lo ha assunto fin'ora senza grossi problemi, ha fatto male a smettere."

Certo: meglio l'ergastolo a vita che la follia!
Da un po di tempo in psichiatria vanno di moda i neurolettici anche per altre patologie, ad esempio il disturbo bipolare. Si usano quelli atipici ovvero di seconda generazione, molto apprezzati dagli psichiatri perché dicono che hanno minori effetti collaterali rispetto ai primi, tra cui il più importante è sicuramente la “sindrome maligna da neurolettici” che è mortale. Un altro minore effetto di queste nuove molecole è la discinesia tardiva, cioè movimenti fisici involontari, provocati puntualmente da quelli di prima generazione.
Il problema è che pure questi ultimi si è visto che non sono esenti da tali effetti nel lungo periodo, inoltre vi è una forte prevalenza di effetti spiacevoli tra cui disfunzioni cardiovascolari e il più noto aumento ponderale. Insomma , se osservate chi assume costantemente questi farmaci, noterete una schiacciante maggioranza di persone ingrassate di 10, 20, 30 kg in brevissimo tempo, con tutti i problemi collegati ,diabete in testa.

Ecco un episodio che fa parte del mio passato, circa 10 anni or sono:

Mentre mi portavano via in ambulanza, dopo un primo momento di riluttanza, alla fine accettai di buon grado anche l'iniezione di Haldol, d'altronde non potevo fare niente per sottrarmici. Quello che provai fu una sensazione bruttissima, come se mi stessero chiudendo dentro ad una camicia di forza. Con la differenza che sentivo anche la mia energia affievolirsi bruscamente, non riuscivo nemmeno a parlare correttamente, la bocca impastata riusciva a malapena a formulare parole prima, poi nemmeno più voglia di rispondere alle loro domande. Riuscii soltanto a balbettare: “ma cosa mi avete fatto?”
Non ho quasi più memoria di cosa accadde nei successivi 15 giorni. Le persone che sono state a trovarmi in quel periodo dicono che sembravo uno zombie. Io non ricordo affatto di averle incontrate in quel frangente.
In quel periodo avrebbero potuto farmi tutto quello che volevano, tanto, io non me lo sarei mai più ricordato. E questa cosa con altre, mi ha portato a considerare un simile trattamento come una grande violazione dei diritti umani: distruggere la memoria altrui, iniettare con la forza sostanze di cui non si conoscono gli effetti deleteri se non quelli immediati a breve termine.


Purtroppo gli effetti visibili sono solo la punta dell'iceberg. Molto più subdoli sono gli effetti cognitivi. Le persone tendono diventare l'ombra di sé stessi, con gravi problemi relazionali, mnemonici e comportamentali. Test dimostrano una sensibile diminuzione del QI il quoziente intellettivo e la cosa più terribile è che quasi nessuno se ne accorge, a parte disturbi fisici evidenti, tutti questi individui diranno che non si sentono mentalmente compromessi anche di fronte all'evidenza più schiacciante. Beata stupidità !
Sarebbe già bello se questo tipo di problemi fossero limitati ai neurolettici. Invece trovo problemi di questo tipo, in tante persone che assumono altre sostanze. 

Si odono storie frequenti di studi compromessi quando la malattia viene 'curata' nell'età scolare, con la frequente incapacità di concentrarsi nello studio. Situazioni molto più drammatiche nel mondo del lavoro, dove spesso si è costretti a chiedere quel misero indennizzo che è la pensione di invalidità , appena sufficiente a pagarsi le sigarette per chi fuma (chissà perché poi, vi è una maggioranza di fumatori incalliti tra i pazienti psichiatrici) o una visita specialistica a pagamento da un luminare.
Insomma questi problemi sono purtroppo molto frequenti, ma tanto lo sappiamo: la colpa è esclusivamente da imputare alla malattia, mai alla cura. La presunta malattia diventa il capro espiatorio perfetto per giustificare qualsiasi anomalia.

Luoghi comuni in psichiatria - V


 
5 - Il ritorno dei sintomi dopo la sospensione dei farmaci è la prova evidente della malattia che riemerge.


Se si seguono gruppi di dismissione, cioè forum tematici di persone motivate a uscire fuori dalle loro trappole farmaceutiche, si può toccare con mano le enormi difficoltà che riscontrano, causate da effetti di sospensione dei farmaci.
E' curioso vedere che queste persone mettono nella firma dei loro messaggi tutta la sequenza di scalaggio e i nomi dei farmaci scalati, in ordine temporale. Presumo che questo serva per avere un quadro immediato della situazione personale di ciascuno di loro.
E' prassi comunemente accettata in questi luoghi, che lo scalaggio deve essere molto graduale, più graduale di quanto è indicato (sempre che lo sia) nelle avvertenze ufficiali sulle schede tecniche delle molecole.
Gli specialisti generalmente non si degnano di avvertire i loro pazienti di tale difficoltà, come si è visto, per loro sono trascurabili, e comunque sono pronti altri farmaci per fronteggiare anche questi effetti.
Quindi se ho ansia dovuta a sospensione è pronto un ansiolitico , se non dormo un sonnifero, se ho nausea con vomito ecco un antiemetico, se ho mal di testa un analgesico, se ho deliri un antipsicotico eccetera eccetera.
Non serve una laurea in medicina per capire che la strada dell'intossicazione , dell'avvelenamento continuo e deliberato non è umanamente praticabile.
Viene da chiedersi perché stiamo sempre più sprofondando in questa fossa. Non credo sia ovvio per motivi di profitto così come credo nella dignità umana. Non riesco a pensare alle case farmaceutiche come associazioni mafiose, perché anche tali spietati assassini hanno un codice di onore.
Il motivo è che siamo tutti impregnati di un concetto sbagliato come quello del metodo allopatico, per cui molti medici in buona fede si fidano della psichiatria.


E' noto che effetti di sospensione di molti farmaci 'mimano' la presunta malattia.
La depressione è un effetto tipico, direi ovvio per gli antidepressivi. La mania è un effetto noto di sospensione dal litio.
L'ansia pure, per quanto riguarda gli ansiolitici.
E la psicosi riguardo i neurolettici.


Un momento: che significa ?
Significa che ognuno di questi farmaci produce come effetto indesiderato e di sospensione, proprio la malattia per cui è prescritto.
L'unico modo per verificare questo fatto è osservare gli effetti nelle persone considerate sane di mente, trattate per qualche motivo con tali farmaci.
Tempo fa vi fu un episodio curioso: neurolettici confezionati per errore al posto di un farmaco da banco molto comune, prodotto dalla stessa casa farmaceutica. L'articolo avvertiva di pericoli di psicosi, indotta da neurolettici.
In sostanza chi non mai avuto deliri, li può subire come conseguenza di una cura per tutte altre cose. Così per l'ansia, il panico, la depressione ecc. 

Riuscite a capire come sia facile oggi cadere in una diagnosi psichiatrica? Ho visto personalmente medici comuni prescrivere antidepressivi, perfino neurolettici con estrema naturalezza a persone che avevano solo bisogno di tranquillità. Conosco diverse persone prive di diagnosi psichiatriche le quali assumo regolarmente psicofarmaci e ne sono diventate dipendenti.
Comunque è lecito pensare che a fronte di sintomi messi a tacere da psicofarmaci , una volta che si smette la cura questi si ripresentano in tutto il loro drammatico splendore. Così come è lecito pensare per esempio, che la febbre si ripresenta una volta sospesa la terapia antibiotica.
Un momento, qualcosa non torna. E' vero, nel caso degli antibiotici viene debellata l'infezione virale , perciò non è proprio corretto fare questo tipo di ragionamento.
In sostanza, siccome gli psicofarmaci non intaccano il problema alla radice, ma semplicemente coprono i sintomi nei casi che funzionano, allora è lecito pensare che non curino la malattia sottostante. Quindi sono sostanze appositamente progettate per un uso continuativo, vita natural durante, come l'insulina per i diabetici. Con la differenza sostanziale che l'insulina effettivamente risulta carente in questo caso perché il pancreas non è più in grado di produrla.
Peccato che non regge l'analogia con gli psicofarmaci. Sarebbe come dire che il mal di testa è dovuto ad una carenza di aspirina nel corpo.
Tuttavia, pur essendo ammissibile che la presunta malattia mentale si ripresenti quando si cessa la cura, spesso questo inconveniente viene confuso con i sintomi di astinenza che, guada caso, mimano perfettamente la presunta malattia. Allora diventa molto difficile stabilire la causa. Gli psichiatri sono però propensi ad attribuire questo fatto alla malattia sottostante in ogni caso, anche se vi sono evidenti effetti da sospensione.
Dove voglio arrivare con questo ragionamento?
Alle stesse conclusioni a cui sono arrivati altri, osservatori più accorti che, in definitiva la cosiddetta malattia mentale una volta era episodica, ovvero non cronica. E che grazie a queste sostanze in grado di mimare gli effetti della malattia nella loro sospensione sono diventate sostanze promotrici della malattia! Questo è stupefacente. Significa in altre parole che non solo questi farmaci non curano un bel nulla, ma addirittura promuovono la malattia contro la quale sono stati progettati.
Questo è molto grave. Nessuno si sentirebbe di formulare un'accusa così pesante. Possibile che il profitto sia ritenuto più importante della salute umana?


Nella sua discussione, El-Mallakh osserva che le persone senza storia di depressione a cui viene prescritto un antidepressivo per altre ragioni, ansia, attacchi di panico , o perché sono al servizio come "normali controlli" in uno studio, possono diventare depressi, con la depressione a volte persistente per un periodo abbastanza lungo di tempo dopo che l'antidepressivo è stato ritirato. La ragione è che gli antidepressivi possono avere un "effetto pro-depressivo ," El-Mallakh scrive, che "il trattamento farmacologico continuo può indurre processi che sono l'opposto di quello del farmaco originariamente prodotto." (1)
El-Mallakh 


Dopo sei mesi di trattamento con antidepressivi, i farmaci "in genere non riescono a proteggere" contro il ritorno dei sintomi depressivi. (In altre parole, il trattamento di mantenimento è inefficace, rispetto al placebo .)  
Giovanni Fava:


Nel report di MN misure comunitarie, una organizzazione no-profit del Minnesota, che raccoglie i dati sugli esiti di salute in quello stato, nel 2010, hanno riferito che solo il 5,8% dei 23.887 pazienti trattati per la depressione erano in remissione al termine di sei mesi, e che solo il 4,5% era in remissione al termine di dodici mesi. In altre parole, il 95% dei pazienti in Minnesota con depressione maggiore ora sembrano essere malati cronici.
Whitaker:

Ora con tali risultati, come è possibile fidarsi di queste sostanze?
Gli specialisti si difendono sostenendo l'efficacia degli antidepressivi anche di fronte a queste schiaccianti evidenze, completamente accecati da risultati immaginari provenienti da studi pilotati.
In definitiva, hanno ribaltato completamente il paradigma della depressione, una volta considerata una condizione episodica, risolvibile senza grande recidività in una malattia cronica.
Come si fa a non considerare criminale un simile comportamento?

mercoledì 7 dicembre 2011

Luoghi comuni in psichiatria - IV


4 - Più psicofarmaci sono meglio di uno solo. 

Dato che spesso non esistono disturbi 'puri' si parla di comorbilità con altri disturbi, magari provocati proprio dai farmaci. Allora diventa opportuno aggiungere altre sostanze. Ho notato spesso i pasticci che vengono fatti in questo modo. Con la scusa di trovare la giusta combinazione si procede per tentativi aggiungendo danno al danno. Spesso vengono completamente ignorate le sinergie note tra farmaci incompatibili. Inoltre si ignora quasi sistematicamente il danno dell'inevitabile effetto 'rimbalzo' dello scambio terapeutico, quando ad esempio si cambia classe di farmaco.

Dalle mie osservazioni, il danno risulta direttamente proporzionale al numero dei farmaci assunti. I pochi fortunati che riescono a stare meglio più a lungo, generalmente assumono un solo farmaco o una sola classe. Queste osservazioni, basate su situazioni reali, sembra che contrastino fortemente con la letteratura psichiatrica.
Un'altra ragione per cui vengono prescritte combinazioni di farmaci è che a fronte di uno stesso disturbo, ciascuno presenta una risposta chimica individuale al farmaco, che sarà sempre diversa da individuo a individuo.
Più semplicemente, penso che in definitiva le opzioni farmacologiche, rispetto alla casistica delle presunte malattie mentali siano relativamente poche. Il numero delle classi farmacologiche è abbastanza limitato, perciò diventa lecito considerare le appropriate combinazioni di classi rispetto a un determinato problema. Così come un abile musicista riesce a produrre una melodia diversa fra miriadi di melodie possibili con l'ausilio di sole 7 note, un abile medico riuscirà a trovare la corretta combinazione di molecole, tagliata su misura sulla pelle del paziente.
L'operare in tal modo diventa così una sfida appassionante e gratificante quando si vedono miglioramenti a breve termine. In caso contrario, si può essere completamente esenti da sensi di colpa in quanto i problemi si possono sempre ricondurre alla presunta malattia, non certo alla siffatta cura.

Nella realtà dei fatti purtroppo le cose vanno in ben altro modo. Lo dimostra la presenza nei gruppi di discussione della maggioranza di persone 'malate' che sono costrette a lottare continuamente con disturbi di varia natura. Lo si legge continuamente nei forum. Si osserva una interminabile sequenza di lamentele, persone in una spirale di sofferenza continua e atroce senza apparente via di uscita.
La cosa assurda è vedere come i pochi che riescono a stare meglio, magari sotto una terapia minima si prodigano ad incoraggiare altri, sottoposti a maldestri tentativi in multi-terapia con frasi del tipo “ non preoccuparti, vedrai che troveranno la giusta combinazione per te”.
Si certo, quando? Ci sono persone che per anni e anni non vedono alcun miglioramento.
Come qualcuno ogni tanto esce fuori dal coro, mettendo in dubbio l'efficacia delle cure, immediatamente viene ricondotto alla ragione con argomentazioni dello stesso tenore: “ devi fidarti del medico, lui sa come fare” oppure se un altro osa criticare una terapia viene subito zittito : “cosa vuoi saperne tu, non sei un medico” e via discorrendo.
Inoltre occorre considerare questo:
L' assunzione di molti farmaci allo stesso tempo è per definizione non basata sull'evidenza. Tutti i farmaci sono stati testati separatamente in studi solo a breve termine, e pochissimi sono stati testati in combinazione. Quindi, né il trattamento a lungo termine, né la poli-farmacia si basano sulla ricerca. I medici che prescrivono più farmaci allo stesso tempo, non stanno dando un trattamento basato sull'evidenza.
Il presupposto principale è l'assunto incontestabile che gli  'esperti della salute mentale' sanno esattamente cosa serve, e come si curano queste presunte malattie, mentre anche una persona non competente ma dotata di buon senso riesce a capire che più sostanze tossiche si immettono e più complicato diventa trovare un equilibrio decente.
Un amico 'virtuale', purtroppo scomparso prematuramente di propria mano, estremamente lucido e molto dotato nella scrittura, diceva dell'operato psichiatrico : “E' come sparare agli uccellini con un bazooka”. Non era tanto lontano dalla realtà.
Un'altra amica, che lo ha seguito poco dopo nell'insano gesto, era costretta ad una terapia assurda composta da farmaci complementari. Due antidepressivi e un neurolettico di prima generazione. Un bel colpo in basso e due in alto, poggio e buca fanno pianura. Prendi una cosa che ti butta giù insieme ad altre due che ti tirano su. La sua psichiatra sarà adesso sempre al suo posto e riuscirà a dormire sonni tranquilli, poiché il suicidio, purtroppo è previsto. E' da mettere in conto come conseguenza logica della malattia mentale. Ma difficilmente la sofferenza mentale estrema potrà essere considerata come una conseguenza logica di una terapia insensata.
Solo da poco tempo il suicidio è stato  inserito nei bugiardini tra gli effetti indesiderati di diversi farmaci, in particolare degli antidepressivi.

In conclusione, avanti così. Non importa se gli effetti collaterali si sommano, se si aggiungono gli effetti sinergici e di sospensione. Quello che conta è trovare la 'giusta e corretta combinazione' appropriata per il caso individuale. Non importa se nel frattempo il problema si complica, si ingrandisce a dismisura , tanto si può sempre dire che è la malattia che si aggrava.
Alla ricerca della mistura salvifica si può incappare pure nella combinazione letale. Peccato, abbiamo perso il paziente, questo è deplorevole. Eh, vedete quali conseguenze estreme può avere la malattia mentale?