Fonte: madinamerica.com
Recupero
Guarire dalla malattia mentale si può? Come si può 'guarire' da se stessi?
Ma la malattia mentale esiste? Si può definire malattia un carattere, una diversa attitudine, un'emozione intensa? Purtroppo secondo la psichiatria organicista, la malattia mentale esiste ed è inguaribile, tuttavia curabile necessariamente con i farmaci, anche se non è mai stato dimostrato alcuno squilibrio chimico alla fonte né che gli psicofarmaci curino qualcosa. Numerose esperienze di 'sopravvissuti' e indagini indipendenti dimostrano invece l'esistenza di una 'trappola farmacologica' molto subdola che, lungi dal 'guarire', favorisce il mantenimento o la cronicizzazione della supposta malattia.
Questo spazio vuole dare la possibilità ai cosiddetti malati mentali di conoscere le reali implicazioni dei farmaci , di cui spesso ne abusano, di riflettere sulla propria condizione, di acquisire nuove conoscenze diventando capaci di riprendersi il controllo della propria vita e delle proprie emozioni.
Si potrà 'guarire' soltanto quando ci allontaneremo dal nostro punto di vista limitato per abbracciare il problema nella sua globalità, con un approccio di tipo olistico.
Attenzione: È potenzialmente pericoloso dismettere psicofarmaci senza un'attenta pianificazione. È importante essere bene istruiti prima di intraprendere qualsiasi tipo di interruzione di farmaci. Se il vostro psichiatra accetta di aiutarvi a farlo, non date per scontato che sappia come farlo al meglio, anche se dice di avere esperienza. Gli psichiatri non sono generalmente addestrati sulla sospensione e non possono sapere come riconoscere i problemi di astinenza. Numerosi problemi di astinenza sono mal diagnosticati come problemi psichiatrici. Questo è il motivo per cui è bene educare se stessi e trovare un medico che sia disposto ad imparare con voi. In realtà tutti i medici dovrebbero essere sempre disposti a fare questo ai loro pazienti che lo desiderano.
giovedì 23 maggio 2013
CPR emotivo come stile di vita
Fonte: madinamerica.com
martedì 23 aprile 2013
I matti preferiscono le "bionde"
Oggi vorrei affrontare un argomento importante ma di cui non si parla mai, nel campo della salute mentale.
Io sono stato un fumatore per oltre 30 anni, non molto accanito , negli ultimi anni fumavo in tabacco sfuso l'equivalente di 15-20 sigarette al giorno.
Quando mi è capitato di ricoverarmi per un motivo fisico (esempio per un'operazione di a appendicectomia) in quel caso era molto diverso perché partivo già da un presupposto di totale astinenza.
Non è molto tempo che ho deciso di smettere completamente con questo vizio deleterio. E' stato questa fine estate nel periodo più nero a seguito di una ospedalizzazione forzata avvenuta in Aprile e poi a fine Maggio dell'anno scorso. La fase depressiva è stata improvvisa, inattesa e senza precedenti, acuita dai veleni che purtroppo mi hanno somministrato durante e dopo i due ricoveri coatti.
lunedì 8 aprile 2013
Il peso terribile dello stigma e della diagnosi psichiatrica
Lo stigma perpetuo
«Oltre alla tendenza a chiamare malato chi è sano - una tendenza che appare più chiaramente nel comportamento diagnostico al momento dell'ammissione in ospedale che non dopo un periodo sufficientemente esteso - i dati stanno ad indicare il ruolo massiccio dell'etichettamento nelle diagnosi psichiatriche. Una volta etichettato come schizofrenico, lo pseudopaziente non può far più nulla per far dimenticare la sua etichetta: questo influenza in modo profondo la percezione che gli altri hanno di lui e del suo comportamento».
(...) Oggi sappiamo che non siamo in grado di distinguere la salute dalla malattia mentale. È deprimente pensare in che modo questa affermazione sarà utilizzata. Non solo deprimente, ma anche spaventoso: quante persone, viene da chiedersi, sono sane di mente ma non sono riconosciute tali nelle nostre istituzioni psichiatriche? Quante sono state stigmatizzate da diagnosi ben intenzionate, ma ciononostante errate? A proposito di quest'ultimo punto, si ricordi ancora una volte che l'errore di secondo tipo nelle diagnosi psichiatriche non ha le stesse conseguenze che nelle diagnosi mediche. Una diagnosi di cancro che si scopre errata provoca molto scalpore. Ma raramente si scopre che diagnosi psichiatriche sono errate: l'etichetta resta attaccata, eterno marchio di inferiorità.
"Non conti più nulla, niente di ciò che fai, che pensi, che senti è uguale agli altri 'normali', sarai sempre una fonte di delusione per te e per gli altri". Questa è una delle più grandi menzogne raccontate direttamente o indirettamente ai cosiddetti malati di mente. E' il messaggio implicito che sta al centro dello stigma, una delle esperienze più paralizzanti che si possa avere.E' quasi impossibile che la vita abbia un senso se nessuno nutre speranze su di te.
“... io difatti mi nascondevo, mi nascondevo e avevo paura di, di far capire che avevo questi problemi (...). Però io ero sempre con l’angoscia, con la paura che… che comunque questa cosa potesse venir fuori, che qualcuno si potesse accorgere di questi miei problemi (...). Però deve essere ben chiaro, questa non è vita! Non è proprio vita!. Cioè, vivere con l’angoscia di doversi nascondere e… di pensare di essere una persona falsa perché si nasconde... “(Ilaria)
Da più parti si sente dire che considerare malattie mediche i disturbi mentali contribuisce a combattere lo stigma che ha sempre accompagnato il 'diverso' nella cultura popolare. Ma è veramente così?
Whitaker, premiato giornalista investigativo americano, scrive sullo stigma:
«Ma - e questo non dovrebbe essere una sorpresa - la diffusione di questa falsa convinzione (cioè che si tratta di una malattia dovuta ad uno squilibrio chimico) non ha portato a una diminuzione dello stigma sociale verso le persone con diagnosi psichiatriche. Se non altro, lo ha aumentato.Altrettanto rivelatore è stato questo: in entrambi i sondaggi del 1996 e 2006, quelli che credevano in una "concezione neurobiologica della malattia mentale" - vale a dire, la storia dello squilibrio chimico - avevano una maggiore probabilità di avere un atteggiamento negativo verso le persone con disturbi mentali rispetto a quelli che non li avevano...Anche se questo risultato ha confuso le aspettative dei ricercatori, è facile capire perché l'ipotesi dello squilibrio chimico induce ad atteggiamenti negativi su persone che lottano con la malattia mentale. In sostanza dice alla gente che le persone con una diagnosi psichiatrica sono "cervelli rotti", e che i loro stati d'animo e comportamenti sono regolati dalla chimica del cervello difettoso. Si tratta di una comprensione che separa i "malati mentali" dal resto della società. Il "malato mentale" sarebbe così un individuo diverso da "noi"».
Uno studio della Auburn University, ha scoperto che lo stigma aumenta se la gente pensa di avere una malattia mentale causata da uno squilibrio biochimico al contrario di una malattia mentale derivante da eventi comprensibili nella vita di una persona. Le persone ti trattano più duramente se pensi di avere uno squilibrio biochimico del cervello. Pensano che lo fanno "per il tuo bene." Le persone sono i genitori, anche con le più buone intenzioni e gentilezza. Lo stigma praticato dai genitori aumenta il senso di isolamento e di ansia nel bambino.
Un'attiva riformatrice, Paula Caplan, ha 'scoperto' l'enorme danno delle diagnosi. La sua prima di 5 regole sarebbe utopistica purché banale: evitare di dare una diagnosi.
- Non dare mai una diagnosi, concentrarsi solo su quello che prova la persona
- Sensibilizzare il governo sul problema delle diagnosi psichiatriche
- Intentare cause per danni dovuti a diagnosi psichiatriche
- Affinare il bias nella diagnostica, ovvero personalizzare i sintomi
- Informare la gente comune sugli effetti di una diagnosi psichiatrica.
“Secondo me, per essere di qualche utilità, le etichette psichiatriche dovrebbero essere una sola: "essere umano", o altrimenti dovrebbero essere una per ogni individuo, cioè un'etichetta individuale per ogni singolo abitante di questa terra. Tuttavia, la questione è se sia effettivamente utile per l'individuo, così come per l'umanità nel suo complesso, la loro ricerca del proprio sé etichetta come disturbo, un difetto, qualcosa che è sbagliato in loro, che necessita di "trattamento" o se forse sarebbe di maggiore aiuto concentrarsi su ciò che è giusto per favorire questa ricerca. So che per me è stato sicuramente il secondo punto, mentre il primo regolarmente mi ha fatto sentire del tutto impotente e indifeso”.
Ecco parte della traduzione di un documento redatto dall'organizzazione Uditori di Voci, il quale spiega molto bene in sintesi il danno delle diagnosi:
Le diagnosi psichiatriche sono scientificamente infondate:
Le diagnosi psichiatriche hanno conseguenze dannose:
mercoledì 3 aprile 2013
Io non credo nella malattia mentale, e voi?
Nel novembre 2000, ansioso, davanti a 450 professionisti della salute mentale, amministratori, colleghi e accademici dissi: "Ciao, sono Michael Cornwall e non credo nella malattia mentale!".
Pubblicato il 19 marzo 2012 da Michael Cornwall, Ph.D.
mercoledì 27 marzo 2013
Antipsicotici timeline
1883 Le Fenotiazine vengono sviluppate come coloranti sintetici
1934 USDA sviluppa le Fenotiazine come insetticidi
1938 Le Fenotiazine vengono usate per uccidere i parassiti dei suini
1949 In esperimenti sui ratti, le Fenotiazine ostacolano l'abilità di arrampicarsi.
1950 Rhone Poulenc sintetizza la Clorpromazina, una fenotiazina, per uso come anestetico
1952 Gli psichiatri francesi ricorrono alla clorpromazina come parte di un cocktail di farmaci capace di mettere i pazienti mentali in "ibernazione"
1952 La Cloropromazina è descritta capace di produrre una sorta di lobotomia chimica
1954 La Clorpromazina, commercializzata negli Stati Uniti come Thorazina, si scopre in grado di indurre i sintomi della malattia di Parkinson
1955 Si dice che la Cloropromazina può indurre sintomi simili all'encefalite letargica
1959 Prime notizie di una disfunzione permanente al sistema nervoso collegata ai neurolettici, poi chiamata discinesia tardiva
1960 Medici francesi descrivono una reazione tossica ai neurolettici potenzialmente fatale, in seguito denominata sindrome neurolettica maligna
1962 Il dipartimento di Igiene Mentale della California stabilisce che i neurolettici come la clorpromazina e altri prolungano l'ospedalizzazione
1965 Scoperto che i neurolettici mettono in pericolo l'apprendimento negli animali e nell'uomo
1966 Uno studio del NIMH di un anno rileva che i pazienti trattati con farmaci hanno più probabilità di essere riospadalizzati rispetto ai pazienti trattati con placebo.
1972 Si dice che la discinesia tardiva assomiglia alla malattia di Huntington, o "danno cerebrale postencefalitico"
1973 E' domostrato che i neurolettici causano una diminuzione delle cellule nervose dei gangli basali nei ratti
1975 ricercatori di Boston riferiscono che i tassi di ricaduta erano inferiori prima dell'epoca dei neurolettici, e che i pazienti trattati con farmaci hanno maggiori probabilità di essere socialmente dipendenti
1977 In studi su animali con neurolettici viene osservato un aumento significativo dei recettori della dopamina nel cervello, che è la patologia ipotizzata essere una causa della schizofrenia
1978 Il ricercatore Californiano Maurice Rappaport riporta decisamente superiori a tre anni gli esiti per i pazienti trattati senza neurolettici
1978 Ricercatori canadesi descrivono cambiamenti nel cervello indotti da farmaci che rendono il paziente più vulnerabile alle ricadute, che chiamano "psicosi indotta da neurolettici supersensitivita"
1978 Si osserva che i neurolettici causano il 10% di perdita cellulare nel cervello dei ratti
1979 La prevalenza di Discinesia Tardiva in pazienti trattati con farmaci neurolettici va dal 24% al 56%
1979 La Discinesia Tardiva si scopre essere associata a deterioramento cognitivo.
1979 La ricaduta nei pazienti trattati con flufenazina iniettabile si osserva che porta a un "grave peggioramento clinico"
1979 Loren Mosher, responsabile degli studi sulla schizofrenia presso il NIMH, riporta i risultati di qualità superiore a un anno e di due anni per i pazienti trattati senza neurolettici.
1980 ricercatori del NIMH trovano che i neurolettici non migliorano la performance sociale e ruolo nei non-relapser
1982 I farmaci anticolinergici usati per trattare i sintomi parkinsoniani indotti da neurolettici sembrano essere causa di decadimento cognitivo
1985 L'Acatisia indotta da farmaci è legata al suicidio e omicidi violenti
1992 Organizzazione Mondiale della Sanità riporta che i risultati positivi sulla schizfrenia sono molto superiori nei paesi poveri, dove pochi pazienti sono mantenuti su neurolettici
1992 I ricercatori riconoscono che i neurolettici possono causare una patologia riconoscibile, che hanno chiamato sindrome neurolettica indotta da deficit
1994 I neurolettici causano un aumento del volume della regione caudata nel cervello, che è un segno di danno cerebrale
1994 ricercatori di Harvard riferiscono che i risultati sulla schizofrenia sono peggiorati negli ultimi 20 anni, e ora non sono migliori che nei primi decenni del 20 ° secolo
1995 Il tasso di recidiva per i pazienti schizofrenici trattati con neurolettici risulata essere superiore all' 80% in due anni dopo la dimissione ospedaliera, che è molto superiore a quella dell'era pre-neurolettici.
1995 La "Qualità della vita" in pazienti trattati con farmaci risulta essere "molto scarsa"
1998 studi di risonanza magnetica mostrano che i neurolettici sembrano causare ipertrofia del caudato, putamen e talamo, con l'aumento "associato con una maggiore gravità dei sintomi sia negativi che positivi"
1998 L'uso di neurolettici si trova ad essere associato ad atrofia della corteccia cerebrale
1998 ricercatori di Harvard concludono che "stress ossidativo" può essere il processo attraverso il quale neurolettici possono causare un danno neuronale nel cervello
1998 Il trattamento con due o più neurolettici comporta un aumento del rischio di morte prematura
2000 L'uso di neurolettici è legato alla formazione di coaguli di sangue fatali
2000 La Discinesia Tardiva è legata alla morte precoce
2003 Il rischio di morte precoce per i pazienti affetti da schizofrenia si è riscontrato in aumento dopo l'introduzione degli antipsicotici atipici
2005 i ricercatori NIMH riferiscono che gli antipsicotici atipici forniscono pochi, se del caso, vantaggi rispetto ai vecchi neurolettici
2006 Il tasso di suicidio per i pazienti schizofrenici è segnalato per essere 20 volte più alto di quanto non fosse un secolo fa.
2007 ricercatori britannici riferiscono che la qualità della vita era migliore con i vecchi farmaci rispetto agli atipici
2007 ricercatori Illinois riferiscono che a lungo termine i tassi di recupero per i pazienti schizofrenici non trattati sono otto volte superiori rispetto ai pazienti medicati
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