Recupero

Guarire dalla malattia mentale si può? Come si può 'guarire' da se stessi?

Ma la malattia mentale esiste? Si può definire malattia un carattere, una diversa attitudine, un'emozione intensa? Purtroppo secondo la psichiatria organicista, la malattia mentale esiste ed è inguaribile, tuttavia curabile necessariamente con i farmaci, anche se non è mai stato dimostrato alcuno squilibrio chimico alla fonte né che gli psicofarmaci curino qualcosa. Numerose esperienze di 'sopravvissuti' e indagini indipendenti dimostrano invece l'esistenza di una 'trappola farmacologica' molto subdola che, lungi dal 'guarire', favorisce il mantenimento o la cronicizzazione della supposta malattia.
Questo spazio vuole dare la possibilità ai cosiddetti malati mentali di conoscere le reali implicazioni dei farmaci , di cui spesso ne abusano, di riflettere sulla propria condizione, di acquisire nuove conoscenze diventando capaci di riprendersi il controllo della propria vita e delle proprie emozioni.
Si potrà 'guarire' soltanto quando ci allontaneremo dal nostro punto di vista limitato per abbracciare il problema nella sua globalità, con un approccio di tipo olistico.

Attenzione: È potenzialmente pericoloso dismettere psicofarmaci senza un'attenta pianificazione. È importante essere bene istruiti prima di intraprendere qualsiasi tipo di interruzione di farmaci. Se il vostro psichiatra accetta di aiutarvi a farlo, non date per scontato che sappia come farlo al meglio, anche se dice di avere esperienza. Gli psichiatri non sono generalmente addestrati sulla sospensione e non possono sapere come riconoscere i problemi di astinenza. Numerosi problemi di astinenza sono mal diagnosticati come problemi psichiatrici. Questo è il motivo per cui è bene educare se stessi e trovare un medico che sia disposto ad imparare con voi. In realtà tutti i medici dovrebbero essere sempre disposti a fare questo ai loro pazienti che lo desiderano.

mercoledì 4 febbraio 2026

La mia storia di recupero dal cosiddetto disturbo bipolare di tipo I



Sorpresa!

Ebbene, dopo 4 anni di silenzio rieccomi qui. È comunque ancora ferma la mia intenzione di non continuare a imbrattare questo spazio con le mie esternazioni. E allora vi chiederete: perché lo fai adesso?

Stavo pensando ad altri blog che visitavo tanto, tanto tempo fa. Anche quelli vertevano sullo stesso tema e da un giorno all'altro si sono fermati, restando incompiuti o comunque lasciando negli eventuali lettori l'amaro in bocca. Diciamocelo chiaramente: un blog dichiaratamente anti-malattia mentale, anti-psichiatrico (anche se mi sono sempre definito diversamente), quando perde i colpi può significare due cose, anzi tre:

1 - L'autore è passato a miglior vita precocemente (con tutti gli scongiuri del caso), quindi ha vinto la psichiatria.

2 - L'autore è peggiorato al punto che non crede più a quello che ha scritto, quindi ha ancora più che mai vinto la psichiatria.

3 - L'autore ha perso interesse verso queste tematiche, il problema malattia mentale personalmente non lo tocca più da anni, ritiene di avere scritto abbastanza e chi vuole intendere intenderà. A tutti gli altri, buona non-vita a braccetto con la psichiatria.

Perché dunque continuare a scrivere di nuovo? Semplicemente perché mi sono accorto che in oltre 185 articoli di questo blog manca un tassello a mio parere importante: manca il mio diretto contributo, la prova provata sulla mia pellaccia che dal famigerato, terribile, assai inguaribile ma curabile con veleni disturbo bipolare di tipo I (cioè quello che si manifesta con tutti gli estremi gioia/dolore dello spettro umorale) è possibile guarire, intendendo con questo termine il ritorno ad una condizione di vita con la completa assenza di estremi eccessivi da una parte o dall'altra.

E allora mi si dirà: sì, d'accordo, ma perché non hai scritto prima questo aggiornamento se lo ritenevi così importante? D'altronde, se fai questo è naturale che tu lo faccia per dare una speranza ad altri che versano in condizioni peggiori di te.

Certo, lo faccio solo adesso essenzialmente perché sono passati ormai 13 anni dall'ultima crisi maniacale di bipolarismo, e mi sembra un tempo sufficiente per dichiararsi "guariti", anche se questo è un termine che non mi piace. Non ho cambiato parere, condivido e sottolineo tutto o almeno quasi tutto quello che ho scritto su queste pagine elettroniche fin dal lontano 20 settembre 2011. Non sono più un assiduo sostenitore dell'anti-psi nel senso che, nei pochi gruppi tematici che ancora seguo, non intervengo mai o, se intervengo, è solo per riportare all'attenzione articoli di questo blog. Tanto non si può sperare di cambiare la testa di qualcuno pro-psichiatria con l'esercizio dialettico, non funziona. Ognuno deve fare i conti con se stesso e sbatterci la testa, spesso purtroppo fino a rompersela, sempre naturalmente con l'aiuto della psichiatria.

Da 13 anni non assumo alcun tipo di terapia psichiatrica e, più precisamente, a parte i veleni imposti con la forza 13 anni fa durante i ricoveri coatti, non assumo alcun tipo di farmaco da ormai 16 anni. Nemmeno una banale aspirina.

E allora direte voi: se ti viene il mal di testa? Di denti, di pancia? Qualsiasi malattia, ti tieni stoicamente la sofferenza?

Certo che no, esistono blandi rimedi alternativi un po' per tutto, ma principalmente agisco in modo tale che questi problemi non abbiano mai ad accadere o, in altre parole, cerco di mantenere uno stato di salute buono attraverso uno stile di vita sano. Ed è su questo tema "salutistico" che verte il mio interesse di questi ultimi anni, a partire da ciò che mettiamo dentro il nostro stomaco.

Ma andiamo per ordine. Faccio un piccolo riassunto della mia storia bipolare d.o.c., e a proposito: non mi si venga a dire, come hanno già fatto altri, che: "Tu ti ritieni guarito perché in fondo non hai mai avuto la terribile 'malattia'". Pensa un po'... almeno 6 ricoveri in TSO (ho perso il conto), crisi maniacali fuori di testa da manuale... via, via, non scherziamo.

Una volta ero bipolare ora non più, sono guarito.

C'era una volta un baldo giovine che, come tanti suoi coetanei, aveva delle passioni; la musica era la principale, suonava in un gruppo rock di improvvisati e, come altri, faceva uso di sostanze da sballo, limitandosi però alla "roba" considerata leggera. Già vi era stata una prima avvisaglia di qualcosa di strano nel 1981 con un aumento improvviso del benessere psicofisico e del flusso dei pensieri, che tuttavia non durò molto. Ma verso la metà degli anni '80, più esattamente dalla primavera del 1985, passò un periodo fantastico: aveva energie da vendere e, stranamente, da quel carattere taciturno che era, si aprì al mondo dimostrando una loquacità e soprattutto una capacità di interloquire con tutti dei più disparati argomenti.

I suoi amici lo guardavano strano, ed erano un po' tra il sorpreso dal grande repentino cambiamento e, d'altra parte, seccati dalla parvenza di saccenza che traspariva dai suoi eloqui. Si svegliava la mattina prima dell'alba, fresco e riposato dopo avere dormito sì e no qualche ora; sentiva che non c'era tempo da sprecare nel sonno, doveva fare, agire, portare a compimento i mille progetti che si avvicendavano nella sua mente. Cose da costruire (dalla sua passione per l'elettronica), musica da inventare, spettacoli da organizzare, seminari, ecc. Al lavoro correva come un matto da un cliente all'altro risolvendo problemi in tempi record. Aveva un lavoro precario e i soldi che aveva accumulato fino ad allora andarono presto a scemare per spese un po' fuori dall'ordinario ma tuttavia sempre "necessarie e indispensabili", come ad esempio comprare una batteria elettronica portatile, prendere un pianoforte a noleggio e fare un viaggio alla più importante fiera dell'informatica a Roma per conoscere gli ultimi sviluppi dei microprocessori.

Nel lavoro era diventato così bravo che il titolare gli propose di entrare in società con lui e prendersi tutta la piazza della sua zona, cioè il paese dove abitava. Ma il nostro eroe rifiutò bellamente perché aveva ben altre mire e altri obiettivi di carriera. Salvo poi mangiarsi le mani allorquando tutta la festa finì miseramente dopo pochi mesi, prospettando un autunno-inverno di terribile depressione.

"Chi scala un'alta montagna dovrà necessariamente riscendere" se non si vuole morire lassù, dice il grande saggio. E come da manuale, dopo un'esperienza di vetta segue necessariamente una fase contraria di intensità negativa proporzionale all'intensità della fase positiva.

Ora torno in prima persona, eh...

Quindi che si fa in questi casi? Spinto dalle pressioni dei miei familiari e specialmente dalla fidanzata, andai a sentire il parere di uno psichiatra il quale, manco a dirlo, sapete cosa fece? Semplicemente la cosa che fanno tutti gli psichiatri, cioè appiopparmi una scatola di pasticche che io ingenuamente presi per qualche tempo, fino a quando mi sarei sentito meglio. L'incauto esimio prof. psichiatra non sapeva che non è una buona cosa somministrare degli antidepressivi ad una persona che predilige la mania, e difatti, proprio come da manuale, il tempo di smaltire la depressione e verso la fine del 1986 scoppiò il grande botto: questa volta l'umore era veramente alle stelle, l'energia centuplicata, il bisogno di sonno minimo fino a finire del tutto. Non sto qui a raccontare tutte le mie disavventure che fra l'altro si trovano narrate in un libro di storie bipolari, ma è facile immaginare che quello stato paradisiaco non poteva durare a lungo e questa volta capitai da un bravo neurologo che comprese esattamente quello che mi stava accadendo. Egli sapeva pure che il litio carbonato era il trattamento d'elezione per questo genere di problemi e naturalmente me lo prescrisse, dimenticando però di dirmi la cosa fondamentale, ossia che avrei dovuto prenderlo per tutta la vita.

In effetti col senno di poi, questa piccola omissione penso che mi abbia salvato la vita, anche perché dopo un paio di mesi di questo farmaco tornai alla vita e all'umore di sempre come se niente fosse accaduto e questa "eutimia" continuò per ben 13 anni fino alla fine del millennio.

Il nuovo secolo si aprì con un lungo periodo di "malattia" conclamata. Dopo una crisi leggera nell'estate 2000 iniziai a rivolgermi ad uno psichiatra che mi rivelò la questione del litio da prendere vita natural durante. Ricominciai quindi a prendere prima litio, poi antiepilettico, poi di nuovo litio con il risultato di avere crisi ricorrenti ogni due anni, con l'ultima nel 2006. Da quel momento ho avuto il dubbio che fossero proprio le "cure" psichiatriche a scatenare questa ciclicità più ravvicinata, per cui decisi di smettere piano piano il litio e non assumere più alcuno psicofarmaco. Allo stesso tempo però cercavo di informarmi il più possibile, andando a cercare tra le risorse che allora non erano molte in rete, tutto quello che contraddiceva la narrazione psichiatrica ordinaria. Pensai che anche se avessi trovato un solo caso di recupero, di guarigione dal disturbo bipolare I, significava che potevo avere anche io qualche speranza.

Quelli furono anche gli anni del confronto, della scoperta di tanti "malcapitati" che cercavano come me delle risposte a questi tipi di problemi. Cominciai a frequentare gruppi tra i quali il primo grappolo di "pazienti" che allora si radunavano sotto i commenti di un blog pubblico; scoprii allora che esistevano più tipi di "patologie": vi erano quelli che non avevano mai la mania, altri che avevano solo quella e altri ancora che oscillavano in modo assurdo dalla mattina alla sera. La maggior parte di tali "pazienti" seguivano (e seguono anche oggi) il credo psichiatrico, pochissimi quelli dichiaratisi "guariti" anche se, come ho avuto modo di scrivere qui, non è un termine appropriato, occorre vedere il bilancio di un'intera vita. Chi è il guarito, il recuperato? Chi grazie ai farmaci ha vissuto una vita accorciata sotto la soglia della precarietà, condita di dolore, deprivazione, problemi fisici, malattie, inabilità ecc. ma senza crisi quando è davvero fortunato, o chi ha vissuto una vita soddisfacente pur mettendo in conto qualche sporadica crisi una volta tanto? La maggior parte dei pazienti ha paura delle crisi, anzi terrore. Credo che questo abbia a che fare con il proprio carattere, la propria indole. Un mio caro amico, adesso morto di litio, cambiò radicalmente atteggiamento dall'essere un ribelle anti-psichiatrico a diventare paziente più ligio e asservito dopo avere avuto una brutta esperienza in mania. Tutto perché aveva fatto una grossa cavolata che gli costò prima i domiciliari, quindi il carcere e infine il manicomio (o come si chiamava allora, ospedale psichiatrico giudiziario).

Nonostante questo panorama desolante, aumentava la conoscenza del cosiddetto disturbo bipolare e anche la ricerca di casi clinici di supposta guarigione. Alla fine trovai un libro scritto da un tedesco che vantava più di un lustro di stabilità grazie ad una rigorosa osservazione e disciplina per riuscire a controllare i cosiddetti "triggers", cioè i periodi a rischio di viraggio nella condizione patologica.

Naturalmente egli era contro ogni tipo di trattamento farmacologico o di tipo tradizionale psichiatrico e con tale libro avrebbe lasciato ai posteri una via, una speranza, un valido aiuto per i più sfortunati pazienti ancora preda delle grinfie della psichiatria. Per la cronaca, questo libro è stato da me tradotto in italiano e messo a disposizione sul mio sito con altri testi per chi fa qualsiasi offerta.

Da quel momento in poi avevo le prove che una via d'uscita esisteva e ciò contribuì comunque ad avallare quello che fino ad allora era rimasto soltanto un piccolo sospetto, ovvero che le cosiddette "cure" psichiatriche non solo sarebbero inutili e dannose ma anche responsabili della cronicizzazione dei disturbi mentali che intendono curare. Di conseguenza, da quel momento in poi avrei guardato con occhi diversi ogni esperienza che mi capitava davanti e, man mano che andavo avanti, avrei avuto sempre maggiore conferma di tale assioma.

Lo studio e la passione per queste continue scoperte fatalmente mi sviarono al punto che ne risentì la mia libera professione di informatico realizzatore di siti web, con la conseguenza che quello fu il periodo meno produttivo di tutta la mia vita nell'ambito professionale, ma senza dubbio il più ricco nell'ambito sociale perché queste nuove amicizie dal virtuale cominciavano a frequentarsi anche nel mondo reale. Inoltre fu proprio in quel periodo che "esplose" la mia passione per la musica e il canto, tanto da pensare di farne una seconda attività.

Ma fu verso la fine del primo decennio del nuovo secolo che cadde un altro grande muro che riguardava i miei annosi problemi nei rapporti con l'altro sesso. Ebbi allora, nel giro di poco tempo, tre storie con donne conosciute in modo virtuale fino ad approdare alla quarta che sarebbe poi diventata la mia attuale moglie.

Siamo così arrivati all'inizio del secondo decennio del nuovo secolo, anno in cui ho incominciato a scrivere questo blog.

Fu una delle mie "conquiste", la donna che più si sarebbe avvicinata al mio modello di donna ideale, che verso la fine del 2009 mi parlò per la prima volta di Linus Pauling, del quale volli subito approfondire, leggendo per cominciare il suo famoso libro o "bibbia di Pauling" come viene chiamato il suo trattato sulla prevenzione e cura delle malattie attraverso l'acido L-ascorbico, altrimenti detto Vitamina C.

Pauling consiglia dosaggi di gran lunga superiori (anche di 200 volte) all'apporto minimo giornaliero che eviterebbe una grave malattia chiamata scorbuto. Ed io, dopo una verifica e la scoperta di altri che seguivano tale consiglio con successo, ancora assumo Vitamina C giornalmente. I medici naturalmente sconsigliano tale pratica o al limite ritengono inutile tale apporto, che è la norma per tutti gli animali tranne i primati. Lo psichiatra che trovai nel mio ultimo TSO mi disse che mi avrebbe danneggiato gravemente i reni. Avrei voluto rispondergli che li avrei sicuramente fottuti seguendo il suo consiglio di assumere il tossico litio, semmai. Ma ero troppo rimbambito per ribattere subito così a tono.

E così nel 2011 iniziai a scrivere questo blog. Il mio spirito anti-psichiatrico si era risvegliato del tutto, specialmente scoprendo il primo sito americano di critica "scientifica" alla psichiatria (Mad in America) creato dal grande giornalista investigativo Robert Whitaker che ho avuto perfino il piacere di conoscere personalmente in un incontro qui in Toscana.

Nella primavera del 2012 accadde tuttavia una cosa che non mi sarei mai aspettato, cogliendomi di sorpresa: una nuova crisi maniacale, l'ultima della serie al momento che sto scrivendo queste memorie. Fu questa l'occasione di sperimentare per la prima volta la devastazione degli antipsicotici depot, cioè le iniezioni a lento rilascio. Ricordo ancora distintamente la faccia da aguzzino dello psichiatra caporeparto quando mi annunciò che, dal momento che facevo il furbo sputando i farmaci presi per bocca, mi avrebbe obbligato alla malefica puntura. Penso che, senza esagerare, se fossi stato più in forze l'avrei probabilmente strangolato seduta stante, nonostante il mio carattere mite e sottomesso. E non mi venite poi a dire che i pazienti psicotici sono violenti di natura, balle! Sono costretti alla violenza da una violenza istituzionale ancora più grande.

Come effetto collaterale di tali veleni, avrei in capo a un paio di mesi affrontato la mia peggiore crisi depressiva in assoluto. Credo di averne parlato anche qui perciò non mi sto a ripetere, basta dire che ero in vacanza al mare e nuotare al largo e sparire tra i flutti era diventato il mio pensiero costante.

In mezzo a tutto questo sfacelo però trovai la forza d'animo di osservarmi più attentamente, specialmente per capire come potevo alleviare anche di una briciola quello stato indescrivibile di prostrazione, quel dolore acuto non fisico, tale da non resistere alla propria mente.

Capisco molto bene quelli che in tali frangenti si prendono l'impossibile, anche droghe pesanti illegali per avere una parvenza di sollievo, ma purtroppo ciò innescherebbe una trappola, un meccanismo che porterà a ripetere l'esperienza ciclicamente. Sapevo per intuito, anche se non avevo mai sentito parlare di Stanislav Grof e della sua proposta di attraversare le crisi senza "spegnerle", che dovevo cercare di farmi forza, conscio che non poteva durare per sempre anche se un solo minuto di quell'inferno poteva durare ore di sofferenza percepita soggettivamente.

Fu in questo frangente che scoprii, grazie appunto all'auto-osservazione, che il tabacco peggiorava, seppur leggermente, il mio stato. Memore dell'ottimo libro di Allen Carr sullo smettere di fumare, volli cogliere l'occasione e così ho compiuto una delle cose migliori che potessi mai fare a me stesso: smettere con il tabacco per sempre (almeno fino ad ora resisto) con grande beneficio della mia salute nel tempo a venire.

Come immaginavo, senza prendere alcunché per modificare il corso della crisi, la lasciai andare come veniva e la fase acuta durò una quindicina di giorni; poi la depressione sarebbe diventata solo un triste ricordo in capo a 3 o 4 mesi.

Ma la svolta desiderata tardava ad arrivare. Avevo sì risolto l'annosa questione affettiva ma restava ancora da risolvere l'aspetto professionale, lavorativo. Dopo questa ultima bufera avevo dato oramai fondo a tutti i miei esigui risparmi e il lavoro da libero professionista andava abbandonato, dal momento che non ero capace di mantenere un rapporto costante con i clienti e meno che mai darmi da fare per trovarne di nuovi.

Così insieme a mia moglie decidemmo di realizzare un'attività consona alle mie capacità e, sfruttando un bando di finanziamenti regionali quasi a fondo perduto, aprimmo un negozio di riparazioni cellulari e computer. L'impatto con la nuova routine lavorativa sconvolse le mie "insane" abitudini e in particolare quella di andare a letto tardi la sera e svegliarsi di conseguenza tardi la mattina. La cosa che in realtà temevo era proprio abituarmi ad essere più mattiniero. Ma con mia sorpresa la nuova routine non mi pesava affatto e mi ero preoccupato inutilmente. Il regime più regolare del mio stile di vita contribuì enormemente, insieme all'abbandono definitivo delle insane abitudini — prima fra tutte il fumo delle sigarette e qualcos'altro — ad ottenere quella stabilità dell'umore di cui godo tutt'ora.

L'abbandono definitivo del vizio del fumo fu senza dubbio una tappa essenziale per dirigere da allora in poi tutta la mia attenzione al miglioramento personale e incominciare a lavorare su altri aspetti di me che ritenevo ancora da sistemare.

Dal 2010 avevo scoperto la medicina ortomolecolare, ovvero il mantenimento della salute ottimale grazie all'introduzione di micronutrienti essenziali, in particolare le vitamine C e B3, più magnesio e zinco al bisogno.

Dal punto di vista della dieta continuavo con la mia solita alimentazione basata sulla classica dieta mediterranea, su quello che dicono in TV: mangia un po' di tutto, mangia vario, fottitene dei cibi ultra-processati, dei veleni industriali, dei cibi droga privi di nutrienti e ricchi di zuccheri raffinati e grassi idrogenati.

Nonostante conoscessi Ehret e altri che mettevano in guardia sui farinacei, sui dolci, sui prodotti da forno in generale, io bellamente me ne infischiavo contando sul fatto che la mia super-integrazione di vitamine mi preservasse da tutti i problemi.

Senza dubbio qualcosa di buono la medicina ortomolecolare aveva fatto, giacché per i successivi 15 anni mi sarei ammalato raramente dei classici disturbi stagionali, quali influenza e raffreddore, con mal di testa pressoché sconosciuto. Tuttavia sentivo che qualcosa andava covando silenziosamente dentro di me, che l'integrazione non avrebbe minimamente intaccato.

Comunque presi delle buone abitudini alimentari: la prima fu quella di mangiare molta frutta la mattina mentre ero al lavoro in negozio, la seconda fu di limitare al minimo l'apporto di alcolici e di zuccheri.

Cosa assai difficile perché mia moglie, al contrario, se ne infischiava e curava i suoi problemi mentali con massicce dosi alcoliche e zuccheri, abitudine che le è costata purtroppo un progressivo peggioramento delle sue condizioni fisiche.

L'avventura del negozio fu un fiasco totale, ma non a causa delle mie capacità. Da quel punto di vista mi ero fatto una discreta reputazione di persona affidabile e soprattutto onesta nel mio lavoro. Ma il problema fondamentale era che non avevamo affatto considerato la concorrenza e le abitudini ormai consolidate dei cittadini a servirsi sempre dai soliti.

Nonostante i debiti con la banca, con le tasse e la situazione economica disastrosa, almeno le persone a me vicine avevano compreso una volta per tutte che non ero un fannullone sfaticato quale pareva che fossi perché non avevo voglia di cercare un onesto lavoro dipendente e mi intestardivo di poter decollare un bel giorno con la mia meravigliosa attività freelance.

Ma la buona sorte non mi aveva abbandonato del tutto e proprio nel momento più critico, nella miseria più totale, costretti a rincorrere i pochi clienti rimasti per raccattare qualche spicciolo, capitò un primo colloquio di lavoro presso una nuova ditta di un noto fornitore energetico.

Proprio mentre sembrava che finalmente mi avrebbero preso, non si sa come qualcosa andò storto, il titolare decise di prendere un'altra persona. Ma oramai si era sbloccato il mio timore per i colloqui e, forte della fiducia rinnovata sulle mie capacità, effettuai un ulteriore colloquio, questa volta per una grossa multinazionale in una città diversa, più vicina al mio luogo di origine.

Quello che si era prospettato un misero part-time di 4,5 ore giornaliere diventò un lavoro full-time con una paga da fame ma puntuale alla fine di ogni mese.

Vorrei a questo punto aggiungere che se, diversamente, fossi stato ancora in carico alla psichiatria, con l'andamento altalenante che avevo avuto nel periodo 2000-2006, non sarei sicuramente riuscito a fare alcunché, meno che mai aprire un negozio e ottenere un lavoro stabile.

Con queste nuove prospettive di lavoro decidemmo di trasferirci tutti vicino alla città sede della multinazionale e vendere la casa materna da parte di mia moglie, in quel periodo disoccupata e ancora dipendente dalla psichiatria oltre che dai suoi vizi più grandi: tabagismo e alcol.

Gli anni 2017-2020 furono senz'altro molto duri per lei, in quanto il suo disturbo, proprio come da manuale, non intendeva proprio andarsene, anche grazie alle amorevoli cure e attenzioni del suo luminare psichiatra, il quale avrà ricevuto da lei in parcelle in 10 anni almeno l'equivalente del costo di una vettura di media cilindrata.

Furono anni duri anche per me perché con il mio solo misero stipendio, la pensione di invalidità della moglie, 10 mila euro di debiti tra banca e Inps da sistemare, si doveva riuscire a campare.

Per fortuna trovai da fare una supplenza di 6 mesi come assistente di laboratorio presso la mia vecchia scuola dove avevo frequentato il biennio delle superiori. Così arrotondavo un po' il misero stipendio con un secondo lavoro che mi impegnava soltanto qualche ora la sera dopo cena. Sono convinto che se fossi stato ancora sotto le amorevoli cure psichiatriche non avrei assolutamente potuto svolgere entrambe le attività. Ho già avuto modo di scrivere qui che l'attività di informatico presso la multinazionale non era impegno da poco, soprattutto mentale, cosa che diversamente non avrei potuto portare avanti.

Il periodo post-covid è stato cruciale per fare il punto della mia situazione fisica. Purtroppo sono stato costretto (lo so che è brutto da dire) a farmi almeno una dose del "liquame tossico" per poter lavorare e soprattutto per la pace familiare con la vecchia madre e tutto il resto del parentado contro di me.

La mia idea di sostituire piano piano gli alimenti "dubbi" nella mia dieta prendeva sempre più forma, ma esitavo a metterla in atto fino in fondo perché non ne sentivo ancora la necessità. In effetti fondamentalmente sono piuttosto pigro e restio a cambiare abitudini in modo drastico. Ritengo che sia già un enorme successo riuscire a eliminare del tutto, per esempio, il maledetto vizio del fumo, ma ci sono alcune abitudini alimentari molto più subdole e dure a cambiare anche perché non ne vediamo la necessità in primis, e poi hanno un grande potenziale di dipendenza, proprio come le droghe. Le mie droghe alimentari consistevano in tutti i farinacei e prodotti da forno, primo tra tutti la pasta, successivamente la pizza, i biscotti o le pastine al cioccolato, altri prodotti processati e ultra-processati come primi pronti, lasagne, conserve, tonno, ecc. Avevo già eliminato il pane (ma come, l'alimento cardine della dieta mediterranea!), mangiavo spesso costosa pasta integrale al farro, ridotto drasticamente il vino, non più bevuto nei pasti, eliminato da molto più tempo lo zucchero raffinato ma non del tutto perché si trovava ancora presente in tanti altri alimenti industriali, e ridotto i latticini al solo grana.

In effetti, se si vuole essere veramente rigorosi, se ne va una bella fetta di alimenti e quello che resta non sarà mai perfetto al 100%, ma sempre comunque assai meglio di un'alimentazione scriteriata come si usa oggi.

Mentre scrivo queste righe sento parlare di rivoluzione della piramide alimentare in America... meglio tardi che mai, mi viene da dire, anche se si mantengono alcuni cibi che io evito come i latticini.

Una legittima osservazione a questo punto mi si direbbe: "Ma cosa c'entra il cibo con il cd. disturbo bipolare?". Nessun medico psichiatra mai consiglierebbe un drastico cambiamento della dieta, tranne forse uno dei pochi esemplari al mondo ora purtroppo scomparso del mitico Abram Hoffer. La connessione digestione-cervello non è cosa nuova; è stato ampiamente dimostrato che la biochimica cerebrale adopera sostanze che nascono dalla digestione, ma la psichiatria organicista si è sempre concentrata sulle sostanze d'abuso, mai sulle abitudini alimentari.

Io non so quanto possa avere influito il mio cambiamento alimentare, seppur molto graduale, sulla scomparsa delle mie crisi, o forse è stato sufficiente eliminare l'unico trigger evidente, rappresentato dall'uso non moderato di sostanze psicotrope leggere.

In ogni caso qui mi interessa in primo luogo evidenziare un indubbio beneficio in termini fisici del cambiamento del regime alimentare.

E questo cambiamento drastico nel fisico risulta tutt'ora in atto da quel giorno in cui ho deciso di tagliare tutti gli alimenti sospetti, grazie (se così si può dire) ad una emergenza piuttosto seria di un problema all'organo maschile per eccellenza: la nostra sacra prostata, come direbbe Pamio.

Il giorno 28 marzo 2025 alle ore 00 cominciava il mio calvario culminato con una corsa in ambulanza per inserire un catetere e sbloccare così una vescica stracolma chiusa ermeticamente da una prostata cresciuta a dismisura, fino a 4 volte le dimensioni normali, che occludeva completamente il canale.

Per una bella fetta di noi maschietti, questa è ordinaria amministrazione quando l'età avanza. Ed io, pochi giorni dopo il mio 66esimo compleanno, sono stato risvegliato dal mio corpo che "finalmente" mi avvertiva che dovevo decidermi alla svelta di cambiare percorso.

"Va bene, che sarà mai" diranno alcuni, "basta una bella cura farmacologica o al limite una piccola innocua operazione e la santa prostata ritorna come prima, meglio di prima", vero?

Basta, non voglio subire ancora mutilazioni. Ho sopportato per uno stupido errore di gioventù tutte le conseguenze per l'asportazione della mia cara cistifellea. Mi sono diligentemente fatto togliere anche l'appendice, quella poi non serve davvero a nulla, la natura ha fatto un errore, giusto?

Insomma, quando hai subito la costrizione della "cura" e l'abuso terapeutico del TSO forse qualcosa si rompe definitivamente dentro di te, specialmente se già parti con l'idea che la medicina moderna, salvo rare eccezioni, faccia acqua da tutte le parti. Probabilmente se non avessi mai subito tali amorevoli attenzioni della psichiatria forse mi sarei comportato diversamente: avrei fatto come mio fratello gemello, che a seguito della stessa crisi si è tenuto diligentemente il catetere per giorni aumentando il disagio e l'eventuale infezione, preso diligentemente i veleni prescritti e infine menomato nella parte maschile forse più delicata di tutto il corpo con l'asportazione chirurgica di una bella parte della prostata.

Contro ogni buon consiglio medico, mi sono fatto togliere immediatamente il catetere dopo che aveva assolto al suo compito, con tutti i rischi, contando sul fatto che si fosse trattato di una "tempesta perfetta", ossia una catena di concause scatenanti la crisi.

Seguiva nei giorni immediatamente successivi un assiduo studio delle possibili cause, dei cibi dannosi e soprattutto di quelli adatti ad invertire il problema. Quindi la drastica eliminazione di quelle abitudini alimentari malsane che ancora erano rimaste, che nel mio caso erano montagne di pasta, cioccolato, carni rosse, fritti, salse più o meno processate.

L'impatto immediato fu un po' drastico come mio tipico modo di affrontare un'emergenza, e per giorni mi cibai solo di frutta e verdura con digiuni intermittenti. Il risultato di questo andamento è stato una drastica riduzione del peso e un dimagrimento forse eccessivo che ancora fatico a debellare. Ma indubbiamente ho sentito nell'immediato un grande beneficio in termini di energia vitale.

Una costante sempre presente durante le cosiddette crisi maniacali è senza dubbio l'aumentata energia o la sensazione soggettiva di avere un'energia inesauribile. Non è un'illusione, ho verificato che in tali situazioni le mie performance sportive miglioravano nettamente. Non si può dire che vi siano i presupposti fisici o biologici per un simile stato, sembra un po' come quando si è sotto l'effetto di una sostanza dopante come potrebbe essere la cocaina. Il problema è che tutta l'energia spesa non va perduta ma dovrà pareggiare con la controparte negativa. Ma io mi chiedevo spesso: "E allora tutti quelli che parlano dei benefici fisici di una dieta di guarigione si trovano in una situazione simile?".

La differenza è molto netta: mentre la sensazione dell'energia maniacale è un fatto prettamente di origine mentale, l'energia pulita ottenuta tramite il corretto "carburante" coinvolge sia la mente (mens sana in corpore sano) che il fisico. Ma questo non si ottiene dall'oggi al domani come nel caso di una crisi, è un fatto molto più graduale ma costante.

A prescindere da quello che si intende per alimentazione "pulita", gli effetti nell'immediato di una transizione brusca verso la sola frutta, per esempio, possono essere peggiorativi di una situazione di relativa stabilità in equilibrio precario. Sembra un paradosso ma non lo è. Ci sono state vittime di un cambiamento troppo repentino in questo senso. Il motivo è semplice: la pulizia smuove le tossine dormienti e le rimette in circolo. Un po' come una scopa in una stanza piena di polvere depositata che si alza. Se poi aggiungiamo che le tossine dei farmaci si depositano nel grasso adiposo, quando quest'ultimo viene bruciato vengono liberate. Si dice che possono tornare in vita tossine di farmaci presi anche decine di anni or sono. Per tutti questi motivi, ho deciso che avrei cercato il raggiungimento dell'obiettivo senza avere assolutamente fretta, con una dieta di transizione lunga anche anni, dandomi tutto il tempo che ci vorrà.

Al momento che scrivo sono passati quasi 11 mesi dall'inizio di questo nuovo regime alimentare. Non mi ritengo talebano ma cerco di sgarrare il meno possibile e più che altro sperimentare. Se sento che un alimento non va più bene o mi dà problemi non esito a mollarlo.

Il mio "sacro" organo ringrazia e senza veleni farmacologici, senza menomazioni, pian pianino sento che migliora giorno dopo giorno a piccolissimi passi. Già non avere mai più avuto l'occlusione mi sembra quasi un miracolo.

Ma i benefici fisici non sono gli unici vantaggi. Sento anche maggiore lucidità mentale, capacità di concentrazione, memoria, attenzione. Lo vedo nel lavoro dove tendo a fare meno errori. Ma forse il beneficio più grande è che dopo tanti anni sento rinascere periodicamente quella sensazione di benessere che in gergo psichiatrico viene chiamata ipomania e che però io preferisco chiamare normale centratura dell'essere umano.

Potrei anche individuare il momento esatto di svolta nell'ultimo settennio (si dice così?) prima dell'ingresso definitivo nella vecchiaia propriamente detta. Ebbene, vorrei entrare in questa ultima fase con il corpo e la mente sani, cosa assai rara in questi tempi difficili del Kali Yuga, dove i vecchi per la maggioranza aspettano con enorme pena, dolore e solitudine la cara Signora con la falce. Mi sono chiesto tante volte quanto influisca il nostro comportamento, a partire dalle abitudini alimentari. Il mio percorso di cambiamento radicale è cominciato quindi nel 2022 con piccolissimi aggiustamenti ma, come ho detto prima, la decisione cruciale è stata quell'infausto giorno di fine marzo 2025. Da quel dì ho avuto momenti difficili perché un cambiamento drastico non è mai indolore ma di questo ero già consapevole, anche se sono stato molto cauto per non cedere alla tentazione di vedere un cambiamento rapido. In effetti un rapido cambiamento c'è stato con una drastica riduzione di peso, tanto da perdere 6 punti di taglia di girovita, ma pianissimo sto recuperando. Per via di ciò che si sente dire sulle tossine accumulate nel tempo, quello che io desidero raggiungere ancora non posso permettermelo ma non ho fretta di arrivarci.

Mi torna in mente una cosa che ho scritto qui tempo fa, sul mio cosiddetto patto con la "Parca Sovrana" e pensate un po', non mi sento di rinnegarlo, perché rimango coerente con ciò che desidero e se la sorte mi proporrà la sfida finale io declinerò gentilmente l'invito delle persone a me care che mi imploreranno di prendere la cicuta per sopravvivere in preda al dolore fino all'ultimo momento, ma lascerò al fato decidere sulla questione.

Insomma, per non dilungarmi troppo, che consigli potrei dare a un ipotetico giovane lettore?

Dico così perché quelli "vecchi" ormai sono già perduti e non basterebbe un caterpillar per tirarli su... no, mi scusino, non volevo essere tanto lapidario; se proprio desiderano provarci io consiglierei di seguire le persone che danno buoni consigli come, per esempio, il bravo Ph.D. Valerio R. presente sul tubo, anche se purtroppo psichiatra con vaghe tendenze organiciste. Mi trovo d'accordo con ello quasi al 90% direi riguardo al miglioramento dello stile di vita e anzi ho seguito da qualche tempo il suo consiglio sull'allineamento dei ritmi circadiani scoprendo veramente un mondo nuovo. Posso quindi confermare al 100% il detto "Il mattino ha l'oro in bocca".

Le mie ore di sonno variano da 6 a 9 secondo le situazioni con la media di 8 ore, ma quello che cambia radicalmente tutto è la fascia oraria: 20-04, 21-04. Cosa mi perdo? Poco, perché la TV l'ho mollata da tempo totalmente e così le uscite serali al pub con gli amici tranne il fine settimana, ma mai oltre le 23. Ho mollato ogni tipo di alcolico con una drastica riduzione da anni ormai. Niente caffè, sigarette, sostanze da sballo, nulla.

Sento già un coro di voci che grida: "Eh, ma allora così ti perdi il meglio della vita, che godimento ti rimane?".

Grande illusione. Quello che si acquista in termini di stato vitale, lucidità, energia, gioia non è neanche lontanamente paragonabile alle misere briciole fornite da quello che si lascia. E il sacrificio, se per voi deve essere tale, per me non lo è stato, vale sicuramente la candela, garantito al limone.

Ma non ho detto nulla sui benefici mentali, ma per quello c'è tempo; ho ancora molte cose da sperimentare e per la prima volta dopo anni la media del mio umore si posiziona su livelli che una volta mi davano serie preoccupazioni. Ops, ma io sono malato, giusto? Il DB è in agguato e può colpirmi in ogni momento, accidenti! Beh, se così deve essere staremo a vedere stavolta chi vincerà.

Buona vita a tutti.